a vicenda delle case di Via de’ Pepi a Firenze, oggetto di un tentativo di alienazione da parte del Comune al Fondo i3-Core Sviluppo Italia 8-ter gestito da Invimit SGR, si è conclusa nel 2023 con la sentenza del Consiglio di Stato che ha rigettato interamente il ricorso del Comune di Firenze contro la decisione del TAR.
“A ottobre 2024 gli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica vuoti e non assegnati erano 794. A fine novembre 2025 il numero è diminuito a circa 600 (578 da ristrutturare e 42 in via di assegnazione). La Giunta ci ha fatto sapere che da luglio 2024 ha consegnato 390 appartamenti. Ma 800 meno 400 fa 400, non 600. Quindi che è successo? È probabile che si siano aggiunte nuove unità da ristrutturare. L’età media di chi vive nelle case popolari ci dice che è probabile ipotizzare un ulteriore aumento di immobili su cui sarà necessario intervenire, prima di una nuova assegnazione. E l’aumento della povertà abbassa le entrate del soggetto gestore destinate alla manutenzione -dichiara Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune– L’Assessore Paulesu ha ragione a rivendicare lo sforzo straordinario del Comune di Firenze, rispetto all’assenza di risposte da parte del Governo nazionale sul diritto all’abitare. Non lo neghiamo.
Però occorre uscire dal gioco delle parti tra centrosinistra e centrodestra, anche perché il problema viene da prima del Governo Meloni (e continua con il Governo Meloni). Ci risulta che ANCI avrebbe scelto di chiedere modifiche alla legge di bilancio del Parlamento solo per morosità incolpevole e contributi affitto, senza chiedere soldi per aumentare gli Alloggi di Edilizia Residenziale pubblica dei Comuni. Ma questa è davvero una priorità? Continuare a investire esclusivamente sulle cosiddette fasce grigie e dare soldi che finiscono sul mercato privato non aiuterà a dare risposte adeguate all’emergenza abitativa.
Abbiamo chiesto se sappiano quanti nuovi appartamenti di Edilizia Residenziale Pubblica si siano aggiunti ai circa 800 non assegnati e in attesa di ristrutturazione da ottobre 2024. Inoltre ci interessa capire se sia corretto ipotizzare che anche con lo sforzo straordinario dei 20 milioni annunciati e confermati (in parte già spesi), rimarrà un numero rilevante di alloggi di ERP vuoti e in attesa di ristrutturazione. Infine, è importante capire se esistono stime o proiezioni, anche regionali, sul numero di alloggi che dovranno essere ristrutturati nei prossimi 5-10 anni, oltre ai 578 di novembre 2025.
Era una domanda di attualità, che vediamo non trovare probabilmente spazio nel dibattito di oggi; si trasformerà in interrogazione urgente e attenderemo le risposte, ringraziando come sempre l’Assessore per la considerazione che dà al Consiglio”.
Comunicato Stampa NON POTER USCIRE Stamani alcuni attivisti di Firenze per la Palestina hanno costruito un check-point simbolico nel punto in cui l’Erta Canina, sede del Consolato Onorario di Israele, sbocca su viale Galileo. Questa struttura provvisoria, fatta di scatole di cartone e reticolo di plastica, voleva attirare l’attenzione sulle condizioni di vita della popolazione palestinese. Da decine di anni sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza, territori illegalmente occupati, qualsiasi spostamento deve essere autorizzato da Israele. Ci sono intere generazioni di giovani e ragazzi che non hanno mai potuto lasciare la Striscia, vera e propria prigione a cielo aperto. Da queste considerazioni nasce il primo striscione: “Vi garberebbe vivere rinchiusi da un muro o da un reticolato e non poter uscire senza il permesso di Israele?”, rivolto sia alle persone che passavano sul viale che al Console Onorario. Il secondo striscione “Via il Console di Israele dalla Fondazione Meyer”, fa riferimento ad un altro ormai ben noto scandalo: il Console Onorario di uno stato alla sbarra per genocidio è Presidente della Fondazione che sostiene l’Ospedale Pediatrico fiorentino. La promessa di Giani di non rinnovare questa nomina alla sua scadenza naturale (manca quasi un anno), ci sembra scandalosa di fronte alla gravità dei fatti di cui tutto il mondo è testimone. La Toscana, che ha accolto al Meyer alcuni bambini palestinesi bisognosi di cure, deve dimostrare la sua ferma condanna del genocidio anche tramite la rimozione di questa inopportuna figura. Al termine dell’azione, alcune scatole di cartone sono state lasciate sul posto a simboleggiare il fatto che, benchè il flash-mob sia finito, la terribile condizione dei palestinesi continua. 22 novembre Firenze per la Palestina
Martedì 11 novembre 2025 Assemblea pubblica di Sinistra Progetto Comune
Sai davvero cosa sta succedendo sotto casa tua? Cemento al posto del verde. Palazzi al posto dell’ombra. Ci stanno togliendo spazi, respiro, salute. E lo chiamano rigenerazione urbana.
All’ex area OGR di Porta al Prato, uno degli ultimi grandi spazi liberi della città, sono previsti 42.000 mq di nuovo costruito, un mix di edilizia residenziale, commerciale e turistica. Il solito modello pensato per grandi investitori, non per i reali bisogni di chi vive a Firenze.
Più traffico, più consumo di suolo, meno verde. E mentre le temperature aumentano, servirebbero parchi, corridoi verdi, terreni drenanti.
Martedì 11 novembre 2025 alle ore 21:00 presso il Circolo fra i Lavoratori di Porta al Prato (via delle Porte Nuove 33, Firenze) si terrà la prossima Assemblea Pubblica di Sinistra Progetto Comune: sarà l’occasione di approfondire insieme (andando oltre le mancate risposte e i tentativi di oscurare dell’Amministrazione) come progetti come quello dell’ex OGR e di altre grandi opere che negli ultimi anni stanno trasformando Firenze hanno, in realtà, un impatto devastante anche sull’ambiente.
Per una città che mette al centro l’ambiente, il benessere abitativo e la salute collettiva. Vieni a informarti, a confrontarti, a dire la tua.
Un popolo uno stato, due popoli uno stato, due popoli due stati: quali sono le posizioni della Resistenza Palestinese e l’analisi di classe del conflitto.
