Una bella e riuscita manifestazione!

Il 30 maggio 2020, a Firenze, una bella manifestazione di mille persone promossa dai sindacati di base di Firenze e da molte organizzazioni politiche e sociali di lotta antagonista, con in testa due striscioni unitari con scritto “reddito, diritti e salute per tutte e tutti. Ogni giorno è il primo maggio” e “salute, ambiente, lavoro, reddito, diritti, scuola. Lottare e ripartire”, è partita dal presidio sanitario di Firenze Santa Rosa, simbolico perché tenuto aperto grazie alle lotte popolari e ha percorso i lungarni con mascherine e distanziamento ma soprattutto con la determinazione di chi da anni lotta contro un modello economico cinico e iniquo, perché sfrutta persone e risorse e specula sui diritti fondamentali; una verità che la pandemia ha svelato alle masse in modo inequivocabile, e ci consente di dare nuovo slancio propositivo a un percorso atto a superare un sistema barbaro come quello capitalista.



Emblematico il grande schieramento di forze dell’ordine davanti all’emporio del lusso di  Ferragamo e davanti all’Ambasciata Americana, a dimostrazione di quali siano i veri padroni di questo paese. 

Ringraziamo Controradio, Stamptoscana.it e soprattutto Radio Wombat che ha trasmesso in diretta cronaca e interventi, per aver dato evidenza alla iniziativa, mentre stigmatizziamo la censura mediatica che la stampa e i media borghesi hanno esercitato servendo le direttive del regime ma perdendo l’occasione di dare finalmente voce a donne e uomini di questa città. 

Ci siamo mobilitati con una ripartenza dal basso di cui tanta parte di Firenze sentiva il bisogno, in una manifestazione colorata e unitaria, tantissime sono infatti le realtà di lotta che hanno partecipato alla giornata, ognuna con le proprie caratteristiche e le proprie parole d’ordine ma tutte convinte della necessità di contrastare il morbo sociale del capitalismo in nome della uguaglianza, per conquistare la dignità e il futuro che spetta di diritto alle classi proletarie e operaie. 

Abbiamo appena cominciato.

Cobas Sanità Università Ricerca, Usb Firenze, Cub Firenze, Cobas Firenze, Usi Cit Firenze, Collettivo Politico 13 Rosso, Presidio No Inceneritori No Aereoporto, Assemblea Beni Comuni/Diritti, Comitato San Salvi Chi Può, Cantiere sociale Camilo Cienfuegos, Collettivo di Unità Anticapitalista Firenze, Movimento di Lotta per la Casa di Firenze, Csa Next Emerson,  Unione Inquilini Firenze, Ateneo Libertario, Comitato No Tunnel Tav Firenze, Rete Antisfratto Fiorentina, Lotta Continua Firenze,  Assemblea Autoconvocata Lavoratrici e Lavoratori del Sociale, Comitato Kurdistan Firenze, Associazione di Amicizia Italopalestinese, Medicina Democratica Firenze, Alleanza Beni Comuni Pistoia, LAST – Lavoratori e Lavoratrici Autorganizzati dello Spettacolo, Biblio-precari Firenze, Comitato provinciale Firenze Pmli, Partito Comunista Firenze, Fgci Firenze, Potere al Popolo Firenze, Partito della Rifondazione Comunista Firenze, Cpa Firenze Sud, Colpol, Collettivo Krisis, Rete Collettivi Fiirentini, Studenti di Sinistra, Forum Toscano per l’acqua, Resistenza Casa, sportello Solidale.




Evitare la grave crisi sociale: contrastare l’automatismo perdi il lavoro perdi la casa.

Non era ancora pubblicato l’intero decreto cosiddetto “Rilancio” che già si evidenziava pesantemente la sua insufficienza, il letterale “sbriciolamento” delle risorse, un po’ a tutti e per troppi, specularmente  troppo pochi.

Nessuno perda la casa: aumentare i fondi per le misure tampone. Essenziali per interventi strategici per l’ampliamento del patrimonio di case popolari, a partire dall’immediato recupero del patrimonio pubblico dismesso compatibile.

Mozione da presentare in tutti i consigli elettivi

Individuare un edificio pubblico compatibile alla residenza e aprire una vertenza con il Comune per la sua immediata assegnazione ad alloggio popolare

Alcuni sottofinanziamenti sono infatti paradigmatici della grave incomprensione (per non dire peggio) della voragine sociale  che rischia di qui a pochi mesi di aprirsi per gli strati sociali più deboli.

