Pure con atterraggio dell’aereo in anticipo che ci ha fatto fare tardi.
Antonella Bundu è tra le persone rientrate in Italia dopo il sequestro in acque internazionali da parte delle forze armate israeliane e la propaganda tracotante di un Ministro di Israele.
Come sta? Consapevole, intera, non piegata.
Cosa ha vissuto? E insieme a lei cosa hanno vissuto gli equipaggi di mare della Global Sumud Flotilla? Una conferenza stampa è prevista per le 12:00 nei pressi dello stabilimento ex GKN di Campi Bisenzio, in cui interverranno anche lei e Dario Salvetti.
La nostra capogruppo non è un simbolo, o almeno non è solo questo. È un esempio di generosità disinteressata: di cui avere cura, come comunità, come cura bisogna avere di tutti i nostri percorsi.
Il popolo palestinese continua a soffrire, il governo di Israele continua ad agire impuntito: ma è la prima volta, da anni, che tante voci critiche e indignate si muovono persino da ambienti rimasti per molto tempo in silenzio.
La Global Sumud Flotilla ha ottenuto molto. Non abbastanza, ma tanto più di niente. Anche di questo c’è da avere cura.
Finisce una giornata lunga (praticamente 24 ore) e piena di emozioni (conclusa con l’abbraccio a Fiumicino e il viaggio “dal tramonto all’alba”, ma senza vampiri), per cui non posso che ringraziare, perché sono un’opportunità che nasce da percossi condivisi, comuni, rispetto alle funzioni che ci ritroviamo a poter svolgere per quello in cui crediamo.
Bentornata ❤️✊
Dimitrij Palagi
A seguire pubblichiamo il reel dell’Espresso nel quale Antonella racconta il sequestro e la detenzione umanitaria da parte dell’esercito più buono del mondo.
COMUNICATO DELLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI IN ITALIA API, GPI E UDAP – CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA 3 marzo 2026
Da oggi, ogni parola su democrazia, libertà o diritti umani pronunciata dagli Stati Uniti o dall’Europa è solo il rantolo di un Impero morente che cerca di nascondere il proprio volto di carnefice.
L’attacco congiunto statunitense e “israeliano” sferrato all’alba del 28 febbraio 2026 contro l’Iran è l’innesco di una guerra totale nella regione, un messaggio di ferro e fuoco all’intera umanità. Mentre da settimane a Ginevra si tenevano negoziati tra Teheran e Washington, e proprio mentre l’Iran cercava un possibile, seppur fragile, percorso diplomatico, gli Stati Uniti insieme al loro braccio armato e figlio prediletto – “Israele” – e ai loro alleati decadenti in Europa, hanno scelto la via della distruzione.
Hanno sputato in faccia all’opinione pubblica mondiale, e la macchina della propaganda in Italia e in tutto l’Occidente è già partita a mille, tentando di vendere questa becera aggressione come un fantomatico “attacco preventivo”. Con questa mossa, dichiarano di essere, ancora una volta, i padroni del mondo, rivendicando apertamente il diritto di esercitare ogni forma di violenza per mantenere il proprio dominio globale.
A rendere ancora più esplicite le mire di questa aggressione sono le parole pronunciate pochi giorni fa dallo stesso ambasciatore statunitense in “Israele”, Michael Huckabee, che in un’intervista ha dichiarato senza mezzi termini che l’entità sionista avrebbe un “diritto biblico” a controllare le terre che si estendono dal Nilo all’Eufrate, aggiungendo che “sarebbe giusto se prendessero tutto”. Dichiarazioni che sono conferma di un progetto chiaro: la creazione del cosiddetto “Grande Israele”, l’egemonizzazione dell’intera regione attraverso la distruzione di ogni popolo o Stato che si opponga a questo disegno.
Il sistema di sicurezza fondato sull’egemonia statunitense è ormai crollato, e la guerra si estende oltre i confini dell’Iran colpendo le basi USA nella regione. Non si tratta di attacchi contro i popoli arabi, ma della risposta alle infrastrutture militari da cui partono le aggressioni. I governi che hanno ospitato queste basi si ritrovano ora esposti a un conflitto che hanno contribuito ad alimentare: nessun paese che sostiene la presenza militare statunitense è al sicuro, e l’architettura di potere costruita da Washington nella regione mostra tutta la sua fragilità.
Le immagini della distruzione che giungono da tutta la regione – mentre le basi USA in Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Emirati, Giordania, Iraq e Kuwait vengono colpite una dopo l’altra – indicano chiaramente che l’Impero ha varcato una linea rossa; la guerra tornerà all’interno dei suoi confini, i mali inflitti torneranno a colpire chi li ha causati. Per questo chi lotta all’interno dell’Impero ha oggi una responsabilità storica. I movimenti, le realtà antagoniste, ogni forza realmente oppositiva, devono organizzarsi per fare fronte comune contro i criminali che ci governano: da “Israele” agli Stati Uniti, passando per l’Italia. E qui è necessario registrare ciò che sta accadendo in queste ore a Roma, dove le dichiarazioni dei ministri rivelano un’ipocrisia senza precedenti e una complicità vergognosa con l’aggressione in corso.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dichiarato: “L’idea è quella di costringere l’Iran a cambiare politica, a sedersi a un tavolo negoziale e desistere dall’idea di dotarsi di un’arma nucleare”. Parole che suonano come una beffa atroce: mentre i jet “israeliani” e statunitensi devastano obiettivi militari e civili, il governo italiano “spera” che l’aggressione serva a riportare l’Iran al tavolo negoziale. Ma quale tavolo? Quello stesso tavolo a cui Teheran era seduta da settimane a Ginevra, proprio mentre USA e entità sionista preparavano l’attacco? La menzogna è così trasparente da offendere l’intelligenza di chiunque.
