Documento approvato dal CPF di Firenze il 28/05/2026.
Il Comitato Politico Federale di Rifondazione Comunista Firenze esprime la più profonda e grave preoccupazione per le posizioni assunte dal Comitato Politico Nazionale nella sua ultima seduta, tenutasi dal 10 al 12 aprile.
Il documento approvato dalla maggioranza – con una maggioranza risicata, frutto di pochi voti di differenza – impegna l’intero partito in una linea politica che, a nostro avviso, si discosta significativamente da quanto pazientemente costruito negli ultimi anni sul campo, nelle piazze e nei quartieri della nostra città, della nostra provincia e della credibilità raggiunta a livello regionale.
Disconoscendo persino quanto affermato nel documento di maggioranza del Congresso di Montecatini – che pure aveva delineato una impossibilità a percorrere un’alleanza con il campo largo definendolo incapace di fare da argine alla destra – la Segreteria nazionale guidata da Maurizio Acerbo ha teorizzato, proposto e fatto approvare una linea drasticamente diversa. Si tratta di un endorsement esplicito alla coalizione del cosiddetto “campo largo” nelle prossime elezioni politiche, invocando un “fronte costituzionale” rinnovato, solo per il fine dichiarato di sconfiggere le destre al governo. Questa scelta solleva interrogativi sulla futura autonomia del partito e rischia di ipotecarne il futuro, imponendo dall’alto una subalternità che la nostra federazione rigetta con forza.
Sorvolando sulla fattibilità di tale accordo – come si può seriamente credere che, dopo la recente riforma costituzionale che ha decurtato drasticamente il numero di seggi in Parlamento, i partiti del campo largo concedano uno o due miserabili posti a chi, sin da ora, annuncia di rimanere all’opposizione? –, riteniamo che impegnare Rifondazione Comunista in una decisione del genere comprometta irrimediabilmente la nostra autonomia. Un passo del genere minerebbe alle fondamenta la nostra identità, frutto di anni di lotte territoriali, e porrebbe le basi per un processo di disgregazione e dissoluzione.
Al contrario, qui sul nostro territorio, Rifondazione Comunista ha dedicato gli ultimi quindici anni alla costruzione e al rafforzamento delle relazioni con chi rifiuta la logica della guerra e della speculazione. Siamo diventati un punto di riferimento imprescindibile per tutte quelle realtà che, ogni giorno, combattono contro la speculazione edilizia selvaggia, contro la trasformazione delle nostre città in parchi a tema per ricchi, a fianco di chi lavora anche precariamente e di chi difende con le unghie e con i denti il territorio e l’ambiente. Abbiamo marciato contro lo sfruttamento, in difesa dei diritti di tutte e tutti: pensiamo alle battaglie contro i licenziamenti nelle fabbriche del Valdarno e per i diritti dei lavoratori sia a fianco di GKN sia dei Sudd cobas, alle mobilitazioni per la sanità pubblica, alle lotte contro le privatizzazioni dei servizi di Alia. Posizioni cristalline, mai ambigue, che hanno permesso a compagne e compagni di Rifondazione di rappresentare coalizioni della sinistra di alternativa nelle amministrazioni locali.
In numerosi comuni della provincia, le nostre candidate e i nostri candidati hanno guidato liste che hanno costretto il Partito Democratico al ballottaggio o addirittura conquistato la guida delle giunte. Abbiamo vinto battaglie simboliche e concrete, tenendo sempre conto delle peculiarità territoriali ma senza mai perdere di vista l’obiettivo strategico: superare il bipolarismo che, negli ultimi decenni, ha provocato il crollo verticale della partecipazione democratica nel nostro paese. Qui, sul campo, abbiamo dimostrato che una sinistra autonoma, classista e ambientalista, può vincere e governare.
Ed è proprio qui che emerge la distanza tra la nostra prassi fiorentina e la linea nazionale: un accordo, anche solo di mera desistenza, con i partiti del campo largo – PD in testa – distruggerebbe in un sol colpo tutto questo patrimonio. Quegli stessi partiti che oggi vorremmo “sostenere” alle elezioni politiche nazionali sono gli artefici, sui nostri territori, delle politiche che combattiamo ogni giorno: la svendita del suolo pubblico a palazzinari e multinazionali, la privatizzazione rampante di sanità e trasporti, il sistematico mancato riconoscimento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Tale subalternità non solo verrebbe meno ai rapporti di fiducia costruiti con comitati cittadini, sindacati di base e movimenti ecologisti, ma isolerebbe Rifondazione dal tessuto vivo della lotta di classe, relegandola ad un ruolo di comparsa in un gioco già perso.
Chiediamo pertanto un immediato ripensamento della linea nazionale: l’avvio di una consultazione ampia e vincolante tra gli iscritti entro e non oltre il periodo estivo, che permetta l’espressione democratica della base del partito sul terreno spinoso delle alleanze e dei fronti elettorali. Vogliamo una reale e profonda discussione sull’eccezionalità di Rifondazione, sulla sua autonomia irrinunciabile e sul rifiuto di subalternità che ci ha sempre contraddistinti. Il territorio non è un dettaglio: è il cuore pulsante del partito e l’organizzazione che tutte le altre forze politiche ci invidiano; solo la democrazia interna potrà salvarci da derive imposte dall’alto.
Approvato con 27 voti a favore, 1 contrario, nessun astenuto.