Per noi è chiaro che la fine della guerra e l’instaurazione di una convivenza pacifica e fraterna in Palestina sono possibili solo eliminando alla radice la causa di ogni oppressione: l’imperialismo ed il sionismo che fomentano da più di un secolo differenze e contrasti per mantenere la propria egemonia razzista e colonialista sul mondo arabo. Ribadiamo fin dal principio che ogni soluzione sia essa temporanea, tattica che a lungo termine, strategica sta solo ed unicamente nelle mani del popolo e della Resistenza palestinese, secondo il principio della autodeterminazione dei popoli in quanto il sacrificio che il popolo palestinese sta facendo e che ricadrà sulle future generazioni non da a nessuno il diritto di dire loro cosa devono fare. L’esclusione dai tavoli della finta pace americana ci fa capire in quale profondo disprezzo l’imperialismo occidentale consideri il sacrificio palestinese, mettendo al primo posto i propri interessi di profitto nell’area mediorientale invece che il diritto all’autodeterminazione. Qualsiasi soluzione che rimanga all’interno del quadro della società capitalista – che sia la pace formale o la creazione di uno Stato palestinese borghese – è destinata a essere instabile, precaria e incapace di garantire al popolo palestinese, come a qualsiasi altro popolo oppresso, il diritto a uno sviluppo pacifico e sovrano. Le strutture economiche dello sfruttamento e del dominio imperialista continuerebbero a generare conflitti e disuguaglianze, se si dovessero mantenere sia all’interno dell’una che dell’altra soluzione. Alla luce di questa analisi di classe, constatiamo come anche dal punto di vista puramente politico territoriale, la soluzione tradizionale dei due stati sia ormai impraticabile a causa della realtà concreta creata dall’occupazione.
Il Fallimento dei Due Stati e l’Alternativa dello Stato Unico La soluzione dei due stati è resa impossibile dalla realtà geografica: gli insediamenti israeliani hanno creato un “mosaico di terre in mano ai coloni israeliani “, un insieme frammentato di territori che impedisce la creazione di uno Stato palestinese vitale e contiguo. Di conseguenza, per molti intellettuali e studiosi, l’unica opzione realistica e giusta – sebbene di difficile realizzazione – è la creazione di un unico stato unitario, laico e democratico per tutti gli abitanti della regione, fondato sull’uguaglianza dei diritti e sulla cittadinanza condivisa. Tra i sostenitori di questa visione vi sono: •Edward Said (1999), che invocava il primato della “cittadinanza” sulla “comunità etnica”. •Leila Farsakh e Ilan Pappe (2007), che riproponevano il modello binazionale. •Saeb Erakat (2018), storico negoziatore palestinese, che la definì l’unica alternativa rimasta. •Jeff Halper (2023), antropologo israelo-americano, che la vede come l’unico modo per garantire il ritorno dei rifugiati. Questa posizione presuppone, a parere nostro, l’abbandono della ideologia suprematista, razzista, di apartheid che ha portato ufficialmente l’entità colonialista a definirsi “stato degli ebrei” nel 2018, dopo avere perseguito questa idea ufficiosamente almeno dalla dichiarazione Balfour del 1917.
Posizione delle Varie Fazioni della Resistenza Palestinese Rispetto a questa visione, il campo della resistenza palestinese appare diviso, ma non impedisce di lottare contro l’occupante:
Fazioni che Sostengono Ufficialmente la Soluzione a Due Stati •OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) / Fatah: La loro posizione ufficiale e storica è la creazione di uno Stato palestinese indipendente lungo i confini del 1967. Questo è il cardine della loro piattaforma diplomatica, che li ha portati anche agli accordi di Oslo e alla creazione dell’ANP, che nei fatti però si è dimostrata essere solo una gestione amministrativa senza un proprio esercito, senza una economia indipendente da quella israeliana, con un corpo di polizia che reprimendo la Resistenza popolare palestinese la fa rassomigliare di più ad uno stato fantoccio che allo stato palestinese. Già questo ne decreta il fallimento.
Fazioni che Sostengono Ufficialmente la Soluzione a Uno Stato (con diverse concezioni) •Hamas (Movimento di Resistenza Islamica) e Jihad Islamica Palestinese (JIP): Rifiutano il riconoscimento di Israele e perseguono la creazione di uno stato islamico su tutta la Palestina storica. •Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e Fronte Democratico (FDLP): Questi movimenti laici e marxisti sostengono ufficialmente la creazione di uno stato laico e democratico su tutta la Palestina, rifiutando gli Accordi di Oslo.
In sintesi: Mentre gli intellettuali propongono uno stato unico laico e democratico, le fazioni di resistenza sono divise tra chi persegue uno stato islamico (Hamas, JIP) e chi rimane ancorato alla soluzione dei due stati (Fatah). I movimenti marxisti come FPLP e FDLP si avvicinano alla visione dello stato laico unico, ma la loro azione concreta rimane vincolata alle alleanze e alle contraddizioni del campo politico palestinese.
Riepilogo Sintetico Fazione Posizione Dichiarata DominanteNote e Sfumature
OLP / Fatah Due Stati (1967) Posizione ufficiale e di negoziato. Dominante in Cisgiordania e a livello diplomatico. Hamas Uno Stato (Islamico su tutta la Palestina) Usa a volte una retorica su “Stato palestinese” in modo tattico, ma non riconosce Israele. Jihad Islamica Uno Stato (Islamico su tutta la Palestina) Posizione più intransigente e assoluta. Rifiuto di qualsiasi negoziato.
FPLP / FDLP Uno Stato (Laico e Democratico su Vedono i due stati come una capitolazione. Partecipano all’OLP tutta la Palestina) mostrando un pragmatismo di fatto.
Conclusione: La divisione fondamentale è tra l’OLP/Fatah, che ha scommesso sulla via diplomatica per un accordo a due stati, e le fazioni di resistenza armata (Hamas e Jihad Islamica), che ufficialmente lo rifiutano a favore di uno stato unico.
Quanto segue è una sintesi di alcuni punti programmatici. La legge regionale non prevede il deposito di un programma e questo rende possibile l’ambiguità delle altre coalizioni, in particolare di quella di centrosinistra, che ha al suo interno tutto e il contrario di tutto, anche su questioni per noi fondamentali. Siamo impegnate e impegnati anche su tante altre tematiche e rimaniamo a disposizione per rispondere a qualsiasi domanda voleste farci: segreteria@toscanarossa.it.
Toscana Rossa rappresenta la vera novità politica di questa tornata elettorale: l’unica coalizione alternativa a centrosinistra e centrodestra, unite da politiche bipartisan piegate agli interessi del Mercato e delle sue logiche predatorie. Oggi, con l’aggravante di un’escalation guerrafondaia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: lo smantellamento della sanità pubblica e del diritto alla salute, il ricorso sistematico agli appalti che generano precarietà e aumentano la ricattabilità dei lavoratori e delle lavoratrici con salari da fame, il consumo indiscriminato di suolo e la mancata cura del territorio, fino all’assenza di risposte di fronte all’emergenza casa, che ormai colpisce migliaia di famiglie sotto sfratto.
