Riceviamo, da un compagno della Segreteria provinciale, la seguente nota che volentieri pubblichiamo.
Dare una valutazione sul risultato delle elezioni comunali in Francia è un bel rompicapo.
Tanto per dire credo che l’80 % dei sindaci sia stato eletto al primo turno, la maggior parte dei quali con una sola lista presente sulla scheda. Questo perché il sistema comunale francese è estremamente frammentato (35000 comuni contro i meno di 8000 in Italia) con tante realtà che non superano i 200 abitanti per comune.
A guardarla a dati caldi sembra che la destra repubblicana (i non fascisti, ma quasi) abbiano ottenuto la maggior parte dei sindaci seguiti dal partito socialista, mentre i fascisti della Le Pen forse vedono erodere la loro presenza anche se si aggiudicano molte località del sud e del Pais de Calais e soprattutto la città di Nizza (in alleanza con frange della destra ex repubblicana).
Il movimento macronista praticamente sparisce dalla scena politica, mentre il PCF ha risultati difficilmente distinguibili essendo ora in alleanza con LFI ora con i socialisti, facendo molto spesso scelte di convenienza legate alle situazioni locali. Ancora non sono arrivati dati attendibili riguardo ai voti ottenuti dalla sinistra anticapitalista e troskista.
A prima vista il risultato della LFI è per certi aspetti deludente, soprattutto rispetto alle aspettative che si erano create dopo lo straordinario risultato di Melenchon nel 2022 e alle successive elezioni legislative che avevano visto il movimento essere il primo partito della sinistra in Francia: vengono conquistate alcune città importanti con un sindaco per la prima volta della sinistra insoumisse come a Roubaix o come nella cintura di Parigi ma molti comuni che dopo il primo turno avevano dato in vantaggio LFI non sono riusciti a concretizzare con la vittoria questa situazione anche dopo gli accordi col partito socialista. Tre casi per tutti, quelli di Parigi, Marsiglia e Limoges.
Nel caso della capitale Francese al primo turno i socialisti, che detenevano già il comune, hanno fatto un buon risultato di fronte a una candidata ex ministra di vari governi di destra. LFI ha conquistato la terza posizione tenendo dietro i fascisti xenofobi di una esponente inventata dai media. In attesa del secondo turno la LFI ha dichiarato la sua disponibilità far convergere i propri voti sul candidato socialista, come solitamente avviene in questi casi. Offerta che è stata sdegnosamente rifiutata con una sintetica telefonata. Al secondo turno molti della LFI hanno votato per il PS pur di non far vincere la candidata della destra e così si è confermato il successo socialista nella capitale.
A Marsiglia in una quasi identica situazione ma con la possibilità della vittoria di un candidato non di destra ma apertamente fascista, LFI anche in questo caso di fronte al rifiuto del PS, ha deciso di ritirare la propria candidatura alternativa al secondo turno, mostrando un chiaro intento altruistico pur di non regalare all’estrema destra la seconda città della Francia.
Diverso il caso di Limoges dove il candidato della LFI che era in testa al primo turno e si è alleato al partito socialista al secondo turno sommando i suoi voti a quelli del PS in maniera tale da avere una maggioranza sicura. Ebbene qui i socialisti non hanno in gran parte supportato la coalizione consegnando la città alla destra.
Questi sono alcuni dei casi, ma la situazione, come dicevo è davvero intricata.
Resta però principalmente un miracolo.
Quello del risultato complessivo della LFI. Un movimento che è stato praticamente massacrato dai media nelle mani di pochi gruppi industriali, terrorizzati dopo che LFI era risultato il primo partito della sinistra alle scorse elezioni legislative. Hanno inventato di sana pianta la vulgata di un Melenchon antisemita (lo schema Corbin) , ripetendola su ogni schermo e su ogni giornale, in una ondata che da destra ha raggiunto anche la sinistra, con dichiarazioni scandalose dei dirigenti del partito socialista e dei verdi (fino anche a ex della LFI) alla ricerca disperata di recuperare terreno elettorale a sinistra. Invettiva di antisemitismo a cui hanno contribuito non poco esponenti dei settori sionisti e filoisraeliani della comunità ebraica francese per vendicarsi della posizione coerente e intransigente a favore del diritto internazionale e in particolare delle popolazioni soggette ai crimini di guerra a Gaza, Cisgiordania e Libano.
E a una settimana dal voto è arrivata la morte di un fascista (se non proprio nazista) a margine di una aggressione operata da dei gruppi apertamente fascisti contro alcuni antifascisti a latere di una iniziativa a favore della la Palestina della LFI. In una prima fase, nella quale i fatti non risultavano chiari, si è scatenata una vera e propria caccia alle streghe contro LFI, che ha portato la destra e la sinistra riformista ad un unisono di dichiarazioni farneticanti fino a chiedere la messa al bando di LFI da parte del partito della Le Pen.
Queste erano le condizioni con cui siamo andati alle urne e a sorpresa un po’ di tutti LFI ha dimostrato di avere comunque uno zoccolo duro e militante capace di reggere a simili intemperie e capace adesso di impiantarsi durevolmente in molte comunità di Francia da cui era assente, inserendo una nuova generazione non solo di sindaci ma anche di eletti nelle istituzioni locali.
La prossima battaglia per LFI (e si spera del PCF) sarà quella per le elezioni presidenziali del 2027 e il compito della sinistra radicale sarà “soltanto” quello di convincere il 40% di astensionisti (in gran parte delle periferie urbane) a recarsi alle urne e scardinare la 5a Repubblica, creando le condizioni per una rovesciamento dell’esistente.