Venerdì 29 maggio ore 10:00 davanti all’Ospedale di Careggi (NIC, Largo Brambilla, Firenze) Manifestazione in occasione dello sciopero generale contro l’economia di guerra indetto da diverse sigle sindacali di base. Locandina in allegato.
Venerdì 29 maggio 2026 ore 21:00 presso la Biblioteca delle Oblate, Sala Sibilla Aleramo (via dell’Oriuolo 24, Firenze)Sinistra Progetto Comune organizza la presentazione del libro Transizione ecologica e giustizia climatica con l’autrice Katia Poneti, Sofia Ciuffoletti (presidente de L’Altro Diritto), Gaia Pedrolli (Ecolobby) e Giulia Marmo (consigliera SPC Quartiere 4). Locandina in allegato.
Mettiamo direttamente il link a Dignità TV, dove potete ascoltare e vedere il racconto che Antonella stessa rilascia a proposito della sua esperienza di fermo e detenzione, illegali, perpetrata dall IDF. La parola ad Antonella.
Venerdì 22 maggio 2026 ore 21:00 presso la Sala consiliare “Francesco Staderini” di Figline Valdarno (Municipio di Piazza IV Novembre)
Sulla guerra, sulla pace
Iniziativa di chiusura della campagna elettorale della lista Sinistra per l’alternativa Figline – Incisa Valdarno a sostegno della candidatura di Sara Bartoloni con Beniamino Deidda (magistrato, ex procuratore generale della Repubblica), Marco Fantechi (associazione Italia Cuba Firenze), Paolo Kutufà (coordinamento nazionale Potere al Popolo), Lorenzo Palandri (segretario provinciale PRC Firenze), Fabrizio Pedone (segreteria regionale PCI Toscana).
Lunedì 18 maggio 2026 è previsto uno sciopero generale proclamato da USB, l’Unione Sindacale di Base, per l’intera giornata. La mobilitazione riguarda diverse categorie del settore pubblico e privato, con possibili disagi in trasporti, scuola, sanità, pubblica amministrazione e altri servizi, anche se l’impatto reale dipenderà dal livello di adesione nei singoli territori e comparti.
Dal cruscotto ufficiale della Funzione Pubblica risulta che lo sciopero è indicato come sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private, con una precisazione importante: il trasporto aereo è esonerato. Nei trasporti locali e nazionali, invece, saranno possibili cancellazioni, ritardi e riduzioni del servizio, con fasce di garanzia comunicate dai singoli gestori.
Quando si svolge lo sciopero generale del 18 maggio?
Lo sciopero generale è previsto per lunedì 18 maggio 2026 e riguarda l’intera giornata, secondo la proclamazione dell’USB. La mobilitazione coinvolge più comparti, quindi non si tratta di uno stop limitato a un solo settore, come può accadere per una protesta del trasporto pubblico locale o del personale ferroviario.
Il dato pratico da tenere a mente è che gli effetti potranno essere diversi da città a città e da servizio a servizio. In alcuni casi il disagio potrebbe essere contenuto, in altri più evidente, soprattutto dove l’adesione del personale sarà alta. La data è unica, ma l’impatto non sarà uniforme: il 18 maggio i disagi dipenderanno dalle adesioni effettive, dalle fasce di garanzia e dalle comunicazioni dei singoli enti o aziende.
Per questo motivo, chi deve viaggiare, andare a scuola, recarsi in ospedale per una visita programmata o utilizzare uffici pubblici dovrebbe controllare gli aggiornamenti nei giorni precedenti e nella stessa mattina dello sciopero. Le informazioni generali spiegano quali settori sono coinvolti, ma la conferma operativa arriva sempre dai gestori locali, dagli istituti scolastici, dalle aziende sanitarie e dagli enti pubblici interessati.
Quali categorie sono coinvolte nello sciopero?
Lo sciopero riguarda categorie pubbliche e private, con possibili effetti su trasporti, scuola, sanità, pubblica amministrazione e altri servizi. Le fonti ufficiali indicano una mobilitazione generale proclamata da USB, quindi l’adesione può interessare lavoratori di comparti diversi, non tutti con le stesse modalità e non tutti con la stessa intensità.