Nessuna ambiguità. Il nostro è un no netto alla guerra, all’aumento delle spese militari, alla militarizzazione dei territori. No alla NATO e al riarmo di un’Unione Europea che vede nell’aumento della spesa militare, nascosto sotto la maschera della difesa comune, la scelta strategica per riconvertire l’economia. Un’Europa che ha imposto il pareggio di bilancio, ma è pronta a finanziare con nuovo debito gli 800 miliardi del piano “ReArm”. Scelte che avranno conseguenze dirette e drammatiche anche in Toscana, perché ogni economia di guerra si alimenta sottraendo risorse a scuola, sanità, casa e servizi. Il silenzio che circonda il genocidio sionista che si sta consumando in Palestina, per brutalità e ferocia, riporta immagini che pensavamo consegnate alla Seconda guerra mondiale. Anche in Ucraina l’Europa non ha cercato alcuna via diplomatica; ha scelto invece la logica delle armi, alimentando lo spettro dell’allargamento del conflitto.
La Toscana non deve essere complice né subordinata a queste logiche belliciste. Oggi più che mai siamo chiamatɜ a costruire un’alternativa radicale a tutte le forze che sostengono la guerra. A partire dalla condanna del genocidio in atto. La Regione deve chiedere con forza al governo di interrompere le forniture di armi a Israele, aderire alla campagna BDS e sospendere ogni collaborazione regionale. La pace non si dichiara, si costruisce. È da questo principio che parte il nostro programma: dalla costruzione concreta di azioni di pace.
La nostra idea di buon governo
La partecipazione è il primo strumento di democrazia e di buon governo. L’astensionismo, oggi in crescita, è il segnale più preoccupante della distanza tra cittadini e istituzioni: per colmarla serve restituire protagonismo alle persone, rivedendo la legge elettorale per tornare al proporzionale e ampliando gli spazi di partecipazione diretta. Riconosciamo il ruolo insostituibile dei comitati, delle associazioni e dei movimenti sociali e ambientali come sentinelle del territorio, e ci impegniamo a istituire un Osservatorio permanente che porti le loro istanze dentro il Consiglio regionale.
La tutela dei servizi pubblici essenziali è una priorità per la vita dei cittadini. È necessario tornare a una gestione interamente pubblica dell’acqua e degli altri servizi fondamentali, superando il modello delle multiutility che concentra potere, privatizza i beni comuni e riduce il controllo democratico. Le promesse legate alla privatizzazione si sono rivelate un fallimento: non hanno migliorato i servizi, ma solo aumentato le indennità degli amministratori. Per questo motivo proponiamo il ritorno alla gestione pubblica, con aziende territorialmente dimensionate per garantire efficienza, trasparenza e partecipazione, evitando il gigantismo e restituendo centralità alle comunità locali.
Lo stesso accade per la sanità pubblica, progressivamente svuotata e indebolita. La riduzione a tre sole ASL ha imposto lunghe distanze e spinto chi può permetterselo verso il privato, mentre cresce la “povertà sanitaria”: liste d’attesa interminabili, rinunce alle cure, disuguaglianze nell’accesso ai servizi. La nostra proposta è chiara: superare l’attuale assetto, interrompere i finanziamenti al privato, potenziare il personale in base ai bisogni reali, azzerare le liste d’attesa e ripristinare la gratuità del trasporto sanitario. La crisi dei Pronto Soccorso e la mancanza di medici di base rendono necessaria un’immediata campagna di assunzioni e aumento degli stipendi, per evitare il rischio di burn out del personale sanitario tutto. Infine, la realizzazione di una rete capillare di presidi sanitari di secondo grado è fondamentale per la sanità territoriale.
I mancati controlli, le violazioni dei contratti nazionali e lavoro precario o nero sono ferite profonde che colpiscono la Toscana. La Regione può e deve avere un ruolo attivo per promuovere il lavoro dignitoso. Per far fronte a precarietà, disoccupazione e sottoccupazione, proponiamo l’istituzione di un salario minimo a 10€/h, la progressiva reinternalizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici esternalizzati e il reddito di cittadinanza regionale.
Vogliamo una transizione giusta, non guidata dai privati e che concili la necessaria decarbonizzazione con la tutela dei territori. Una transizione etica, che metta al centro i bisogni delle categorie più vulnerabili e che allarghi il senso di responsabilità collettiva. Puntare sulle energie rinnovabili significa ridurre le emissioni, abbattere i costi sanitari dell’inquinamento, diminuire le bollette e restituire alle comunità il controllo democratico sulle proprie risorse. Non farlo significherebbe condannare la Toscana ad accrescere disuguaglianze, perdere opportunità occupazionali, subire i ricatti dei mercati e delle guerre per il controllo delle fonti fossili. Per fare questo occorre prima di tutto combattere speculazione e consumismo energetico. La buona notizia è che le soluzioni esistono: a mancare, finora, è stata la volontà politica.
È altrettanto urgente fermare il consumo di suolo e la trasformazione indiscriminata del territorio: immobili dismessi, terreni agricoli e crinali boschivi non devono essere sacrificati a fini speculativi. La nostra proposta punta a rilanciare biodiversità e sovranità alimentare, promuovere l’agricoltura a km zero di qualità, sostenere la commercializzazione dei prodotti locali e favorire la residenza stabile nei paesi in abbandono.
Non si può eludere la questione della casa: il diritto all’abitare è un’urgenza sociale e politica fondamentale. Oltre il 90% degli sfratti eseguiti in Toscana riguarda casi di morosità incolpevole. Le famiglie attendono decenni per un alloggio ERP e i contributi affitto sono quasi scomparsi. La forbice sociale si allarga: le nuove costruzioni non rispondono ai bisogni abitativi reali, concentrandosi su studentati di lusso, B&B e seconde case in centri storici, zone costiere o montane, svuotando i territori dalla residenza permanente. Superare l’emergenza abitativa significa bloccare il cambio di destinazione degli immobili dismessi compatibili con la residenza, pubblici o privati, e recuperarli a edilizia popolare per garantire accesso reale alla casa come diritto fondamentale.
Programma breve
Pace, Lavoro, Salute e Ambiente: quattro priorità per dare nuove fondamenta alla Regione
La Toscana è oggi attraversata da basi militari, arsenali e nuovi progetti di insediamento bellico che consumano risorse pubbliche, devastano i territori ed espongono le comunità a rischi enormi. La nostra regione non può e non deve diventare un avamposto di guerra. Noi scegliamo un’altra strada: quella di una Toscana che rifiuta la logica del riarmo e che investe invece in salute, lavoro, giustizia sociale e ambientale.
Le nostre proposte:
Demilitarizzazione del territorio: chiedere in sede di rapporto con lo Stato l’uscita dell’Italia dalla NATO, il no a nuove basi (come quella da 520 milioni di € per i reparti speciali GIS-Tuscania nel Parco di San Rossore e a Pontedera), la dismissione del Comando NATO di Rovezzano, la chiusura e riconversione ad uso civile della base di Camp Darby, il no al potenziamento delle basi esistenti e il no al transito di armi su strade, ferrovie, attraverso porti e aeroporti. Istituire un gabinetto legale permanente contro la militarizzazione dei territori.
Trasferimento dei finanziamenti previsti per la realizzazione delle basi o del relativo ampliamento, alla Regione Toscana vincolati all’utilizzo a fini sociali e di welfare.