Ancora più esplicito e criminale è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in un’intervista a SkyTg24 ha difeso apertamente l’attacco: “Le soluzioni non sono mai quelle di risolvere con la guerra, ma se ‘Israele’ viene minacciata per la sua esistenza, reagisce attaccando. Il problema, ripeto, è l’arma nucleare e il numero dei missili a lungo raggio dell’Iran che possono colpire anche l’Occidente”. Tajani ha aggiunto che “l’obiettivo americano è quello di eliminare qualsiasi rischio nucleare per l’Occidente, innanzitutto per “Israele’” .
Ecco dunque svelato il ruolo dell’Italia: un alleato fedele che giustifica, che legittima, che propaganda. Tajani non si limita a “monitorare”: difende l’attacco, lo spiega, lo presenta come una reazione legittima a una presunta minaccia. Intanto le basi italiane – da Sigonella ad Aviano – continuano a funzionare come piattaforme logistiche per le operazioni statunitensi. Il governo tace su questo, non ne parla, non lo dichiara. Ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti: il territorio italiano è già una piattaforma della guerra, e le dichiarazioni dei ministri sono il velo di ipocrisia con cui si cerca di coprire questa complicità.
Il nostro compito, dunque, è rompere questo ingranaggio. Boicottare l’economia di guerra, opporci al riarmo, denunciare il coinvolgimento diretto e indiretto nelle aggressioni imperialiste in Palestina, in Iran, nel mondo arabo e in tutta la regione. Chiamiamo al boicottaggio attivo della guerra, delle armi, delle infrastrutture militari, dell’economia che si nutre del sangue dei popoli. È il momento di dare una risposta decisiva alla guerra sistemica che l’Impero scatena per difendere i propri profitti e realizzare i propri sogni di dominio, vedendo in noi solo carne da macello per i suoi interessi politici ed economici.
GIÙ LE MANI DALL’IRAN FERMIAMO LA GUERRA GLOBALE FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA EMBARGO TOTALE CONTRO “ISRAELE”
Associazione dei Palestinesi in Italia (API) Giovani Palestinesi Italia (GPI) Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP)
Venerdì 12 dicembre al Circolo Boncinelli in Via di Ripoli n. 209E i circoli di Rifondazione Comunista Bagno a Ripoli e Firenze Sud organizzano, insieme a Potere al Popolo, un’iniziativa dal titolo “Scuola o caserma? Il prossimo passo della NATO“.
Sarà un’occasione di riflessione sul pericolo costituito dall’ingresso della propaganda militarista anche nella scuola. Verrà inoltre presentato l’opuscolo “Equilibri armati nel Mediterraneo: i legami tra NATO e Israele”, con la partecipazione del Comitato “NO Comando NATO né a Firenze né altrove”.
È previsto un apericena, per il quale sarà possibile prenotarsi contattando Antonio al numero 3333630738
Fronte Popolare: “Greater Israel Vision” è un progetto espansionistico che smaschera le intenzioni maligne dell’entità sionista e rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale araba 13 agosto 2025 | 21:55
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina afferma che le dichiarazioni del Primo Ministro del nemico sionista, il criminale di guerra Benjamin Netanyahu, riguardo alla cosiddetta “Visione del Grande Israele” rivelano chiaramente le intenzioni espansionistiche maligne dell’entità sionista, le cui radici risalgono a decenni fa, prendendo di mira la Palestina e tutti i paesi arabi circostanti, e facente parte di un piano sistematico per dominare il territorio arabo e controllare le capacità del suo popolo, il che rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale araba e alla stabilità della regione.
Ciò che sta accadendo oggi sul campo in termini di guerra di sterminio sionista nella Striscia di Gaza, la continua espansione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata, i ripetuti attacchi al Libano, alla Siria e allo Yemen e le minacce dirette alla Giordania e all’Egitto, indicano tutti che l’entità sionista cerca di attuare un programma espansionistico globale, sostenuto da piani coloniali a lungo termine e con il via libera americano, con l’obiettivo di consolidare la propria influenza e imporre nuovi fatti sul campo a scapito dei diritti legittimi del popolo palestinese e della nazione araba.