La crisi economica post covid 19 sarà lunga,  e ben più lunga degli effetti delle progressive riaperture. La disoccupazione, inoccupazione, il lavoro precario, l’interruzione o riduzione del lavoro autonomo comporteranno un fenomeno crescente e diffuso di drastica riduzione di reddito, se non azzeramento, che si prolungherà per tutto il 2020 e anche 2021. A essere ottimisti.



Al dramma della perdita del reddito rischia di sommarsi però, decuplicando gli effetti devastanti sulle famiglie, quello della perdita della casa per morosità incolpevole. E’ l’automatismo che va assolutamente evitato. E’ questo automatismo che avrebbe effetti negativamente moltiplicatori sugli strati sociali più colpiti dalla crisi economica. Per questo deve proseguire con forza la richiesta di prolungare oltre  il 1 settembre il blocco degli sfratti esecutivi

Il Governo su questo fronte è dolosamente insufficiente, la totale inadeguatezza dello stanziamento per il  fondo per il contributo affitto, misura certo tampone ma essenziale per contrastare la morosità prima che insorga, va assolutamente corretta.

L’inadeguato finanziamento del fondo contributo all’affitto rafforza il pericolo concreto di  vanificare la misura stessa e aprire la strada alla morosità incolpevole: a fronte di un aumento prevedibile di domande (e laddove i bandi sono già stati fatti e conclusi, si è già verificato la triplicazione o quadruplicamento delle domande presentate rispetto all’anno precedente), e un fondo contributo all’affitto sottodimensionato alla bisogna  comporterebbe un’erogazione economica alle singole famiglie quasi irrisoria  dato  il numero totale delle famiglie a cui rispondere!

L’appello lanciato da Unione Inquilini stessa e Link Coordinamento Universitario per un finanziamento adeguato del fondo affitti era stato colto sia dalla conferenza delle Regioni che da una odg passato al Senato. Ma poi – tanto più in una post democrazia decidente come la nostra – al momento dei  fatti il risultato non c’è.

Per cui oltre all’aumento delle risorse, visto il consistente aumento di domande già verificatosi  diventa strategica la velocizzazione dell’erogazione del contributo medesimo e questo può avvenire solo con un iter burocratico improntato all’efficienza dove l’assegnazione del contributo alla famiglia avviene sulla base della domanda presentata spostando i controlli nella fase successiva.

Il livello dal quale meglio si coglie gli effetti della insufficienza del fondo contributi affitti e del consistente  aumento di domande di cittadini per ottenerlo è ovviamente il Comune.

In questa direzione a Pisa, Francesco Auletta, gruppo Diritti in comune (Una città in comune – Rifondazione Comunista – Possibile)  ha presentato diverse mozioni dove viene  richiesto un forte impegno al Comune per la ricontrattazione dei canoni, sia per il mercato privato ma anche per le famiglie negli alloggi popolari. Perché anche in questo comparto la crisi impedirà a molte famiglie (si pensi alla perdita del lavoro) di sostenere l’affitto e i vari costi accessori. E per quanto riguarda il mercato degli alloggi privati la vi si chiede al Come di “attivarsi, di concerto con la Prefettura, presso le rappresentanze dei proprietari di immobili e i sindacati degli inquilini affinché si istituisca un tavolo per ricontrattare i canoni in essere e per calmierare i futuri canoni sul territorio comunale per singoli e famiglie che dimostrino perdita di reddito causata dall’emergenza sanitaria” E l’atto di Auletta, essendo Pisa una città universitaria, interviene anche nello specifico degli studenti fuori sede per i quali la crisi economica ha fatto crescere le criticità  a sostenere il caro affitti. La mozione impegna infatti il Comune “a  convocare con urgenza la Conferenza Università Territorio per definire azioni comuni per quanto concerne gli affitti studenteschi a partire da una valutazione del protocollo approvato dal Comune di Bologna”.

Sempre in questa direzione la mozione  presentata a Firenze da Dmitrij Palagi (segretario provinciale PRC) e Antonella Bundu consiglieri del gruppo Sinistra progetto Comune (Firenze città aperta – Potere al popolo- Sinistra Italiana). “La crisi economica ha già travolto le parti più fragili della società e ora si allunga su sempre maggiori nuclei familiari della classe lavoratrici. Per questo è stata depositata una mozione in queste ore, con proposte concrete.- sottolineano Dmitrij Palagi e Antonella Bundu – Chiediamo al Parlamento e al Governo nazionale di prorogare almeno fino a giungo 2021 il blocco degli sfratti per morosità incolpevole”.