No al piano di riarmo europeo: intervento pubblico della Regione nei tavoli di crisi industriale rifiutando ogni ipotesi di riconversioni bellica.
Introduzione clausola civile per le università e gli enti di ricerca: no all’utilizzo militare del sapere e della ricerca.
Riconversione ecologica e sociale delle aree militari: recuperare le caserme dismesse per edilizia residenziale pubblica e usi sociali; rafforzare i vincoli di tutela ambientale e paesaggistica contro progetti di espansione militare.
No alla presenza di militari e forze dell’ordine nelle scuole: la scuola deve restare spazio di crescita critica e libera, dedicato all’educazione civica e ai diritti, non al reclutamento o all’indottrinamento bellico.
Promuovere la cultura della pace: istituire un laboratorio con sede a San Rossore che coinvolga scuole, università e associazioni in azioni di pace e sostegno alle popolazioni colpite dalla guerra.
Aderire alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni dei prodotti israeliani.
Rafforzare la cooperazione internazionale della Regione mettendo al centro la solidarietà tra i popoli.
Rottura di ogni rapporto diplomatico e di amicizia tra la Regione e il Consolato di Israele e rimozione del suo Console onorario dal CDA del Meyer e di Toscana Aeroporti.
Interruzione di ogni programma addestramento delle forze NATO e Israeliane nelle basi italiane in Toscana.
Per una Regione che difende il LAVORO
In Toscana il lavoro è sempre più fragile: giovani intrappolati in stage e tirocini senza futuro, contratti precari che non garantiscono stabilità, appalti pubblici al ribasso che generano sfruttamento, esternalizzazioni che impoveriscono i servizi e peggiorano le condizioni di chi vi lavora. Accanto a questo, il lavoro nero e grigio continua a diffondersi, spesso persino in imprese che ricevono finanziamenti pubblici. E mentre i diritti vengono erosi, aumentano infortuni e morti sul lavoro, segno di un sistema che ha anteposto il profitto alle persone. Dobbiamo invertire la rotta. Non possiamo accettare lavoro precario, nero o povero, né rischi per la sicurezza. La Regione deve garantire opportunità stabili, diritti pienamente rispettati e un’economia al servizio delle persone.
Le nostre proposte:
Salario minimo di almeno 10 euro/h indicizzato all’inflazione per tutti i dipendenti pubblici e in appalto. Spingere i Comuni della Toscana a fare lo stesso.
Reddito di cittadinanza regionale: da attuare nei primi 100 giorni di legislatura e finanziato con fondi europei per contrastare precarietà, inoccupazione e sotto-occupazione.
Contrasto alla disoccupazione: creare un’agenzia regionale che favorisca l’occupazione con programmi ad hoc di Regione e Comuni per l’assunzione dalle liste di disoccupazione.
Contrasto alla precarietà: superare le gare di appalto per l’affidamento dei servizi pubblici e reinternalizzarli gradualmente, secondo il principio di parità di diritti e salario a parità di mansione. Bandire l’utilizzo di agenzie interinali e altre forme di intermediazione privata per l’impiego pubblico e parapubblico.
Tolleranza zero su lavoro nero e grigio: rafforzare ispezioni e sanzioni, con revoca delle concessioni pubbliche ad aziende che sfruttano; istituire un apposito osservatorio regionale con compiti di controllo.
Sicurezza prima di tutto: le inaccettabili morti sul lavoro sono conseguenza della mancata osservanza di norme e contratti; è necessario potenziare i controlli da parte della Regione e degli Enti preposti e sostenere l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro, lesioni gravi e gravissime.
Contro le delocalizzazioni: nessun finanziamento o permesso pubblico a chi chiude o sposta produzioni all’estero senza risarcire i territori; l’esperienza del consorzio industriale ex GKN deve diventare un modello per adottare strumenti regionali di contrasto alle imprese speculative e di tutela dei lavoratori.
Parità di genere: introdurre vincoli alla partecipazione agli appalti pubblici per le imprese che non documentano la parità retributiva di genere.
Favorire l’accesso alle procedure di sovraindebitamento attraverso contributi regionali che ne coprano i costi, garantendo a consumatori e piccoli imprenditori la possibilità di uscire dal debito.
Piano strategico per la costa: elaborare un piano generale che coniughi riconversione industriale, portualità, bonifiche e infrastrutture leggere, capace di rilanciare la produzione sulla costa toscana.
Valorizzare le filiere agroalimentari di qualità, tutelando ambiente e paesaggio e garantendo i diritti dei lavoratori stagionali con controlli mirati.
Distretti di economia solidale: promuovere una legge regionale che favorisca la collaborazione di filiera fra i vari comparti; estendere le agevolazioni per le cooperative, in particolare per quelle di comunità.
Per una Regione che mette la SALUTE al centro
La sanità toscana, pur assorbendo il 70% del bilancio regionale, è oggi inefficiente, diseguale e impoverita. Tagli lineari, esternalizzazioni e liste di attesa infinite stanno trasformando il servizio pubblico in un sistema a due velocità: chi può paga e accede rapidamente, chi non può rimane senza cure o deve percorrere grandi distanze. La carenza di personale, la precarizzazione e la fuga di operatori sanitari peggiorano ulteriormente qualità e accesso alle cure. Di fronte a questa crisi strutturale, è fondamentale arrestare lo smantellamento e la privatizzazione del servizio sanitario pubblico per rilanciare il diritto universale alla salute affinché sia accessibile a tutte e tutti.
Le nostre proposte:
Avvicinare la sanità ai cittadini: riorganizzare il SSR superando il concentramento dei servizi nelle tre Aziende Sanitarie di Area Vasta, ridisegnando le zone sociosanitarie per aree omogenee e garantendo equità e accesso paritario.
Piano straordinario di assunzioni nel servizio pubblico per ridurre precarietà e demansionamento e colmare vuoti di organico, e adeguamento degli stipendi del personale sociosanitario di base.
Organizzazione e valorizzazione del personale sanitario: riprendere la battaglia per il riconoscimento del lavoro usurante. Superare le logiche di nomina politica della dirigenza sanitaria e amministrativa. Garantire la partecipazione attiva di tutte le rappresentanze dei lavoratori, dei cittadini e delle associazioni dei pazienti sulle scelte organizzative e di gestione delle strutture sanitarie.
Accesso equo alle cure: ridurre le liste di attesa, limitare la libera professione intramoenia, istituire sportelli pubblici territoriali e ripristinare un trasporto sanitario e sociale accessibile al fine di assicurare continuità assistenziale, pari accesso alle prestazioni e ridurre gli oneri per le fasce più vulnerabili. Cura della cronicità e anziani: potenziare servizi domiciliari e di ‘ospedalizzazione’ a casa. Aumentare le quote sanitarie per l’inserimento in RSA senza oneri per le famiglie. Ripubblicizzare e riformare RSA e RSD con nuovi modelli di residenzialità leggera.
