Un’alleanza popolare – Intervento all’assemblea di Firenze (Cento Piazze)

Un’alleanza popolare – Traccia dell’intervento all’assemblea di Firenze (Cento Piazze)

Dmitrij Palagi, Segretario provinciale Rifondazione Comunista Firenze

Care compagne e cari compagni,
all’interno di Rifondazione Comunista, pochi giorni fa, mi è capitato di intitolare la serie di interviste e dichiarazioni di un pezzo della nostra galassia di sinistra frammentata “cronache di un’infelicità annunciata”. Il riferimento è all’insieme di rivelazioni indecise, amplificate da «la Repubblica», dalle quali con difficoltà riusciamo effettivamente a diradare la nebbia delle intenzioni di Giuliano Pisapia.

Sono convinto dell’inutilità di ogni intento denigratorio all’interno del confronto politico, ma è inevitabile rimanere delusi se si guarda al futuro sognando il passato.

Prima ancora di ogni giudizio sulla recente storia, dovremmo tutte e tutti sapere quanto sia lontano il 2006. Se in pochi territori resiste la formula del centrosinistra, con cui alcuni hanno magari governato, non dovrebbe sfuggire come sia prevalentemente l’orientamento del Partito Democratico nel creare un deserto alla propria sinistra, preferendo governare con il centrodestra e regalando la protesta al Movimento 5 Stelle e alla Lega Nord, cercando poi di spaventare l’elettorato con la minaccia populista.

Se su determinati punti troviamo sensibilità attente all’interno della maggioranza a sostegno del Governo Gentiloni, ad esempio sull’opposizione ai tagli alla sanità, non possiamo ignorare quanto avviene oggi anche sul piano locale, magari pensando alle scelte della Regione Toscana in materia di salute.

Troppo spesso ci ripetiamo di non fare analisi del sangue per scegliere chi può unirsi ad un percorso comune. Ci mancherebbe l’istituzione di un ufficio inquisitoriale all’ingresso di un’alleanza ampia e di scopo, mi era già capitato di dirlo allo Stensen questa estate e poi all’Anconella! Però rimane complicato essere alternativi ed alleati ad un progetto politico nello stesso tempo. Non è tatticismo. Si tratta di scelte concrete, di risposte da forza che ambisce a governare, che rifiuta il minoritarismo di chi accetta di influenzare un esecutivo spostando qualche virgola. Non sminuisco l’importanza dei parziali risultati concreti. Ho profondo rispetto per chi ottiene un diritto in più o riesce a mitigare le sofferenze sociali sempre più evidenti dall’esplosione della crisi del 2008. Non è però la prospettiva che ci ha convinto a essere qui oggi.

Voglio restare sul cinico calcolo. Non esiste sinistra, in Europa, sopravvissuta all’illusione di poter governare l’austerità, alleviando le note più aspre di ricette fallite drammaticamente, di anno in anno.

Le priorità programmatiche e le cento piazze parlano di un processo partecipativo in cui possiamo permetterci di concentrare la discussione sulle risposte concrete da dare a chi paga il prezzo delle scelte di governo portate avanti per almeno due decenni, da centrodestra e centrosinistra, da governi tecnici e da larghe intese.

Cosa possiamo dire ad un giovane precario sostanzialmente ignaro di quali sarebbero i diritti garantiti dalla Costituzione? Non basta suggerire la via della contestazione e dell’indignazione. Occorre organizzare, nella società, chi deve lavorare per poter vivere e chi si ritrova a pagare tasse utilizzate per finanziare lo stesso sistema collassato non troppi anni fa, vedendosi sottrarre finanziamenti all’istruzione, alla previdenza, alla tutela dei minimi livelli di civiltà. Esistono esperienze preziose di resistenza in tutti i territori. Guardiamo in quella direzione, troviamo le capacità di parlare a chi ritiene inutile votare, considerando l’impegno politico una pratica corrotta per poche anime nere, o peggio una vuota illusione per ingenui.

La globalizzazione ha aumentato le disuguaglianze, per poi dare la colpa ai migranti, rimuovendo le pesanti responsabilità della guerra, degli organismi economici internazionali, di chi ha regolato un mondo a misura degli interessi di pochi.

Mi colpisce ascoltare i protagonisti della Terza Via rivendicare le loro scelte, insistendo magari sul fatto che non c’è stata continuità dopo gli anni ‘90. Dove sono quelli capaci di rivendicare le ragioni del movimento no-global, di chi si è opposto alle guerre di Bush jr. e Tony Blair, di chi da tempo denuncia l’intollerante livello di inquinamento a cui siamo arrivati, di chi aveva smascherato lo smantellamento della scuola pubblica, di chi protesta per i continui tagli all’università e alla ricerca, di chi si oppone alle favole sulla non sostenibilità delle pensioni pubbliche, di chi ha sempre saputo spiegare come non fossero i diritti di chi lavora il problema economico, quanto lo scarso protagonismo della classe lavoratrice?

Non mi interessano le analisi del sangue, ma nessuno deve essere interessato a riproporre storie che furono, magari di stampo ulivista. Lo possiamo fare solo guardando in avanti, concretamente, senza regalare niente sui contenuti e sulla chiarezza del programma.

O saremo capaci di essere completamente alternativi al disegno portato avanti, in Europa, da PPE e PSE, o avremo perso l’ennesima storica opportunità di ridare speranza a chi è stato dimenticato dal larga parte della politica.

Come Partito della Rifondazione Comunista ci sentiamo uno strumento e non siamo certo qui per tentare di appropriarci del percorso, né per limitarci a supportare un processo a cui non prendere parte. Abbiamo l’occasione di ritrovarci per allargare la capacità di ascoltare ed unire chi resiste nella società o chi ha bisogno della politica per difendere i propri diritti e la propria dignità. Con questa volontà, fuori da ogni tatticismo e politicismo, senza volontà di strumentalizzare da nessuna delle parti, confermiamo la disponibilità.