“C’è piena fiducia nella magistratura, nella convinzione che il lavoro degli inquirenti accerterà i fatti con rigore e ricostruirà in modo inequivocabile la vicenda”. Nella nota si precisa inoltre che il governo cittadino “confida che gli uffici possano chiarire, auspicabilmente in tempi rapidi, la propria posizione confermando piena fiducia nel loro operato”.
In poche parole, la maggioranza di Palazzo Vecchio riduce tutto al funzionamento tecnico degli uffici, negando ogni dimensione politica. Questo è l’esempio lampante della politica “debole” a Palazzo Vecchio: evita responsabilità dirette, scaricando su magistratura e burocrati.
Come Rifondazione Comunista Firenze vediamo invece nelle vicende al centro del dibattito politico di questi giorni un’evidente questione politica, allineandoci alle critiche di Sinistra Progetto Comune: dal fallito “basta buchi neri” siamo passati a “ovunque cubi neri”. Lo slogan PD prometteva di chiudere spazi definiti “degradati” come l’ex Teatro Comunale, ma ha generato mostri speculativi che deturpano Firenze, senza alcun controllo democratico.
Perché, se per la magistratura sono atti tecnico-amministrativi, per la cittadinanza ad essere sotto accusa sono 20 anni di politiche urbanistiche che hanno stravolto la città. Vendite di immobili e aree a grandi gruppi finanziari per edilizia di lusso esclusiva. Trasformazioni verso il ricettivo, con un centro storico ridotto a mercificazione turistica, privo di tessuto umano connettivo. Scelte mai inclusive, mai aperte ai giovani – nostro patrimonio vero –, come il gruppo di Sinistra Progetto Comune denuncia chiedendo una sospensiva per ridare voce ai Consigli di Quartiere e fermare la rendita speculativa.
A differenza della destra, che usa l’inchiesta per attacchi personalistici senza toccare il sistema, noi critichiamo il cuore neoliberale: non più svendite, ma gestione pubblica partecipata. La destra invoca dimissioni e controlli, ma difende l’attrattività per investitori privati; noi proponiamo un’urbanistica di classe, contro il capitale finanziario globale.
Potevano essere fatte altre scelte: l’abbiamo sempre detto, nei comitati e in consiglio. Ma arriva silenzio dalla maggioranza, anche dalle componenti ecologiste.
Una sequenza di interventi rivela l’incapacità di contrastare il capitale nelle città d’arte: ex scuola sanità militare in Costa San Giorgio, ex Area Fiat viale Belfiore, studentato viale Spartaco Lavagnini, ex Manifattura Tabacchi piazza Puccini, studentato via Pietrapiana, ex Santa Chiara, Palazzo Vivarelli Colonna ex Direzione cultura, Flo’, campeggio Rovezzano; infine ex Comunale e Caserma San Gallo.
Questo disastro ha chiare responsabilità politiche, a prescindere dall’esito giudiziario: le scelte in campo urbanistico sono infatti figlie di una precisa visione politica neoliberale, volta a privilegiare il mercato immobiliare e gli investitori privati a scapito del bene comune, a cui tutte le giunte che si sono susseguite alla guida della città hanno lavorato con continuità – da quella di Leonardo Domenici fino a Funaro, passando per Renzi e Nardella –, trovando sempre il punto adatto per perpetuarla senza soluzione di continuità.
Vogliamo un modello di città partecipato: interessi dei cittadini al primo posto, contro il mercato che minaccia le nostre vite, per una Firenze viva e intellettualmente stimolante – “a favore di chi non ha potere”, come auspichiamo anche come Sinistra Progetto Comune.
La Segreteria provinciale di Firenze del Partito della Rifondazione Comunista