La difficoltà del noi in tempi di pandemia

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Relazione introduttiva al Comitato Politico Federale di Firenze del Partito della Rifondazione Comunista, del Segretario provinciale Dmitrij Palagi – 23 giugno 2020 – In formato PDF cliccando qui.


Una pandemia che segna il XXI secolo?


Il XXI secolo si è aperto con la paura del Millennium Bug, che avrebbe messo in crisi il ‘nuovo’ mondo globalizzato, che invece è stato segnato dal terrorismo delle Torri Gemelle e dei diversi attentati europei, strumentalizzati dalle destre per sviluppare una retorica dello scontro di civiltà, mutata nel tempo in una psicosi verso l’invasione.

L’idea di un altro mondo possibile, colpita duramente a Genova (con il sangue di Carlo Giuliani, della Diaz e di Bolzaneto), ha saputo alimentare le mobilitazioni di risposta alle guerre di Bush Jr., accompagnando una consapevolezza importante di quanto il sistema di sviluppo della cosiddetta globalizzazione richiedesse costi insopportabili in termini di sfruttamento umano e ambientale.

Il futuro era fatto di presente, secondo i progressisti di due decenni fa. Il capitalismo avrebbe avuto un volto umano, venuto meno lo scontro tra ideologie. Le disuguaglianze sarebbero state superate, col tempo.

Il tracollo finanziario iniziato nel 2008 ha fatto esplodere le illusioni. All’idea del costante oggi si è sostituita una definitiva assenza di fiducia verso il domani. Minacce indefinite si addensano accanto a quelle già incombenti. Ogni esperienza condivisa è stata descritta come inutile. La dimensione individuale è stata vissuta da un sempre maggior numero di persone come l’unica per praticare una difesa dal futuro, sinonimo di pericoli. Stare fermi, tutelando quello che c’è, sembra la strategia più saggia.

Il ciclo del giro a la izquierda in America Latina sembra aver esaurito la sua parabola ascendente, mentre in Europa si è assistito a un indebolimento della Sinistra Europea, che vedeva in Rifondazione Comunista il suo principale soggetto promotore. L’esperienza del governo di Syriza in Grecia ha affogato quel poco che rimaneva di un’immagine di alternative alle larghe intese che dal Parlamento Europeo si sono rapidamente diffuse in tutto il vecchio continente con i cosiddetti ‘governi tecnici’ (di cui l’esecutivo di Monti è stato un caso eclatante, perché capace di porre termine ai Governi guidati da Forza Italia).

Centrodestra e centrosinistra si sono definiti, in questo scorcio ventennale, come forze conservatrici, consone a tutelare l’esistente, che però è rimasto schiacciato dalle nuove condizioni materiali, finendo per alimentare la speranza di ritornare a un mitologico passato. Zygmunt Bauman, in uno degli ultimi saggi, scritti prima che lo raggiungesse la morte, ha parlato di retrotopia, per descrivere la nostalgia come speranza di restaurazione (Retropia, Laterza, 2017). La rassegnazione porta a rafforzare le illusorie difese che vengono erette con la retorica di chi sfrutta la paura per alimentare gli scontri tra poveri. 

Siamo stati a lungo immersi in un dibattito troppo intellettuale sul populismo, mentre si consumavano le relative sconfitte di Corbyn e Sanders, su cui molte aspettative, al limite del messianico, erano state proiettate. 

Nel frattempo, le mobilitazioni di Non Una Di Meno e dei Fridays For Future hanno saputo riempire le piazze del mondo con continuità (mentre sono stati fenomeni diversi, più circoscritti, quelli di Occupy Wall Street e del Movimiento 15-M detto anche degli Indignados).


Problemi esistenti, aggravati dall’attuale crisi


L’emergenza epidemiologica da Covid-19, che pure segue reiterati allarmi e avvertimenti inascoltati, ha lacerato la nostra quotidianità come terzo evento del nuovo secolo, come ha evidenziato anche Donatella Di Cesare nel suo ultimo libro (Virus sovrano? L’asfissia capitalistica, Bollati Boringhieri, 2020).

Le effettive conseguenze di questa situazione dipenderanno anche da noi, dal ruolo che sapranno svolgere le comuniste e i comunisti, assieme al resto di quella che viene chiamata sinistra di alternativa.

SARS-CoV-2 ha acceso i riflettori sulla inconsistenza politica delle istituzioni internazionali, compresa l’Unione Europea. Numerose organizzazioni e istituzioni si sono rivelate inadeguate e incapaci di affrontare la situazione, non solo perché inedita. I problemi della nostra società sono stati esasperati e aggravati dalla pandemia. Se da una parte si è sostenuto come il virus avesse dimostrato l’inconsistenza dei confini nazionali, le reazioni scomposte e talvolta in conflitto dei diversi Paesi hanno tolto ulteriore credibilità alla retorica di un unico villaggio globale che vive in armonia.