“Chiediamo  – proseguono – al Governo e alla Regione di aumentare le risorse e semplificare le procedure per i bandi di sostegno all’affitto, visto il triplicarsi e quadruplicarsi del bisogno abitativo rispetto agli anni passati. Chiediamo agli enti locali un primo elenco di patrimonio immobiliare dismesso e riutilizzabile a fine abitativo, per rilanciare l’edilizia residenziale senza ulteriore consumo di suolo.

Chiediamo al Comune di Firenze di raccogliere tutte le informazioni necessarie per un costante monitoraggio dell’esigenza abitativa del nostro territorio, con puntuali momenti di informazione rivolti alle commissioni consiliare e al Consiglio comunale.”

Insomma, una consapevolezza e conseguenti impegni. Da moltiplicare. Va infatti costruita in Italia una forte mobilitazione per evitare il disastro sociale: che nessuno perda la casa .

Da qui la richiesta di presentare la mozione che Rifondazione Comunista avanza a tutti gli eletti , che è stata generalizzata, assunta e diffusa anche dalla Rete città in Comune – anche con la collaborazione tecnica, fra gli altri, del compagno Leonardo Becheri, componente del coordinamento della Reteove si avanzano – proprio su questa falsariga – richieste precise che consideriamo misure tampone essenziali per dare il tempo di programmare e realizzare interventi strutturali sul  bisogno casa, misure che si centrano sulla scelta essenziale di aumento del patrimonio Erp a partire dal recupero immediato di tutto il patrimonio pubblico dismesso e inutilizzato compatibile con la residenza.

Si apre uno spazio grande che dobbiamo riempire e agire, dove i protagonisti devono diventare gli  sportelli sociali, le organizzazioni sindacali, comitati di cittadini i quali si assumano l’onere essi stessi di individuare il patrimonio pubblico dismesso compatibile alla residenza e aprire una vertenza con il Comune per ottenerne l’immediato recupero e assegnazione ad alloggi popolari.

Una priorità economica oltre che sociale assunta dal nostro partito e richiamata anche nel documento conclusivo approvato dal Cpn lo scorso 19 maggio  “finanziamento adeguato del fondo per contributo all’affitto, blocco  degli sfratti per morosità incolpevole fino a giugno 2021, piano straordinario casa con recupero del patrimonio pubblico dismesso e inutilizzato compatibile con la residenza e sua assegnazione all’edilizia popolare”

Un nuovo protagonismo sociale diretto e partecipato potrà contribuire in maniera determinante alla soluzione del problema casa visto che la sordità dei governi, da quello nazionale a quelli locali, non può certo essere rassicurante.

Rovesciare la politica in essere fino ad oggi che ha visto vendere, svendere e diminuire gli alloggi popolari per puntare a un deciso rilancio di questo comparto strategico: aumentare gli alloggi popolari e, per la prima volta dopo anni, senza consumo o cementificazione di suolo ma contrastando la desertificazione o la speculazione immobiliare e finanziaria al quale i centri urbani erano stati abbandonati. Questo un obbiettivo sempre più chiaro e sempre più non procrastinabile.

Monica Sgherri, responsabile casa, diritto all’abitare




30 maggio si torna a manifestare!

Il Partito della Rifondazione Comunista partecipa alla piattaforma Ogni giorno è il primo maggio e sostiene l’appuntamento di mobilitazione annunciato per il 30 maggio, alle ore 17.00, con partenza dal presidio sanitario di Santa Rosa (Lungarno di Santa Rosa, 13). Il volantino (il PDF cliccando qui) riporta le modalità di manifestazione, che rispettano le norme di sicurezza previste dalle disposizioni legate all’emergenza Covid-19, con l’indicazione di mantenere le distanze tra una persona e l’altra ovviamente.

Si tratta di una piattaforma di lotta unitaria e chiara, che prosegue il percorso avviato da mesi in vista della scadenza del Primo Maggio, che purtroppo non ci ha potuto vedere in piazza, come previsto.

Con responsabilità, lucidità e determinazione prendiamo parte alla mobilitazione, ringraziando le diverse altre realtà che partecipano, assieme quindi alle compagne e ai compagni di questo percorso.