L’insistenza dell’entità sionista nel promuovere questo piano e il suo attacco diretto all’Egitto e alla Giordania, in particolare all’Egitto, avviene nel contesto della sua consapevolezza di ciò che quest’ultima rappresenta come potenza regionale araba e un asse importante della sicurezza nazionale al confine di Gaza, poiché cerca di bloccare la strada a qualsiasi ascesa o movimento arabo guidato dal Cairo, in una fase che ha anche un carattere di ritorsione legato alla sua posizione di rifiuto del progetto di sfollamento. Il conseguente tentativo di indebolire l’esercito egiziano e di concentrarsi sul suo ruolo nella protezione della sicurezza nazionale araba.
Affrontare questo pericoloso progetto richiede sforzi arabi concertati, utilizzando vari strumenti e forme di pressione, in particolare fermando la guerra a Gaza come priorità, e unendosi nell’affrontare questo piano, basato sul possesso da parte della nazione araba delle capacità, delle capacità e dei mezzi di pressione che le consentono di contrastarlo e prevenire qualsiasi attacco volto a destabilizzarlo o a liquidare i diritti storici dei suoi popoli.
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Appello del vicesegretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Jamil Mazhar
Unità nazionale per affrontare i piani sionisti-americani di sfollamento e pulizia etnica
Alla luce dei pericolosi sviluppi che sono stati nuovamente rivelati attraverso le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che non si sono limitate a giustificare i crimini dell’occupazione e a fornirle armi, ma si sono estese a rivelare le intenzioni americane di controllare la Striscia di Gaza e imporre accordi volti a sfollare con la forza il nostro popolo e a ridisegnare il panorama politico e geografico in modo da servire l’occupazione e i suoi progetti espansionistici, noi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina chiediamo una posizione nazionale unita e seria per contrastare questi progetti di liquidazione che prendono di mira la nostra esistenza, identità e diritti storici.
Ciò a cui il nostro popolo è sottoposto oggi in termini di aggressione sionista su vasta scala, escalation di aggressioni e piani di giudaizzazione in Cisgiordania, nonché premeditate intenzioni sioniste per lo spostamento forzato sistematico del nostro popolo, fa parte di un piano integrato che mira a riprodurre una nuova Nakba con il diretto supporto americano. Le recenti dichiarazioni di Trump sulla necessità di un “controllo completo su Gaza” rivelano chiaramente le vere intenzioni dell’amministrazione statunitense e dei suoi partner nell’entità sionista, che cercano di svuotare la Striscia dei suoi residenti per raggiungere piani che prendono di mira la Cisgiordania imponendo nuovi fatti sul terreno. Non è più accettabile che lo stato di attesa o di frammentazione e divisione nell’arena palestinese continui. Piuttosto, ciò che è richiesto oggi è un confronto completo e unitario di questi pericoli, rifiutando tutte le differenze interne e impegnandosi immediatamente in un confronto nazionale e popolare completo.
In questo contesto, chiediamo:
Chiedere al Presidente Mahmoud Abbas di convocare un incontro immediato dei segretari generali delle fazioni palestinesi per sviluppare un piano nazionale unificato per affrontare i pericoli che minacciano la causa palestinese e ostacolare i piani americano-sionisti. Questo incontro dovrebbe portare alla formazione di una leadership nazionale temporanea che gestirà il campo e il confronto politico, rafforzerà la fermezza del nostro popolo, organizzerà movimenti popolari e resistenza contro l’occupazione e ostacolerà progetti di sfollamento e liquidazione.
Formare un governo di consenso nazionale per gestire la situazione in Cisgiordania e a Gaza, guidare le operazioni di ricostruzione e soccorso, rompere l’assedio e coordinare gli sforzi politici, diplomatici e legali per perseguire l’occupazione per i suoi crimini.
Intensificare lo scontro nella Cisgiordania occupata rafforzando il lavoro di resistenza in tutte le sue forme contro l’esercito di occupazione e le bande di coloni e imponendo nuove equazioni che pongano fine al terrorismo sionista in corso contro il nostro popolo.
Costruire una posizione araba e internazionale a sostegno del nostro popolo attraverso un’intensa azione per denunciare i piani americano-sionisti, mobilitando la più ampia solidarietà politica e popolare con la nostra lotta, imponendo l’isolamento internazionale all’entità sionista e bloccando qualsiasi tentativo di fornire copertura internazionale o regionale per progetti di sfollamento e liquidazione, in particolare i piani di Trump.
Ci troviamo di fronte a un pericolo esistenziale che richiede la mobilitazione di tutte le energie del nostro popolo e l’unione degli sforzi per contrastare l’aggressione americano-sionista, impegnandosi anche a sconfiggere tutti i tentativi di smantellare o liquidare la nostra causa. Le recenti dichiarazioni americane sono un chiaro annuncio delle intenzioni di Trump e dell’occupazione, e sono un avvertimento per tutte le forze nazionali che la nostra battaglia odierna è una battaglia per l’esistenza, che richiede unità di posizione e l’investimento di tutte le energie nel servire l’obiettivo di sventare questi piani.
Vice Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Jamil Mazhar Giovedì: 6-febbraio-2025
🔴 Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina: — Il Fronte Popolare elogia lo scontro dei sostenitori della Palestina nei Paesi Bassi per aver contrastato i tentativi dei sionisti di bruciare la bandiera palestinese, affermando che l’entità sionista è diventata isolata e vilipesa a livello globale.