In Italia si è passati dal chiedere di protrarre la quotidianità senza allarmismi, alla fase del blocco di emergenza. Quella poteva essere potenzialmente una situazione in cui ridefinire, nel dibattito pubblico e nella percezione diffusa, l’ordine delle priorità. Quali i servizi essenziali, quali i bisogni, cambiati nel corso della storia, quale il ruolo delle classi lavoratrici che garantiscono la tenuta della società con i loro corpi e il loro tempo.

Ha prevalso la retorica anticostituzionale della guerra, che offende l’Articolo 11 della nostra Costituzione. Gli esecutivi sono stati considerati l’unico livello titolato a prendere decisioni. Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), ordinanze dei Presidenti delle Giunte Regionali, ordinanze dei Sindaci. Un conflitto imbarazzante, mentre il Parlamento e gli organismi consiliari si vedevano di fatto sospesi nelle loro funzioni. Non era possibile scioperare, nelle carceri sono morte delle persone con ancora minore clamore del solito, non è mai stata avvertita la necessità di ripristinare prioritariamente le libertà politiche (di riunione, di manifestare). Il sistema detentivo continua a essere un ruolo privilegiato di analisi, per comprendere quando la barbarie sia costitutiva dello stato di cose presenti. Dietro la presunta patina di libertà promessa del capitalismo, si cela la criminalizzazione della povertà e del dissenso, reprimendo e al contempo costruendo un sistema di consenso che nega le libertà stesse che dice di voler difendere.

La cittadinanza italiana è stata considerata immatura e non si è voluto riconoscere quanto questo virus abbia infranto l’illusione della infrangibilità delle nostre vite. Lo scandalo all’interno delle RSA si sarebbe verificato lo stesso se non ci fosse la tendenza a escludere l’idea stessa della malattia, della vecchiaia e della morte dalle nostre vite? Non ha molto senso concentrarsi sui singoli errori, cadendo nel dibattito continuo che va in onda sulle principali reti televisive, o sulle bacheche social.

Alla paura si è riposto con degli ordini imperativi, neppure coerenti. Si deve obbedire, in attesa di votare una volta ogni cinque anni, per esercitare l’unica forma di democrazia riconosciuta, quella della occasionale partecipazione elettorale, disconoscendo anche in questo caso la Costituzione della nostra Repubblica.

Questi mesi non hanno però contribuito a maturare una nuova consapevolezza da parte delle persone. La coscienza di avere bisogno di una dimensione pubblica non è stata una risposta diffusa alla situazione.

Le piazze vengono riempite in modo anomalo, talvolta. Lo abbiamo visto anche in Santa Croce lo scorso sabato.

Per fortuna sono riprese numerose altre mobilitazioni. A partire dalla solidarietà al movimento Black Lives Matter e dalla pretesa di vedere rispettati i diritti sociali (sanità, scuola, livelli occupazionali e salariali, …).

Il mondo del lavoro è stato devastato dalle modalità telematiche e la didattica a distanza è stata spesso un palliativo inefficace. Gli effetti economici e sociali aggravano le disuguaglianze precedenti e nessuno può oggi negare un sistema iniquo e basato su inaccettabili livelli di sfruttamento.

A Firenze sono tante le lotte riprese o iniziate. L’elenco sarebbe fortunatamente lungo. Il nostro territorio, più di altri, ha subito le conseguenze della pandemia. Eravamo e siamo del tutto subalterni all’industria del turismo, che ha sviluppato un modello estrattivo assolutamente insostenibile, che verosimilmente riprenderà con maggiore forza, attraverso il ricatto e la promessa di liquidità. Non c’è sviluppo e non c’è futuro per i nostri comuni, su questo piano.

Nel vuoto e nel silenzio tutto risulta più evidente. Le esternalizzazioni, la precarietà, l’assenza di progressività fiscale, l’insufficienza del trasporto pubblico, l’inutilità delle grandi opere, la tutela della rendita e degli interessi verso grandi opere inutili… Persino la vicenda dello stadio ha registrato un’ulteriore involuzione, forse costringendo il Sindaco della Città Metropolitana a ricordarsi di svolgere un ruolo provinciale…


Sul Partito della Rifondazione Comunista


A livello nazionale il nostro Partito ha risposto in modo diverso nei diversi territori, ma ha utilizzato le modalità telematiche per proseguire a riunire la Direzione Nazionale e in un’occasione il Comitato Politico Nazionale. La campagna rivolta alla Banca Centrale Europea ci ha permesso di offrire una lettura precisa sulle proposte che riteniamo necessarie per uscire dalla crisi migliori di come eravamo. Non esauriva certamente il nodo dell’Unione Europea, ma è innegabile il movimento che ha saputo creare, arrivando indirettamente fino al Governo della Spagna. 

