Da martedì 4 a domenica 16 novembre 2025, presso il Semiottagono (piazza Madonna della Neve, Firenze), con orari diversi a seconda del giorno, mostra HeART of Gaza, L’arte dei bambini dal cuore di Gaza (maggiori informazioni qui).
Quanto segue è una sintesi di alcuni punti programmatici. La legge regionale non prevede il deposito di un programma e questo rende possibile l’ambiguità delle altre coalizioni, in particolare di quella di centrosinistra, che ha al suo interno tutto e il contrario di tutto, anche su questioni per noi fondamentali. Siamo impegnate e impegnati anche su tante altre tematiche e rimaniamo a disposizione per rispondere a qualsiasi domanda voleste farci: segreteria@toscanarossa.it.
Toscana Rossa rappresenta la vera novità politica di questa tornata elettorale: l’unica coalizione alternativa a centrosinistra e centrodestra, unite da politiche bipartisan piegate agli interessi del Mercato e delle sue logiche predatorie. Oggi, con l’aggravante di un’escalation guerrafondaia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: lo smantellamento della sanità pubblica e del diritto alla salute, il ricorso sistematico agli appalti che generano precarietà e aumentano la ricattabilità dei lavoratori e delle lavoratrici con salari da fame, il consumo indiscriminato di suolo e la mancata cura del territorio, fino all’assenza di risposte di fronte all’emergenza casa, che ormai colpisce migliaia di famiglie sotto sfratto.
Nessuna ambiguità. Il nostro è un no netto alla guerra, all’aumento delle spese militari, alla militarizzazione dei territori. No alla NATO e al riarmo di un’Unione Europea che vede nell’aumento della spesa militare, nascosto sotto la maschera della difesa comune, la scelta strategica per riconvertire l’economia. Un’Europa che ha imposto il pareggio di bilancio, ma è pronta a finanziare con nuovo debito gli 800 miliardi del piano “ReArm”. Scelte che avranno conseguenze dirette e drammatiche anche in Toscana, perché ogni economia di guerra si alimenta sottraendo risorse a scuola, sanità, casa e servizi. Il silenzio che circonda il genocidio sionista che si sta consumando in Palestina, per brutalità e ferocia, riporta immagini che pensavamo consegnate alla Seconda guerra mondiale. Anche in Ucraina l’Europa non ha cercato alcuna via diplomatica; ha scelto invece la logica delle armi, alimentando lo spettro dell’allargamento del conflitto.
La Toscana non deve essere complice né subordinata a queste logiche belliciste. Oggi più che mai siamo chiamatɜ a costruire un’alternativa radicale a tutte le forze che sostengono la guerra. A partire dalla condanna del genocidio in atto. La Regione deve chiedere con forza al governo di interrompere le forniture di armi a Israele, aderire alla campagna BDS e sospendere ogni collaborazione regionale. La pace non si dichiara, si costruisce. È da questo principio che parte il nostro programma: dalla costruzione concreta di azioni di pace.
La nostra idea di buon governo
La partecipazione è il primo strumento di democrazia e di buon governo. L’astensionismo, oggi in crescita, è il segnale più preoccupante della distanza tra cittadini e istituzioni: per colmarla serve restituire protagonismo alle persone, rivedendo la legge elettorale per tornare al proporzionale e ampliando gli spazi di partecipazione diretta. Riconosciamo il ruolo insostituibile dei comitati, delle associazioni e dei movimenti sociali e ambientali come sentinelle del territorio, e ci impegniamo a istituire un Osservatorio permanente che porti le loro istanze dentro il Consiglio regionale.
La tutela dei servizi pubblici essenziali è una priorità per la vita dei cittadini. È necessario tornare a una gestione interamente pubblica dell’acqua e degli altri servizi fondamentali, superando il modello delle multiutility che concentra potere, privatizza i beni comuni e riduce il controllo democratico. Le promesse legate alla privatizzazione si sono rivelate un fallimento: non hanno migliorato i servizi, ma solo aumentato le indennità degli amministratori. Per questo motivo proponiamo il ritorno alla gestione pubblica, con aziende territorialmente dimensionate per garantire efficienza, trasparenza e partecipazione, evitando il gigantismo e restituendo centralità alle comunità locali.
Lo stesso accade per la sanità pubblica, progressivamente svuotata e indebolita. La riduzione a tre sole ASL ha imposto lunghe distanze e spinto chi può permetterselo verso il privato, mentre cresce la “povertà sanitaria”: liste d’attesa interminabili, rinunce alle cure, disuguaglianze nell’accesso ai servizi. La nostra proposta è chiara: superare l’attuale assetto, interrompere i finanziamenti al privato, potenziare il personale in base ai bisogni reali, azzerare le liste d’attesa e ripristinare la gratuità del trasporto sanitario. La crisi dei Pronto Soccorso e la mancanza di medici di base rendono necessaria un’immediata campagna di assunzioni e aumento degli stipendi, per evitare il rischio di burn out del personale sanitario tutto. Infine, la realizzazione di una rete capillare di presidi sanitari di secondo grado è fondamentale per la sanità territoriale.
I mancati controlli, le violazioni dei contratti nazionali e lavoro precario o nero sono ferite profonde che colpiscono la Toscana. La Regione può e deve avere un ruolo attivo per promuovere il lavoro dignitoso. Per far fronte a precarietà, disoccupazione e sottoccupazione, proponiamo l’istituzione di un salario minimo a 10€/h, la progressiva reinternalizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici esternalizzati e il reddito di cittadinanza regionale.
Vogliamo una transizione giusta, non guidata dai privati e che concili la necessaria decarbonizzazione con la tutela dei territori. Una transizione etica, che metta al centro i bisogni delle categorie più vulnerabili e che allarghi il senso di responsabilità collettiva. Puntare sulle energie rinnovabili significa ridurre le emissioni, abbattere i costi sanitari dell’inquinamento, diminuire le bollette e restituire alle comunità il controllo democratico sulle proprie risorse. Non farlo significherebbe condannare la Toscana ad accrescere disuguaglianze, perdere opportunità occupazionali, subire i ricatti dei mercati e delle guerre per il controllo delle fonti fossili. Per fare questo occorre prima di tutto combattere speculazione e consumismo energetico. La buona notizia è che le soluzioni esistono: a mancare, finora, è stata la volontà politica.
È altrettanto urgente fermare il consumo di suolo e la trasformazione indiscriminata del territorio: immobili dismessi, terreni agricoli e crinali boschivi non devono essere sacrificati a fini speculativi. La nostra proposta punta a rilanciare biodiversità e sovranità alimentare, promuovere l’agricoltura a km zero di qualità, sostenere la commercializzazione dei prodotti locali e favorire la residenza stabile nei paesi in abbandono.
