Evitare la grave crisi sociale: contrastare l’automatismo perdi il lavoro perdi la casa.

Non era ancora pubblicato l’intero decreto cosiddetto “Rilancio” che già si evidenziava pesantemente la sua insufficienza, il letterale “sbriciolamento” delle risorse, un po’ a tutti e per troppi, specularmente  troppo pochi.

Nessuno perda la casa: aumentare i fondi per le misure tampone. Essenziali per interventi strategici per l’ampliamento del patrimonio di case popolari, a partire dall’immediato recupero del patrimonio pubblico dismesso compatibile.

Mozione da presentare in tutti i consigli elettivi

Individuare un edificio pubblico compatibile alla residenza e aprire una vertenza con il Comune per la sua immediata assegnazione ad alloggio popolare

Alcuni sottofinanziamenti sono infatti paradigmatici della grave incomprensione (per non dire peggio) della voragine sociale  che rischia di qui a pochi mesi di aprirsi per gli strati sociali più deboli.

La crisi economica post covid 19 sarà lunga,  e ben più lunga degli effetti delle progressive riaperture. La disoccupazione, inoccupazione, il lavoro precario, l’interruzione o riduzione del lavoro autonomo comporteranno un fenomeno crescente e diffuso di drastica riduzione di reddito, se non azzeramento, che si prolungherà per tutto il 2020 e anche 2021. A essere ottimisti.



Al dramma della perdita del reddito rischia di sommarsi però, decuplicando gli effetti devastanti sulle famiglie, quello della perdita della casa per morosità incolpevole. E’ l’automatismo che va assolutamente evitato. E’ questo automatismo che avrebbe effetti negativamente moltiplicatori sugli strati sociali più colpiti dalla crisi economica. Per questo deve proseguire con forza la richiesta di prolungare oltre  il 1 settembre il blocco degli sfratti esecutivi

Il Governo su questo fronte è dolosamente insufficiente, la totale inadeguatezza dello stanziamento per il  fondo per il contributo affitto, misura certo tampone ma essenziale per contrastare la morosità prima che insorga, va assolutamente corretta.

L’inadeguato finanziamento del fondo contributo all’affitto rafforza il pericolo concreto di  vanificare la misura stessa e aprire la strada alla morosità incolpevole: a fronte di un aumento prevedibile di domande (e laddove i bandi sono già stati fatti e conclusi, si è già verificato la triplicazione o quadruplicamento delle domande presentate rispetto all’anno precedente), e un fondo contributo all’affitto sottodimensionato alla bisogna  comporterebbe un’erogazione economica alle singole famiglie quasi irrisoria  dato  il numero totale delle famiglie a cui rispondere!

L’appello lanciato da Unione Inquilini stessa e Link Coordinamento Universitario per un finanziamento adeguato del fondo affitti era stato colto sia dalla conferenza delle Regioni che da una odg passato al Senato. Ma poi – tanto più in una post democrazia decidente come la nostra – al momento dei  fatti il risultato non c’è.

Per cui oltre all’aumento delle risorse, visto il consistente aumento di domande già verificatosi  diventa strategica la velocizzazione dell’erogazione del contributo medesimo e questo può avvenire solo con un iter burocratico improntato all’efficienza dove l’assegnazione del contributo alla famiglia avviene sulla base della domanda presentata spostando i controlli nella fase successiva.

Il livello dal quale meglio si coglie gli effetti della insufficienza del fondo contributi affitti e del consistente  aumento di domande di cittadini per ottenerlo è ovviamente il Comune.

In questa direzione a Pisa, Francesco Auletta, gruppo Diritti in comune (Una città in comune – Rifondazione Comunista – Possibile)  ha presentato diverse mozioni dove viene  richiesto un forte impegno al Comune per la ricontrattazione dei canoni, sia per il mercato privato ma anche per le famiglie negli alloggi popolari. Perché anche in questo comparto la crisi impedirà a molte famiglie (si pensi alla perdita del lavoro) di sostenere l’affitto e i vari costi accessori. E per quanto riguarda il mercato degli alloggi privati la vi si chiede al Come di “attivarsi, di concerto con la Prefettura, presso le rappresentanze dei proprietari di immobili e i sindacati degli inquilini affinché si istituisca un tavolo per ricontrattare i canoni in essere e per calmierare i futuri canoni sul territorio comunale per singoli e famiglie che dimostrino perdita di reddito causata dall’emergenza sanitaria” E l’atto di Auletta, essendo Pisa una città universitaria, interviene anche nello specifico degli studenti fuori sede per i quali la crisi economica ha fatto crescere le criticità  a sostenere il caro affitti. La mozione impegna infatti il Comune “a  convocare con urgenza la Conferenza Università Territorio per definire azioni comuni per quanto concerne gli affitti studenteschi a partire da una valutazione del protocollo approvato dal Comune di Bologna”.

Sempre in questa direzione la mozione  presentata a Firenze da Dmitrij Palagi (segretario provinciale PRC) e Antonella Bundu consiglieri del gruppo Sinistra progetto Comune (Firenze città aperta – Potere al popolo- Sinistra Italiana). “La crisi economica ha già travolto le parti più fragili della società e ora si allunga su sempre maggiori nuclei familiari della classe lavoratrici. Per questo è stata depositata una mozione in queste ore, con proposte concrete.- sottolineano Dmitrij Palagi e Antonella Bundu – Chiediamo al Parlamento e al Governo nazionale di prorogare almeno fino a giungo 2021 il blocco degli sfratti per morosità incolpevole”.

“Chiediamo  – proseguono – al Governo e alla Regione di aumentare le risorse e semplificare le procedure per i bandi di sostegno all’affitto, visto il triplicarsi e quadruplicarsi del bisogno abitativo rispetto agli anni passati. Chiediamo agli enti locali un primo elenco di patrimonio immobiliare dismesso e riutilizzabile a fine abitativo, per rilanciare l’edilizia residenziale senza ulteriore consumo di suolo.