Nei trasporti, i disagi possono riguardare mezzi pubblici locali, treni e altri servizi collegati alla mobilità, ma con la precisazione che il trasporto aereo risulta esonerato dallo sciopero generale del 18 maggio. Nella scuola, potrebbero aderire docenti, personale ATA e dirigenti scolastici. Nella sanità, potrebbero essere rinviate prestazioni non urgenti, mentre devono restare garantiti pronto soccorso e cure d’emergenza.
La categoria “sciopero generale” non significa che ogni servizio si fermerà automaticamente: significa che più comparti sono chiamati alla mobilitazione, mentre il disagio concreto dipenderà da adesione, regole dei servizi essenziali e organizzazione locale. È una distinzione necessaria per evitare allarmismi, ma anche per non sottovalutare possibili ritardi, chiusure o riduzioni del servizio.
Cosa succede nei trasporti pubblici?
Nei trasporti pubblici sono possibili chiusure, corse cancellate, ritardi e riduzioni del servizio, soprattutto nei sistemi urbani e ferroviari dove l’adesione del personale potrà incidere sulla regolarità di bus, tram, metro e treni. A Roma e Milano, ad esempio, Atac e Atm hanno già iniziato ad avvisare gli utenti della possibilità di disagi nella giornata del 18 maggio.
Ogni città avrà però le proprie regole operative e le proprie fasce di garanzia, che verranno comunicate dai gestori locali. Questo significa che non esiste un orario unico valido per tutti i mezzi in tutta Italia. Le fasce garantite cambiano in base al tipo di servizio, al territorio e agli accordi applicati.
Chi deve muoversi il 18 maggio dovrebbe controllare il sito o i canali social dell’azienda di trasporto della propria città, perché bus, metro e tram non seguiranno necessariamente le stesse fasce in ogni comune. Per i treni vale lo stesso criterio: è necessario verificare gli aggiornamenti del proprio operatore e lo stato del viaggio prima di partire, soprattutto se lo spostamento è legato a coincidenze, appuntamenti medici, esami o lavoro.
I voli sono coinvolti nello sciopero?
Il trasporto aereo risulta esonerato dallo sciopero generale del 18 maggio 2026, secondo quanto riportato nel cruscotto ufficiale della Funzione Pubblica. È un’informazione importante, perché in molti casi la parola “trasporti” viene letta in modo troppo ampio e può generare confusione tra treni, bus, metro, taxi, traghetti e aerei.
Questo non significa che negli aeroporti non possano esserci altre criticità indipendenti dallo sciopero generale, ma, in relazione alla mobilitazione USB del 18 maggio, l’aereo è indicato come settore esonerato. Chi deve volare dovrebbe comunque controllare la comunicazione della propria compagnia e dell’aeroporto, soprattutto se deve raggiungere lo scalo con mezzi pubblici locali o treni.
La vera attenzione, per chi ha un volo, riguarda il tragitto verso l’aeroporto: anche se il trasporto aereo è esonerato, bus, metro o treni usati per arrivare allo scalo potrebbero subire disagi se rientrano nei servizi coinvolti dalla mobilitazione. È quindi prudente organizzare tempi più larghi e verificare i collegamenti terrestri prima della partenza.
Scuole aperte o chiuse: cosa può succedere?
Le scuole potrebbero subire disservizi, ma la chiusura non è automatica in tutti gli istituti. Lo sciopero può coinvolgere docenti, personale ATA e dirigenti scolastici, con possibili effetti su lezioni, ingresso, uscita, sorveglianza, segreterie e attività amministrative. L’impatto dipenderà dall’adesione del personale in ogni singola scuola.
In genere, gli istituti comunicano alle famiglie eventuali variazioni attraverso registro elettronico, circolari o avvisi ufficiali. Quando non è possibile prevedere con certezza il numero di adesioni, le scuole possono informare che il servizio potrebbe non essere garantito regolarmente, lasciando alle famiglie la necessità di verificare la situazione il giorno stesso.
La risposta corretta per genitori e studenti è: il 18 maggio le scuole possono essere aperte, chiuse o funzionare con orari e servizi ridotti, ma la situazione va verificata istituto per istituto. Non basta sapere che c’è uno sciopero generale, perché ogni scuola gestisce comunicazioni e servizi in base al personale disponibile e alle norme previste.
Cosa cambia per sanità, visite ed esami?
Nella sanità potranno esserci rinvii o rallentamenti per visite specialistiche programmate, esami di laboratorio e interventi non urgenti, sempre in base all’adesione del personale. Le prestazioni essenziali, il pronto soccorso e le cure d’urgenza devono invece restare garantiti, come previsto per i servizi pubblici essenziali.