Non si può eludere la questione della casa: il diritto all’abitare è un’urgenza sociale e politica fondamentale. Oltre il 90% degli sfratti eseguiti in Toscana riguarda casi di morosità incolpevole. Le famiglie attendono decenni per un alloggio ERP e i contributi affitto sono quasi scomparsi. La forbice sociale si allarga: le nuove costruzioni non rispondono ai bisogni abitativi reali, concentrandosi su studentati di lusso, B&B e seconde case in centri storici, zone costiere o montane, svuotando i territori dalla residenza permanente. Superare l’emergenza abitativa significa bloccare il cambio di destinazione degli immobili dismessi compatibili con la residenza, pubblici o privati, e recuperarli a edilizia popolare per garantire accesso reale alla casa come diritto fondamentale.
Programma breve
Pace, Lavoro, Salute e Ambiente: quattro priorità per dare nuove fondamenta alla Regione
La Toscana è oggi attraversata da basi militari, arsenali e nuovi progetti di insediamento bellico che consumano risorse pubbliche, devastano i territori ed espongono le comunità a rischi enormi. La nostra regione non può e non deve diventare un avamposto di guerra. Noi scegliamo un’altra strada: quella di una Toscana che rifiuta la logica del riarmo e che investe invece in salute, lavoro, giustizia sociale e ambientale.
Le nostre proposte:
Demilitarizzazione del territorio: chiedere in sede di rapporto con lo Stato l’uscita dell’Italia dalla NATO, il no a nuove basi (come quella da 520 milioni di € per i reparti speciali GIS-Tuscania nel Parco di San Rossore e a Pontedera), la dismissione del Comando NATO di Rovezzano, la chiusura e riconversione ad uso civile della base di Camp Darby, il no al potenziamento delle basi esistenti e il no al transito di armi su strade, ferrovie, attraverso porti e aeroporti. Istituire un gabinetto legale permanente contro la militarizzazione dei territori.
Trasferimento dei finanziamenti previsti per la realizzazione delle basi o del relativo ampliamento, alla Regione Toscana vincolati all’utilizzo a fini sociali e di welfare.
No al piano di riarmo europeo: intervento pubblico della Regione nei tavoli di crisi industriale rifiutando ogni ipotesi di riconversioni bellica.
Introduzione clausola civile per le università e gli enti di ricerca: no all’utilizzo militare del sapere e della ricerca.
Riconversione ecologica e sociale delle aree militari: recuperare le caserme dismesse per edilizia residenziale pubblica e usi sociali; rafforzare i vincoli di tutela ambientale e paesaggistica contro progetti di espansione militare.
No alla presenza di militari e forze dell’ordine nelle scuole: la scuola deve restare spazio di crescita critica e libera, dedicato all’educazione civica e ai diritti, non al reclutamento o all’indottrinamento bellico.
Promuovere la cultura della pace: istituire un laboratorio con sede a San Rossore che coinvolga scuole, università e associazioni in azioni di pace e sostegno alle popolazioni colpite dalla guerra.
Aderire alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni dei prodotti israeliani.
Rafforzare la cooperazione internazionale della Regione mettendo al centro la solidarietà tra i popoli.
Rottura di ogni rapporto diplomatico e di amicizia tra la Regione e il Consolato di Israele e rimozione del suo Console onorario dal CDA del Meyer e di Toscana Aeroporti.
Interruzione di ogni programma addestramento delle forze NATO e Israeliane nelle basi italiane in Toscana.
Per una Regione che difende il LAVORO
In Toscana il lavoro è sempre più fragile: giovani intrappolati in stage e tirocini senza futuro, contratti precari che non garantiscono stabilità, appalti pubblici al ribasso che generano sfruttamento, esternalizzazioni che impoveriscono i servizi e peggiorano le condizioni di chi vi lavora. Accanto a questo, il lavoro nero e grigio continua a diffondersi, spesso persino in imprese che ricevono finanziamenti pubblici. E mentre i diritti vengono erosi, aumentano infortuni e morti sul lavoro, segno di un sistema che ha anteposto il profitto alle persone. Dobbiamo invertire la rotta. Non possiamo accettare lavoro precario, nero o povero, né rischi per la sicurezza. La Regione deve garantire opportunità stabili, diritti pienamente rispettati e un’economia al servizio delle persone.
Le nostre proposte:
Salario minimo di almeno 10 euro/h indicizzato all’inflazione per tutti i dipendenti pubblici e in appalto. Spingere i Comuni della Toscana a fare lo stesso.
Reddito di cittadinanza regionale: da attuare nei primi 100 giorni di legislatura e finanziato con fondi europei per contrastare precarietà, inoccupazione e sotto-occupazione.
Contrasto alla disoccupazione: creare un’agenzia regionale che favorisca l’occupazione con programmi ad hoc di Regione e Comuni per l’assunzione dalle liste di disoccupazione.
Contrasto alla precarietà: superare le gare di appalto per l’affidamento dei servizi pubblici e reinternalizzarli gradualmente, secondo il principio di parità di diritti e salario a parità di mansione. Bandire l’utilizzo di agenzie interinali e altre forme di intermediazione privata per l’impiego pubblico e parapubblico.
Tolleranza zero su lavoro nero e grigio: rafforzare ispezioni e sanzioni, con revoca delle concessioni pubbliche ad aziende che sfruttano; istituire un apposito osservatorio regionale con compiti di controllo.
Sicurezza prima di tutto: le inaccettabili morti sul lavoro sono conseguenza della mancata osservanza di norme e contratti; è necessario potenziare i controlli da parte della Regione e degli Enti preposti e sostenere l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro, lesioni gravi e gravissime.
Contro le delocalizzazioni: nessun finanziamento o permesso pubblico a chi chiude o sposta produzioni all’estero senza risarcire i territori; l’esperienza del consorzio industriale ex GKN deve diventare un modello per adottare strumenti regionali di contrasto alle imprese speculative e di tutela dei lavoratori.
Parità di genere: introdurre vincoli alla partecipazione agli appalti pubblici per le imprese che non documentano la parità retributiva di genere.
Favorire l’accesso alle procedure di sovraindebitamento attraverso contributi regionali che ne coprano i costi, garantendo a consumatori e piccoli imprenditori la possibilità di uscire dal debito.
Piano strategico per la costa: elaborare un piano generale che coniughi riconversione industriale, portualità, bonifiche e infrastrutture leggere, capace di rilanciare la produzione sulla costa toscana.
Valorizzare le filiere agroalimentari di qualità, tutelando ambiente e paesaggio e garantendo i diritti dei lavoratori stagionali con controlli mirati.
Distretti di economia solidale: promuovere una legge regionale che favorisca la collaborazione di filiera fra i vari comparti; estendere le agevolazioni per le cooperative, in particolare per quelle di comunità.