Vita indipendente: promuovere l’autodeterminazione delle persone con disabilità, superando la logica dell’assistenzialismo e favorendo la piena inclusione sociale attraverso l’accesso ai servizi, la formazione e l’occupabilità dignitosa, garantendo risorse all’autonomia e la libertà di scelta nell’assistenza personale.
Politiche di genere: semplificare e garantire il percorso per l’interruzione preventiva volontaria di gravidanza a casa (RU 486) e/o presso gli ambulatori di assistenza primaria. Potenziare la rete dei consultori territoriali, la contraccezione gratuita e l’educazione alla sessuo-affettività e non solo alla salute riproduttiva. Annullare i finanziamenti alle associazioni Pro-Vita. Aumentare i presidi consultoriali di sostegno medico e psicologico ai percorsi di transizione di genere.
Cannabis terapeutica: garantire equità di accesso e chiarezza nelle procedure per pazienti e operatori sanitari; garantire accesso completo alle varietà terapeutiche, semplificare i piani terapeutici e formare medici di base e specialisti sull’utilizzo clinico.
Fine vita: garantire l’effettiva applicazione della legge toscana sul fine vita e promuovere una campagna capillare di informazione alla cittadinanza su tutti gli aspetti, compreso il testamento biologico.
Abbattimento barriere architettoniche: riprendere e aggiornare la mappatura delle barriere architettoniche in tutti i luoghi di pubblico accesso (strade, piazze, marciapiedi), enti pubblici e esercizi privati per la loro rimozione con un piano di intervento strutturale.
Tutela del valore etico del farmaco: garantire il valore etico del farmaco, interrompendo qualsiasi rapporto commerciale e sospendendo l’acquisto di medicinali da aziende farmaceutiche coinvolte, direttamente o indirettamente, in violazioni dei diritti umani (es. Israele).
Salute mentale di comunità: ridurre drasticamente l’uso improprio dei farmaci e la medicalizzazione forzata del disagio. Sviluppare reti territoriali di prossimità realmente integrate con i servizi sociali, scolastici, domiciliari e di continuità. Rendere strutturale la figura dello psicologo di base.
Per una Regione che sceglie l’AMBIENTE e la transizione giusta
La crisi climatica è la più grande sfida del nostro tempo. La dismissione dei combustibili fossili e il passaggio alle fonti di energia rinnovabile non è solo una questione ambientale, ma anche di giustizia sociale ed economica. La Toscana deve guidare la transizione ecologica scegliendo un modello di sviluppo giusto e sostenibile, che riduca le disuguaglianze e metta al centro la tutela degli ecosistemi, della salute e della qualità della vita al loro interno. Una transizione non calata dall’alto, ma costruita insieme a cittadinanza, comunità locali, mondo della ricerca e del lavoro.
Le nostre proposte:
Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali: promuovere la partecipazione dei cittadini alla produzione e al consumo locale di energia, favorendo la redistribuzione dei benefici sul territorio.
Investire sulle rinnovabili: puntare su fotovoltaico, agrivoltaico e geotermia a bassa entalpia senza consumare suolo. Sviluppare impianti eolici in aree idonee e coinvolgendo attivamente le comunità locali.
Energia come bene comune: contrastare le speculazioni affidando alla Regione un ruolo guida in investimenti pubblici non orientati al profitto e destinando una quota dell’energia prodotta a usi sociali.
Autoproduzione obbligatoria: rafforzare il quadro sull’edilizia rendendo effettivo e applicato l’obbligo per l’autoproduzione da fonti rinnovabili nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni straordinarie.
Piano di risparmio energetico: promuovere l’efficientamento dei consumi residenziali, produttivi e dei trasporti per ridurre dispersione e sprechi energetici.
Stop al consumo di suolo: fermare la cementificazione e aggiornare la legge regionale introducendo un indice di ripristino del suolo, finalizzato al recupero di ex siti industriali e poli produttivi dismessi.
Rifiuti zero ed economia circolare: adottare il protocollo “Rifiuti zero” e creare Centri pubblici di Riuso e Riparazione per ridurre smaltimento e impatto ecologico. Blocco agli inceneritori.
Piano per la gestione forestale: istituire vivai forestali regionali per tutelare il patrimonio boschivo e portare la superficie protetta dal 20% al 30% entro 5 anni.
Bonifiche ambientali: istituire un Osservatorio Popolare con funzione di controllo indipendente su tutti i processi di bonifica. Avviare il censimento delle discariche abbandonate e metterle in sicurezza. Chi ha inquinato paghi, a partire dalle bonifiche del KEU che non possono cadere sulle tasche dei cittadini.
Dissesto idrogeologico: promuovere un piano di manutenzione ordinario e straordinario con priorità alle condizioni di criticità.
Spiagge libere: ridurre progressivamente i tratti in concessione e promuovere piani spiagge comunali.
Potenziamento dell’ARPAT: rafforzare l’agenzia con risorse economiche e umane adeguate a garantire un monitoraggio ambientale efficace e la piena tutela del territorio.
Alpi Apuane: approvare un Piano Integrato che superi le norme favorevoli all’estrazione intensiva, riveda la normativa sulle “aree contigue” e coinvolga associazioni ambientaliste per proteggere l’ecosistema.
La buona agricoltura: rafforzare la filiera a km zero e di trasformazione dei raccolti; blocco del cambio di destinazione delle aree agricole in aree no food.
Benessere animale: potenziare i controlli sugli allevamenti intensivi per garantire igiene e rispetto degli animali, incentivare la loro dismissione e promuovere gli allevamenti all’aperto.
Accanto a queste priorità, il nostro programma di governo affronta anche altri temi decisivi per segnare una discontinuità radicale con le politiche del passato.
Diritto alla casa e all’abitare
Bloccare gentrificazione e overtourism: contrastare la trasformazione dei centri storici in parchi a tema per turisti, favorendo il ritorno dei residenti con misure di calmieramento degli affitti.
Piano straordinario di Edilizia Residenziale Pubblica per raggiungere quota 100mila case popolari senza consumo di suolo basato sulla riconversione del patrimonio pubblico e di grandi enti dismesso compatibile con la residenza.
Regole stringenti sugli affitti brevi: limitare la proliferazione di B&B, studentati di lusso e hotel travestiti da residenze; introduzione di un numero massimo di posti letto a destinazione turistica nei centri storici), imporre quote obbligatorie di affitti a canone calmierato e residenze stabili.
Case vuote, case per tutti: rendere utilizzabile il vasto patrimonio edilizio pubblico e privato sfitto per contrastare il paradosso “case senza gente e gente senza casa”. Massimali delle aliquote IMU sui grandi patrimoni immobiliari sfitti.
Contrasto alla speculazione edilizia: bloccare i cambi di destinazione d’uso che riducono l’offerta residenziale; introdurre vincoli sociali e quote minime di alloggi popolari in ogni operazione immobiliare.