Il Fronte Popolare elogia la consapevolezza dei sostenitori e dei promotori del popolo palestinese nei Paesi Bassi, che hanno coraggiosamente sventato un tentativo da parte di un gruppo di tifosi sionisti di bruciare la bandiera palestinese dopo aver lasciato una partita di calcio, diffondendo caos e vandalismo nelle strade di Amsterdam.
Questi eventi sottolineano il crescente rifiuto popolare dell’entità sionista, che è diventata un paria sulla scena mondiale.
Queste azioni dei sostenitori dell’entità sionista sono semplicemente un’estensione del sistema di genocidio coloniale e razzista che l’entità rappresenta, esponendo la falsa narrazione della “vittima” che l’entità sionista e i suoi sostenitori tentano di promuovere al mondo, mentre i suoi crimini e le sue bugie vengono sempre più rivelati.
Ciò che è accaduto nei Paesi Bassi è un chiaro messaggio che indica l’aumento della solidarietà globale con il popolo palestinese e la rabbia crescente verso le posizioni ufficiali europee che sono complici e a sostegno dell’entità sionista.
Il Fronte Popolare chiede di espandere questo stato di solidarietà globale, continuando le campagne per smascherare le bugie sioniste, contrastando la loro falsa narrazione e lavorando per isolare questa entità fascista e razzista, boicottandola a tutti i livelli politici, mediatici, culturali e sportivi.
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina Central Media Bureau 8 novembre 2024
Pagine Esteri, 8 novembre 2024. Il parlamento israeliano ha approvato, lo scorso 6 novembre, due leggi riguardanti nuove pene e misure detentive per i cittadini accusati di “terrorismo”, destinate cioè ai palestinesi con cittadinanza israeliana.
Le nuove norme permetteranno la deportazione di intere famiglie e la detenzione, anche con la pena dell’ergastolo, dei bambini sotto i 12 anni di età.
Le famiglie dei palestinesi d’Israele accusati di aver compiuto “atti di terrorismo” potranno infatti essere deportate al di fuori dello Stato ebraico, a Gaza o altrove. L’allontanamento forzato potrà durare dai 7 ai 15 anni per i cittadini israeliani e dai 10 ai 20 anni per i residenti.
Per applicare la nuova legge, le persone indicate dalle autorità di Tel Aviv come “agenti terroristici” non dovranno per forza di cose essere stati condannati ma basterà la formulazione dell’accusa o, addirittura, il sospetto durante la custodia sotto detenzione amministrativa. La norma consente, in questi casi, l’espulsione se si presume che un membro della famiglia sia a conoscenza o avrebbe dovuto conoscere un atto di terrorismo pianificato, lo abbia sostenuto o abbia espresso pubblicamente elogi, simpatia o incoraggiamento per l’atto. Le accuse di “terrorismo” sono rivolte agli arabi israeliani, mentre per i cittadini ebrei di Israele viene applicata la legge “standard”. Il sistema giuridico a due livelli applicato dai governi di Tel Aviv è al centro, da anni, di condanne e accuse da parte di numerose organizzazioni che si occupano di diritti umani e delle associazioni che monitorano nello specifico i diritti della comunità dei cittadini arabi di Israele.
A questi ultimi è destinata anche la seconda legge approvata mercoledì 6, dedicata nello specifico ai cittadini israeliani al di sotto dei 12 anni condannati per omicidio o tentato o tentato omicidio classificati come “atto di terrore” o collegati a una “organizzazione terroristica”. I bambini arabo-israeliani potranno ora essere detenuti e condannati all’ergastolo, mentre i minorenni ebrei israeliani sono sottoposti alle normali accuse e procedure penali, che escludono la detenzione per i minori di 14 anni (che possono essere ospitati in strutture di recupero) ed esentano i minori di 12 anni da qualsiasi tipo di responsabilità penale. Per i 12enni palestinesi dei territori occupati, al contrario, già sottoposti alla legge militare, è consentito l’arresto.
L’organizzazione indipendente per i diritti umani, il centro legale Adalah, ha dichiarato che la Knesset istituzionalizza politiche di apartheid: “Il recente passaggio di queste leggi segnala una pericolosa escalation nella repressione di Israele sui diritti palestinesi, inquadrata con il pretesto dell’antiterrorismo. Queste misure consentono allo Stato di punire collettivamente i palestinesi – sia cittadini di Israele che residenti di Gerusalemme Est occupata – autorizzando la deportazione di intere famiglie e sottoponendo minori di 12 anni a severe pene detentive. Queste leggi incarnano la punizione e la vendetta, come apertamente notato dai legislatori israeliani. Attraverso queste leggi, Israele radica ulteriormente il suo sistema giuridico a due livelli, con una serie di leggi per gli ebrei-israeliani sotto il diritto penale e un’altra, con diritti inferiori, per i palestinesi con il pretesto dell’antiterrorismo. Incorporando politiche simili all’apartheid nella legge, la Knesset ha ulteriormente istituzionalizzato l’oppressione sistemica, in violazione sia del diritto internazionale che dei diritti umani e costituzionali fondamentali”. Pagine Esteri
⚡⚡⚡Panico tra l’intelligence dell’ angolosfera e l’ IDF: trapelato rapporto del Pentagono top secret altamente sensibile sui preparativi di un attacco israeliano contro l’Iran
Il canale Telegram Middle East Spectator ha pubblicato il 18 ottobre dei leak classificati destinati ai Paesi del five eyes che riguardano i preparativi di un attacco su larga scala di Israele in risposta all’ Iran.