Per una Regione che mette la SALUTE al centro
La sanità toscana, pur assorbendo il 70% del bilancio regionale, è oggi inefficiente, diseguale e impoverita. Tagli lineari, esternalizzazioni e liste di attesa infinite stanno trasformando il servizio pubblico in un sistema a due velocità: chi può paga e accede rapidamente, chi non può rimane senza cure o deve percorrere grandi distanze. La carenza di personale, la precarizzazione e la fuga di operatori sanitari peggiorano ulteriormente qualità e accesso alle cure. Di fronte a questa crisi strutturale, è fondamentale arrestare lo smantellamento e la privatizzazione del servizio sanitario pubblico per rilanciare il diritto universale alla salute affinché sia accessibile a tutte e tutti.
Le nostre proposte:
Avvicinare la sanità ai cittadini: riorganizzare il SSR superando il concentramento dei servizi nelle tre Aziende Sanitarie di Area Vasta, ridisegnando le zone sociosanitarie per aree omogenee e garantendo equità e accesso paritario.
Piano straordinario di assunzioni nel servizio pubblico per ridurre precarietà e demansionamento e colmare vuoti di organico, e adeguamento degli stipendi del personale sociosanitario di base.
Organizzazione e valorizzazione del personale sanitario: riprendere la battaglia per il riconoscimento del lavoro usurante. Superare le logiche di nomina politica della dirigenza sanitaria e amministrativa. Garantire la partecipazione attiva di tutte le rappresentanze dei lavoratori, dei cittadini e delle associazioni dei pazienti sulle scelte organizzative e di gestione delle strutture sanitarie.
Accesso equo alle cure: ridurre le liste di attesa, limitare la libera professione intramoenia, istituire sportelli pubblici territoriali e ripristinare un trasporto sanitario e sociale accessibile al fine di assicurare continuità assistenziale, pari accesso alle prestazioni e ridurre gli oneri per le fasce più vulnerabili. Cura della cronicità e anziani: potenziare servizi domiciliari e di ‘ospedalizzazione’ a casa. Aumentare le quote sanitarie per l’inserimento in RSA senza oneri per le famiglie. Ripubblicizzare e riformare RSA e RSD con nuovi modelli di residenzialità leggera.
Vita indipendente: promuovere l’autodeterminazione delle persone con disabilità, superando la logica dell’assistenzialismo e favorendo la piena inclusione sociale attraverso l’accesso ai servizi, la formazione e l’occupabilità dignitosa, garantendo risorse all’autonomia e la libertà di scelta nell’assistenza personale.
Politiche di genere: semplificare e garantire il percorso per l’interruzione preventiva volontaria di gravidanza a casa (RU 486) e/o presso gli ambulatori di assistenza primaria. Potenziare la rete dei consultori territoriali, la contraccezione gratuita e l’educazione alla sessuo-affettività e non solo alla salute riproduttiva. Annullare i finanziamenti alle associazioni Pro-Vita. Aumentare i presidi consultoriali di sostegno medico e psicologico ai percorsi di transizione di genere.
Cannabis terapeutica: garantire equità di accesso e chiarezza nelle procedure per pazienti e operatori sanitari; garantire accesso completo alle varietà terapeutiche, semplificare i piani terapeutici e formare medici di base e specialisti sull’utilizzo clinico.
Fine vita: garantire l’effettiva applicazione della legge toscana sul fine vita e promuovere una campagna capillare di informazione alla cittadinanza su tutti gli aspetti, compreso il testamento biologico.
Abbattimento barriere architettoniche: riprendere e aggiornare la mappatura delle barriere architettoniche in tutti i luoghi di pubblico accesso (strade, piazze, marciapiedi), enti pubblici e esercizi privati per la loro rimozione con un piano di intervento strutturale.
Tutela del valore etico del farmaco: garantire il valore etico del farmaco, interrompendo qualsiasi rapporto commerciale e sospendendo l’acquisto di medicinali da aziende farmaceutiche coinvolte, direttamente o indirettamente, in violazioni dei diritti umani (es. Israele).
Salute mentale di comunità: ridurre drasticamente l’uso improprio dei farmaci e la medicalizzazione forzata del disagio. Sviluppare reti territoriali di prossimità realmente integrate con i servizi sociali, scolastici, domiciliari e di continuità. Rendere strutturale la figura dello psicologo di base.
Per una Regione che sceglie l’AMBIENTE e la transizione giusta
La crisi climatica è la più grande sfida del nostro tempo. La dismissione dei combustibili fossili e il passaggio alle fonti di energia rinnovabile non è solo una questione ambientale, ma anche di giustizia sociale ed economica. La Toscana deve guidare la transizione ecologica scegliendo un modello di sviluppo giusto e sostenibile, che riduca le disuguaglianze e metta al centro la tutela degli ecosistemi, della salute e della qualità della vita al loro interno. Una transizione non calata dall’alto, ma costruita insieme a cittadinanza, comunità locali, mondo della ricerca e del lavoro.
Le nostre proposte:
Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali: promuovere la partecipazione dei cittadini alla produzione e al consumo locale di energia, favorendo la redistribuzione dei benefici sul territorio.
Investire sulle rinnovabili: puntare su fotovoltaico, agrivoltaico e geotermia a bassa entalpia senza consumare suolo. Sviluppare impianti eolici in aree idonee e coinvolgendo attivamente le comunità locali.
Energia come bene comune: contrastare le speculazioni affidando alla Regione un ruolo guida in investimenti pubblici non orientati al profitto e destinando una quota dell’energia prodotta a usi sociali.
Autoproduzione obbligatoria: rafforzare il quadro sull’edilizia rendendo effettivo e applicato l’obbligo per l’autoproduzione da fonti rinnovabili nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni straordinarie.
Piano di risparmio energetico: promuovere l’efficientamento dei consumi residenziali, produttivi e dei trasporti per ridurre dispersione e sprechi energetici.
Stop al consumo di suolo: fermare la cementificazione e aggiornare la legge regionale introducendo un indice di ripristino del suolo, finalizzato al recupero di ex siti industriali e poli produttivi dismessi.
Rifiuti zero ed economia circolare: adottare il protocollo “Rifiuti zero” e creare Centri pubblici di Riuso e Riparazione per ridurre smaltimento e impatto ecologico. Blocco agli inceneritori.
Piano per la gestione forestale: istituire vivai forestali regionali per tutelare il patrimonio boschivo e portare la superficie protetta dal 20% al 30% entro 5 anni.
Bonifiche ambientali: istituire un Osservatorio Popolare con funzione di controllo indipendente su tutti i processi di bonifica. Avviare il censimento delle discariche abbandonate e metterle in sicurezza. Chi ha inquinato paghi, a partire dalle bonifiche del KEU che non possono cadere sulle tasche dei cittadini.
Dissesto idrogeologico: promuovere un piano di manutenzione ordinario e straordinario con priorità alle condizioni di criticità.
Spiagge libere: ridurre progressivamente i tratti in concessione e promuovere piani spiagge comunali.
Potenziamento dell’ARPAT: rafforzare l’agenzia con risorse economiche e umane adeguate a garantire un monitoraggio ambientale efficace e la piena tutela del territorio.
Alpi Apuane: approvare un Piano Integrato che superi le norme favorevoli all’estrazione intensiva, riveda la normativa sulle “aree contigue” e coinvolga associazioni ambientaliste per proteggere l’ecosistema.
