Il CPF riunito il 19 dicembre presso il circolo Arci di Calenzano, dopo un’ampia ed approfondita discussione che ha visto l’intervento di diversi compagni del Partito impegnati sul territorio Fiorentino, ha approvato, unanimemente, i tre odg qui riportati; ha altresì licenziato un documento politico sulla fase attuale e sugli obbiettivi che il Partito si propone nell’attuare la sua funzione politica.
Gli odg hanno per oggetto lo sgombero dello storico Centro Sociale Askatasuna di Torino, l’aggressione imperialista al Venezuela e la vicenda di Jaques Baud. Quest’ultima vicenda, che riguarda un soggetto non propriamente proveniente dalla nostra area ( ex militare NATO, ex servizi etc..), ci tocca in modo particolare perchè, pur non condividendo la sua storia e certe sue considerazioni, riteniamo immorale che una persona sia destinata al confino ( di fatto non può uscire da casa sua in Svizzera perchè l’Unione Europea gli nega il visto di passaggio su qualunque paese membro) e che sia sottoposta alle arbitrarie e illegali sanzioni economiche imposte a chi non piace ai guerrafondai lacchezzoni di Bruxelles, per la colpa di aver espresso le sue idee!!!! Quanto ci ricorda il candidato rumeno escluso dalla corsa elettorale perchè “putiniano”! Quanto ci ricorda la vicenda di Francesca Albanese, fatta martire e colpita economicamente nel solito modo criminale ed illegale! Colpita per aver fatto il suo lavoro! Per aver stilato una relazione in conto dell’ONU!! E quanto ci ricorda il prof. D’Orsi a cui è stato impedito, assieme ad altri, di partecipare ad incontri pubblici il cui argomento erano le Russofobie e l’Informazione in tempo di Guerra!!!!
E’ veramente esilarante, anche se poi il riso si trasforma in pianto, sentir parlare di mezzo mondo come di un ambiente in mano ai dittatori ed alle menzogne di regime, contrapposto al nostro giardino, bello, pulito e democratico…..
Ordine del giorno in solidarietà con il centro sociale Askatasuna
Il centro sociale Askatasuna, occupato nel 1994 a Torino in un ex cotonificio, rappresenta un pilastro della rete dei centri sociali italiani. Nato nel contesto del movimento antagonista post-Tangentopoli, ha ospitato generazioni di attivisti, offrendo spazi per assemblee politiche, concerti punk e hardcore, laboratori artistici e iniziative di mutuo soccorso. Nonostante conflitti con le istituzioni – inclusi sgomberi tentati negli anni ’90 e tensioni recenti – Askatasuna è diventato un punto di riferimento per la controcultura torinese, rendendosi protagonista sui temi come antifascismo, diritti sociali e autodeterminazione. Similmente al Leoncavallo di Milano, occupato nel 1975 in una ex fabbrica di biciclette, è il decano dei centri sociali italiani. Sopravvissuto a molteplici sgomberi (dal primo nel 1989 al rientro nel 1994 nella sede attuale), ha incarnato la resistenza operaia e studentesca degli anni di piombo, evolvendosi in un hub per musica alternativa, diritti LGBTQ+, antirazzismo e lotte no-global. Entrambi gli spazi simboleggiano la capacità dei movimenti dal basso di trasformare edifici abbandonati in laboratori viventi di democrazia diretta e cultura indipendente, resistendo a politiche securitarie che li criminalizzano.
La decisione di sgomberare il centro sociale Askatasuna a Torino – presa in sintonia tra il sindaco Stefano Lo Russo e il governo Meloni – va a sommarsi allo sgombero del Leoncavallo di pochi mesi fa, trasforma volutamente un fatto politico in un problema di ordine pubblico. Askatasuna non è solo uno spazio politico, ma un presidio sociale e culturale: punto di aggregazione per generazioni di giovani torinesi che hanno espresso dissenso verso le politiche dominanti, attraverso iniziative di solidarietà, arte e dibattito.
Una delle scelte più intelligenti del sindaco Lo Russo era stata avviare un percorso di dialogo con Askatasuna, come si addice a un’amministrazione che dovrebbe impegnarsi a rafforzare il tessuto sociale e la vivibilità della città per tutti.
Rompere questa collaborazione ha invece aperto la strada allo sgombero, riducendo la dialettica politica a mera repressione. La destra al governo in Italia persegue da tempo questa linea, sbandierandola con attacchi ai sindacati e ai movimenti sociali. Che il PD e il centrosinistra si allineino conferma il loro degrado politico e culturale, privi di autonomia dalle destre e dai poteri forti.
Il Partito della Rifondazione Comunista di Firenze esprime la propria solidarietà e invita a partecipare alle prossime mobilitazioni con Askatasuna.