A seconda delle esigenze dei territori e delle condizioni organizzative delle diverse Federazioni, è risultato evidente un limite molto forte, conseguente al progressivo indebolimento del nostro tessuto militante. La nostra stessa Federazione ha contribuito alla disomogeneità, perché il portare avanti alcune campagne rischiava di rappresentare un ostacolo alle altre attività che abbiamo cercato di portare avanti. Questo credo che sarà un tema da affrontare necessariamente all’imminente congresso, che dovrebbe avviarsi dopo le prossime elezioni regionali, che pare si tengano il 20 e 21 settembre 2020. Sul piano politico sono numerosi i canali su cui si può rimanere aggiornati, a partire da quanto inaugurato dalla nostra giovanile proprio per far fronte alla quarantena diffusa.

Nella cosiddetta ‘fase 1’, come livello provinciale, abbiamo cercato di mantenere le comunicazioni, lavorando sul cosiddetto divario digitale che segna le diverse generazioni presenti all’interno della nostra organizzazione. L’assenza di organizzazioni forti non ci ha permesso di arginare con efficacia la saturazione delle comunicazioni, nelle varie chat, sui social o per mail. Se alcune cose hanno funzionato, è innegabile riconoscere che le modalità telematiche non hanno saputo coinvolgere tutti i territori. 

Anche in questo caso SARS-CoV-2 ha aggravato alcune nostre debolezze. Impegnarci su questo fronte è l’assoluta priorità che dobbiamo darci. Il Partito non esiste senza le sue iscritte e i suoi iscritti. Domenica è arrivata la comunicazione di una storica esponente della nostra organizzazione che ha confermato la decisione di non rinnovare l’adesione a Rifondazione. Anche in questo caso la sensazione ricevuta, leggendo le sue parole, è quella di individualità che non sentono più comune uno spazio di necessaria condivisione. Dovremmo essere migliori della società in cui viviamo, o meglio dovremmo aspirare a costruire una società migliore. Continuiamo però a trovare difficoltà nella costruzione del noi.

Non vi riassumerò le oltre quindici conversazioni telematiche registrate in queste settimane. Sono dialoghi che cercano di strutturare alcuni ragionamenti e che confido possano essere oggetto di confronto anche sui territori, almeno sugli aspetti ritenuti più interessanti per le diverse realtà che compongono la nostra Federazione.

Mi permetto solo di evidenziare la conversazione che ha dato continuità a un’iniziativa organizzata a settembre dello scorso anno. Il capitalismo digitale e il capitalismo di sorveglianza sono categorie da approfondire nei nostri dialoghi, non solo perché viviamo in una realtà locale che aspira a essere la più videosorvegliata del mondo e che va nella direzione diametralmente opposta rispetto a quella tracciata dal governo locale di Barcellona. Le reti digitali saranno uno dei settori che non potremo ignorare nell’analisi che ci attende nell’immediato futuro.

Continuo a ritenere utile ritornare al primo punto dell’Articolo 4 del nostro Statuto: «L’intera vita interna del Partito della Rifondazione Comunista -Sinistra Europea e l’intero tessuto delle sue relazioni interne sono orientati alla libertà, alla democrazia e all’ascolto, basi fondamentali di un clima propizio allo svolgimento di un confronto rivolto alla critica dei contenuti e non all’invettiva; con ciò anche tendendo ad anticipare e a sperimentare la quotidianità e la qualità totalmente democratiche delle relazioni in quella società socialista futura per la quale il partito si batte». 

Confrontandoci con alcuni compagni che condividono anche un impegno istituzionale ci siamo chiesti se il rafforzamento negli enti locali, sul piano elettorale, avvenuto un anno fa, abbia rappresentato un elemento positivo. Questo perché le forze militanti continuano progressivamente a ridursi, mentre magari alle singole persone, sui territori, viene riconosciuto un ruolo positivo in misura sempre maggiore.

Stando all’interno della società e dei diversi percorsi di lotta, dovremmo capire come fare a rendere il Partito della Rifondazione Comunista un luogo che attrae partecipazione. Che viene identificato come spazio utile di confronto, discussione, elaborazione e organizzazione del conflitto.

Senza rinchiudersi in una autoreferenzialità, rispetto alla quale penso non si corrano però rischi, è inevitabile partire dal noi di oggi. Per capire se possiamo renderlo migliore già in questi mesi estivi. Nessun membro della Segreteria provinciale e nessuna persona iscritta al Partito in generale ha mai negato la disponibilità all’ascolto e al confronto. Questo però non è sufficiente, specialmente a fronte di un consumo del tempo di alcune persone che non è detto possano continuare a permettersi l’attuale situazione nel futuro.