La buona agricoltura: rafforzare la filiera a km zero e di trasformazione dei raccolti; blocco del cambio di destinazione delle aree agricole in aree no food.
Benessere animale: potenziare i controlli sugli allevamenti intensivi per garantire igiene e rispetto degli animali, incentivare la loro dismissione e promuovere gli allevamenti all’aperto.
Accanto a queste priorità, il nostro programma di governo affronta anche altri temi decisivi per segnare una discontinuità radicale con le politiche del passato.
Diritto alla casa e all’abitare
Bloccare gentrificazione e overtourism: contrastare la trasformazione dei centri storici in parchi a tema per turisti, favorendo il ritorno dei residenti con misure di calmieramento degli affitti.
Piano straordinario di Edilizia Residenziale Pubblica per raggiungere quota 100mila case popolari senza consumo di suolo basato sulla riconversione del patrimonio pubblico e di grandi enti dismesso compatibile con la residenza.
Regole stringenti sugli affitti brevi: limitare la proliferazione di B&B, studentati di lusso e hotel travestiti da residenze; introduzione di un numero massimo di posti letto a destinazione turistica nei centri storici), imporre quote obbligatorie di affitti a canone calmierato e residenze stabili.
Case vuote, case per tutti: rendere utilizzabile il vasto patrimonio edilizio pubblico e privato sfitto per contrastare il paradosso “case senza gente e gente senza casa”. Massimali delle aliquote IMU sui grandi patrimoni immobiliari sfitti.
Contrasto alla speculazione edilizia: bloccare i cambi di destinazione d’uso che riducono l’offerta residenziale; introdurre vincoli sociali e quote minime di alloggi popolari in ogni operazione immobiliare.
Difesa dagli sfratti: attivare una reale graduazione degli sfratti, rafforzare i contributi affitto e gli strumenti di sostegno ai redditi per prevenire morosità incolpevoli e nuove emergenze abitative.
Piano straordinario per le aree interne: contrastare lo spopolamento attraverso incentivi alla residenza, recupero edilizio a fini sociali, servizi pubblici di prossimità e politiche di riequilibrio territoriale.
Una rete per i diritti dei senza fissa dimora: costruire una rete tra Comuni e associazioni di volontariato per garantire ai senza fissa dimora la possibilità di ottenere la residenza anagrafica.
Accoglienza
No ai CPR in Toscana: impedire l’apertura di Centri di Permanenza per il Rimpatrio, luoghi di violazione sistematica dei diritti fondamentali, sul territorio regionale.
Sistema di accoglienza diffuso: estendere l’esperienza dei SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) su tutto il territorio regionale per offrire percorsi concreti di integrazione.
Residenza e permessi di soggiorno: possibilità di residenza fittizia anche presso associazioni ed enti per agevolare il rinnovo dei permessi e garantire accesso ai diritti e ai servizi essenziali.
Reti di solidarietà: rafforzare le reti territoriali di supporto e solidarietà per affrontare in modo condiviso e comunitario l’accoglienza delle persone migranti.
Tutela legale: istituire sportelli legali gratuiti a sostegno delle persone migranti, per assisterle nelle pratiche burocratiche e difenderle da sfruttamento e abusi.
Integrazione: promuovere interventi di sostegno e percorsi di formazione che favoriscano l’inserimento sociale, lavorativo e abitativo delle persone migranti, in coerenza con l’art. 4 dello Statuto regionale.
Mediazione linguistica e culturale: investire nella presenza di mediatori linguistici e culturali non solo nei luoghi dell’accoglienza, ma anche all’interno dei servizi pubblici.
Mobilità
Una grande opera necessaria: realizzare una metropolitana di superficie est–ovest (Arezzo- Firenze–Pisa) e nord–sud (Massa–Grosseto/Orbetello) collegata in maniera intermodale con il trasporto pubblico su gomma, per spostare quote di mobilità privata verso il trasporto pubblico.
Ripubblicizzare il trasporto pubblico su gomma: impugnare la gara per inadempienza e programmare il ritorno a una gestione pubblica, finanziata anche con fondi europei e parte dell’addizionale IRPEF.
Riorganizzare il servizio: creare aziende speciali pubbliche per bacino, ampliare il parco mezzi, rafforzare le linee deboli e coinvolgere cittadini, utenti e lavoratori nel controllo del servizio.
Tariffe solidali: introdurre un sistema tariffario progressivo, con gratuità per studenti e lavoratori su tratte dedicate. Migliorare frequenza e velocità delle corse per garantire un servizio capillare su tutto il territorio.
Mobilità sostenibile: pianificare insieme agli enti locali azioni per il trasporto elettrico, car pooling, car sharing, uso della bici, piste ciclabili e intermodalità bici/ferro/gomma.
Alta Velocità: bloccare definitivamente il sottoattraversamento di Firenze, opera costosa e dannosa per l’ambiente. Destinare le risorse pubbliche per potenziare il trasporto regionale.
Trasporti marittimi dell’Arcipelago toscano: riportare a gestione pubblica il servizio, con maggiori investimenti e navi ecologicamente sostenibili.
No all’ampliamento di Peretola: fermare la nuova pista aeroportuale e valorizzare l’integrazione attraverso metropolitana di superficie con l’aeroporto di Pisa, liberato dalle servitù militari. Rifiutare il nuovo piano ENAC
Sì al Parco della Piana: portare a compimento un progetto all’avanguardia che tutela un ecosistema fragile con filiere corte, agrobiodiversità e pratiche di agricoltura rigenerativa.
No alle Grandi Opere Inutili che deturpano il territoriocome le grandi arterie in corso di realizzazione (Assi Viari e Asse di Penetrazione nella Provincia di Lucca e la trasformazione della superstrada Rosignano–Grosseto in autostrada, ribadendo la contrarietà ai pedaggi elevati)
No alle grandi navi da crociera: rifiutare il modello dei “giganti del mare” che inquinano l’ambiente e creano lavoro precario.
Porti elettrificati: favorire le installazioni destinate al “cold ironing” affinché le navi ormeggiate possano attingere energia direttamente dalle banchine e ridurre le emissioni.
Scuola e cultura
Asili nido e scuole dell’infanzia: abolire sovvenzionamenti a scuole private e paritarie; piano straordinario di edilizia scolastica per rilanciare l’offerta pubblica dall’infanzia alla secondaria di primo grado.
Diritto allo studio universitario: contrastare la trasformazione di alloggi studenti in strutture di lusso, restituendo priorità alla residenzialità come strumento di equità sociale.
Formazione e lavoro: rompere il circolo vizioso di smantellamento degli istituti professionali di secondo grado che vedono sempre di più ridurre l’offerta formativa di area comune (ormai quadriennale) per competere con i corsi organizzati da agenzia formative private finanziate dalla Regione (IeFP). Bloccare ogni finanziamento all’istruzione secondaria privata.
