Il Comitato Politico Federale di Firenze del Partito della Rifondazione Comunista, riunitosi il 2 marzo 2026, esprime soddisfazione per la riuscita della giornata del 28 febbraio, dove tante compagne e compagni hanno partecipato, dal nostro territorio e da altri, insieme a vertenze, lotte e istanze. Riteniamo che questa iniziativa debba essere oggetto di attenzione e investimento da parte del Partito, perché si rafforzino i rapporti e gli immaginari dell’alternativa, con altre forze organizzate interessate e chi spesso si sente senza rappresentanza.
La situazione internazionale continua a peggiorare drammaticamente nelle ultime settimane, con escalation che minacciano la pace globale e i diritti dei popoli oppressi. È notizia di poche ore l’attacco congiunto orchestrato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, un’operazione militare che coinvolge bombardamenti su installazioni nucleari e infrastrutture strategiche a Teheran e Isfahan. In attesa di comprendere pienamente gli sviluppi e la portata delle forze in campo – inclusi possibili interventi di Russia e Cina a sostegno di Teheran – non possiamo che rifiutare con fermezza la logica militare e guerrafondaia che sta alla base di questi eventi, radicata nell’egemonia imperialista statunitense e nel sionismo espansionista. Pur condannando senza esitazioni il regime teocratico degli ayatollah, con le sue violazioni sistematiche dei diritti umani e la repressione interna, esprimiamo profonda preoccupazione per il rischio di una escalation regionale che potrebbe coinvolgere l’intero Medio Oriente, dalla penisola arabica al Golfo Persico, con drastiche conseguenze per i popoli che vi vivono: carestie, flussi migratori biblici e ulteriori sofferenze per milioni di civili.
A questo si aggiunge lo sterminio in corso del popolo palestinese, con l’offensiva israeliana a Gaza che ha già causato più di 60.000 morti dal 2023, tra cui migliaia di bambini, e la sistematica distruzione di infrastrutture civili. Parallelamente, emerge la drammatica crisi in Kurdistan: il nuovo regime siriano, insediatosi dopo la caduta di Assad, ha deciso di porre fine all’esperienza autonoma del Rojava attraverso un attacco coordinato con potenze regionali come Turchia e Israele. Le truppe siriane, supportate da droni turchi e raid aerei israeliani, hanno già riconquistato Kobane e altre roccaforti curde, smantellando cooperative, scuole e consigli popolari che da un decennio rappresentavano un modello di democrazia dal basso, femminista e ecologista. Dopo l’aggressione al Venezuela – con sanzioni USA che hanno devastato l’economia chavista – l’imperialismo yankee tenta ora di mettere le mani su Cuba, inasprendo il blocco navale illegale imposto dal 1960 e intensificato nel 2025 con l’embargo totale su petrolio, medicinali e generi alimentari. La popolazione cubana, già provata dalla pandemia, sta sprofondando in un baratro di fame e privazioni, con blackout energetici cronici e un tasso di mortalità infantile in rialzo del 30%.
In questo contesto di guerre e aggressioni imperialiste, non possiamo tacere la profonda inadeguatezza dell’attuale opposizione italiana, incarnata dal cosiddetto “campo largo”. Mentre denunciamo l’egemonia USA e le sue ramificazioni, il PD e le forze affini si rivelano complici di una deriva bellicista: la loro adesione entusiasta al riarmo europeo – con l’approvazione di fondi UE per armamenti pesanti, l’aumento delle spese NATO al 2% del PIL e il sostegno al Patto di Stabilità militarizzato, ovvero il quadro rivisto nel 2025 che condiziona gli aiuti europei e le politiche fiscali nazionali all’obbligo di incrementare le spese per “difesa comune” e sicurezza interna, trasformando vincoli di bilancio in leve per la corsa agli armamenti – segna un abbandono totale dei principi pacifisti e internazionalisti. Questa scelta non è solo tattica, ma strutturale: subordinata all’atlantismo e all’integrazione UE come blocco imperialista, ignora le vertenze operaie e i popoli oppressi per inseguire una “autonomia strategica” che è mera subalternità. Il “campo largo” rivela qui la sua incapacità di opporsi alla NATO e al militarismo, preferendo alleanze subalterne a una vera alternativa anticapitalista.
Come Partito della Rifondazione Comunista, ci muoveremo di concerto con altre forze politiche e sociali presenti sul nostro territorio – dai sindacati ai movimenti per la pace – per organizzare e partecipare a iniziative concrete in difesa dell’esperienza curda del Rojava, della sovranità cubana e contro l’escalation militare in Iran.
Sul fronte nazionale, il referendum abrogativo sulla giustizia – previsto per il 22-23 marzo – si sta evolvendo sempre più in un plebiscito sull’operato del governo di centrodestra, con quesiti che mirano a smantellare tutele per i magistrati e a indebolire l’indipendenza giudiziaria. Sebbene auspichiamo una vittoria del NO, che preservi conquiste storiche come la responsabilità civile dei giudici, il dibattito politico si incentra ormai sulla legge elettorale, nell’ipotesi di un possibile voto anticipato entro l’autunno 2026. Non possiamo che constatare come il dibattito interno al nostro partito su questo tema sia inficiato da posizioni che invocano apertamente un’alleanza con il centrosinistra, tema assente dal congresso nazionale ma coerente con il documento vincente, che proponeva di aprire un ampio dibattito interno sulle possibili alleanze senza pregiudiziali sul “campo largo”. Ad oggi, questo dibattito non si è svolto in modo strutturato e non potrà svolgersi in tempi utili per le elezioni se non lo avvieremo immediatamente. Ribadiamo con forza il nostro NO al referendum sulla giustizia e invitiamo tutti i compagni a impegnarsi con determinazione in questo ultimo mese di campagna.
Per rafforzare l’organizzazione e tracciare la rotta futura, proponiamo una serie di attivi territoriali in tutta la nostra federazione. Questi incontri, divisi per aree omogenee come già sperimentato con successo durante la conferenza di organizzazione (Firenze, Piana Fiorentina, Chianti, Mugello e Empoli-Valdelsa), avranno l’obiettivo di fare il punto sullo stato della federazione – iscritti, tesseramento, circoli – e discutere del futuro del Partito sia nel lavoro quotidiano (lotte nelle vertenze operaie, antifascismo, diritti sociali) sia in vista delle elezioni politiche e amministrative.