Chiusura di Roberto Cavalli: una brutta pagina da cancellare

Roberto Travagli, Responsabile Lavoro Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Firenze
La segreteria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Firenze

Una storia senza fine quella della Roberto Cavalli s.p.a. Ci eravamo già occupati della vicenda nell’ottobre 2015, quando l’azienda mise in mobilità circa 70 dei 350 dipendenti dello stabilimento fiorentino dell’Osmannoro. Un anno dopo, esattamente nell’ottobre 2016, chiude (senza nessun confronto sindacale) tutti gli uffici di Milano e trasferisce tutto nella provincia di Firenze.

La Roberto Cavalli s.p.a fa parte del gruppo Clessidra, che è un gestore di Private Equità, presente sul mercato italiano con circa 2 miliardi di euro investiti.

È negli anni 2016/17 che avvengono i tagli più massicci (200 dipendenti su 672), annunciati nell’ottobre 2016, seguiti dalle chiusure dei negozi.

Da circa un anno la proprietà è passata al gruppo immobiliare di Dubai Damac Properties ed è controllata dalla società Vision Investment, del magnate Hussain Sajwani.

Tutto questo ci fa pensare a un sistema fatto di scatole cinesi; acquisizioni di aziende di fatto sane, con una buona capacita produttiva e con una consolidata fetta di mercato di riferimento, costruita anche con il sacrificio della classe lavoratrice, come al solito sempre generosa, anche di fronte a una classe imprenditrice approssimativa, che tende solo a rendite di posizione e/o a crearsi rosei futuri, magari in qualche paradiso fiscale. Tanto per inquadrare gli attori, con una semplice ricerca si può scoprire che Hussain Sajwani (66 anni) è tra i 100 arabi più influenti a livello mondiale, quarto tra gli uomini più ricchi degli Emirati Arabi Uniti, secondo le classifiche di Forbes. Vanta ovviamente amicizie importanti (ministri, ambasciatori, uomini della grande finanza di ogni parte del mondo), tra cui quella con Donald Trump (di cui è anche socio d’affari).

Per quanto riguarda il gruppo Clessidra nel portafoglio troviamo rapporti con banche quali la Popolare di Milano e Monte dei Paschi di Siena, oltre che con società come Aeroporti di Roma S.p.A, Sisal S.p.A, Società Gasdotti Italia S.p.A. etc e ovviamente la Roberto Cavalli S.p.A.

Come sempre  fra il dire è il fare c’è di mezzo molto… leggiamo sul sito di clessidrasgr.it, alla voce Social Responsabilità, “Clessidra si impegna a seguire i principi e le linee guida per investimenti responsabili. Un ruolo di valore condiviso e riconosciuto in Italia e nel mondo, per far crescere le aziende nel rispetto delle persone e del territorio”…

A fronte di questi enunciati ci pare che la decisione della chiusura dello stabilimento sia legata soltanto a logiche di profitto e di agibilità, attuate magari in regioni come la Lombardia, a trazione leghista, dove le pressioni di Confindustria sono quelle che dettano legge, come si evidenzia in questo periodo, con il rifiuto di chiudere le attività non indispensabili anche in presenza di una pandemia come quella legata a Covid19.

Tutto questo è inaccettabile.

Senza nessun confronto con le parti sindacali, quanto annunciato è semplicemente una forma di licenziamento mascherato a scapito della classe lavoratrice, reso ancor di più inaccettabile perché avviene mentre il Paese è attraversato da una emergenza sanitaria

Il Partito della Rifondazione Comunista è fortemente indignato e preoccupato per questo ennesimo episodio. Le ristrutturazioni delle aziende non possono essere fatte sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici, soprattutto quando si può parlare chiaramente di un’operazione di speculazione.

Ci uniamo quindi alla forte indignazione espressa sul nostro territorio anche da parte delle forze sindacali e del Sindaco di Sesto Fiorentino. Crediamo che tutte le istituzioni e le parte politiche del territorio debbano denunciare questa operazione. Saremo presenti in ogni mobilitazione chiamata a garantire i livelli occupazionali e i diritti della classe lavoratrice, in maniera unitaria e decisa. Saremo al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici. Anche se al momento non possono essere organizzate manifestazioni sul territorio, non faremo mancare il nostro sostegno.

image_pdfimage_print