La distinzione è fondamentale per i cittadini. Chi ha un’urgenza sanitaria non deve rinunciare a rivolgersi al pronto soccorso o ai servizi di emergenza. Chi invece ha una prestazione programmata, come una visita, un esame o un intervento non urgente, dovrebbe controllare eventuali comunicazioni dell’ASL, dell’ospedale o della struttura sanitaria.
Il 18 maggio la sanità non si ferma in modo totale: possono slittare attività non urgenti, mentre emergenze, pronto soccorso e cure indispensabili devono essere assicurati. Il consiglio più utile è verificare in anticipo l’appuntamento, senza cancellarlo autonomamente se non arriva una comunicazione dalla struttura. In caso di dubbio, conviene contattare il CUP o il presidio sanitario di riferimento.
Pubblica amministrazione e servizi: quali disagi sono possibili?
Nella pubblica amministrazione potrebbero verificarsi rallentamenti, sportelli ridotti, uffici chiusi o servizi non pienamente garantiti, sempre in base all’adesione del personale. Lo sciopero generale riguarda anche il pubblico impiego, quindi cittadini e imprese potrebbero trovare difficoltà nel completare pratiche, accedere a servizi territoriali o ricevere risposte amministrative nella giornata del 18 maggio.
Il punto da chiarire è che non ogni ufficio pubblico chiuderà necessariamente. Alcune amministrazioni potrebbero garantire servizi minimi, altre potrebbero registrare assenze tali da ridurre gli sportelli o rimandare appuntamenti. Anche in questo caso, il criterio operativo è locale: bisogna controllare il sito dell’ente, eventuali avvisi pubblicati online e comunicazioni ricevute per appuntamenti già fissati.
Corsi di studio sulla comunicazione e i media
Per evitare viaggi inutili, chi ha pratiche in Comune, Regione, uffici pubblici o servizi amministrativi dovrebbe verificare l’apertura prima di recarsi allo sportello. In caso di attività non urgente, potrebbe essere più prudente scegliere un altro giorno, soprattutto se l’ufficio richiede tempi di attesa o spostamenti lunghi.
Quali sono le motivazioni dello sciopero USB?
USB collega lo sciopero all’appello della Global Sumud Flotilla e a una piattaforma politica e sociale contro guerra, riarmo e tagli ai servizi pubblici. Nelle motivazioni riportate dalle fonti, il sindacato chiede di interrompere la complicità dell’Italia con la guerra, fermare il riarmo e bloccare filiere economiche, industriali, logistiche, tecnologiche, accademiche e commerciali collegate al conflitto.
Accanto alla dimensione internazionale, USB pone anche temi interni: salari, servizi pubblici, pensioni, sicurezza nei luoghi di lavoro, diritto alla casa, sanità territoriale, scuola pubblica e ricerca. La mobilitazione viene quindi presentata come uno sciopero che unisce rivendicazioni sociali, lavoro pubblico e privato, critica alla spesa militare e richiesta di destinare risorse a welfare e diritti.
La protesta del 18 maggio non riguarda una singola vertenza aziendale, ma una piattaforma generale che mette insieme politica internazionale, lavoro, servizi pubblici e condizioni materiali dei lavoratori. È proprio questa ampiezza a spiegare il coinvolgimento potenziale di più settori, anche se l’effetto concreto dipenderà dall’adesione reale.
Abbiamo ricevuto la traccia audio di questa intervista, rilasciata da un compagno attivo in Firenze per la Palestina ( e non solo), a Radio Wombat. E’ una palese denuncia del clima che scaturisce dal famigerato ddl sicurezza e dalla volontà di trasformare questa giornata da una giornata di ricordo e lotta in una giornata neutra dove si celebra qualcosa che non ha senso: la pacificazione nazionale all’insegna dell'”ognuno ha i suoi morti, ognuno ha le sue ragioni”. No, il 25 è e resta una festa dell’Antifascismo e della memoria partigiana!
Riceviamo, da un compagno della Segreteria provinciale, la seguente nota che volentieri pubblichiamo.