➡Tra le altre cose i leaks confermano che Israele possiede testate nucleari. “Una fonte informata all’interno della comunità di intelligence statunitense ha condiviso con noi un documento di intelligence statunitense “top secret” estremamente sensibile della NGIA, datato 15-16 ottobre, che descrive in dettaglio i preparativi israeliani per un attacco su vasta scala all’interno dell’Iran”, si legge sul canale. La CNN conferma l’autenticità dei documenti, dopo aver consultato una fonte a conoscenza dei fatti, che ha definito la fuga di notizie “estremamente preoccupante”.
Il rapporto altamente classificato proviene dalla National Geospatial-Intelligence Agency (NGIA), che appartiene al Pentagono.
Secondo i leaks, gli Stati Uniti hanno osservato lo spostamento di missili balistici lanciati da aerei (ALBM) come il “Golden Horizon” (almeno 16) e il “ROCKS” (almeno 40) presso la base aerea di Hatserim dall’8 ottobre. Ciò dimostrerebbe l’intenzione di Israele di sferrare un attacco su larga scala.
Dal 15 al 16 ottobre l’aeronautica militare israeliana ha inoltre gestito diversi ASM (missili aria-superficie) presso le basi aeree di Ramot David e Ramon, il che indica un attacco imminente.
Inoltre, il 15 ottobre l’aeronautica militare israeliana ha condotto un’esercitazione LFE per addestrarsi nel rifornimento in volo e nelle operazioni di ricerca e soccorso in combattimento con un gran numero di velivoli, tra cui almeno tre aerei cisterna KC-707, un aereo AWAC Gulfstream G-550 e forse anche jet da combattimento.
In conclusione di uno dei due documenti viene specificato che non è stata osservata l’intenzione di Israele di utilizzare armi atomiche. Questo passaggio conferma il possesso della dotazione nucleare, che Israele non ha mai ufficializzato.
La CNN si è rifiutata di pubblicare i documenti (le due foto) e specifica che la fuga di notizie “innescherebbe automaticamente un’indagine da parte dell’FBI insieme al Pentagono e alle agenzie di intelligence statunitensi”.
L’FBI ha rifiutato di commentare.
“Se è vero che sono trapelati i piani tattici israeliani per rispondere all’attacco dell’Iran del 1° ottobre, si tratta di una grave violazione”, ha affermato Mick Mulroy, ex vice assistente segretario alla Difesa per il Medio Oriente e funzionario della CIA in pensione.
Mulroy ha aggiunto che “anche il futuro coordinamento tra USA e Israele potrebbe essere messo in discussione. La fiducia è una componente chiave nella relazione e, a seconda di come questa è trapelata, tale fiducia potrebbe essere erosa”. Successivamente il canale MES ha dichiarato di aver ricevuto i due leaks su un canale più piccolo, da un anonimo dipendente del dipartimento di stato USA.
MES ha dichiarato in due comunicati ufficiali di non aver alcune legame con il presunto whistbloster e di non avere neanche la conferma dell’ autenticità dei documenti.
Siamo 99 medici, chirurghi, infermieri specializzati, infermiere e ostetriche americani che hanno fatto volontariato nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023. In totale, abbiamo trascorso 254 settimane di volontariato negli ospedali e nelle cliniche di Gaza. Abbiamo lavorato con varie organizzazioni non governative e con l’Organizzazione mondiale della sanità in ospedali e cliniche in tutta la Striscia. Oltre alla nostra competenza medica e chirurgica, molti di noi hanno un background in sanità pubblica, nonché esperienza di lavoro in zone umanitarie e di conflitto, tra cui l’Ucraina durante la brutale invasione russa. Alcuni di noi sono veterani e riservisti. Siamo un gruppo multireligioso e multietnico. Nessuno di noi sostiene gli orrori commessi il 7 ottobre da gruppi armati e individui palestinesi in Israele. La Costituzione dell’Organizzazione mondiale della sanità afferma: «La salute di tutti i popoli è fondamentale per il raggiungimento della pace e della sicurezza e dipende dalla più completa cooperazione di individui e Stati». È con questo spirito che vi scriviamo in questa lettera aperta.