Sullo spostamento dei corsi UNIFI dai Comuni dell’Empolese Valdelsa

Segreteria Rifondazione Comunista Firenze
Circolo Rifondazione Comunista Empolese
Giovani Comunisti di Firenze

È veramente deprimente e preoccupante sentire il Rettore dell’Università degli Studi di Firenze Luigi Dei esprimersi in favore di un’università tutta schiacciata sugli interessi  delle aziende.



Come se la formazione universitaria dovesse essere pensata soltanto in funzione di produzione e profitto, in una logica che riteniamo sia quella che ci ha portato a tralasciare, anche nell’ambito dell’emergenza Covid-19, gli aspetti sociali e umani di questa crisi.
In un momento storico in cui ritorna a prendere piede nella discussione pubblica l’idea secondo la quale il pubblico dovrà essere autore e protagonista anche delle scelte economiche, il Rettore propone per il futuro soluzioni vecchie e fallimentari, nella logica per cui la sommatoria degli interessi privati coincide con l’interesse pubblico.
Interessi che forse, in alcuni momenti del passato, sono coincisi ma la cui persecuzione, di certo, ha portato alla situazione attuale: disoccupazione, sfruttamento, diseguaglianze crescenti.
Le soluzioni, caro Rettore, sono davanti a noi, non dietro.
Vogliamo un’università libera dalla logica del profitto privato.
L’università non è un’azienda finalizzata alla creazione di ricchezza economica. L’università è un importante investimento per la costruzione di una società migliore, maggiormente informata, “ricca” e libera.

Per questo motivo la decisione dello spostamento di quei corsi dell’Università degli Studi di Firenze che si tenevano nei comuni dell’Empolese Valdelsa è, a nostro avviso, da condannare per il modo e le tempistiche con cui è avvenuta. Come si può leggere dalle stesse dichiarazioni ufficiali, le motivazioni sono esclusivamente di natura economica. Siamo consapevoli del fatto che lo sviluppo e la gestione di poli di alta formazione sui territori non sia cosa semplice, che questa deve fare i conti con una serie molto complesse e che, proprio in questo senso, la situazione dell’Empolese era tutt’altro che di facile amministrazione. Proprio per questo motivo, la proposta che ci sentiamo di avanzare è quella della creazione di un incubatore di ricerca pubblico che ci permetta di mantenere un polo di alta istruzione nel territorio, sviluppando ricerca e approcci che partano da questo e dalle sue peculiarità e che possa fornire stimoli, soluzioni innovative e nuove prospettive per il nostro futuro.




Democrazia, rappresentanza e Costituzione: da sinistra

Un dialogo con Giovanni Russo Spena (responsabile dell’area democrazia del Partito della Rifondazione Comunista), assieme a Leonardo Masi (Consigliere comunale di Empoli), Enrico Carpini (Consigliere della Città Metropolitana di Firenze), Lorenzo Ballerini (Consigliere comunale di Campi Bisenzio) e Antonella Bundu (Consigliera comunale di Firenze).

Di conflitto e rappresentanza istituzionale, Costituzione e democrazia in Italia, anche durante l’emergenza Covid-19.




A proposito di contributo affitti

Rifondazione Comunista Firenze

La Federazione fiorentina del Partito della Rifondazione Comunista è impegnata, grazie al contributo delle sue e dei suoi militanti, all’interno della Rete Antisfratto Fiorentina.

Sottoscrivendolo di fatto, condividiamo dunque questo volantino, che dà una precisa valutazione della situazione sul tema affitti e dei contributi insufficienti che vengono erogati con il bando che si chiude domani…


Il primo rilievo va fatto sull’esiguità delle risorse e sulla natura delle stesse.

Sono risorse regionali, anche in questo caso, sottolineiamo, non aggiuntive! Esse derivano dal vecchio fondo per la morosità incolpevole, ripartito tra i Comuni, destinandolo al contributo in affitto, per fronteggiare la “normale” emergenza abitativa.



Nella ripartizione di questo fondo tra i Comuni della Toscana il Comune di Firenze è stato fortemente penalizzato perché non è riuscito a spendere almeno il 25% dei fondi erogati negli anni precedenti e si è visto così azzerare la sua quota per il 2020 creando una forte sperequazione rispetto ai reali bisogni del territorio fiorentino rispetto agli altri Comuni.

Per fare un esempio: Livorno, con una popolazione nettamente inferiore, con affitti meno cari e con meno sfratti, ha avuto oltre 800.000 euro, mentre Firenze poco più di 1.000.000 di euro, assolutamente insufficienti per lo scopo che si prefigge la misura messa in atto.

L’insufficienza di queste risorse è facilmente dimostrabile: tenendo conto che per i valori degli affitti di Firenze ogni inquilino potrebbe ricevere al massimo 900 euro di contributo, con un milione di euro si possono soddisfare solo 1020 domande, ma ad oggi ne sono già arrivate negli uffici più del doppio. Ma nemmeno il gran numero di domande arrivate dà l’esatta dimensione del bisogno: i requisiti per partecipare penalizzano infatti una gran parte di quei nuclei che, pur non potendo pagare l’affitto, non potranno fare domanda perché non possiedono i requisiti previsti. Ancora una volta per affrontare un’emergenza eccezionale vengono applicati requisiti escludenti, requisiti che mirano solo a limitare l’accesso e non a verificare il reale bisogno.

Ma è proprio dalla natura delle risorse che emerge l’inconsistenza e la pericolosità della misura: lo stanziamento, del tutto insufficiente e per anni non aumentato , era già insufficiente a soddisfare i normali contributi affitto, con i quali molti inquilini riuscivano a stento a non incappare nella morosità, contributi che diminuiscono negli anni per poter aumentare il numero delle famiglie destinatarie del contributo! Con questo bando straordinario, estendendo la platea dei beneficiari, si erode una parte consistente di questi fondi.

Se non vengono aggiunte risorse nuove e consistenti, il vero rischio è che i contributi affitto per famiglia si ridurranno ulteriormente e non saranno in grado di prevenire la morosità.

Ancora più paradossale è la situazione di chi già percepiva il contributo affitto e. con l’attuale assenza di reddito, fa domanda anche per il contributo straordinario: i soldi che,avrà adesso gli saranno tolti dal contributo futuro…una vera cura omeopatica!

Il problema vero sono quindi le risorse per questa emergenza! Ma non solo: Firenze, come tutte le aree metropolitane, vive una emergenza abitativa ormai da diversi decenni. Le risorse, che in altri territori sono state sufficienti a calmierare il mercato, a Firenze si sono rivelate di fatto inutili…Il problema di Firenze è la voracità della rendita che viene alimentata dal forte bisogno abitativo non soddisfatto per l’assenza di significative risposte abitative pubbliche.

Le stesse dichiarazioni riportate sulla stampa sull’incontro tenuto ieri tra amministrazione comunale, sindacati degli inquilini e associazioni dei proprietari sulla possibilità di rinegoziazione degli affitti, a fronte di benefici per i proprietari, rischia di andare nel novero delle pie illusioni: il proprietario abbassa l’affitto in cambio di altro, solo se gli conviene, e il mercato è tutto fuorchè etico, perché la proposta del Comune nel ruolo di garante è una proposta già conosciuta da circa 20 anni e sempre fallita!

L’unica misura efficace sarebbe una riforma dell’ attuale legge sulle locazioni, la 431/98, che preveda vincoli sulla determinazione del canone per renderli compatibili con le retribuzioni dei lavoratori e l’ obbligo all’affitto per gli appartamenti tenuti vuoti della grande proprietà. Questi gli interventi sul mercato privato degli alloggi.

Sul versante dell’intervento pubblico, è necessario aumentare le risorse perché gli attuali strumenti sono del tutto insufficienti e non può certo bastare il loro spostamento, anticipazione o rinvio! Oltre ad assegnare subito tutti gli alloggi popolari tenuti vuoti (una vergogna!), occorre uno sforzo strategico straordinario per implementare il patrimonio di appartamenti di edilizia residenziale pubblica, una inversione a 360 gradi della politica di svendita e ridimensionamento portata avanti in tutti questi anni.

La crisi economica è pesante: già oggi si ipotizzano 10 milioni di persone in povertà o a rischio di povertà, uscirne richiederà tempo e sforzi. Il bisogno casa sarà tendenzialmente in aumento e alla povertà per mancanza di lavoro non deve sommarsi la perdita della casa. Questo non vuol dire costruire nuove case, cementificare ulteriore suolo e allontanare le famiglie verso periferie sempre più lontane, ma obbligare l’amministrazione pubblica a smettere di giocare al piccolo speculatore e ridestinare il patrimonio pubblico abbandonato da anni e compatibile con la residenza, ad alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Negli strumenti da individuare per uscire dalla crisi economica, le amministrazioni locali devono contribuire con risorse proprie, ovvero, vista la penuria di denaro, mettendo a disposizione ciò che hanno in abbondanza: il patrimonio pubblico dismesso. E per la messa a norma degli alloggi, ai fini della loro consegna, occorre utilizzare quale via prioritaria – tutte le volte che é possibile – lo strumento dei lavori fatti dal locatario a scomputo dell’affitto. Questo sarebbe un modo significativo delle amministrazioni comunali di contribuire in positivo all’uscita dalla crisi economica per migliaia di persone e famiglie!