Chiediamo al Comune di Firenze di raccogliere tutte le informazioni necessarie per un costante monitoraggio dell’esigenza abitativa del nostro territorio, con puntuali momenti di informazione rivolti alle commissioni consiliare e al Consiglio comunale.”

Insomma, una consapevolezza e conseguenti impegni. Da moltiplicare. Va infatti costruita in Italia una forte mobilitazione per evitare il disastro sociale: che nessuno perda la casa .

Da qui la richiesta di presentare la mozione che Rifondazione Comunista avanza a tutti gli eletti , che è stata generalizzata, assunta e diffusa anche dalla Rete città in Comune – anche con la collaborazione tecnica, fra gli altri, del compagno Leonardo Becheri, componente del coordinamento della Reteove si avanzano – proprio su questa falsariga – richieste precise che consideriamo misure tampone essenziali per dare il tempo di programmare e realizzare interventi strutturali sul  bisogno casa, misure che si centrano sulla scelta essenziale di aumento del patrimonio Erp a partire dal recupero immediato di tutto il patrimonio pubblico dismesso e inutilizzato compatibile con la residenza.

Si apre uno spazio grande che dobbiamo riempire e agire, dove i protagonisti devono diventare gli  sportelli sociali, le organizzazioni sindacali, comitati di cittadini i quali si assumano l’onere essi stessi di individuare il patrimonio pubblico dismesso compatibile alla residenza e aprire una vertenza con il Comune per ottenerne l’immediato recupero e assegnazione ad alloggi popolari.

Una priorità economica oltre che sociale assunta dal nostro partito e richiamata anche nel documento conclusivo approvato dal Cpn lo scorso 19 maggio  “finanziamento adeguato del fondo per contributo all’affitto, blocco  degli sfratti per morosità incolpevole fino a giugno 2021, piano straordinario casa con recupero del patrimonio pubblico dismesso e inutilizzato compatibile con la residenza e sua assegnazione all’edilizia popolare”

Un nuovo protagonismo sociale diretto e partecipato potrà contribuire in maniera determinante alla soluzione del problema casa visto che la sordità dei governi, da quello nazionale a quelli locali, non può certo essere rassicurante.

Rovesciare la politica in essere fino ad oggi che ha visto vendere, svendere e diminuire gli alloggi popolari per puntare a un deciso rilancio di questo comparto strategico: aumentare gli alloggi popolari e, per la prima volta dopo anni, senza consumo o cementificazione di suolo ma contrastando la desertificazione o la speculazione immobiliare e finanziaria al quale i centri urbani erano stati abbandonati. Questo un obbiettivo sempre più chiaro e sempre più non procrastinabile.

Monica Sgherri, responsabile casa, diritto all’abitare




Ogni giorno il Primo Maggio

Per questo Primo Maggio abbiamo partecipato a un percorso partecipato e organizzato, che si sarebbe dovuto ritrovare in una pubblica manifestazione. Purtroppo non sarà possibile, ma condividiamo il comunicato stampa che attesta quanto sia importante il movimento nato attorno a questa data, che si conferma per il nostro territorio un riferimento importante.


Ogni giorno il Primo Maggio

Non ripartiremo tutti sulla stessa barca

La pandemia di Covid 19, ci ha tolto anche la possibilità di organizzare la giornata internazionale di lavoratrici e lavoratori del Primo Maggio.

Un momento di festa ma soprattutto di lotta che organizzeremo a fine quarantena per denunciare le problematiche del lavoro urgenti e gravose ma anche l’abuso, nella emergenza da Coronavirus, di Decreti Legge e di Dpcm da parte del Governo Conte, che ha sospeso i fondamenti costituzionali della repubblica parlamentare e sancito una pericolosa deriva autoritaria.

La pandemia ha soprattutto evidenziato il conflitto tra profitto e sicurezza. Confindustria ha esercitato continue pressioni sul Governo per limitare i blocchi produttivi, ha favorito la riapertura in deroga (con autocertificazione ma senza nessun controllo) e adesso freme per la riapertura totale delle aziende. Fretta sostenuta con passione anche dalle istituzioni locali, in particolare dal Sindaco di Firenze, Nardella. 

Per contro promettono di essere ancora stringenti le misure di limitazione delle libertà personali e civili. Cedere alle pressioni degli industriali mentre perdura un alto rischio di contagio sui posti di lavoro, è segno di come le istituzioni siano subalterne al capitale. 

La ripartenza del 5 maggio ci lascia perplessi sulle reali possibilità di attuare distanziamenti, fornire Dpi idonei, rimodulare l’organizzazione del lavoro in modo da garantire la sicurezza di chi lavora.



Troppi sono già stati i morti in tutti i settori lavorativi, come nelle Poste, nei Trasporti, nell’Industria, nei Call Center, nei Servizi. Una mattanza che ha colpito con ferocia la Sanità, sia nel comparto ospedaliero che territoriale, sia nelle residenze protette per anziani e disabili, dove sono caduti in centinaia tra medici, infermieri, tecnici e lavoratori degli appalti spesso stranieri e a basso reddito, alla faccia delle ipocrite celebrazioni degli “eroi” di questi giorni.

Una strage colpevole, come dimostra la ridicola equiparazione, nel decreto governativo “Cura Italia”, delle mascherine chirurgiche a DPI (Dispositivi di Protezione Individuale per i lavoratori), regole condivise e ribadite in Toscana anche con le ultime ordinanze del Presidente del Consiglio Regionale, Rossi. Tale carenza di sicurezza per chi lavora ha generato una ondata di proteste e di scioperi in tutta Italia, che sono stati ostacolati e bloccati dal Governo; un vile attacco al diritto di sciopero che non sarà dimenticato.

Inoltre sia prima che durante l’emergenza sono stati copiosi, anche in Toscana, i soprusi contro i diritti dei lavoratori, basti pensare alle vertenze Bekaert, Piaggio, Panorama, dove il cinismo delle multinazionali umilia il futuro di centinaia di persone ma anche a episodi emblematici come il licenziamento arbitrario di tre giovani lavoratori dalla cioccolatiera Venchi di Firenze, come la mancata riassunzione di apprendisti in Trenitalia, come i licenziamenti repressivi del Panificio Toscano a Prato, come l’ignobile licenziamento da parte di Ati (cooperativa in appalto di Aliadi un lavoratore della igiene ambientale che aveva denunciato la insufficienza di DPI nella pandemia,  come alla condizione di sfruttamento di migliaia di lavoratori impiegati nel sistema degli appalti e subappalti con stipendi da fame.

Si aggiunge la vasta platea dei precari di cui fanno parte spesso anche partite iva artigiani e la massa di disoccupati, ormai drammaticamente ampia anche nel sistema economico toscano. Inoltre fra le fasce meno abbienti sono tante le persone senza residenza che rischiano la vita perché, per effetto della normativa attuale, non possono accedere al medico di base né a nessuna forma di sostegno o aiuto economico dalle istituzioni. Una condizione grave che rischia il collasso con la sofferenza di settori portanti della economia regionale come il commercio e il turismo.  

Sono pertanto urgenti misure di contenimento del dramma sociale, come la cassa integrazione al 100% del salario e il reddito di quarantena di 1.200 euro per chi è senza stipendio; ammortizzatori sociali ben più signifiativi delle elemosine previste da Governo, peraltro soggette al filtro burocratico dei Comuni.

Vergognosa è inoltre la decisione del governo Conte di continuare a produrre aerei da guerra F-35, il cui costo singolo è pari a 7.113 respiratori polmonari.

In ogni modo le misure emergenziali dovranno lasciare poi il passo a un discussione ampia sui modelli economici e sulla distribuzione della ricchezza e del lavoro, unica vera soluzione alle iniquità del sistema.

È necessario colpire i grandi patrimoni e parallelamente ridurre l’orario di lavoro a parità di stipendio (lavorare meno per lavorare tutti).

Rileviamo anche l’aggravamento dell’emergenza abitativa, già drammatica nella nostra Regione e che diviene insostenibile con la crisi economica, soprattutto se riprenderà la cinica esecuzione degli sfratti, che hanno colpito duramente, nei mesi precedenti all’emergenza, anche famiglie disagiate o momentaneamente insolventi, per questo ci batteremo per una moratoria a tempo indeterminato degli sfratti per gli indigenti e i morosi incolpevoli.

Va sottolineato che sono tante le iniziative importanti che in questa primavera non hanno avuto luogo a causa dei decreti di quarantena: L’8 Marzo come emblema delle parità di genere anche sul posto di lavoro, della denuncia della violenza sulle donne e del patriarcato, il 25 Aprile come celebrazione della resistenza antifascista e della liberazione dal nazi-fascismo, le manifestazioni per la tutela del territorio, in particolare contro Inceneritore, Aeroporto e TAV, quelle studentesche del Fridays for futures, per la tutela dell’ambiente e del clima. Sono inoltre state rimandate diverse iniziative contro le guerre imperialiste, che non si sono affatto fermate per la pandemia e che continuano a massacrare milioni di innocenti nel mondo.

Il Primo Maggio è per noi sintesi di tutto questo, come presa di coscienza e lotta contro un sistema capitalista brutale e vigliacco, con il suo carico di privatizzazioni, tagli ai servizi e sfruttamento selvaggio di risorse e persone.

Per questo come Assemblea Unitaria per il Primo Maggio a Firenzeche riunisce i sindacati di base di Firenze e molte organizzazioni politiche e sociali della città, ci impegneremo per organizzare, con la massima sicurezza, un percorso di mobilitazione unitario che riunisca le vertenze del lavoro con quelle ambientalistequelle femministe, quelle contro la guerraper la autodeterminazione, la libertà e i diritti dei popoli, quelle antifasciste, quelle in difesa dei beni comuni, quelle per il diritto alla casa e all’abitare, quelle per il diritto alla istruzione e per qualità e universalità della scuola, per la tutela del territorio, in particolare contro Inceneritori, Discariche, Aeroporti e TAV.

Nondimeno controlleremo con accuratezza le reali tutele per lavoratrici e lavoratori e ci difenderemo con azioni di lotta sindacale e scioperi, rivendicando il diritto al lavoro sicuro, alla salute e ad una sanità pubblica ed efficiente.

Una battaglia che abbiamo iniziato in modo coeso e solidale e che proseguirà con determinazione, perché per noi ogni giorno è il Primo Maggio.

26/04/2020

Assemblea Unitaria per il Primo Maggio a Firenze


ADESIONI: 

Cobas Firenze, Cub Firenze, Usb Firenze, Usi Cit Firenze, Cobas Sanità Università Ricerca, Collettivo Politico 13 Rosso, Presidio No Inceneritore No Aereoporti, Assemblea Beni Comuni/Diritti, Comitato San Salvi Chi Può, Cantiere sociale Camilo Cienfuegos, Comitato provinciale Firenze Pmli, Collettivo di Unità Anticapitalista Firenze, Movimento di Lotta per la Casa di Firenze, Fronte di Lotta No Austerity, Fondo Comunista Firenze,  Unione Inquilini Firenze, Ateneo Libertario,  Partito della Rifondazione Comunista Firenze.


Immagine da pxhere.com




Salviamo le persone in RSA

Sulla “strage” nelle RSA,  anziani e disabili abbandonati a sé stessi. Appello alla Regione con centinaia di firme (operatori, consiglieri regionali, comunali, associazioni, ecc). : inaccettabile e drammatico, intervenite subito!


Cliccando qui il testo dell’appello.


Fermare la strage e il contagio da corona virus nelle Residenze Sanitarie Assisitite, non mandare allo sbaraglio gli ospiti, ma anche gli operatori sanitari. E gli anziani soli, i disabili, le persone con problematiche psichiatriche.

È evidente che su questo fronte chi si doveva muovere, in primis la Regione ma anche tutta la “catena di comando” delle altre istituzioni deputate, si ad oggi mossa male e in ritardo. Con gravissime e tragiche conseguenze.

Per questo come Rifondazione Comunista della Toscana abbiamo promosso e proposto – in pieno spirito di servizio – questo urgente appello aperto a tutti, che ha raccolto centinaia di firme in tutta la Toscana, e inviato oggi al presidente della Regione. Hanno sottoscritto, fra gli altri, consiglieri regionali e comunali, operatori sanitari e rappresentanti di associazioni impegnate sul campo, tante e tanti che in tutti i territori della toscana stanno vivendo o vedendo il dramma in corso.

Le richieste sono precise, e la richiesta è di metterle in atto pressante : adeguati approvvigionamenti per le RSA toscane di Dispositivi di Protezione Individuale che garantiscano un’effettiva copertura del fabbisogno per gli ospiti e un’adeguata protezione, che sia fatto direttamente il tampone a tutti gli ospiti e il personale delle RSA in considerazione della attuale scarsa sensibilità e attendibilità del test sierologico.  



Che sia colmata la situazione di disomogeneità territoriale, riguardante le RSA toscane, nelle tre Aree Vaste, sia per distribuzione di dispositivi di protezione che per effettuazione diretta dei tamponi. Che sia evitata la trasformazione delle RSA in strutture Covid-19, in quanto strutturalmente non adatte, e la presa in carico degli ospiti positivi asintomatici o con sintomi lievi presso altre strutture dedicate. Un rafforzamento straordinario di personale dedicato domiciliare (sanitario, socio-sanitario e socio assistenziale) territoriali per la presa in carico degli anziani soli, dei disabili e delle persone con problematiche psichiatriche. Infine chiediamo la presa in carico dei senza fissa dimora anche attraverso l’attivazione delle USCA territoriali.

Non si può perdere ulteriore tempo. Bisogna agire subito! Questo l’obbiettivo nostro e di tutti coloro che hanno sottoscritto l’appello.

Segreteria Regionale PRC Toscana




IL DISASTRO COVID IN ITALIA E IN TOSCANA E LA LOTTA VERSO IL PRIMO MAGGIO

L’emergenza sanitaria del Covid 19 e la conseguente quarantena forzata ci impone analisi e azione.

L’Italia è nel mondo il paese più colpito dal virus Sars-Cov-2 tanto che i decessi sfiorano i 15000 in poche settimane, molti dei quali non censiti come quelli nelle residenze protette (Rsa).



1) La
sottovalutazione del problema

Nonostante in
Cina già da settimane il virus stesse già facendo migliaia di
morti, le autorità italiane hanno scelto di ignorare il pericolo,
per non mettere in crisi il sistema economico nazionale che, sul
modello capitalista, non può permettersi di fermarsi. Di fatto
quando l’epidemia in Italia è esplosa, il virus circolava
indisturbato ormai da mesi.

2) Gli
errori nella gestione della emergenza

Confindustria e
le oligarchie economiche che controllano le istituzioni di questo
paese, hanno imposto cautela nel blocco della produzione per evitare
danni ai propri profitti, mettendo in secondo piano la salute di
lavoratori e cittadini. Inoltre per molte settimane i trasporti,
anche a lunga percorrenza, hanno continuato a circolare a pieno
regime, consentendo ai virus di spandersi rapidamente.

Il
successivo decreto di chiusura delle attività produttive “non
essenziali” ha in realtà lasciato aperte oltre 80 categorie
produttive, molte più di quelle davvero indispensabili alla filiera
alimentare o al servizio sanitario e parallelamente
si sono ristrette sempre di più le libertà personali dei cittadini,
quasi a compensare la mancata chiusura delle fabbriche,
una compensazione inefficace, visto il forte incremento di contagi e
decessi.

Caotiche anche
le indicazioni sui dispositivi di protezione, infatti si è
continuato a sostenere che non erano necessarie mascherine per gli
asintomatici, mentre è oggi evidente che sono molti gli asintomatici
positivi al virus e veicoli di contagio.

Anche la
politica dei tamponi è state gestita in maniera schizofrenica e
disordinata tanto da distruggere ogni possibilità di analisi e di
intervento degli epidemiologi in campo.

3)
Le mancate
tutele dei lavoratori

È
subito apparso chiaro che la tutela del sistema economico avrebbe
valso più delle vite umane.

La chiusura
delle grandi aziende è stata tardiva e parziale e la distribuzione
dei dispositivi di protezione ai lavoratori inesistente o inadeguata,
tale atteggiamento sprezzante ha prodotto una ondata di protesta e di
scioperi che però il Governo ha vietato per molte categorie di
lavoratori.

La
stessa gestione ospedaliera della emergenza, per la carenza di Dpi
adeguati e per protocolli operativi evidentemente non idonei a
proteggere il personale in servizio, ha generato una mattanza
vergognosa di medici e infermieri che urla giustizia.

Vergognoso
in questo contesto quanto previsto dall’art 15 e 16 del decreto
“Cura Italia” che ha sdoganato senza alcun fondamento scientifico
l’utilizzo per i lavoratori, delle banali mascherine chirurgiche,
equiparandole a Dpi, pur essendo noto che solo le mascherine Fpp2 e
Fpp3 bloccano le microparticelle del Virus; ciò ha causato
soprattutto in ambito sanitario un altissimo tasso di contagi.

Come se non
bastasse in base all’art.7 del decreto “io sto a casa” gli
operatori sanitari che sono venuti a contatto con soggetti
sicuramente positivi al Coronavirus devono continuare a lavorare,
senza previsione di quarantena.