Tutela dei lavoratori e delle lavoratrici dei beni culturali: contro le esternalizzazioni, ridurre la precarietà, garantire salari dignitosi, tutelare il lavoro retribuito e valorizzare i titoli e i profili professionali.
Diritti per tuttɜ
Contrasto alla violenza di genere e all’omolesbobitransfobia: promuovere l’educazione di genere, alle differenze e alla sessualità nelle scuole con formazione specifica per personale scolastico e amministrativo.
Rafforzamento dei servizi: sviluppare e potenziare la rete di centri antiviolenza, case rifugio e case per la semiautonomia tramite bandi dedicati, garantendo libertà di scelta e autodeterminazione delle persone.
Identità alias: istituire la carriera alias a tutti i livelli, monitoraggio della effettiva accessibilità della pratica (per cui non sia richiesta una diagnosi, ma che si basi sul principio dell’autodeterminazione).
Servizi sanitari inclusivi per la comunità LGBTQIA+: garantire accesso equo e non discriminatorio, potenziare sportelli di supporto specializzati e prevedere formazione obbligatoria del personale sanitario.
Istituti penitenziari: integrare il personale medico-sanitario, oggi sottodimensionato, e sviluppare attività lavorative e formative finalizzate al reinserimento sociale delle persone detenute dopo il fine pena.
Partecipazione
Partecipazione integrata: promuovere la partecipazione in tutte le fasi delle politiche pubbliche e assicurare il seguito concreto ai progetti scaturiti dai processi partecipativi.
Rafforzamento della legge e dei finanziamenti: triplicare il fondo regionale; potenziare la struttura amministrativa e mantenere l’Autorità per la Partecipazione come organismo indipendente e di garanzia.
Impegno politico: nominare un Assessore e un Consigliere regionale con delega alla partecipazione; sostenere le proposte di iniziativa civica semplificando procedure e tempistiche.
Obblighi di verifica: introdurre l’obbligo di verificare se un luogo è stato oggetto di percorso partecipativo prima di qualsiasi intervento pubblico e di tenere conto dei relativi esiti.
Ritorno al proporzionale: considerare il sistema elettorale proporzionale come priorità politica per contrastare l’astensionismo e rafforzare la rappresentanza delle forze politiche al di fuori del bipolarismo.
Digitale
Trasparenza e partecipazione: portale Open Government regionale con dati leggibili su bilanci, appalti e spesa pubblica. Avviare piattaforme digitali per consultazioni cittadine e bilancio partecipativo.
Servizi digitali per tutti: istituire uno sportello unico digitale per sanità, scuola, casa, lavoro e servizi sociali; fornire formazione gratuita all’identità digitale (SPID, CIE) per ridurre il divario digitale.
Digitale e sviluppo economico: promuovere un piano regionale per le competenze digitali; creare una rete pubblica di hub tecnologici regionali, in collaborazione con università e centri di ricerca.
🗣DICHIARAZIONE DELLE FORZE DELLA RESISTENZA PALESTINESE
📍 Facciamo appello a tutti gli attivisti in solidarietà con il nostro popolo palestinese in tutto il mondo affinché intensifichino le loro azioni e uniscano gli sforzi per fare pressione sui loro governi affinché cessino il loro sostegno e la loro complicità con il governo fascista di Netanyahu e lavorino per porre fine alle politiche di sterminio e di fame che vengono attuate contro il nostro popolo e per ottenere giustizia e libertà per la Palestina.
Movimento di Resistenza Islamica Hamas Movimento Jihad Islamica Palestinese Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina Iniziativa Nazionale Palestinese Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale.
Come componenti della segreteria regionale toscana di Rifondazione Comunista abbiamo inviato una lettera aperta al Presidente della Regione Giani e al Presidente del Consiglio Regionale Mazzeo per chiedere urgentemente che la Regione prenda posizione chiedendo al governo di non rinnovare gli accordi militari con Israele che, se non disconosciuti, si rinnoveranno automaticamente il prossimo 8 giugno. Inoltre perché la Regione Toscana – come già fatto la Puglia ed Emilia Romagna – interrompa ogni collaborazione istituzionale con Israele. Di seguito il testo della lettera:
Lettera aperta al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e al Presidente del Consiglio Regionale Antonio Mazzeo
Egregio presidente della Regione Toscana
Egregio presidente del Consiglio Regionale della Toscana
La Toscana è stata la prima al mondo ad abolire la pena di morte, è terra di pace e di accoglienza da sempre, è la regione del Social Forum del 2002 e di molto altro. Come toscane e toscani siamo chiamate e chiamati, senza distinzione di colore politico, a contribuire a fermare lo sterminio di un intero popolo in corso a Gaza. E abbiamo un modo molto concreto per farlo. Da molti anni l’Italia ha firmato un memorandum d’Intesa militare con Israele che viene tacitamente rinnovato ogni 5 anni. La prossima scadenza in cui è possibile interrompere la validità di questo memorandum è il prossimo 8 giugno. Occorre quindi far sentire la voce anche delle istituzioni toscane il più possibile, per far sì che il governo nazionale, che è il terzo fornitore nel mondo di materiale militare al governo israeliano, sia portato a disdire questo memorandum.
Questo accordo militare con Israele consente lo scambio di tecnologie, brevetti, software e informazioni riservate, coperto da segreto militare.
La situazione è quella che tutti conosciamo: il popolo palestinese è vittima di un genocidio operato dallo stato israeliano nella striscia di Gaza. Dopo aver distrutto con azioni militari le condizioni di vita nella striscia di Gaza, adesso lo Stato israeliano sta quotidianamente assassinando la popolazione – a partire dai più deboli e dai bambini – condannandoli alla morte per fame e per sete. Questo genocidio, che prosegue giorno dopo giorno sotto i nostri occhi, è dichiaratamente intrecciato alla volontà di deportazione della popolazione
La Corte Internazionale di Giustizia (luglio 2024) ha dichiarato illegale l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi Occupati, ha riconosciuto in via provvisoria plausibile che a Gaza sia in corso un genocidio e la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto (novembre 2024) contro Netanyahu e Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità.
La Corte Internazionale ha stabilito che tutti gli Stati hanno il dovere di non prestare aiuto ad atti contrari al diritto internazionale e alla dignità umana. In questo contesto l’azione del governo italiano, che continua a collaborare anche sul piano militare con il governo israeliano, viola apertamente la Costituzione (in particolare gli articoli 10, 11 e 117) e i principi del diritto internazionale, che impongono agli Stati di non contribuire, in alcun modo, al mantenimento di situazioni illegali come l’occupazione militare e la colonizzazione israeliana.
L’Italia è quindi a tutti gli effetti complice del genocidio che lo Stato israeliano sta attuando a Gaza. E’ ora di dire basta. Un gruppo di giuristi ha meritoriamente inviato al governo una diffida formale affinché si fermi questo rinnovo, ritenuto incostituzionale e contrario ai trattati internazionali.
