Pubblichiamo integralmente la lettera con la quale Antonella Bundu propone un incontro fra le realtà della sinistra di classe ed antagonista, per una discussione/confronto sulla fase attuale del sistema capitalistico e sulle possibilità di affrontarla. Buona lettura.
UNO SPAZIO DI ALTERNATIVA, NELLA SOCIETÀ E IN POLITICA
La guerra e il venire meno di qualsiasi equilibrio uscito dalla seconda guerra mondiale stanno
sconvolgendo il tempo presente.
È necessario aprire una fase nuova che rimetta al centro persone, territori e bisogni reali, partendo
dall’ascolto e dall’accoglienza nei quartieri, nei luoghi di lavoro, di studio, di relazione e di socialità.
Accoglienza come pratica politica: includere, ricostruire legami, riconoscere le differenze come una
ricchezza.
La sfida è costruire un percorso collettivo capace di far convergere soggettività diverse, trasformando
l’attuale frammentazione in forza sociale. Un percorso che parli di lavoro dignitoso, reddito,
redistribuzione del tempo di lavoro, servizi pubblici universali, diritto alla casa, scuola e sanità
pubbliche, tutela dell’ambiente e diritto all’accoglienza.
In questo cammino è centrale una prospettiva attenta alle disuguaglianze di genere e alle relazioni di
potere: valorizzare il lavoro di cura, contrastare le discriminazioni, garantire autodeterminazione e
diritti significa rafforzare la giustizia sociale per tutte e tutti.
Non basta amministrare l’esistente. Serve un cambiamento profondo del modello di sviluppo, fondato
su interesse collettivo, solidarietà, sostenibilità ambientale e qualità della vita. Un cambiamento che
richiede partecipazione e costruzione dal basso,
Per questo invitiamo associazioni, realtà sociali, sindacali e politiche, movimenti, comitati territoriali
e singole persone a partecipare a questo percorso comune. Un percorso aperto, plurale e inclusivo,
per costruire insieme un’alternativa capace di migliorare concretamente le condizioni sociali e
materiali delle nostre vite.
Costruire una società più giusta, solidale e accogliente è una responsabilità collettiva. Questo invito
è un passo per mettere a disposizione quanto costruito in questi anni, senza chiedere di aderire, ma
provando a allargare uno spazio di confronto.
Negli ultimi decenni si è affermato un modello economico e sociale che ha messo il capitale, il
mercato e il profitto al centro di ogni scelta pubblica. Un modello che ha ridotto il ruolo dello Stato,
indebolito i servizi pubblici, precarizzato e impoverito il lavoro e trasferito costi e responsabilità sulle
singole persone. Ci è stato detto che competizione, privatizzazione e riduzione dei diritti avrebbero
portato benessere per tutte e tutti. La realtà ha dimostrato il contrario.
Diritti fondamentali come sanità, scuola, casa, energia, acqua e trasporti sono stati trasformati in
merci. I debiti sono stati socializzati, mentre i profitti sono rimasti privati. Le disuguaglianze sociali
e territoriali sono cresciute, le fragilità si sono ampliate, intere generazioni sono state messe in
difficoltà. Allo stesso tempo si sono ridotti gli spazi di democrazia e partecipazione, svuotando il
confronto pubblico. La stessa idea di politica è stata minata: da essere strumento che rafforza i
conflitti, è diventata occupazione di potere per neutralizzarli.
Il risultato è una società frammentata, in cui una maggioranza ampia ed eterogenea vive in condizioni
di insicurezza economica, sociale e abitativa, spesso senza strumenti collettivi di difesa. Una
maggioranza che subisce gli effetti della mercificazione della propria vita ma che fatica a riconoscersi
nella politica, perché non si sente ascoltata né rappresentata.
Sarebbe d’altronde semplicistico ridurre questo conflitto alla sola dimensione di classe, accettando di
fatto, una gerarchia dello sfruttamento e stabilendo chi conta di più e chi può essere rimandato a dopo.
È la logica che ha indebolito la sinistra e lasciato spazio alla destra, che quelle divisioni le usa per
governare. Noi rifiutiamo questa impostazione.
Il blocco sociale che immaginiamo esista già di fatto, ma fatica a ritrovare uno spazio comune che
abbia anche una dimensione politica. Ci interessa l’unità, di chi lavora e di chi subisce l’esclusione
dal mercato del lavoro, di chi produce ricchezza ma non riceve in cambio che briciole, di chi sostiene
la cura della vita, di chi subisce precarietà, discriminazioni, razzismo e sfruttamento, di chi sa quanto
è indispensabile difendere il pianeta. Colore della pelle, genere, ambiente e classe non sono questioni
separate, ma rapporti materiali che si rafforzano a vicenda nello stesso sistema.
Siamo convinte e convinti che senza l’unità e il coinvolgimento diretto di queste soggettività non sia
possibile cambiare i rapporti di forza. E cambiare i rapporti di forza non passa dai momenti elettorali,
nei quali spesso la politica offre il peggio di sé. Per questo non proponiamo un nuovo soggetto politico
e non stiamo proponendo un patto per una lista elettorale. Rispettiamo i percorsi esistenti. Ne
facciamo parte, in forme plurali e diverse. Ma riteniamo che quello che abbiamo ottenuto in questi
anni, nel rapporto con la società, possa essere di aiuto per andare avanti insieme, crescendo, perché
nasca una maggioranza capace di organizzare e incidere sulle scelte pubbliche senza dover chiedere
il permesso a chi ci ha governato negli ultimi decenni.
Che fare? Incontriamoci, abbiamo scritto nell’invito. Abbiamo chiesto una serie di interventi per
provare ad ascoltare pezzi di quell’alternativa che già esiste nella società. Il 28 febbraio non vuole
essere una giornata costituente, ma un passaggio che rilanci uno spazio da costruire, far crescere e
vivere insieme.
Abbiamo sentito l’urgenza di non farci filtrare dal potere, dalle piattaforme digitali, da una parte dei
soggetti esistenti. Vedersi di persona, ascoltarci e anche negli scambi informali durante l’assemblea,
tra un caffè e uno scambio di battute, provare ad ascoltarci.
Se il 28 sarà una giornata riuscita lo decideremo insieme, dipenderà da come sceglieremo di lasciarci.
Intanto grazie per aver manifestato la volontà di partecipare. Vi aspettiamo e se vi va di spargere la
voce, c’è ancora posto, ma vi chiediamo di farci sapere con una mail o compilando il form che trovate
sul sito https://www.28febbraio.it/