Da quanto tempo non si cerca di risolvere il problema di un Partito che non può più aspirare, almeno in tempi rapidi, ad avere quelle figure che un tempo venivano chiamate ‘rivoluzionari di professione’?

Eppure noi siamo convinte e convinti che una vita spesa al servizio della politica valga la pena di essere vissuta. Non che possa essere preteso un pari livello di impegno a livello diffuso, specialmente nel nuovo contesto del XXI secolo. A ognuno secondo le sue necessità e da ognuno secondo le proprie possibilità vale anche per la militanza.

Non riusciamo però a mettere in ordine i bisogni e quello che possiamo dare a questo spazio condiviso che dovrebbe essere il Partito. La questione è molto concreta e penso possa trovare una traduzione concreta negli attivi che auspichiamo possano avvenire già entro il mese di settembre, recuperando l’ammissione delle difficoltà che hanno i Circoli per il loro funzionamento quotidiano.

Questo senza venire meno alla costante presenza nelle mobilitazioni e nei percorsi che cercano di unire anche i movimenti e le realtà associative o sindacali. L’unità va costruita prima nella società e poi perseguita anche sul piano elettorale.


La scadenza elettorale della Regione Toscana


Come accennato dovrebbero tenersi le elezioni regionali il 20 e 21 settembre di questo anno. Sembra che si terrà contestualmente anche il referendum costituzionale.

La nostra collocazione non ha elementi di ambiguità. La continuità del gruppo consiliare guidato da Tommaso Fattori si è tradotta sui territori della nostra Federazione con corrispondenti proposte politiche per le elezioni amministrative, a cui abbiamo partecipato in numerosi Comuni nel corso del 2019.

La nostra interlocuzione con i soggetti politici della sinistra è proseguita in modo trasparente e leale. Anzi in questo primo anno dobbiamo riconoscere quel rischio a cui ho già fatto riferimento, di vedere indebolito il Partito quale organizzazione autonoma. Non penso ci siano stati però errori, sul piano della direzione politica. Ci consideriamo al servizio delle nostre classi sociali di riferimento e ci muoviamo scegliendo di fare quello che pensiamo sia più utile a loro, senza finalità celate. Sicuramente possiamo aver commesso degli sbagli, ma sempre in condizioni di cui sapevamo rendere conto, senza mai pretendere di essere infallibili, con disponibilità al confronto.

Il percorso di Toscana a Sinistra è per noi un passaggio di conferma della linea politica seguita dal Partito. Dovremo saper dare continuità a quello che ha permesso un rafforzamento della sinistra di opposizione al centrosinistra e alternativa alle destre.

Come abbiamo fatto nel corso dello scorso anno, la priorità è quella di vedere riconosciute nei programmi elettorali le nostre analisi e proposte, che sono sempre state non  in contraddizione con le altre forze presenti sul territorio.

Le difficoltà organizzative di Rifondazione non devono spingerci a ignorare come restiamo però una delle realtà più strutturate. Talvolta le alleanze le costruiamo con importanti individualità del territorio, mentre la sinistra di alternativa prosegue in un processo di scomposizioni e ricomposizioni. Con troppa frequenza ritornano le immagini dell’ironia di Corrado Guzzanti nei panni dell’allora Presidente della Camera Fausto Bertinotti.

Saremo chiamate e chiamati a dare il nostro contributo per un buon risultato di Toscana a Sinistra e a fare campagna elettorale sul referendum costituzionale, perché venga bloccato l’ulteriore svuotamento della politica e del Parlamento.

La situazione di pandemia ha evidenziato la necessità di un’organizzazione che sappia difendere gli interessi delle classi lavoratrici, che sia capace di perseguire il superamento dello stato di cose presenti con un’idea di società compatibile con l’ambiente e le persone, da costruire con meccanismi di partecipazione, senza illuderci di poter trovare la “ricetta della rivoluzione”.

Per noi le campagne elettorali sono e dovranno essere ancora di più un momento di rafforzamento del noi che deve rappresentare il Partito, come strumento di chi ha bisogno di unità e organizzazione per difendersi dallo sfruttamento che è alla base del capitalismo.

ll nostro Comitato Politico Federale era diventato un luogo importante di confronto, con una cadenza mensile di convocazione. Lo riprendiamo dopo questi mesi particolari. 

Apriamo ora la parte del dibattito, ma non prima di aver ringraziato le compagne e i compagni, perché il tempo dedicato al nostro Partito è sempre non scontato e importante.

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