Considerazioni sul Decreto Sicurezza: parla il SILP
Il varo del così detto ” Decreto Sicurezza” sta creando preoccupazione in tutte quelle aree politiche, e
non solo, che nel desolato scenario italiano privo di un’opposizione reale al governo liberal-fascista del
centrodestra, agiscono per portare le questioni del lavoro, della giustizia sociale e dell’antimperialismo
guerrafondaio all’attenzione della società tutta. A fronte di un Governo che premia le speculazioni
bancarie, quelle finanziarie, che premia l’evasione fiscale ( al di la di qualche trovata pubblicitaria), che
continua ad inviare armi in Ucraina ( senza passare da una discussione parlamentare, secretando l’entità
e qualità degli invii stessi), che continua a favorire Israele nella sua opera di sterminio del Popolo
Palestinese, che derubrica ogni problema sociale ad una questione di ordine pubblico, ecco che il
famigerato decreto punta a limitare al massimo ogni possibilità di manifestazione anche introducendo ( o
reintroducendo, se si vede un continuum con il ventennio della disperazione) il fermo preventivo. Ne fu
soggetto anche mio nonno, all’epoca del Duce, quell’epoca che evoca tanta grandeur e gloria nelle teste,
malate, di poveri nostalgici e ricchi col delirio di onnipotenza. A sostegno delle nostre tesi di inutilità e di
pericolosità in chiave democratica del decreto stesso, riportiamo un comunicato del sindacato di polizia
SILP, comunicato uscito per bocca dello stesso Segretario Generale dell’organizzazione afferente alla
CGIL (Piemonte), Nicola Rossiello.
«La narrazione del Ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà
che noi, come operatori e sindacato sul campo, riscontriamo. Sostenere che i manifestanti abbiano
fornito copertura ai violenti significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi
esercita un diritto costituzionale. La realtà è l’esatta opposto: sono i violenti che si affiancano ai
manifestanti per sfruttare la piazza. Confondere le responsabilità è un errore logico e sociale
pericoloso: è come accusare i proprietari di casa di aver favorito i ladri che vi hanno fatto irruzione, o
ritenere i tifosi responsabili dei criminali che si infiltrano allo stadio per aggredire gli spettatori. Chi
scende in piazza pacificamente deve avere la garanzia che lo Stato sia in grado di isolare chi si
infiltra per inquinare il dissenso. Chi sceglie di portare avanti una narrazione così distorta non rispetta
la realtà dei fatti e ignora le difficoltà operative delle lavoratrici e dei lavoratori di polizia. Ribadiamo che
la sicurezza non si fa colpevolizzando i cittadini, ma con strategie di intelligence e prevenzione, capaci di
distinguere tra diritto al dissenso e atti delinquenziali inaccettabili. Ribaltare i fatti non aiuta l’ordine
pubblico, serve solo a scaricare sulle Forze dell’Ordine il peso di una gestione politica della piazza che
ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa».