Bigazzi (Confindustria Firenze) contro i dipendenti pubblici in smart working

Segreteria provinciale di Rifondazione Comunista – Federazione di Firenze
Roberto Travagli – Responsabile Lavoro PRC Firenze

“Prelievo sugli stipendi dei dipendenti pubblici in smart working”: sono parole del neo presidente di Confindustria Firenze. “Hanno il posto sicuro e risparmiano soldi e tempo, aiutino chi è in difficoltà”



Maurizio Bigazzi, neopresidente di Confindustria Firenze, esordisce così in conferenza stampa, con un attacco diretto ai dipendenti del pubblico impiego.

Forte delle analisi di Pietro Ichino, Bigazzi sostiene che lo Stato dovrebbe imporre ai dipendenti pubblici un contributo di solidarietà del 3-4%.

Traspare dalle affermazioni la consueta avversione degli industriali per il pubblico impiego, considerato fonte di sprechi e inefficienza da tutti (o quasi) i presidenti confindustriali, secondo la logica per cui i vantaggi devono essere degli imprenditori mentre le perdite e i costi a carico dello Stato (vedi recentissimi aiuti a qualche grande azienda)

Sarebbe ora di dire basta al ricatto di scegliere tra occupazione e salari da una parte e diritti dall’altra, una formula che nel corso degli anni ha portato solo alla destabilizzazione della classe lavoratrice, alla sua precarizzazione e al suo impoverimento.

Curioso che Bigazzi non abbia dedicato mezza parola alle imprese sul nostro territorio che hanno chiuso spostando le produzioni e lasciando senza lavoro centinaia di persone, solo per massimizzare i profitti. Oppure a coloro che anche in contrasto degli ultimi DCPM hanno continuato a licenziare e/o a non prolungare contratti a termine senza attivate la Cassa Integrazione.

Pensiamo che attaccare i dipendenti pubblici serva solo a spostare l’attenzione e distoglierla da chi davvero ha le responsabilità per la situazione che ci troviamo a vivere: dopo aver collocato in stato di precarietà e di povertà i lavoratori è paradossale sentire Confindustria piangere miseria, nonostante il taglio dell’Irap svantaggioso dell’intera collettività.

Rispondiamo pensando ai tanti che sono rimasti a casa senza un lavoro perché assunti con contratti a termine e oggi non rinnovati, milioni di lavoratori che sono stati usati uno dopo l’altro, con rinnovi trimestrali finché hanno fatto arricchire gli imprenditori, così come i collaboratori assunti con forme contrattuali per le quali non erano neppure tenuti a versare i contributi sociali. Perché per Bigazzi i lavoratori sono oggetti ad uso e consumo del vostro profitto.

Proviamo a suggerire un’altra ricetta: ridurre i compensi in maniera strutturale a quelli imprenditori che si sono arricchiti sul lavoro altrui e ai loro manager. Magari imponendo che nessun manager possa guadagnare più di 3 volte l’operaio meno pagato, visto che quando le imprese ricevono i finanziamenti a fondo perduto, quei soldi pubblici provengono dalla tassazione in gran parte garantita dal salario dei dipendenti e dalle pensioni.

Se la preoccupazione di Confindustria è davvero la condizione dei lavoratori vorremmo sentire appelli perché le aziende smettano di usare gli appalti e le esternalizzazioni per pagare meno il lavoro, così come un’effettiva presa di posizione contro il caporalato diffuso in tutti i settori. La realtà è che la povertà lavorativa è aumentata proporzionalmente con i i profitti di quelli come Bigazzi.

Non ci accodiamo agli elogi profusi dal sindaco del Comune e della Città metropolitana di Firenze, perché pensiamo che nelle parole del presidente di Confindustria ci sia solo disprezzo sia per i lavoratori, sia privati che pubblici. Chi lavora in smart working non è “in ferie”. Lavora a tutti gli effetti (anzi il doppio se donna, a causa della difficoltà di conciliare lavoro e lavoro domestico). Pensiamo invece che tale istituto abbia bisogno al più presto di norme chiare che, ad esempio, tutelino il diritto alla disconnessione, alla sicurezza del luogo di lavoro anche se condotto fuori dagli ambienti tradizionali e a una partecipazione ai costi sostenuti da parte dei datori di lavoro. In buona sostanza, non è più rimandabile necessità di un nuovo statuto dei lavoratori come già da molti anni richiesto.

Ci auspichiamo che ci sia una chiara condanna sia da parte sindacale che da parte di quelle forze politiche che si definiscono democratiche per tali posizioni espresse. Da parte nostra ci impegneremo con maggiore determinazione a difesa dei lavoratori.