Dare una valutazione sul risultato delle elezioni comunali in Francia è un bel rompicapo. Tanto per dire credo che l’80 % dei sindaci sia stato eletto al primo turno, la maggior parte dei quali con una sola lista presente sulla scheda. Questo perché il sistema comunale francese è estremamente frammentato (35000 comuni contro i meno di 8000 in Italia) con tante realtà che non superano i 200 abitanti per comune. A guardarla a dati caldi sembra che la destra repubblicana (i non fascisti, ma quasi) abbiano ottenuto la maggior parte dei sindaci seguiti dal partito socialista, mentre i fascisti della Le Pen forse vedono erodere la loro presenza anche se si aggiudicano molte località del sud e del Pais de Calais e soprattutto la città di Nizza (in alleanza con frange della destra ex repubblicana). Il movimento macronista praticamente sparisce dalla scena politica, mentre il PCF ha risultati difficilmente distinguibili essendo ora in alleanza con LFI ora con i socialisti, facendo molto spesso scelte di convenienza legate alle situazioni locali. Ancora non sono arrivati dati attendibili riguardo ai voti ottenuti dalla sinistra anticapitalista e troskista. A prima vista il risultato della LFI è per certi aspetti deludente, soprattutto rispetto alle aspettative che si erano create dopo lo straordinario risultato di Melenchon nel 2022 e alle successive elezioni legislative che avevano visto il movimento essere il primo partito della sinistra in Francia: vengono conquistate alcune città importanti con un sindaco per la prima volta della sinistra insoumisse come a Roubaix o come nella cintura di Parigi ma molti comuni che dopo il primo turno avevano dato in vantaggio LFI non sono riusciti a concretizzare con la vittoria questa situazione anche dopo gli accordi col partito socialista. Tre casi per tutti, quelli di Parigi, Marsiglia e Limoges. Nel caso della capitale Francese al primo turno i socialisti, che detenevano già il comune, hanno fatto un buon risultato di fronte a una candidata ex ministra di vari governi di destra. LFI ha conquistato la terza posizione tenendo dietro i fascisti xenofobi di una esponente inventata dai media. In attesa del secondo turno la LFI ha dichiarato la sua disponibilità far convergere i propri voti sul candidato socialista, come solitamente avviene in questi casi. Offerta che è stata sdegnosamente rifiutata con una sintetica telefonata. Al secondo turno molti della LFI hanno votato per il PS pur di non far vincere la candidata della destra e così si è confermato il successo socialista nella capitale. A Marsiglia in una quasi identica situazione ma con la possibilità della vittoria di un candidato non di destra ma apertamente fascista, LFI anche in questo caso di fronte al rifiuto del PS, ha deciso di ritirare la propria candidatura alternativa al secondo turno, mostrando un chiaro intento altruistico pur di non regalare all’estrema destra la seconda città della Francia. Diverso il caso di Limoges dove il candidato della LFI che era in testa al primo turno e si è alleato al partito socialista al secondo turno sommando i suoi voti a quelli del PS in maniera tale da avere una maggioranza sicura. Ebbene qui i socialisti non hanno in gran parte supportato la coalizione consegnando la città alla destra. Questi sono alcuni dei casi, ma la situazione, come dicevo è davvero intricata. Resta però principalmente un miracolo. Quello del risultato complessivo della LFI. Un movimento che è stato praticamente massacrato dai media nelle mani di pochi gruppi industriali, terrorizzati dopo che LFI era risultato il primo partito della sinistra alle scorse elezioni legislative. Hanno inventato di sana pianta la vulgata di un Melenchon antisemita (lo schema Corbin) , ripetendola su ogni schermo e su ogni giornale, in una ondata che da destra ha raggiunto anche la sinistra, con dichiarazioni scandalose dei dirigenti del partito socialista e dei verdi (fino anche a ex della LFI) alla ricerca disperata di recuperare terreno elettorale a sinistra. Invettiva di antisemitismo a cui hanno contribuito non poco esponenti dei settori sionisti e filoisraeliani della comunità ebraica francese per vendicarsi della posizione coerente e intransigente a favore del diritto internazionale e in particolare delle popolazioni soggette ai crimini di guerra a Gaza, Cisgiordania e Libano. E a una settimana dal voto è arrivata la morte di un fascista (se non proprio nazista) a margine di una aggressione operata da dei gruppi apertamente fascisti contro alcuni antifascisti a latere di una iniziativa a favore della la Palestina della LFI. In una prima fase, nella quale i fatti non risultavano chiari, si è scatenata una vera e propria caccia alle streghe contro LFI, che ha portato la destra e la sinistra riformista ad un unisono di dichiarazioni farneticanti fino a chiedere la messa al bando di LFI da parte del partito della Le Pen. Queste erano le condizioni con cui siamo andati alle urne e a sorpresa un po’ di tutti LFI ha dimostrato di avere comunque uno zoccolo duro e militante capace di reggere a simili intemperie e capace adesso di impiantarsi durevolmente in molte comunità di Francia da cui era assente, inserendo una nuova generazione non solo di sindaci ma anche di eletti nelle istituzioni locali. La prossima battaglia per LFI (e si spera del PCF) sarà quella per le elezioni presidenziali del 2027 e il compito della sinistra radicale sarà “soltanto” quello di convincere il 40% di astensionisti (in gran parte delle periferie urbane) a recarsi alle urne e scardinare la 5a Repubblica, creando le condizioni per una rovesciamento dell’esistente.