Peacelink ha meritoriamente promosso una campagna di mail bombing nei confronti dei deputati e dei senatori della Repubblica affinché chiedano al governo di interrompere questo memorandum. Vi chiediamo quindi di aderire a questa campagna o comunque di dichiararvi concordi sui contenuti e nel contempo di porre in essere la massima mobilitazione istituzionale per costringere il governo italiano a interrompere il memorandum di collaborazione militare. Inoltre, come hanno già fatto, quando scriviamo, le Regioni Emilia Romagna e Puglia, la invitiamo a chiedere a tutte le strutture regionali di interrompere ogni tipo di collaborazione con Israele. Facciamo sentire la nostra voce, in ogni modo possibile, nelle forme più visibili possibili. Restiamo umani! La Toscana in questa richiesta di umanità e civiltà deve dare un segnale all’ altezza della sua storia, non può voltarsi dall’ altra parte.
Un nuovo sondaggio condotto dalla Pennsylvania State University e rilanciato dal quotidiano israeliano Haaretz rivela un dato allarmante: l’82% degli ebrei israeliani è favorevole alla deportazione dei palestinesi di Gaza. L’indagine, realizzata nel marzo scorso intervistando un campione di 1.005 persone, mette in luce una crescente radicalizzazione dell’opinione pubblica israeliana nei confronti della popolazione palestinese, in un clima politico e sociale già fortemente teso a causa del massacro in corso nella Striscia.
Ma i dati non si fermano qui. Il 47% degli intervistati ha risposto affermativamente alla domanda se l’esercito israeliano, nel conquistare una città nemica, debba agire come gli Israeliti nella conquista biblica di Gerico, “uccidendo tutti i suoi abitanti”. Il riferimento è a un episodio dell’Antico Testamento narrato nel Libro di Giosuè, capitoli 2–6. Secondo il racconto biblico, quella di Gerico fu la prima grande vittoria degli Israeliti nella loro campagna per conquistare la Terra Promessa, dopo l’esodo dall’Egitto e i 40 anni nel deserto.
Un consenso trasversale e presente anche tra i laici Il sondaggio ha inoltre mostrato che il sostegno all’espulsione dei palestinesi da Gaza non è limitato ai settori più religiosi della società israeliana. Circa il 70% degli ebrei laici – spesso considerati moderati o liberali – si dichiara favorevole alla deportazione. Tra i gruppi religiosi, il sostegno supera il 90% tra Masortim (tradizionalisti), religiosi e ultraortodossi.
L’orientamento radicale si estende anche ai cittadini palestinesi di Israele: il 56% degli ebrei israeliani intervistati sostiene l’espulsione anche di questi. Tra i laici, il 38% si dice d’accordo con la rimozione dei palestinesi israeliani dal Paese.
Religione e guerra: la retorica dell’”Amalek” Sempre secondo lo studio della Pennsylvania State University, il 65% degli ebrei israeliani ritiene che esista un nemico moderno equivalente all’Amalek biblico (archetipo del nemico assoluto di Israele), la popolazione che la tradizione ebraica comanda di “sterminare senza lasciare memoria”. Di questi, il 93% crede che tale comandamento sia ancora valido oggi. Questo tipo di linguaggio, sempre più presente anche nei discorsi dei leader israeliani, è stato usato dallo stesso premier Benjamin Netanyahu, che ha incitato i soldati ad “agire contro Amalek” dopo gli attacchi del 7 ottobre.
Gli accademici: “Una radicalizzazione coltivata da decenni“ Secondo gli studiosi Shay Hazkani (Università del Maryland) e Tamir Sorek (Penn State University), citati da Middle East Eye, il sostegno massiccio a misure estreme non può essere attribuito solo al trauma del 7 ottobre. “Il massacro ha semplicemente scatenato demoni coltivati per decenni – scrivono – attraverso i media, il sistema giudiziario e l’istruzione“. I dati del sondaggio evidenziano anche la forte influenza dell’ambiente militare e culturale: solo il 9% degli uomini ebrei sotto i 40 anni – fascia che comprende la maggior parte dei soldati – si oppone in modo netto alle idee di deportazione dei gazawi.
Aumentano le tensioni in Cisgiordania mentre continua l’assedio di Jenin da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese La mortale operazione militare dell’Autorità Nazionale Palestinese a Jenin continua ad alimentare le fiamme delle tensioni interne in Cisgiordania. Nel frattempo, i leader israeliani chiedono operazioni “simili a quelle di Gaza” in Cisgiordania e di tagliare tutti i legami con l’Autorità Nazionale Palestinese. Di Mondoweiss Palestine Bureau 8 gennaio 2025
Le forze di sicurezza palestinesi si radunano nel luogo di una protesta contro gli scontri tra le forze di sicurezza palestinesi e i militanti nella città di Jenin, nella Cisgiordania settentrionale occupata, il 21 dicembre 2024. (Foto: Mohammed Nasser/APA Images) Le forze di sicurezza palestinesi si radunano nel luogo di una protesta contro gli scontri tra le forze di sicurezza palestinesi e i militanti nella città di Jenin, nella Cisgiordania settentrionale occupata, il 21 dicembre 2024. La Cisgiordania occupata è tornata alla ribalta nelle ultime settimane, poiché le tensioni alimentate sia da Israele che dall’Autorità Nazionale Palestinese minacciano di destabilizzare una situazione già instabile nel territorio.
Martedì, le tensioni sono esplose dopo l’uccisione di tre israeliani e il ferimento di otto in un attacco con sparatoria nei pressi di Qalqilya, nel nord-est del territorio palestinese. La sparatoria ha provocato una serie di reazioni israeliane, con funzionari di alto rango che hanno chiesto azioni militari israeliane su larga scala “simili a Gaza” in Cisgiordania.
Dopo la sparatoria nei pressi di Qalqilya, il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich ha dichiarato che Israele dovrebbe “passare dalla difesa all’offensiva” in Cisgiordania, aggiungendo che “Jenin e Nablus devono assomigliare a Jabalia in modo che Kfar Saba non assomigli a Kfar Azza”. Jabalia è la città nel nord di Gaza che è stata oggetto di una massiccia campagna di pulizia etnica da parte dell’esercito israeliano alla fine dell’anno scorso, con conseguente spopolamento quasi totale dell’area, distruzione diffusa e uccisione e rapimento di centinaia di persone. Kfar Saba è una città nel centro di Israele, e Kfra Azza è il kibbutz israeliano nel sud che è stato attaccato il 7 ottobre 2023.
Il ministro della sicurezza nazionale israeliano di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, ha commentato la sparatoria a Qalqilya dicendo che “coloro che cercano di porre fine alla guerra a Gaza avranno una guerra in Cisgiordania”, e ha chiesto di “tagliare tutti i legami con l’Autorità Nazionale Palestinese”, che secondo lui “sostiene il terrore”.