Difesa dagli sfratti: attivare una reale graduazione degli sfratti, rafforzare i contributi affitto e gli strumenti di sostegno ai redditi per prevenire morosità incolpevoli e nuove emergenze abitative.
Piano straordinario per le aree interne: contrastare lo spopolamento attraverso incentivi alla residenza, recupero edilizio a fini sociali, servizi pubblici di prossimità e politiche di riequilibrio territoriale.
Una rete per i diritti dei senza fissa dimora: costruire una rete tra Comuni e associazioni di volontariato per garantire ai senza fissa dimora la possibilità di ottenere la residenza anagrafica.
Accoglienza
No ai CPR in Toscana: impedire l’apertura di Centri di Permanenza per il Rimpatrio, luoghi di violazione sistematica dei diritti fondamentali, sul territorio regionale.
Sistema di accoglienza diffuso: estendere l’esperienza dei SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) su tutto il territorio regionale per offrire percorsi concreti di integrazione.
Residenza e permessi di soggiorno: possibilità di residenza fittizia anche presso associazioni ed enti per agevolare il rinnovo dei permessi e garantire accesso ai diritti e ai servizi essenziali.
Reti di solidarietà: rafforzare le reti territoriali di supporto e solidarietà per affrontare in modo condiviso e comunitario l’accoglienza delle persone migranti.
Tutela legale: istituire sportelli legali gratuiti a sostegno delle persone migranti, per assisterle nelle pratiche burocratiche e difenderle da sfruttamento e abusi.
Integrazione: promuovere interventi di sostegno e percorsi di formazione che favoriscano l’inserimento sociale, lavorativo e abitativo delle persone migranti, in coerenza con l’art. 4 dello Statuto regionale.
Mediazione linguistica e culturale: investire nella presenza di mediatori linguistici e culturali non solo nei luoghi dell’accoglienza, ma anche all’interno dei servizi pubblici.
Mobilità
Una grande opera necessaria: realizzare una metropolitana di superficie est–ovest (Arezzo- Firenze–Pisa) e nord–sud (Massa–Grosseto/Orbetello) collegata in maniera intermodale con il trasporto pubblico su gomma, per spostare quote di mobilità privata verso il trasporto pubblico.
Ripubblicizzare il trasporto pubblico su gomma: impugnare la gara per inadempienza e programmare il ritorno a una gestione pubblica, finanziata anche con fondi europei e parte dell’addizionale IRPEF.
Riorganizzare il servizio: creare aziende speciali pubbliche per bacino, ampliare il parco mezzi, rafforzare le linee deboli e coinvolgere cittadini, utenti e lavoratori nel controllo del servizio.
Tariffe solidali: introdurre un sistema tariffario progressivo, con gratuità per studenti e lavoratori su tratte dedicate. Migliorare frequenza e velocità delle corse per garantire un servizio capillare su tutto il territorio.
Mobilità sostenibile: pianificare insieme agli enti locali azioni per il trasporto elettrico, car pooling, car sharing, uso della bici, piste ciclabili e intermodalità bici/ferro/gomma.
Alta Velocità: bloccare definitivamente il sottoattraversamento di Firenze, opera costosa e dannosa per l’ambiente. Destinare le risorse pubbliche per potenziare il trasporto regionale.
Trasporti marittimi dell’Arcipelago toscano: riportare a gestione pubblica il servizio, con maggiori investimenti e navi ecologicamente sostenibili.
No all’ampliamento di Peretola: fermare la nuova pista aeroportuale e valorizzare l’integrazione attraverso metropolitana di superficie con l’aeroporto di Pisa, liberato dalle servitù militari. Rifiutare il nuovo piano ENAC
Sì al Parco della Piana: portare a compimento un progetto all’avanguardia che tutela un ecosistema fragile con filiere corte, agrobiodiversità e pratiche di agricoltura rigenerativa.
No alle Grandi Opere Inutili che deturpano il territoriocome le grandi arterie in corso di realizzazione (Assi Viari e Asse di Penetrazione nella Provincia di Lucca e la trasformazione della superstrada Rosignano–Grosseto in autostrada, ribadendo la contrarietà ai pedaggi elevati)
No alle grandi navi da crociera: rifiutare il modello dei “giganti del mare” che inquinano l’ambiente e creano lavoro precario.
Porti elettrificati: favorire le installazioni destinate al “cold ironing” affinché le navi ormeggiate possano attingere energia direttamente dalle banchine e ridurre le emissioni.
Scuola e cultura
Asili nido e scuole dell’infanzia: abolire sovvenzionamenti a scuole private e paritarie; piano straordinario di edilizia scolastica per rilanciare l’offerta pubblica dall’infanzia alla secondaria di primo grado.
Diritto allo studio universitario: contrastare la trasformazione di alloggi studenti in strutture di lusso, restituendo priorità alla residenzialità come strumento di equità sociale.
Formazione e lavoro: rompere il circolo vizioso di smantellamento degli istituti professionali di secondo grado che vedono sempre di più ridurre l’offerta formativa di area comune (ormai quadriennale) per competere con i corsi organizzati da agenzia formative private finanziate dalla Regione (IeFP). Bloccare ogni finanziamento all’istruzione secondaria privata.
Tutela dei lavoratori e delle lavoratrici dei beni culturali: contro le esternalizzazioni, ridurre la precarietà, garantire salari dignitosi, tutelare il lavoro retribuito e valorizzare i titoli e i profili professionali.
Diritti per tuttɜ
Contrasto alla violenza di genere e all’omolesbobitransfobia: promuovere l’educazione di genere, alle differenze e alla sessualità nelle scuole con formazione specifica per personale scolastico e amministrativo.
Rafforzamento dei servizi: sviluppare e potenziare la rete di centri antiviolenza, case rifugio e case per la semiautonomia tramite bandi dedicati, garantendo libertà di scelta e autodeterminazione delle persone.
Identità alias: istituire la carriera alias a tutti i livelli, monitoraggio della effettiva accessibilità della pratica (per cui non sia richiesta una diagnosi, ma che si basi sul principio dell’autodeterminazione).
Servizi sanitari inclusivi per la comunità LGBTQIA+: garantire accesso equo e non discriminatorio, potenziare sportelli di supporto specializzati e prevedere formazione obbligatoria del personale sanitario.
Istituti penitenziari: integrare il personale medico-sanitario, oggi sottodimensionato, e sviluppare attività lavorative e formative finalizzate al reinserimento sociale delle persone detenute dopo il fine pena.
Partecipazione
Partecipazione integrata: promuovere la partecipazione in tutte le fasi delle politiche pubbliche e assicurare il seguito concreto ai progetti scaturiti dai processi partecipativi.
Rafforzamento della legge e dei finanziamenti: triplicare il fondo regionale; potenziare la struttura amministrativa e mantenere l’Autorità per la Partecipazione come organismo indipendente e di garanzia.