Siamo tra i soli osservatori neutrali a cui è stato permesso di entrare nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre. Data la nostra vasta competenza e l’esperienza diretta di lavoro in tutta Gaza, siamo in una posizione unica per commentare diverse questioni di importanza per il nostro Governo mentre decide se continuare a sostenere l’attacco e l’assedio di Israele nella Striscia di Gaza. In particolare, crediamo di essere ben posizionati per commentare l’enorme tributo umano dell’attacco di Israele a Gaza, in particolare il tributo che hanno pagato donne e bambini. Questa lettera raccoglie e riassume le nostre esperienze e osservazioni dirette a Gaza. La lettera è accompagnata da un’appendice dettagliata che riassume le informazioni disponibili al pubblico da fonti mediatiche, umanitarie e accademiche su aspetti chiave dell’invasione di Gaza da parte di Israele. Sia questa lettera che l’appendice sono disponibili elettronicamente su GazaHealthcareLetters.org. Questo sito web ospita anche lettere di operatori sanitari canadesi e britannici ai rispettivi governi, che fanno molte osservazioni simili a quelle qui contenute. Questa lettera e l’appendice mostrano prove evidenti che il bilancio delle vittime a Gaza da ottobre è molto più alto di quanto si creda negli Stati Uniti. È probabile che il bilancio delle vittime di questo conflitto sia già superiore a 118.908, uno sbalorditivo 5,4% della popolazione di Gaza. Il nostro Governo deve agire immediatamente per prevenire una catastrofe ancora peggiore di quella che è già capitata alla popolazione di Gaza e Israele. Un cessate il fuoco deve essere imposto alle parti in guerra, negando il supporto militare a Israele e sostenendo un embargo internazionale sulle armi a Israele e a tutti i gruppi armati palestinesi. Crediamo che il nostro Governo sia obbligato a farlo, sia in base alla legge americana che al diritto umanitario internazionale. Crediamo anche che sia la cosa giusta da fare.
«Non ho mai visto ferite così orribili, su così vasta scala, con così poche risorse. Le nostre bombe stanno falciando donne e bambini a migliaia. I loro corpi mutilati sono un monumento alla crudeltà» (dott. Feroze Sidhwa, chirurgo traumatologico e di terapia intensiva, chirurgo generale del Veterans Affairs). Con solo marginali eccezioni, tutti a Gaza sono malati, feriti o entrambi. Ciò include ogni operatore umanitario nazionale, ogni volontario internazionale e probabilmente ogni ostaggio israeliano: ogni uomo, donna e bambino. Mentre lavoravamo a Gaza abbiamo visto una malnutrizione diffusa nei nostri pazienti e nei nostri colleghi sanitari palestinesi. Ognuno di noi ha perso peso rapidamente a Gaza nonostante avesse un accesso privilegiato al cibo e avesse portato con sé il proprio cibo supplementare ricco di nutrienti. Abbiamo prove fotografiche di malnutrizione pericolosa per la vita nei nostri pazienti, in particolare nei bambini, che siamo ansiosi di condividere con voi. Praticamente ogni bambino di età inferiore ai cinque anni che abbiamo incontrato, sia dentro che fuori dall’ospedale, aveva sia tosse che diarrea acquosa. Abbiamo riscontrato casi di ittero (che indicano un’infezione da epatite A in tali condizioni) in quasi tutte le stanze degli ospedali in cui abbiamo prestato servizio e in molti dei nostri colleghi sanitari a Gaza. Una percentuale sorprendentemente alta delle nostre incisioni chirurgiche si è infettata a causa della combinazione di malnutrizione, condizioni operatorie impossibili, mancanza di forniture igieniche di base come il sapone e mancanza di forniture chirurgiche e farmaci, compresi gli antibiotici. La malnutrizione ha portato ad aborti spontanei diffusi, neonati sottopeso e all’incapacità delle neo mamme di allattare al seno. Ciò ha lasciato i loro neonati ad alto rischio di morte data la mancanza di accesso all’acqua potabile in qualsiasi parte di Gaza. Molti di quei bambini sono morti. A Gaza abbiamo visto madri malnutrite nutrire i loro neonati sottopeso con latte artificiale fatto con acqua inquinata. Non potremo mai dimenticare che il mondo ha abbandonato queste donne e questi bambini innocenti. «Ogni giorno vedevo morire dei bambini. Erano nati sani. Le loro madri erano così malnutrite che non potevano allattare al seno e noi non avevamo latte artificiale o acqua pulita per nutrirli, quindi morivano di fame» (Asma Taha, infermiera pediatrica).