Il capo dei consigli degli insediamenti israeliani, Yossi Dagan, ha invitato l’esercito israeliano ad aumentare la repressione dei palestinesi, sostenendo che “se l’esercito avesse isolato Nablus e ispezionato ogni persona che entrava e usciva, l’attacco non sarebbe avvenuto”, invitando lo stato di Israele a “confiscare tutte le armi palestinesi e combattere Abu Mazen [il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese] che permette questi atti”.
Lunedì, il governo israeliano si è riunito per discutere della situazione in Cisgiordania, su richiesta di Bezalel Smotrich. Dopo l’incontro, l’ufficio del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato che Netanyahu aveva approvato “nuove misure di difesa e attacco in Cisgiordania”. Il ministro della guerra israeliano Yizrael Katz ha anche affermato che Israele “non tollererà una realtà in Cisgiordania simile a quella di Gaza”, aggiungendo che l’esercito israeliano “condurrà ampie operazioni nelle città [palestinesi] da cui provengono i terroristi”.
Israele sta portando avanti grandi offensive militari in Cisgiordania, in particolare nella sua parte settentrionale, da più di tre anni. Tuttavia, queste nuove minacce sono particolarmente allarmanti in quanto giungono solo due settimane prima dell’insediamento dell’amministrazione Trump, ritenuta a sostegno dei piani israeliani di annettere la Cisgiordania. A novembre, Smotrich ha affermato che il 2025 sarà l’anno dell’annessione della Cisgiordania da parte di Israele .
L’Autorità Nazionale Palestinese continua l’operazione mortale di Jenin Le richieste israeliane di intensificare le tensioni in Cisgiordania giungono nel contesto di una campagna militare in corso da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese, l’organismo che ha un governo limitato in alcune aree della Cisgiordania, contro i gruppi di resistenza armata palestinese nel campo profughi di Jenin.
Gli scontri tra le Forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese (PASF) e i combattenti della Brigata Jenin hanno finora causato la morte di 14 palestinesi, tra cui sei membri delle PASF, un combattente della Brigata Jenin e sette civili, tra cui bambini e un giornalista . Durante la sua operazione, che l’AP ha lanciato all’inizio di dicembre 2024, ha tagliato l’elettricità e l’acqua al campo, suscitando reazioni negative da parte dei residenti e dei combattenti della resistenza, che hanno accusato l’AP di “imporre un assedio” a Jenin. Il portavoce delle forze di sicurezza dell’AP, Anwar Rajab, ha respinto le accuse, affermando che “la circolazione dentro e fuori dal campo” continua normalmente e ha accusato i combattenti della Brigata Jenin di aver sparato alle squadre di manutenzione dell’elettricità e dell’acqua.
“Stiamo vivendo da un mese senza elettricità”, ha detto a Mondoweiss un residente del campo di Jenin che ha chiesto l’anonimato . “La gente si riunisce di notte attorno alle stufe, mentre alcuni giovani cercano di allungare i cavi elettrici dai pali fuori dal campo”, hanno descritto. “Gli scontri scoppiano all’improvviso e poi si calmano, ma la gente preferisce restare in casa per evitare il fuoco vagante, ed evitano di salire sul tetto dopo che un uomo e suo figlio sono stati colpiti sul tetto di casa”.
“Molte persone hanno lasciato completamente il campo, e solo coloro che non hanno parenti fuori dal campo sono rimasti”, hanno continuato. “Io stesso sono andato a casa di mia zia in città, e quando sono tornato al campo per controllare la casa, le forze di sicurezza dell’AP hanno ispezionato il mio documento di identità e lo hanno conservato prima di farmi entrare, e me l’hanno restituito quando sono tornato per lasciare di nuovo il campo”, hanno detto. “La vita all’interno del campo è paralizzata, tutto è chiuso, e coloro che possono andarsene se ne vanno”, hanno aggiunto.
Secondo il comitato dei servizi popolari del campo di Jenin, circa 3.000 dei 15.000 residenti del campo se ne sono andati a causa dei combattimenti. Tali esodi di massa dal campo sono stati precedentemente osservati durante operazioni simili della durata di giorni da parte dell’esercito israeliano , che attacca frequentemente Jenin e il campo profughi per colpire i combattenti della resistenza lì.
L’escalation degli eventi a Jenin ha aumentato le tensioni in Cisgiordania, con i palestinesi indignati per le azioni dell’AP. Sui social media, molti palestinesi hanno definito l’operazione “una vergogna” e accusato l’AP di combattere la resistenza per guadagni politici, sia per rendersi rilevante per la futura amministrazione Trump, sia per Israele, al fine di mantenere un certo potere in Cisgiordania sotto una potenziale annessione, o nella governance postbellica a Gaza.
L’AP, da parte sua, ha continuato a insistere sul fatto che la sua operazione è volta a “riprendere il campo di Jenin dagli elementi fuorilegge” e “impedire di trasformare la Cisgiordania in Gaza”. Il portavoce dell’APSF Anwar Rajab ha anche affermato che “i fuorilegge di Jenin vogliono indebolire l’AP per soddisfare le agende regionali e distruggere il progetto nazionale palestinese”.
Nel frattempo, l’AP ha esteso la sua repressione ad altre aree della Cisgiordania, conducendo una serie di arresti in Cisgiordania, prendendo di mira i combattenti della resistenza e i cittadini palestinesi che hanno criticato l’operazione dell’AP a Jenin. Ammar Dweik, il capo della Commissione indipendente palestinese per i diritti umani, l’organismo ufficiale di controllo dei diritti umani palestinese, ha affermato domenica che ci sono stati “almeno 150 arresti, alcuni dei quali di membri della Brigata di Jenin, ma alcuni di loro familiari”. Dweik ha anche affermato che ci sono state segnalazioni di maltrattamenti di detenuti documentati in filmati.
L’AP ha anche ordinato la chiusura dell’ufficio di Al-Jazeera a Ramallah e ne ha vietato le attività nei territori controllati dall’AP. La mossa ampiamente criticata è avvenuta dopo che il canale ha trasmesso una copertura critica dell’operazione Jenin dell’AP. Dopo il divieto, che è stato paragonato a una chiusura simile di Al Jazeera da parte di Israele l’anno scorso , i provider Internet palestinesi hanno bloccato lo streaming di Al Jazeera dai loro servizi in conformità con l’ordine dell’AP. La decisione ha ricevuto reazioni negative dai media locali e internazionali e dalle organizzazioni per i diritti umani, tra cui Reporter senza frontiere, il Palestinian Human Rights Center e il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.
In risposta alla repressione dell’AP, la commissione per i diritti umani ha chiesto all’AP di aprire un’indagine su tutti i casi di palestinesi uccisi a Jenin da entrambe le parti e di divulgarne i risultati al pubblico. Nel frattempo, una coalizione di partiti politici palestinesi, organismi della società civile, sindacati e personaggi pubblici, tra cui alcuni membri di Fatah, il partito al governo dell’AP, ha lanciato un’“iniziativa sociale” per porre fine alla crisi a Jenin, invitando entrambe le parti a mostrare autocontrollo e a ricorrere al dialogo. L’iniziativa ha presentato una proposta per un “dialogo nazionale olistico” per contenere la crisi e impedirne l’espansione ad altre parti del territorio palestinese.