Impegno politico: nominare un Assessore e un Consigliere regionale con delega alla partecipazione; sostenere le proposte di iniziativa civica semplificando procedure e tempistiche.
Obblighi di verifica: introdurre l’obbligo di verificare se un luogo è stato oggetto di percorso partecipativo prima di qualsiasi intervento pubblico e di tenere conto dei relativi esiti.
Ritorno al proporzionale: considerare il sistema elettorale proporzionale come priorità politica per contrastare l’astensionismo e rafforzare la rappresentanza delle forze politiche al di fuori del bipolarismo.
Digitale
Trasparenza e partecipazione: portale Open Government regionale con dati leggibili su bilanci, appalti e spesa pubblica. Avviare piattaforme digitali per consultazioni cittadine e bilancio partecipativo.
Servizi digitali per tutti: istituire uno sportello unico digitale per sanità, scuola, casa, lavoro e servizi sociali; fornire formazione gratuita all’identità digitale (SPID, CIE) per ridurre il divario digitale.
Digitale e sviluppo economico: promuovere un piano regionale per le competenze digitali; creare una rete pubblica di hub tecnologici regionali, in collaborazione con università e centri di ricerca.
Fulvio Paolo Cervini è professore ordinario di storia dell’arte medievale e tutela dei beni culturali all’Università di Firenze, dove ha studiato e dove lavora da vent’anni. Dal primo novembre sarà direttore del Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo. In precedenza era stato funzionario del Ministero dei Beni Culturali e Direttore dell’Armeria Reale di Torino. Membro del consiglio di amministrazione delle Gallerie degli Uffizi, è stato presidente della Consulta universitaria nazionale degli storici dell’arte. Iscritto a Possibile, è impegnato da tempo in campo sociale, specie per quanto concerne la difesa del patrimonio culturale e paesaggistico. Fa parte di Firenze Città Aperta e Salviamo Firenze.
Daniela Boschi, 46 anni, lavora nel settore bancario dove per 15 anni ha svolto attività sindacale, sia come delegata che in confederazione. È candidata al Consiglio Regionale Toscana, raccogliendo questa sfida perché ritiene che sia necessario impegnarsi in prima persona per cambiare le cose, piuttosto che continuare a dire che le cose non cambiano mai. Crede nella resistenza e nell’insistenza più che nella resilienza, credo nella politica e nelle politiche fatte dalle donne anche per le donne. È femminista e si riconosce nelle lotte intersezionali. È fieramente antifascista. Ha una figlia e due figli che spera possano vivere in una Toscana migliore, ma non si candida per loro: si candida perché ci crede. Pace, ambiente, salute e lavoro: crediamoci insieme!
Sandro Targetti, nato a Firenze nel 1948, è un ferroviere (capotreno) in pensione. Nipote di Guido, fucilato al Campo di Marte durante la Resistenza, ha aderito giovanissimo alla sinistra (Fgci, Pci, Ao, Dp e dal ’91 al Prc) e partecipato a vari movimenti di base sociali e sindacali. Per il Partito della Rifondazione COmunista è stato consigliere al Comune di Firenze, in quello di Campi Bisenzio e nella Provincia di Firenze. Antifascismo, ripudio della guerra, solidarietà internazionale, lotta contro ogni discriminazione hanno sempre caratterizzato il suo impegno di comunista per un’alternativa al capitalismo. Attualmente è attivista per il diritto alla casa (Rete Antisfratto Area Fiorentina), nei movimenti per la tutela della Piana (no inceneritori, no aeroporto, no tav) e solidale GKN.
Elisa Romano, laureata in lingue straniere e traduzione, è insegnante e soprattutto caregiver di sua figlia. Vive a Scandicci e da anni porta avanti proteste e istanze in favore dell’inclusione e dei diritti delle persone con disabilità, sia in ambito scolastico sia socio-assistenziale. Fare rete e sostenersi tra famiglie è fondamentale, e con la candidatura al Consiglio Regionale intende continuare questa attività con un ruolo istituzionale, facendosi portavoce delle istanze che riguardano i caregiver familiari.
In questi giorni in tutta la Regione centinaia di attiviste e attivisti sono impegnati nella raccolta firme per la presentazione della lista Toscana Rossa alle prossime elezioni regionali. Un progetto che vede Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e Possibile, assieme a tante realtà civiche del territorio, impegnate in un progetto per riportare la sinistra di alternativa in Consiglio Regionale con Antonella Bundu candidata Presidente.
Per fare tutto questo, data la legge elettorale vigente, dobbiamo raccogliere circa 10.000 firme tra le 13 circoscrizioni della Regione. Qui di seguito l’elenco degli appuntamenti in cui sarà possibile firmare in Provincia di Firenze: è un elenco in continuo aggiornamento.
FIRENZE
– Venerdì 29/08 ore 10:00 – 15:00 presso Le Erbe di Giò (Mercato Centrale di San Lorenzo) – Domenica 31/08 ore 19:00-22:00 presso CSRS di Castello (via Reginaldo Giuliano 374) – Martedì 02/09 ore 19:00-22:00 presso Area Pettini Burresi (via Faentina 145)
CAMPI BISENZIO
– Dal 25 al 29 agosto dalle 17:00 alle 19:00 al Circolo Rinascita (Piazza Matteucci 11) – 30 agosto dalle 9:00 alle 12:00 al mercato in via Santo Stefano
LASTRA A SIGNA 30 agosto dalle 9:30 alle 13:30 al mercato in Viale dello Stadio 30 agosto dalle ore 21:00 in Piazza Garibaldi in occasione del concerto dei Modena City Ramblers
SCANDICCI 30 agosto dalle 10:00 alle 13:00 presso il mercato settimanale in Piazza Togliatti
SAN CASCIANO VAL DI PESA 23 agosto dalle 18:00 alle 20:00 alla Casa del Popolo di Mercatale
SCARPERIA e S. PIERO 23 agosto dalle 16:00 alle 17:30 al Mercato di S. Piero a Sieve
BORGO SAN LORENZO 26 agosto dalle 9:00 alle 12:00 al Mercato di Borgo San Lorenzo
BARBERINO DI MUGELLO 28 agosto dalle 16:00 alle 19:00 in piazza IV Novembre (Galliano)
VICCHIO Giovedì 28 e sabato 30 agosto dalle 9:30 alle 12:30 in via Garibaldi (angolo Piazza della Vittoria)
MARRADI 31 agosto dalle 17:00 alle 20:00 al Concerto dei Modena City Ramblers al Mercato Coperto
IMPRUNETA 30 agosto dalle 9:30 alle 11:30 in Piazza Buondelmonti in occasione del mercato settimanale
BAGNO A RIPOLI 28 agosto dalle 18:30 alle 20:30 ai Giardini della Ciclabile a Grassina 29 agosto dalle 18:30 alle 20:30 in Piazza U. Peruzzi all’Antella
EMPOLESE VALDELSA
– 28 agosto dalle 9:00 alle 12:00 a Empoli al mercato cittadino Ponte sull’Orme – 28 agosto alle 18:00 aperitivo con Antonella Bundu al Circolo ARCI di Ponzano (via Ponzano 314, Empoli) – 29 agosto dalle 16:00 alle 19:30 a Empoli in via Ridolfi all’angolo con via del Giglio
VALDARNO
– Da martedì 26 a venerdì 29 agosto dalle 16:30 alle 19:30 davanti alla Coop di San Giovanni Valdarno (via Napoli, San Giovanni Valdarno) – Sabato 30 agosto dalle 9:30 alle 12:30 in Piazza Cavour, in occasione del mercato settimanale di San Giovanni Valdarno.