Vi esortiamo a rendervi conto che a Gaza imperversano epidemie. Il continuo e ripetuto spostamento da parte di Israele della popolazione malnutrita e malata di Gaza, metà della quale è composta da bambini, verso aree senza acqua corrente o persino servizi igienici disponibili è assolutamente traumatico. Era e rimane destinato a causare una morte diffusa per malattie diarroiche virali e batteriche e polmoniti, in particolare nei bambini di età inferiore ai cinque anni. In effetti, persino il temuto virus della poliomielite è riemerso a Gaza a causa di una combinazione di distruzione sistematica delle infrastrutture igienico-sanitarie, malnutrizione diffusa che indebolisce il sistema immunitario e bambini piccoli che hanno saltato le vaccinazioni di routine per quasi un anno intero. Temiamo che migliaia di persone siano già morte a causa della combinazione letale di malnutrizione e malattie e che decine di migliaia di altre moriranno nei prossimi mesi, soprattutto con l’inizio delle piogge invernali a Gaza. La maggior parte di loro saranno bambini piccoli.I bambini sono universalmente considerati innocenti nei conflitti armati. Tuttavia, ogni singolo firmatario di questa lettera ha visto bambini a Gaza che hanno subito violenze che devono essere state deliberatamente dirette contro di loro. In particolare, ognuno di noi che ha lavorato in un pronto soccorso, in terapia intensiva o in un ambiente chirurgico ha curato bambini preadolescenti che sono stati colpiti alla testa o al petto regolarmente o addirittura quotidianamente. È impossibile che una sparatoria così diffusa di bambini piccoli in tutta Gaza, sostenuta nel corso di un anno intero, sia accidentale o sconosciuta alle massime autorità civili e militari israeliane. Presidente Biden e vicepresidente Harris, vorremmo che poteste vedere gli incubi che affliggono così tanti di noi da quando siamo tornati: sogni di bambini mutilati e mutilati dalle nostre armi e delle loro madri inconsolabili che ci implorano di salvarli. Vorremmo che poteste sentire le grida e le urla che le nostre coscienze non ci faranno dimenticare. Non riusciamo a capire perché continuate ad armare il paese che sta deliberatamente uccidendo questi bambini in massa.
«Ho visto così tanti nati morti e morti materne che avrebbero potuto essere facilmente evitati se gli ospedali avessero funzionato normalmente» (dott. ssa Thalia Pachiyannakis, ostetrica e ginecologa). Le donne incinte e che allattavano che abbiamo curato erano particolarmente malnutrite. Quelle di noi che lavoravano con donne incinte vedevano regolarmente nati morti e morti materne che erano facilmente evitabili nel sistema sanitario di qualsiasi paese in via di sviluppo. Il tasso di infezione nelle incisioni del taglio cesareo era sorprendente. Le donne hanno subito parti vaginali e persino cesarei senza anestesia e non hanno ricevuto altro che Tylenol in seguito perché non erano disponibili altri antidolorifici. Abbiamo tutti osservato i reparti di emergenza sopraffatti da pazienti che cercavano cure per condizioni mediche croniche come insufficienza renale, ipertensione e diabete. A parte i pazienti traumatizzati, la maggior parte dei letti di terapia intensiva era occupata da pazienti con diabete di tipo 1 che non avevano più accesso all’insulina. La mancanza di disponibilità di farmaci, la perdita diffusa di elettricità e refrigerazione e l’accesso incostante al cibo hanno reso impossibile la gestione di questa malattia. Israele ha distrutto più della metà delle risorse sanitarie di Gaza e ha ucciso quasi mille operatori sanitari palestinesi, più di uno su 20 operatori sanitari di Gaza. Allo stesso tempo, le esigenze sanitarie sono aumentate enormemente a causa della combinazione letale di violenza militare, malnutrizione, malattie e sfollamento. Gli ospedali in cui lavoravamo erano privi di forniture di base, dal materiale chirurgico al sapone. Erano regolarmente tagliati fuori dall’elettricità e dall’accesso a Internet, negavano acqua pulita e operavano con quattro o sette volte la loro capacità di posti letto. Ogni ospedale era sopraffatto oltre il punto di rottura da sfollati in cerca di sicurezza, dal flusso costante di pazienti malati e malnutriti in cerca di cure e dall’enorme afflusso di pazienti gravemente feriti che di solito arrivavano in eventi di vittime di massa.
Queste osservazioni e il materiale disponibile al pubblico dettagliato nell’appendice ci portano a credere che il bilancio delle vittime di questo conflitto sia molte volte superiore a quanto riportato dal Ministero della Salute di Gaza. Crediamo anche che questa sia una prova evidente di diffuse violazioni delle leggi americane che regolano l’uso di armi americane all’estero e del diritto umanitario internazionale. Non possiamo dimenticare le scene di insopportabile crudeltà verso donne e bambini, a cui il nostro Governo è direttamente partecipe.
Quando abbiamo incontrato i nostri colleghi sanitari a Gaza, era chiaro che erano malnutriti e devastati sia fisicamente che mentalmente. Abbiamo rapidamente appreso che i nostri colleghi sanitari palestinesi erano tra le persone più traumatizzate a Gaza, e forse nel mondo intero. Come praticamente tutte le persone a Gaza avevano perso familiari e le loro case. La maggior parte viveva dentro e intorno ai loro ospedali con i familiari sopravvissuti in condizioni inimmaginabili. Sebbene continuassero a lavorare con un programma massacrante, non venivano pagati dal 7 ottobre. Tutti erano perfettamente consapevoli che il loro lavoro come operatori sanitari li aveva segnati come obiettivi per Israele. Ciò rende una presa in giro lo status protetto concesso agli ospedali e agli operatori sanitari dalle più antiche e ampiamente accettate disposizioni del diritto internazionale umanitario. Abbiamo incontrato personale sanitario a Gaza che lavorava in ospedali che erano stati saccheggiati e distrutti da Israele. Molti di questi nostri colleghi sono stati arrestati da Israele durante gli attacchi. Ci hanno tutti raccontato una versione leggermente diversa della stessa storia: durante la prigionia venivano a malapena nutriti, continuamente abusati fisicamente e psicologicamente e infine abbandonati nudi sul ciglio di una strada. Molti ci hanno detto di essere stati sottoposti a finte esecuzioni e altre forme di maltrattamento e tortura. Troppi dei nostri colleghi sanitari ci hanno detto che stavano semplicemente aspettando di morire. I 99 firmatari di questa lettera hanno trascorso complessivamente 254 settimane all’interno dei più grandi ospedali e cliniche di Gaza. Vogliamo essere assolutamente chiari: nessuno di noi ha mai visto alcun tipo di attività militante palestinese in uno qualsiasi degli ospedali o altre strutture sanitarie di Gaza. Vi esortiamo a vedere che Israele ha sistematicamente e deliberatamente devastato l’intero sistema sanitario di Gaza e che Israele ha preso di mira i nostri colleghi a Gaza per torturarli, farli sparire e ucciderli.