Ordine del giorno Venezuela
Il contesto attuale vede gli Stati Uniti intensificare le pressioni sul Venezuela attraverso il dispiegamento
militare nei Caraibi e un blocco petrolifero illegale, mirato a strangolare l’economia bolivariana e a
controllare le sue immense risorse naturali. Un blocco che va a ripercuotersi anche sull’economia e la vita
di tutti i cittadini cubani, in quanto il petrolio venezuelano è la fonte principale di approvvigionamento
energetico dell’isola. Queste azioni, mascherate da pretesti su democrazia e diritti umani, rappresentano
una moderna politica imperialista, in linea con la strategia di sicurezza nazionale della Casa Bianca e le
dichiarazioni del Presidente Trump sulle ricchezze venezuelane.
Esprimiamo la nostra piena e incondizionata solidarietà al popolo della Repubblica Bolivariana del
Venezuela contro ogni forma di aggressione esterna. Difendiamo con fermezza l’autodeterminazione dei
popoli, la sovranità nazionale e il processo di integrazione latinoamericana, principi violati dal blocco e
dalle sanzioni unilaterali.
La federazione di Firenze del Partito della Rifondazione comunista sostiene inoltre la necessità di
mobilitarsi affinché l’Italia fornisca il pieno riconoscimento del governo venezuelano, anche come passo
per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche, che possano portare al rientro in Italia del cooperante
Alberto Trentini, trattenuto da un anno dalle autorità di Caracas.
Come Partito della Rifondazione Comunista di Firenze invitiamo i compagni a tenersi pronti per possibili
mobilitazioni quali presidi, manifestazioni e iniziative se gli USA passeranno a un’aggressione aperta
contro il Venezuela.
Ordine del Giorno sulla vicenda Jaques Baud
I segni di un autoritarismo d’altri secoli sembrano emergere sempre più nitidi anche nella nostra Europa.
Lunedì scorso, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas
– espressione di una nazione di circa un milione e trecentomila abitanti –, ha firmato un decreto con cui ha
disposto provvedimenti sanzionatori contro alcuni cittadini e istituzioni.
Stavolta, oltre a persone e organizzazioni russe, sono stati colpiti anche cittadini europei. In particolare, il
caso del colonnello Jacques Baud, già agente dei servizi di spionaggio svizzero e collaboratore NATO per
l’analisi dei paesi dell’Est, che da vari anni scrive libri e fornisce analisi non allineate su molti canali
social. Gli sono stati bloccati i beni, i conti correnti bancari e gli è stato impedito il transito nei paesi
dell’UE, sulla falsariga dei provvedimenti adottati dal guerrafondaio governo Trump nei confronti della
relatrice ONU Francesca Albanese e dei giudici della Corte internazionale dell’Aia, che avevano
incriminato quell’assassino di Netanyahu e il suo ex ministro della difesa Gallant, quello che definiva i
palestinesi «animali».
A prescindere dalle considerazioni espresse dal colonnello Jacques Baud, più o meno condivisibili, questo
provvedimento risulta un fatto gravissimo. Di più: un fatto inaccettabile.
Con un decreto del potere esecutivo – cioè senza alcuna possibilità di difesa e di libero giudizio secondo
la legge –, si punisce un cittadino per l’espressione delle proprie idee.È un precedente pericolosissimo per
la libertà di tutti, una rottura dello stato di diritto e della separazione dei poteri, un ritorno alle lettres de
cachet privilegio delle monarchie assolute. Una vera minaccia per tutti coloro che manifestano il proprio
dissenso. A tanto porta la guerra e la sua volgare propaganda.
Come comunisti, impegnamoci in tutte le sedi del nostro agire politico per protestare contro questi
inaccettabili abusi di potere adottati a nome dell’Unione Europea.
Documento Politico Approvato
Il Comitato Politico Federale di Firenze del Partito della Rifondazione Comunista, riunitosi il 19 dicembre
2025, esprime soddisfazione per il risultato ottenuto da Toscana Rossa alle elezioni regionali dello scorso
ottobre e approva il presente documento a sostegno del ricorso al TAR presentato da Toscana Rossa.
Un ringraziamento sincero va a tutte le compagne e i compagni che, a vario titolo, si sono impegnati nella
riuscita di questo progetto: in primo luogo alla candidata presidente Antonella Bundu, che si è messa a
disposizione con la sua storia, le sue competenze e la sua forza per un progetto di alternativa; alle
candidate e ai candidati, che hanno dato un volto a questa lista, portandola sui territori e facendola aderire
alle tematiche locali; alle e ai militanti che hanno impegnato il loro tempo e il loro sapere, ancora una
volta, per la collettività.