Inoltre, è possibile sottoscrivere la lista di Toscana Rossa presso gli uffici dei comuni di Firenzuola, Palazzuolo sul Senio, Marradi, Vicchio, Empoli, Certaldo, Gambassi, Montelupo e Barberino Tavarnelle.
Sabato 9 agosto alle 17.30 , alla sala della Lega Maestri d’Ascia e Calafati (CRO Darsene, Viareggio, parte la campagna di TOSCANA ROSSA, l’alternativa a ogni tipo di campo largo e alle destre alle Elezioni regionali Toscana 2025. Con la partecipazione di chi lotta ogni giorno sul territorio, presenteremo i nostri candidati a partire dai temi che da sempre ci stanno a cuore: contro la militarizzazione della Regione, i soldi sprecati nelle armi, contro la NATO e l’imperialismo USA e UE, le grandi opere e la finanziarizzazione dei servizi con la multiutility, vogliamo una Toscana che metta al centro: PACE: riconversione civile di Camp Darby, lo stop all’allargamento dell’areoporto militare di Pisa, alla costruzione del Comando NATO a Rovezzano e il no alla nuova base GIS e Tuscania a San Rossore, a Pontedera e ovunque. AMBIENTE: una mobilità sostenibile e capillare, comunità energetiche realmente sostenibili e non come nuova fonte di speculazione sul mercato dell’energia LAVORO: il salario minimo di 10 euro agganciato all’inflazione per chi lavora nel pubblico e in appalto, un vero impegno nei controlli sulla sicurezza del lavoro SALUTE: servizi pubblici e laici, un servizio sanitario territoriale e capillare, un piano per il difesa del diritto all’abitare contro la speculazione sulla rendita immobiliare.
Sarà presente la nostra candidata alla presidenza della Giunta regionale della Toscana, Antonella Bundu, conosciuta nel mondo delle lotte per determinazione, costanza dell’impegno politico, e capacità di coniugare presenza istituzionale e militanza.
Cominceremo infine la raccolta firme: per presentare la nostra firma dobbiamo raggiungere quota 10.000 in piena estate! Un impegno che non ci spaventa perché dalla nostra parte abbiamo la partecipazione di chi fa politica per il bene collettivo.
SIAMO QUELLO CHE FACCIAMO: VIENI A SCOPRIRE TOSCANA ROSSA!
Un nuovo sondaggio condotto dalla Pennsylvania State University e rilanciato dal quotidiano israeliano Haaretz rivela un dato allarmante: l’82% degli ebrei israeliani è favorevole alla deportazione dei palestinesi di Gaza. L’indagine, realizzata nel marzo scorso intervistando un campione di 1.005 persone, mette in luce una crescente radicalizzazione dell’opinione pubblica israeliana nei confronti della popolazione palestinese, in un clima politico e sociale già fortemente teso a causa del massacro in corso nella Striscia.
Ma i dati non si fermano qui. Il 47% degli intervistati ha risposto affermativamente alla domanda se l’esercito israeliano, nel conquistare una città nemica, debba agire come gli Israeliti nella conquista biblica di Gerico, “uccidendo tutti i suoi abitanti”. Il riferimento è a un episodio dell’Antico Testamento narrato nel Libro di Giosuè, capitoli 2–6. Secondo il racconto biblico, quella di Gerico fu la prima grande vittoria degli Israeliti nella loro campagna per conquistare la Terra Promessa, dopo l’esodo dall’Egitto e i 40 anni nel deserto.
Un consenso trasversale e presente anche tra i laici Il sondaggio ha inoltre mostrato che il sostegno all’espulsione dei palestinesi da Gaza non è limitato ai settori più religiosi della società israeliana. Circa il 70% degli ebrei laici – spesso considerati moderati o liberali – si dichiara favorevole alla deportazione. Tra i gruppi religiosi, il sostegno supera il 90% tra Masortim (tradizionalisti), religiosi e ultraortodossi.
L’orientamento radicale si estende anche ai cittadini palestinesi di Israele: il 56% degli ebrei israeliani intervistati sostiene l’espulsione anche di questi. Tra i laici, il 38% si dice d’accordo con la rimozione dei palestinesi israeliani dal Paese.
Religione e guerra: la retorica dell’”Amalek” Sempre secondo lo studio della Pennsylvania State University, il 65% degli ebrei israeliani ritiene che esista un nemico moderno equivalente all’Amalek biblico (archetipo del nemico assoluto di Israele), la popolazione che la tradizione ebraica comanda di “sterminare senza lasciare memoria”. Di questi, il 93% crede che tale comandamento sia ancora valido oggi. Questo tipo di linguaggio, sempre più presente anche nei discorsi dei leader israeliani, è stato usato dallo stesso premier Benjamin Netanyahu, che ha incitato i soldati ad “agire contro Amalek” dopo gli attacchi del 7 ottobre.
Gli accademici: “Una radicalizzazione coltivata da decenni“ Secondo gli studiosi Shay Hazkani (Università del Maryland) e Tamir Sorek (Penn State University), citati da Middle East Eye, il sostegno massiccio a misure estreme non può essere attribuito solo al trauma del 7 ottobre. “Il massacro ha semplicemente scatenato demoni coltivati per decenni – scrivono – attraverso i media, il sistema giudiziario e l’istruzione“. I dati del sondaggio evidenziano anche la forte influenza dell’ambiente militare e culturale: solo il 9% degli uomini ebrei sotto i 40 anni – fascia che comprende la maggior parte dei soldati – si oppone in modo netto alle idee di deportazione dei gazawi.
Segnaliamo l’ iniziativa, organizzata dal Circolo di Rifondazione Firenze Est-Coverciano, che si terrà giovedì 29 maggio alle ore 18:00 presso il Circolo ARCI Andreoni, in via Andrea D’Orso 8.
Dmitrij Palagi (consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune e dirigente di Rifondazione Comunista) presenterà il libro “L’Europa di Gramsci” di Lelio La Porta e Francesco Merola (edizioni Bordeaux, 2023).
A seguire, presentazione del libro “Per un Pasolini relazionale e gramsciano” (edizioni Aracne, 2021) alla presenza dell’autore Augusto Mariani.
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