4)
Lo
smantellamento del Sistema Sanitario Nazionale

L’emergenza
Coronavirus ha messo in evidenza i limiti di un sistema sanitario che
si vantava di essere uno dei migliori del mondo e si è accanita in
una regione come quella Lombarda dove il processo di privatizzazione
della sanità è più avanzato e dove la carenza di personale
sanitario e di attrezzature, in
primis
i i
respiratori, sono stati causa di molti decessi.

Ha
evidenziato anche l’esistenza
di sistemi sanitari e normative differenziate nelle varie regioni,
nonostante per fortuna ancora non sia passata l’autonomia
differenziata che a maggior ragione dovremo combattere.

Di
fatto, in Italia nella approvazione generale delle forze politiche di
maggioranza e opposizione, il Sistema Sanitario Pubblico è stato
smantellato,
in conseguenza delle politiche europee di austerità a cui l’Italia
si è adeguata. Negli ultimi 10 anni il fondo sanitario ha visto 37
miliardi in meno, il numero di ospedali è diminuito da circa 1.200 a
circa 1.000, con una diminuzione di posti letto da circa 225 mila a
circa 191 mila e con 8mila medici e 13mila infermieri in meno;
personale che adesso il Ssn si sta affannando di recuperare, persino
con pensionati senza considerare gli alti rischi di salute per questa
fascia di età, nel reintrodurli in ambienti contaminati.

Sempre
in dieci anni, il settore dei medici di famiglia
ha
subito una riduzione del 6,8% e le guardie mediche sono state ridotte
del 10%.
L’Italia
spende per il Servizio Sanitario Nazionale circa il 6% del Pil,
questa percentuale è inferiore di 3 punti percentuali rispetto a
quel che spendono Germania (9,6%) e Francia (9,5%). In Italia il
numero di posti letto ospedalieri per numero di abitanti è tra i più
bassi d’Europa, 3,2 posti letto ogni 1000 abitanti, contro i 5 ogni
1000 della media europea.

È anche
inaccettabile che di fronte a una pandemia annunciata da anni, il
sistema non disponesse di una degna riserva di dispositivi Dpi e di
strumenti medicali adeguati.

Nel
contempo ingenti risorse sono state deviate dal sistema sanitario
pubblico a quello privato
(che
ben poco sta contribuendo ad affrontare la pandemia), non solo in
termini di sovvenzioni e convenzioni per prestazioni specialistiche
ambulatoriali ma anche per la delega di interi servizi, come la lungo
degenza per gli anziani e l’assistenza dei pazienti psichiatrici.

Da sottolineare
che nelle strutture private a fronte di guadagni enormi si registrano
invece i peggiori casi di sfruttamento di lavoratori, sopratutto per
l’uso indiscriminato di appalti e cooperative al massimo ribasso,
pratica in via di diffusione anche nel sistema pubblico.

Anche
gli immensi capitali riversatesi su welfare
aziendale
e
sanità
integrativa

privata, grazie ad accordi tra politica, aziende e sindacati gialli,
stanno depredato il sistema nazionale di risorse vitali.

5) La
Questione Sociale

Qualunque sia
l’evoluzione della pandemia, questa vicenda lascerà dietro di sé
enormi macerie sia a livello umano che sociale ed economico.

Le migliaia di
morti, lasceranno un vuoto incolmabile nella coscienza dei loro cari
e in intere comunità a cui la pandemia ha tolto persino le
onorificenze dei sepolcri, un costume millenario stampato nel nostro
Dna.

Ma il vero
dramma sociale si materializzerà per tante famiglie con la
sopraggiunta crisi economica, molti settori sono infatti in ginocchio
con il rischio di fallimenti di interi comparti, in un sistema in
cui, dopo anni di leggi e accordi a favore dei padroni, sono tante le
figure lavorative senza tutele né diritti, che si aggiungono ad un
ampio mondo sommerso di disoccupati e “lavoratori a giornata”,
spesso a nero, che già prima della emergenza a fatica sbarcavano il
lunario.

In
questa situazione non
è tollerabile che i bonus previsti dagli ultimi decreti per le
situazioni di indigenza debbano passare dal filtro burocratico dei
Comuni, questo meccanismo farraginoso, anche per la carenza di
assistenti sociali e per la parzialità del loro intervento, renderà
impraticabile per molte persone in difficoltà, accedere agli
spiccioli elargiti dal Governo, comunque elemosine inadeguate come
dimostrano le esplosioni sociali già verificatesi, con il tentativo
di assalto ai supermercati per il cibo; proteste represse con cinico
rigore poliziesco.

È
quindi necessario un reddito
di quarantena
e
di
emergenza

per tutti, sufficiente ed adeguato a vivere (non a sopravvivere),
obiettivo per il quale la mobilitazione sociale continuerà a
organizzarsi e rafforzarsi.

Nondimeno le
previste Cig per i lavoratori delle aziende chiuse, dovrebbero
corrispondere l’adeguamento dello stipendio normalmente riscosso e
non solo un parte di esso.

Peraltro i
capitalisti, anche in Italia, hanno speculato, arricchendosi per
decenni, sfruttando lavoratori e territori, persino in questa crisi
c’è chi ha fatto affari d’oro, come i giganti del web, le
aziende di telecomunicazioni, le aziende farmaceutiche e cosmetiche,
le strutture sanitarie private che con il decreto “cura Italia”
ha perfino visto incrementare contratti e guadagni.

Siano
dunque speculatori e magnati a pagare i costi della crisi. La
prima essenziale rivendicazione è dunque una tassa sui grandi
patrimoni e sui grandi volumi di affari,
unico modo concreto per socializzare le perdite e redistribuire le
ricchezze; altrimenti i richiami alla solidarietà diffusa e al
sentimento nazionale sentiti fino alla noia, saranno ancora una volta
esche per le allodole, che non accetteremo.

Parallelamente
è giusto citare la protesta esplosa nelle carceri italiane contro le
condizioni indegne di sovraffollamento e di scarsa igiene, ribellioni
represse in diversi casi nel sangue, come nel caso emblematico del
carcere di Modena.