Nessuno deve rimanere indietro!

Rete Antisfratto Fiorentina




Ancora sui buoni spesa

Rifondazione Comunista Firenze

La Federazione fiorentina del Partito della Rifondazione Comunista è impagnata, grazie al contributo delle sue e dei suoi militanti, all’interno della Rete Antisfratto Fiorentina. Condividiamo prendiamo parte alle iniziative e condividiamo con piacere questo comunicato


Non si è ancora conclusa la consegna dei buoni alimentari che si sono registrate due pronunce, la prima del Tribunale di Roma, la seconda del TAR dell’Aquila, che accolgono i primi ricorsi presentati da due cittadini esclusi dall’erogazione dei buoni alimentari perché senza il requisito della residenza.



Le motivazioni dei giudici confermano quello che noi abbiamo sempre sostenuto: in una situazione di emergenza come quella attuale che vede la quasi totalità della popolazione costretta a non uscire di casa e dunque a non avere reddito, ogni forma di sostegno deve necessariamente essere estesa a tutte le persone in difficoltà e non può essere negata solo perché qualcuno non soddisfa determinati requisiti quale quello della residenza o perché non può dimostrare di aver perso lavoro e reddito dopo una certa data.

Il problema al solito è che le risorse messe a disposizione dallo Stato per i Comuni che devono erogare queste misure sono pari a zero… i 400 milioni utilizzati per i buoni alimentari non sono risorse aggiuntive, ma sono una quota, peraltro esigua, del fondo di compensazione perequativo istituito col federalismo municipale. In pratica lo Stato ha solo autorizzato lo storno di voci di bilancio per l’erogazione dei buoni alimentari.

Altri Comuni, ad esempio Bologna, oltre alla quota di risorse ripartita dallo Stato (circa 2.000.000 come Firenze), ha aggiunto ulteriori 1.700.000 euro, elevando a 3.700.000 euro le risorse complessive per i buoni spesa

Lo stesso dovrebbe fare il Comune di Firenze perché ancora oggi ci sono famiglie che telefonano chiedono ancora di fare la domanda perché ancora speranzose di ottenere la risposta che il Comune ha promesso di dare!.

Non tutte le domande ricevute dal Comune di Firenze sono state invece soddisfatte; a queste si aggiungono le migliaia di domande rigettate e quelle non arrivate in tempo causa l’inesperienza delle persone nell’uso del computer o perché non sono riuscite a prendere la linea dei numeri dedicati.

Ancora più assurda ci sembra la divisione tra persone in stato di bisogno operata dal Comune di Firenze: quelle che possono certificare di aver perso il reddito per il Covid hanno avuto il buono spesa, mentre quelle che non possono certificare la riduzione di reddito causa covid , in particolare le famiglie già seguiti dai servizi sociali, hanno avuto solo dei pacchi alimentari di valore molto ridotto (queste sono le testimonianze ricevute dai beneficiari) e contengono solo alcuni dei beni di cui una famiglia ha quotidianamente bisogno.

In questo si è mantenuta una tradizione che qui a Firenze dura fin dal ‘400, da quando per aiutare la nobiltà decaduta senza ferirla nell’orgoglio, quindi non con la solita carità del pezzo di pane e della minestra riservata a chi povero era sempre stato, è stata fondata una congregazione, quella di S. Martino che aiuta questi nobili decaduti, i “poveri vergognosi”, in forma discreta e solo con elargizione di denaro contante per non offenderli.

Un altro problema lo hanno trovato i beneficiari dei buoni alimentari quando alle casse del supermercato hanno dovuto togliere dal carrello o pagare di tasca tutti quei beni non alimentari ma indispensabili per l’igiene, specie in tempi di coronavirus, sapone, detersivi, carta igienica….forse sul retro dei buoni, che altro non sono che i buoni pasto che si danno ai dipendenti, potevano stampigliare la vecchia filastrocca:

Chi col dito il cul si netta
tosto in bocca se lo metta
così tien presto pulito
carta, muro, culo e dito

Rete Antisfratto Fiorentina