È passato poco più di un anno e mezzo da giugno 2024, quando le elezioni comunali e di quartiere hanno visto Sinistra Progetto Comune affermare la sua presenza in Consiglio comunale e nei cinque Quartieri.
Un risultato importante, che è stato possibile grazie all’impegno di molte persone, realtà e movimenti che hanno deciso di mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie conoscenze nell’elaborazione di un’idea di città più giusta, equa e accogliente. In questo anno e mezzo Sinistra Progetto Comune ha continuato questo confronto, raggiungendo anche risultati che riteniamo importanti.
Le nostre proposte hanno portato all’approvazione di oltre 40 atti, anche se molti di più sono stati bocciati o bloccati. Dal sostegno alle vertenze del mondo del lavoro (come quella della ex GKN, o del SUDD Cobas) alle questioni internazionali (il riconoscimento dello Stato di Palestina, l’interruzione dei rapporti con aziende che collaborano con il governo di Israele), senza ignorare le questioni ambientali (anche se sull’aeroporto il merito maggiore è aver portato il Consiglio comunale a votare) e quelle sociali (dalle alternative alla detenzione alla difesa delle case popolari).
Giunti a questo momento, come Sinistra Progetto Comune abbiamo pensato di lanciare un appuntamento per confrontarci su quanto è stato fatto e pensare insieme ai prossimi anni.
L’appuntamento è per mercoledì 18 marzo 2026 alle ore 20:45, presso il Circolo ARCI Il Progresso (via Vittorio Emanuele II 135, Firenze).
Pubblichiamo, a seguire, una breve analisi della situazione in medio oriente per come è vista dall’ Associazione dei Palestinesi in Italia (API), dai Giovani Palestinesi Italia (GPI) e dalla Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP).
COMUNICATO DELLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI IN ITALIA API, GPI E UDAP – CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA 3 marzo 2026
Da oggi, ogni parola su democrazia, libertà o diritti umani pronunciata dagli Stati Uniti o dall’Europa è solo il rantolo di un Impero morente che cerca di nascondere il proprio volto di carnefice.
L’attacco congiunto statunitense e “israeliano” sferrato all’alba del 28 febbraio 2026 contro l’Iran è l’innesco di una guerra totale nella regione, un messaggio di ferro e fuoco all’intera umanità. Mentre da settimane a Ginevra si tenevano negoziati tra Teheran e Washington, e proprio mentre l’Iran cercava un possibile, seppur fragile, percorso diplomatico, gli Stati Uniti insieme al loro braccio armato e figlio prediletto – “Israele” – e ai loro alleati decadenti in Europa, hanno scelto la via della distruzione.
Hanno sputato in faccia all’opinione pubblica mondiale, e la macchina della propaganda in Italia e in tutto l’Occidente è già partita a mille, tentando di vendere questa becera aggressione come un fantomatico “attacco preventivo”. Con questa mossa, dichiarano di essere, ancora una volta, i padroni del mondo, rivendicando apertamente il diritto di esercitare ogni forma di violenza per mantenere il proprio dominio globale.
A rendere ancora più esplicite le mire di questa aggressione sono le parole pronunciate pochi giorni fa dallo stesso ambasciatore statunitense in “Israele”, Michael Huckabee, che in un’intervista ha dichiarato senza mezzi termini che l’entità sionista avrebbe un “diritto biblico” a controllare le terre che si estendono dal Nilo all’Eufrate, aggiungendo che “sarebbe giusto se prendessero tutto”. Dichiarazioni che sono conferma di un progetto chiaro: la creazione del cosiddetto “Grande Israele”, l’egemonizzazione dell’intera regione attraverso la distruzione di ogni popolo o Stato che si opponga a questo disegno.