Anche
sul
diritto di sciopero stigmatizziamo l’atteggiamento del Governo,
che dall’inizio dell’emergenza ha esercitato pressioni e divieti nei
confronti delle proteste dei lavoratori. La pandemia non ha
cancellato ma anzi aggraverà le tante crisi industriali di questo
paese e non può essere negato ai lavoratori il diritto di lottare e
scioperare per difendere il proprio futuro.
Addirittura
nei servizi cosiddetti essenziali soggetti alla legge 146/90, si
impedisce la possibilità di scioperare fino al 30 aprile, impedendo
anche di protestare per le mancate tutele in relazione al Coronavirus
e alla scarsa protezione nei posto di lavoro.

Vigileremo
perché tale atteggiamento liberticida non si trasformi a regime in
ulteriore attacco al diritto di sciopero, già fortemente limitato
nel nostro paese.

6)
L’EMERGENZA IN TOSCANA

Ad oggi in
Toscana dall’inizio dell’emergenza si registrano oltre 4000
contagi, di cui circa 300 in terapia intensiva e oltre 240 morti tra
cui anche persone di giovane età, sono invece oltre 14.000 le
persone in isolamento domiciliare in tutta la regione.

La circostanza
critica fa emergere anche nella nostra regione i tagli colpevoli del
sistema sanitario pubblico operati negli anni. la Toscana guida la
classifica delle regioni che hanno tagliato le strutture ospedaliere,
in poco meno di dieci anni sono scomparsi oltre 50 ospedali centinaia
di posti letto e di personale sanitario.

Nel panorama
italiano la Toscana ha oggi uno dei più bassi rapporti
abitanti/posti letto, meno di 3 per mille abitanti; posti letto che
adesso si sta cercando di reintegrare tramite l’’istituzione di
alberghi sanitari in convenzione con strutture turistiche, soluzioni
chiaramente temporanee e non strutturali.

Parallelamente ai tagli va citata, anche in Toscana, una crescita
costante della sanità privata, un trend agevolato anche da fondi
sanitari aziendali e integrativi (spesso di gestione politico
sindacale), di cui usufruisce la sanità privata e non il sistema
pubblico.

La sanità privata in Toscana conta 3.000 dipendenti, ben il 6%
dell’intero settore. la Regione Toscana ha pagato nel 2019 le
strutture private accreditate quasi il 4% della spesa totale cioè
circa 270 milioni di euro. Nella spesa ospedaliera della regione, i
privati pesano il 13,5% del totale e coprono il 14% dei posti letti
complessivi, cifre significative anche considerando l’alto numero
di Rsa private. Non bisogna nemmeno dimenticare che la Toscana sta
pagando a GESAT (prima gruppo Ansaldi e Pizzarotti e poi fondo di
investimento inglese Equitix) per 20 anni, dal 2013 fino al 2033, 36
milioni di euro di canone per la costruzione in project financing dei
4 nuovi ospedali di Prato, Pistoia, Massa, Lucca.

La attuale emergenza da Coronavirus ha per di più determinato
proteste del personale sanitario ospedaliero, per la insufficienza di
dispositivi di protezione adeguati. In tale situazione è paradossale
che con un ordinanza del 25 marzo la Regione abbia deciso di
assegnare i Dpi più efficaci, gli Ffp3, soltanto al personale
sanitario delle terapie intensive e nei reparti Covid ma non al
personale di pronto soccorso, dei laboratori analisi o del 118, che
sono comunque tra i lavoratori più esposti; inoltre solo adesso,
dopo molte resistenze iniziali si sta iniziando a effettuare i
tamponi per il personale sanitario.

In generale le tutele per i lavoratori della nostra regione anche
degli altri settori sono tutt’altro che adeguate e molte sono state
le vertenze per la mancanza di Dpi e di istruzioni per difendersi dal
virus, questo in un quadro generale in cui aziende e istituzioni
toscane hanno accettato con lentezza e dissapore la necessità di
restrizioni sulle attività produttive.

Del resto da un punto di vista economico l’emergenza colpisce
duramente tutti i settori, tra i più colpiti ci sono il turismo,
(con tutto ciò che significa per una città come Firenze in termini
di indotto) il settore alberghiero, il commercio, l’allestimento
standistico, il ricreativo culturale, i trasporti, il manifatturiero.
Una situazione drammatica in cui sono già molte le famiglie in
sofferenza e rispetto alla quale le istituzioni pubbliche sanno solo
fare appello alle banche, a dimostrazione dei limiti enormi e del
cinismo di un sistema economico finanziario che consente la
sopravvivenza delle persone salvo incidenti di percorso.

Una crisi sistemica grave che rischierà di gettare nel bacino degli
indigenti tantissimi cittadini che con fatica mantenevano già prima
a stento le proprie attività lavorative, che si aggiungono a
disoccupati, precari, lavoratori degli appalti, apprendisti, partite
Iva e tante altre categorie a rischio.

Da sottolineare che da sempre in Toscana, le difficoltà lavorative
ed economiche vanno di pari passo con l’enorme problema
dell’accesso alla Casa. Difatti in una città con costi degli
affitti tra i più alti di Italia, sono tante le famiglie costrette a
situazioni di inadempienza e occupazione, per le quali, solo grazie
alla mobilitazione delle organizzazioni impegnate, è stato possibile
ottenere un blocco degli sfratti tuttavia solo momentaneo, che
lotteremo per rendere strutturale.

In tale situazione drammatica dobbiamo preoccuparci anche delle
situazioni di crisi industriale già in essere come la Bekaert, la
Piaggio, la Gkn, la Lucchini, la Continental, solo per citarne
alcune: situazioni in cui i lavoratori si aspettano risposte concrete
da ammortizzatori sociali e rilanci industriali che nel caos generale
rischiano di passare in secondo piano, evento che non sarebbe
ammissibile.