Sappiamo bene come sono andate le cose: Toscana Rossa ha ottenuto 57.250 voti di lista, pari al 4,51%,
fermandosi appena sotto la soglia del 5%, mentre Antonella Bundu come candidata presidente ha superato
il 5,2% con 73.321 voti, inclusi quelli espressi solo sul suo nome senza contrassegno di lista. Una legge
elettorale antidemocratica ha impedito, per pochissimo, che Toscana Rossa avesse sin da subito una
rappresentanza in Consiglio Regionale: è stato quindi avviato un ricorso che il TAR ha già dichiarato
ammissibile, fissando l’udienza di merito al 18 febbraio 2026, richiamando precedenti come quello veneto
del 2020 che ha riconosciuto simili voti come validi per superare lo sbarramento. Questa battaglia non è
tecnica, ma di principio: i voti si contano, non si pesano, garantendo l’effettività del suffragio universale
sancito dalla Costituzione. L’attuale legge elettorale toscana discrimina le liste singole come Toscana
Rossa, mentre favorisce liste che si presentano in coalizioni fissando uno sbarramento per queste del 3%,
permettendo quindi a forze come Lega e M5S di entrare nonostante molte migliaia di voti meno della
nostra Lista. Con un’affluenza al 47,73%, 72.321 elettori restano senza rappresentanza, compromettendo
la democrazia in un contesto di calo partecipativo e accentuando il bipolarismo tra destra e “campo largo”.
Dato che sappiamo quanto sia importante che la sinistra di alternativa abbia rappresentanza in Regione,
abbiamo quindi chiesto che i voti attribuiti esclusivamente ad Antonella Bundu, data la presenza di
un’unica lista, vengano conteggiati per il raggiungimento del quorum del 5%. Chiediamo la riattribuzione
dei seggi conteggiando anche i voti espressi solo per Antonella Bundu, per restituire voce a chi ha
espresso un’indicazione chiara di alternativa indipendente.
La Federazione di Firenze si impegna a sostenere, con tutti i mezzi possibili, la campagna di
crowdfunding per il ricorso di Toscana Rossa – invita tutti gli iscritti a contribuire tramite le coordinate
indicate sul sito di Rifondazione Toscana e a diffondere il più possibile nei propri circuiti le notizie
relative al ricorso– : una campagna che sin dai primi giorni sta raccogliendo il sostegno di persone fuori
dai nostri circuiti, a dimostrazione di come questo progetto abbia rappresentato una sorta di “chiave di
volta” nella politica della nostra Regione.
Un’esperienza che è il risultato diretto di scelte ed esperienze politiche portate avanti sui territori della
nostra Provincia nel corso degli ultimi dieci anni: un percorso che ha visto il Partito della Rifondazione
Comunista, da una parte, diventare il perno di esperienze civiche che hanno portato la sinistra di
alternativa a ottenere rappresentanza nei Comuni e negli enti locali; dall’altra, rafforzare il ruolo di
interlocutore credibile e punto di riferimento per le tante tematiche politiche che toccano la vita delle
persone che li vivono.
In questa ultima riunione del 2025, il Comitato Politico Federale di Firenze ribadisce l’impegno del
Partito tutto, dei suoi circoli, delle sue militanti e dei suoi militanti, nelle campagne che hanno
caratterizzato la sua azione e la sua visione di una società più giusta e alternativa. In particolare:
- Continuare la mobilitazione a sostegno del popolo palestinese e della sua resistenza, con la presenza
nelle piazze e dando visibilità e supporto all’azione delle e dei nostri rappresentanti nelle istituzioni locali
(come quella per il riconoscimento del lavoro della Special Rapporteur delle Nazioni Unite Francesca
Albanese, portata avanti nel Consiglio comunale di Firenze) e a campagne internazionali come quella per
la liberazione di Marwan Barghouti.
- Continuare la mobilitazione, con le realtà attive sui territori, contro le politiche di riarmo e
guerrafondaie, che si traducono sempre più velocemente in processi di militarizzazione del territorio, del
sistema scolastico e della società tutta. Continuare l’impegno, grazie alla presenza e alla collaborazione
con esperienze civiche e comitati, contro quelle visioni e politiche che, promosse indiscriminatamente da
- centrosinistra e destra, stanno trasformando le nostre città espellendo lavoratrici e lavoratori cui non è più
- garantito il diritto alla casa e riducendo gli spazi a funzione pubblica svendendo il patrimonio comune a
- grandi gruppi finanziari internazionali.
- Continuare la mobilitazione contro il progetto di ampliamento dell’Aeroporto di Peretola, sostenendo
l’azione dei comitati e delle realtà del territorio che da anni denunciano i pericoli di questa operazione, ma
anche l’iniziativa dei gruppi consiliari che si impegnano in un’opposizione istituzionale al progetto.
- Impegnarsi nella campagna per il NO alla Riforma della Giustizia promossa dal Governo Meloni,
prendendo contatti e collaborando con i comitati territoriali al fine di sensibilizzare la popolazione in
merito al voto che si terrà, con tutta probabilità, in primavera.