Presidente Biden e vicepresidente Harris, qualsiasi soluzione a questo problema deve iniziare con un cessate il fuoco immediato e permanente. Apprezziamo il fatto che stiate lavorando a un accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, ma avete trascurato un fatto ovvio: gli Stati Uniti possono imporre un cessate il fuoco alle parti in guerra semplicemente interrompendo le spedizioni di armi a Israele e annunciando che parteciperemo a un embargo internazionale sulle armi sia a Israele che a tutti i gruppi armati palestinesi. Sottolineiamo ciò che molti altri vi hanno ripetutamente detto nell’ultimo anno: la legge americana è perfettamente chiara su questa questione, continuare ad armare Israele è illegale.
Presidente Biden e vicepresidente Harris, vi esortiamo a sospendere immediatamente il supporto militare, economico e diplomatico allo Stato di Israele e a partecipare a un embargo internazionale sulle armi di Israele e di tutti i gruppi armati palestinesi fino a quando non verrà stabilito un cessate il fuoco permanente a Gaza, incluso il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e palestinesi e fino a quando non verrà negoziata una risoluzione permanente del conflitto israelo-palestinese tra le due parti. Vicepresidente Harris, come probabile prossimo presidente degli Stati Uniti, vi esortiamo ad annunciare pubblicamente il vostro sostegno a tale politica e a dichiarare pubblicamente che siete tenuti a rispettare le leggi degli Stati Uniti anche quando farlo è politicamente scomodo.
Presidente Biden e Vicepresidente Harris, siamo 99 medici e infermieri americani che hanno assistito a crimini oltre ogni comprensione. Crimini che non possiamo credere che vogliate continuare a sostenere. Vi preghiamo di incontrarci per discutere di ciò che abbiamo visto e del perché riteniamo che la politica americana in Medio Oriente debba cambiare immediatamente.
Nel frattempo, ribadiamo quanto scritto nella nostra lettera del 25 luglio 2024:
Il valico di Rafah tra Gaza ed Egitto deve essere immediatamente riaperto e deve consentire la consegna di aiuti senza restrizioni da parte di organizzazioni umanitarie internazionali riconosciute. I controlli di sicurezza delle consegne di aiuti devono essere condotti da un regime di ispezione internazionale indipendente anziché dalle forze israeliane. Questi controlli devono essere basati su un elenco chiaro, inequivocabile e pubblicato di articoli proibiti e con un chiaro meccanismo internazionale indipendente per contestare gli articoli proibiti, come verificato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari nel territorio palestinese occupato.
Una dotazione minima di acqua di 15 litri di acqua potabile a persona al giorno, il minimo del Manuale Sphere in un’emergenza umanitaria, deve essere assegnata alla popolazione di Gaza, come verificato da UN Water.
Deve essere ripreso l’accesso completo e senza restrizioni di professionisti medici e chirurgici e di attrezzature mediche e chirurgiche alla Striscia di Gaza. Ciò deve includere gli articoli portati nei bagagli personali degli operatori sanitari per salvaguardarne la corretta conservazione, sterilità e consegna tempestiva, come verificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Incredibilmente, Israele continua a impedire agli operatori sanitari di origine palestinese di lavorare a Gaza, persino ai cittadini americani. Ciò prende in giro l’ideale americano secondo cui “tutti gli uomini sono creati uguali” e degrada sia i nostri ideali nazionali che la nostra professione. Il nostro lavoro salva vite. I nostri colleghi sanitari palestinesi a Gaza sono disperatamente alla ricerca di sollievo e protezione, e meritano entrambe le cose.
Non siamo politici. Non pretendiamo di avere tutte le risposte. Siamo semplicemente professionisti della guarigione che non possono rimanere in silenzio su ciò che abbiamo visto a Gaza. Ogni giorno in cui continuiamo a fornire armi e munizioni a Israele è un altro giorno in cui le donne vengono fatte a pezzi dalle nostre bombe e i bambini vengono assassinati dai nostri proiettili.
Presidente Biden e vicepresidente Harris, vi esortiamo: ponete fine a questa follia ora! Sinceramente
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