Infine
sulla Scuola e sulla sospensione delle lezioni in aula, va detto che
non può essere riversato sulle famiglie il peso economico della
didattica on
line
,
sopratutto in termini di contratti internet e strumenti tecnici; è
inoltre urgente attivare le adeguate misure di sostegno per gli
studenti che lo necessitano, in particolare per quelli certificati.

In ogni caso
vista la particolarità dell’anno scolastico è opportuna una
moratoria delle bocciature per tutti gli studenti delle scuole medie
e superiori e lo stralcio, almeno dei mesi di emergenza, delle le
tasse universitarie per l’anno 2020.

7) La Lotta,
verso il Primo Maggio

Adesso
più che mai la lotta per la salute passa anche per il diritto al
lavoro e per i diritti sul lavoro. La pausa nelle vertenze e nelle
mobilitazioni imposta dalla quarantena è per noi solo un modo per
recuperare energie e ritornare presto, con vigore, a organizzarci per
rivendicare diritti e dignità per tutte le donne e gli uomini anche
di questa città. Lo faremo in modo coeso e solidale in nome della
uguaglianza e della giustizia sociale.

A Firenze già
molte organizzazioni progressiste e antagoniste si sono riunite in un
percorso organizzativo che troverà la sua sintesi nella “giornata
internazionale per il lavoro e per i diritti di lavoratrici e
lavoratori” del Primo Maggio, promossa dai sindacati di base di
Firenze.

Una giornata in
cui urleremo anche il diritto alla salute, alla sanità pubblica,
alla sicurezza sul lavoro, alla casa e allo studio. Una giornata nel
risveglio della coscienza di classe, contro lo sfruttamento e la
speculazione capitalista; una giornata antifascista e femminista e
contro l’imperialismo con il suo corredo di sfruttamento e guerre.

Il Primo Maggio
sarà anche sintesi delle mobilitazioni per l’ambiente e la difesa
del territorio che a Firenze si sono caratterizzate per le battaglie
contro il progetto di Inceneritore nella piana fiorentina, contro
l’ampliamento dell’Aeroporto di Peretola, contro il progetto di
Tunnel Tav e della Stazione Alta Velocità ma anche a sostegno delle
mobilitazioni studentesche del Fridays For Futures.

Intendiamo
costruire un nuovo percorso cittadino solidale e combattivo per
riconquistare un futuro di dignità e diritti.

Firenze, 3
Aprile 2020

– Primi
firmatari:

Cub Firenze

Cobas Firenze

Usb Firenze

Usi Cit Firenze

Cobas Sanità
Università e Ricerca


Adesioni:

Collettivo
13 Rosso Firenze

Fronte
di Lotta No Austerity

Assemblea
Beni Comuni Diritti

Comitato
provinciale Firenze Pmli

Partito
della Rifondazione Comunista-Firenze

Movimento
di Lotta per la Casa di Firenze

Collettivo
di Unità Anticapitalista di Firenze




Rifondazione Comunista e le amministrative 2019

Documento approvato all’unanimità dal Comitato Politico Federale del 1° aprile 2019

La Federazione di Firenze del Partito della Rifondazione Comunista registra positivamente la nascita nei diversi comuni di progettualità unitarie alternative alle destre, al Movimento Cinque Stelle e al centrosinistra del Partito Democratico. L’impegno della nostra organizzazione sarà quello di costruire un coordinamento di queste energie presenti all’appuntamento delle amministrative, anche grazie alla lista nazionale della Sinistra Europea.



Il 26 maggio saremo quindi chiamati a verificare il nostro impegno in tutti i comuni, pur registrando con preoccupazione come in alcune realtà non sia stato possibile concorrere all’elezione dei consigli comunali e dei sindaci. A liste depositate forniremo le indicazioni precise su quali siano le modalità con cui Rifondazione Comunista è direttamente impegnata sui territori.

I diversi Circoli hanno comunque dato una traduzione coerente con l’impegno assunto dal Comitato Politico Federale il 16 gennaio 2019.

Rispetto al comune capoluogo siamo soddisfatti della proposta che ha portato alla candidatura di Antonella Bundu per il profilo programmatico e la collocazione politica del progetto. Avremmo preferito un investimento comune da parte di tutte le organizzazioni, mentre Sinistra Italiana e Potere al Popolo hanno scelto di muoversi con liste autonome. Pur avendo tutte le possibilità di fare altrettanto crediamo sia necessario investire su uno spazio comune che dovrà affiancare il lavoro nelle istituzioni nei prossimi cinque anni, oltre a ritenere importante dare un segnale forte alle elettrici e elettori, rispetto agli obiettivi con cui ci candiamo a governare Firenze.

Registriamo quindi positivamente la disponibilità di Firenze Città Aperta a comporre un simbolo con all’interno quello della Sinistra Europea, partito europeo di cui Rifondazione è fondatrice.

La nostra disponibilità ad avanzare candidature per le presidenze del Quartiere 2 e Quartiere 3 è stata accolta positivamente, così come crediamo importante investire su questo primo livello territoriale con tutta la nostra organizzazione, nella fase di costruzione delle liste. Siamo anche disponibili a investire su una candidatura in testa di lista per il livello comunale, per arrivare al ballottaggio e contendere Palazzo Vecchio alla coalizione di centrosinistra, impedendo il ricatto del “meno peggio” con cui ciclicamente il Partito Democratico finisce anche per perdere.