L’escalation interna palestinese a Jenin arriva sulla scia di diversi anni di crescenti tensioni sociali in Cisgiordania. Mentre i gruppi di resistenza armata in Cisgiordania, che hanno visto una rinascita negli ultimi tre anni, hanno ricevuto un ampio sostegno pubblico e popolarità, l’AP ha assistito al contrario. L’AP è diventata sempre più impopolare , in parte a causa di politiche come il coordinamento della sicurezza con Israele. Gli atteggiamenti sfavorevoli nei confronti dell’autorità sono cresciuti solo dal 7 ottobre 2023, e ciò che è stato percepito come inazione dall’AP per fermare il massacro dei palestinesi a Gaza.
Le tensioni interne in Cisgiordania sono state solo esacerbate dalle minacce israeliane di annessione e dall’aumento della violenza contro i palestinesi, mentre l’Autorità Nazionale Palestinese aumenta i suoi sforzi. Dall’inizio del genocidio israeliano a Gaza, nell’ottobre 2023, le forze e i coloni israeliani hanno ucciso almeno 821 palestinesi, mentre i coloni israeliani hanno sfollato circa 25 comunità beduine palestinesi nelle aree rurali della Cisgiordania. Questo invito annuale all’azione è particolarmente urgente quest’anno per due motivi:
1) La collaborazione dell’infida Autorità Nazionale Palestinese, che infligge repressione al popolo palestinese per mantenere la propria posizione di privilegio e collaborazione con l’entità sionista. Con i finanziamenti e il sostegno delle potenze imperialiste, questo ha accelerato in modo particolarmente pericoloso nel contesto del genocidio in corso. Dal 7 ottobre 2023, l’Autorità Nazionale Palestinese ha tolto la vita a 18 martiri palestinesi e sta attualmente conducendo un assedio continuo contro la resistenza nel campo di Jenin. Continua a imprigionare decine di prigionieri politici palestinesi, tra cui studenti palestinesi, mentre spara alle forze di resistenza che difendono la terra palestinese.
2) Questo è un momento urgente per il potenziale scambio di prigionieri ricercato dalla Resistenza palestinese. Contrariamente alla propaganda sionista e imperialista, la Resistenza è la forza primaria che cerca uno scambio di prigionieri significativo combinato con il ritiro completo delle forze sioniste genocide dalla Striscia di Gaza. Una delle massime priorità dello scambio di prigionieri è il rilascio dei leader della resistenza detenuti nelle prigioni sioniste, con condanne elevate, che il regime ha rifiutato di rilasciare negli scambi passati, tra cui Ahmad Sa’adat, Marwan Barghouti, Abdullah Barghouti, Abbas al-Sayyed, Hassan Salameh, Ibrahim Hamed, Mahmoud al-Ardah e altri.
I prigionieri palestinesi sono leader della Resistenza, in prima linea per la giustizia e la liberazione, che sopportano scioperi della fame e lottano senza sosta con una volontà incrollabile verso la libertà in mezzo alle condizioni più terribili di tortura, abusi, negligenza medica e uccisioni deliberate. Dall’ottobre 2023, stanno affrontando una violenza esponenziale da parte dei sionisti, una violenza che ha portato al martirio di oltre 50 prigionieri palestinesi, con violenza estrema rivolta in particolare contro il numero imprecisato di palestinesi di Gaza rapiti dall’occupazione e detenuti in famigerati campi di tortura come Sde Teiman.
Ahmad Sa’adat è un leader del movimento dei prigionieri palestinesi e del movimento di liberazione nazionale palestinese, nonché un simbolo palestinese, arabo e internazionale della resistenza al sionismo, al capitalismo, al razzismo, all’apartheid e alla colonizzazione. Preso di mira per il suo ruolo politico e la sua chiarezza di visione, rimane intatto e intatto, nonostante l’oppressione imposta a lui e a migliaia di altri prigionieri politici palestinesi.
A 23 anni dal suo arresto, è giunto il momento della libertà per Ahmad Sa’adat, per i suoi compagni leader della Resistenza e per tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri sioniste, imperialiste, reazionarie e dell’Autorità Nazionale Palestinese.
32 anni dopo Oslo, è giunto il momento di denunciare la cosiddetta Autorità Nazionale Palestinese e di denunciare il suo “coordinamento della sicurezza” e il tradimento nei confronti del popolo palestinese, nel campo di Jenin e ovunque.
76 anni dopo la Nakba, è giunto il momento della liberazione della Palestina, dal fiume al mare!
Chiediamo una settimana internazionale di azioni dal 15 al 22 gennaio, chiedendo la liberazione di Ahmad Sa’adat e dei suoi compagni leader della resistenza, avanzando la richiesta di uno scambio di prigionieri e la fine del genocidio a Gaza e in tutta la Palestina occupata, e sottolineando il ruolo malevolo dell'”Autorità Palestinese” nella lotta di liberazione palestinese. Agisci per intensificare l’escalation contro l’entità coloniale genocida sionista, organizza per la giustizia in Palestina ! Cosa puoi fare a livello locale?
Sostieni la settimana di azione per la liberazione di Ahmad Sa’adat e di tutti i prigionieri palestinesi. Educa attraverso le tue reti: organizza una discussione sui leader della Resistenza e sui prigionieri politici, condividi risorse su Ahmad Sa’adat e sui prigionieri palestinesi sui social media e nella tua comunità Organizza o unisciti a una protesta o manifestazione contro il genocidio sionista-imperialista in corso in Palestina con un contingente, cartelli o striscioni per Ahmad Sa’adat e i prigionieri palestinesi Organizzare una manifestazione presso l’ambasciata dell’Autorità Nazionale Palestinese o in un luogo simile per chiedere la fine delle offensive dell’Autorità Nazionale Palestinese nel campo di Jenin e in tutta la Cisgiordania contro il popolo e la resistenza. Organizza un evento, una protesta, uno stand didattico o un incontro per scrivere lettere durante la Settimana d’azione. Organizza eventi, azioni e proteste per chiedere la libertà per Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi. Protesta in spazi pubblici, campus e spazi comunitari. Partecipa alla campagna sui social media. Pubblica una foto o un messaggio video che chiede la libertà per Ahmad Sa’adat e i suoi compagni prigionieri palestinesi. Sostieni la liberazione di Abla Sa’adat, la moglie di Ahmad, imprigionata dal settembre 2024. Usa gli hashtag #freeallpalestinianprisoners, #freeahmadsaadat “La lotta palestinese per la liberazione nazionale è parte integrante del movimento internazionale dei popoli per la liberazione nazionale, la giustizia razziale ed economica internazionale e la fine dell’occupazione, del colonialismo e dell’imperialismo”. – Ahmad Sa’adat
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.