Il sistema di sicurezza fondato sull’egemonia statunitense è ormai crollato, e la guerra si estende oltre i confini dell’Iran colpendo le basi USA nella regione. Non si tratta di attacchi contro i popoli arabi, ma della risposta alle infrastrutture militari da cui partono le aggressioni. I governi che hanno ospitato queste basi si ritrovano ora esposti a un conflitto che hanno contribuito ad alimentare: nessun paese che sostiene la presenza militare statunitense è al sicuro, e l’architettura di potere costruita da Washington nella regione mostra tutta la sua fragilità.
Le immagini della distruzione che giungono da tutta la regione – mentre le basi USA in Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Emirati, Giordania, Iraq e Kuwait vengono colpite una dopo l’altra – indicano chiaramente che l’Impero ha varcato una linea rossa; la guerra tornerà all’interno dei suoi confini, i mali inflitti torneranno a colpire chi li ha causati. Per questo chi lotta all’interno dell’Impero ha oggi una responsabilità storica. I movimenti, le realtà antagoniste, ogni forza realmente oppositiva, devono organizzarsi per fare fronte comune contro i criminali che ci governano: da “Israele” agli Stati Uniti, passando per l’Italia. E qui è necessario registrare ciò che sta accadendo in queste ore a Roma, dove le dichiarazioni dei ministri rivelano un’ipocrisia senza precedenti e una complicità vergognosa con l’aggressione in corso.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dichiarato: “L’idea è quella di costringere l’Iran a cambiare politica, a sedersi a un tavolo negoziale e desistere dall’idea di dotarsi di un’arma nucleare”. Parole che suonano come una beffa atroce: mentre i jet “israeliani” e statunitensi devastano obiettivi militari e civili, il governo italiano “spera” che l’aggressione serva a riportare l’Iran al tavolo negoziale. Ma quale tavolo? Quello stesso tavolo a cui Teheran era seduta da settimane a Ginevra, proprio mentre USA e entità sionista preparavano l’attacco? La menzogna è così trasparente da offendere l’intelligenza di chiunque.
Ancora più esplicito e criminale è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in un’intervista a SkyTg24 ha difeso apertamente l’attacco: “Le soluzioni non sono mai quelle di risolvere con la guerra, ma se ‘Israele’ viene minacciata per la sua esistenza, reagisce attaccando. Il problema, ripeto, è l’arma nucleare e il numero dei missili a lungo raggio dell’Iran che possono colpire anche l’Occidente”. Tajani ha aggiunto che “l’obiettivo americano è quello di eliminare qualsiasi rischio nucleare per l’Occidente, innanzitutto per “Israele’” .
Ecco dunque svelato il ruolo dell’Italia: un alleato fedele che giustifica, che legittima, che propaganda. Tajani non si limita a “monitorare”: difende l’attacco, lo spiega, lo presenta come una reazione legittima a una presunta minaccia. Intanto le basi italiane – da Sigonella ad Aviano – continuano a funzionare come piattaforme logistiche per le operazioni statunitensi. Il governo tace su questo, non ne parla, non lo dichiara. Ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti: il territorio italiano è già una piattaforma della guerra, e le dichiarazioni dei ministri sono il velo di ipocrisia con cui si cerca di coprire questa complicità.
Il nostro compito, dunque, è rompere questo ingranaggio. Boicottare l’economia di guerra, opporci al riarmo, denunciare il coinvolgimento diretto e indiretto nelle aggressioni imperialiste in Palestina, in Iran, nel mondo arabo e in tutta la regione. Chiamiamo al boicottaggio attivo della guerra, delle armi, delle infrastrutture militari, dell’economia che si nutre del sangue dei popoli. È il momento di dare una risposta decisiva alla guerra sistemica che l’Impero scatena per difendere i propri profitti e realizzare i propri sogni di dominio, vedendo in noi solo carne da macello per i suoi interessi politici ed economici.
GIÙ LE MANI DALL’IRAN FERMIAMO LA GUERRA GLOBALE FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA EMBARGO TOTALE CONTRO “ISRAELE”
Associazione dei Palestinesi in Italia (API) Giovani Palestinesi Italia (GPI) Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP)
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