Diritto alla casa e alla città

Diritto alla casa, diritto alla città, diritto all’abitare

Pratiche di resistenza a confronto.
Contro la macelleria sociale e il decreto Salvini

Sabato 26 gennaio 2019, dalle ore 15.00
Circolo Ricreativo Brozzi, via di Brozzi 312, Firenze



Ore 15.00 Apertura dei lavori

– Introduce e coordina Domenico Stumpo, Segreteria provinciale PRC Firenze

– Le istituzioni e il bisogno casa: non è emergenza, è macelleria sociale – Monica Sgherri, responsabile nazionale casa PRC

– Le rivendicazioni dei movimenti urbani: un focus su Roma – Carlotta Caciagli, Scuola Normale Superiore

Ore 16.00 Tavola rotonda – Pratiche di resistenza urbana

Hanno garantito il loro intervento:

– ERP: latitanza dei Comuni ed involuzione legge regionale toscana – Vincenzo Simoni, Presidente Unione Inquilini 

– Difendere il diritto alla casa, rispondere ai bisogni. L’importanza degli sportelli – Duccio Vignoli, Asia Firenze e attivista Gruppo Casa di Campi

– Case popolari a Firenze: tra latitanze e promesse il bisogno cresce – Tommaso Grassi,  Consigliere comunale Firenze

– Bloccare la svendita dell’ERP, bloccare la desertificazione del centro – Giuseppe Cazzato, Cobas Firenze

– Decreto Salvini e resistenza urbana – Marzia Mecocci, Movimento di Lotta per la casa

– Esperienze di autorecupero: ex Asilo Ritter e via Aldini – Dario Dowlatchahi, architetto e Flavio Coppola, via Aldini

– Pisa un’esperienza di recupero a uso sociale – Ciccio Auletta, Consigliere comunale Pisa

– Pratiche sociali a Le Piagge – Andrea Malpezzi, CPN PRC

– Resistenza urbane e territorio a Campi – Lorenzo Ballerini, Consigliere comunale Campi Bisenzio

– Un laboratorio resistenza a Firenze – Associazione Il Melograno

18:30 Conclusioni: coordinare la resistenza urbana e costruire la rete in difesa del diritto alla casa




Verso le elezioni amministrative 2019 nel territorio fiorentino, la posizione del PRC

Comitato Politico Federale 16.01.2019, approvato senza voti contrari

Nel
territorio fiorentino andranno al voto amministrativo, in questo
2019, 35 comuni, di cui 14 sopra i 15mila abitanti. Il Partito della
Rifondazione Comunista è presente su tutto il territorio da lungo
tempo (essendo nato nel 1991 vanta una delle storie più lunghe tra
le organizzazioni politiche): negli ultimi anni abbiamo condiviso la
crisi delle sinistre di classe europee, senza però smettere di
portare avanti le nostre lotte. Lo facciamo all’interno dei
consigli comunali e fuori, eleggendo persone iscritte al Partito e
condividendo progetti politici più ampi.



I
passaggi elettorali sono per noi un’importante occasione di
verifica del consenso e un momento in cui dare più visibilità alla
difesa dei diritti che il mercato attacca quotidianamente. La
rappresentanza oggi gode di scarsa salute, con un progressivo
svuotamento del sistema democratico, messo in scacco dall’elezione
diretta dei sindaci, dalle aree metropolitane al posto delle
province, dai tagli ai servizi e delle privatizzazioni giustificate
con i vincoli di bilancio. Oggi la politica sembra essersi ridotta
alla semplice amministrazione del sistema di cose presenti.

Per
questo ci opponiamo ai governi (anche locali) di centrosinistra,
centrodestra o a guida 5 Stelle. Mentre avanzano le destre, ci è
chiara l’urgenza di dare risposte adeguate ai settori sociali
colpiti dal clima d’odio e dalla guerra tra poveri. Per questo non
ci siamo mai sottratti a esperienze unitarie con chiunque
condividesse l’obiettivo di difendere i diritti e la dignità dei
nostri settori sociali di riferimento, tra cui rientra la difesa del
territorio, un modello di sviluppo sostenibile e la contrarietà alla
logica delle grandi opere.

Ci
rendiamo conto di essere in controtendenza rispetto al modello
prevalente: mentre domina l’individualizzazione e l’impegno
leggero, noi rimaniamo radicati in pratiche di militanza quotidiana,
spesso ignorata dal sistema di informazione e non adeguatamente
capace di pensarsi anche sul piano della comunicazione.

In
tutti i Comuni della Federazione di Firenze il nostro Partito
ricerca, anche per queste elezioni amministrative, la più ampia
convergenza tra le forze interessate a costruire un’alternativa di
sinistra, a partire dagli spazi condivisi di Firenze
Riparte a Sinistra

(Comune di Firenze), Territori
Beni Comuni

(Assemblea Metropolitana),
Sì – Toscana a Sinistra

(Regione Toscana). Non mancano però esperienze negative, in cui
vediamo le progettualità finire sacrificate alla politica
politicante
.
Quanto avvenuto in Sardegna e in Abruzzo ci ricorda il problema di
base su cui si sono consumate le nostre scissioni: il rapporto con il
centrosinistra. Per questo ci preoccupano possibili aperture dei
percorsi di cui siamo parte a realtà ammantate di civismo ma con un
retroterra politico ambiguo se non avversato.

In
queste settimane abbiamo ribadito le coordinate entro cui siamo
disponibili a ogni confronto: chiarezza programmatica e nessuna
ipotesi di governo con il Partito Democratico. Siamo disponibili a
mettere la nostra organizzazione a disposizione in quelle realtà
dove esistono energie non organizzate che condividono le nostre
battaglie e i nostri obiettivi.

La difficoltà sta nel conciliare la necessaria chiarezza dei progetti politici con la consapevolezza di quanto sia difficile e pericolosa la fase storica in cui siamo. Tra la pura testimonianza fine a se stessa e la rassegnazione si colloca la politica, che è l’unica forza possibile per chi vive dalla “parte sbagliata” di questa società. Il Partito della Rifondazione Comunista persegue obiettivi chiari ed è disponibile a convergere con chiunque li condivida. Il tempo però sta scadendo e ci rivolgeremo nei prossimi giorni a tutti gli interlocutori interessati per capire dove sarà possibile costruire alleanze e dove presentare il nostro simbolo.

Immagine liberamente ripresa da www.controradio.it