Toscana e Liguria: le larghe intese sul “prima i nostri” sfrattano il bisogno casa.

Monica Sgherri,Responsabile Casa, PRC-S.E.

Il 9 gennaio, in un clima generale ancora sostanzialmente disattento
anche per la fatica di riprendere i ritmi del dopo festività, è stata
pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regione Toscana la nuova legge
regionale che regolamenta l’Edilizia Residenziale Pubblica.

Una brutta legge, che malgrado qualche miglioramento rispetto alla
proposta iniziale della Giunta frutto anche di un intenso e duro lavoro
con le organizzazioni sindacali dell’inquilinato, conferma nelle sue
scelte di  fondo  la pessima legge “Saccardi” (dal nome dell’assessora
renziana ispiratrice del testo) approvata nella seconda metà della
scorsa legislatura (legge per la quale il Presidente Rossi revocò la
delega all’allora nostro Assessore alla casa) verso la quale
convintamente votammo contro, e ne peggiora sostanzialmente la portata
introducendo norme devastanti per gli  italiani e per escludere di fatto
gli immigrati.



Una somma di scelte pesantissime che si sviluppa su un 2 indirizzi di
fondo: riconfermare la svolta strategica della legge “Saccardi” che
cancella il bisogno alla casa, (e il diritto alla casa) traducendolo in
politiche sociali con interventi di sostegno. Diminuire drasticamente la
platea degli aventi diritto a partecipare al bando introducendo, a
dispetto di una controriforma del mercato del lavoro che obbliga sempre
di più alla mobilità in cerca di occupazione, requisiti di cittadinanza e
di residenza del richiedente per l’ammissione al bando: prima i locali
(provenienti regione e/o comune premiati da punteggi aggiuntivi), subito
dopo gli italiani, (nessun punteggio aggiuntivo) infine
discriminatoria  di fatto per  gli extracomunitari per i quali si é
 richiesta la residenza di 5 anni (toscana) se non 10 anni di residenza
(ridotta poi a 5 in Liguria dopo l’intervento della Consulta).

La legge regionale ligure (nel 2017) a guida centro destra è
l’ispiratrice della legge del centro sinistra in Toscana, a guida di
Enrico Rossi di MDP, che ne ricalca sostanzialmente tutte le scelte,
soprattutto quelle innovative (discriminazione tra cittadini italiani e
stranieri). Non significative sono infatti le differenze tra le due
leggi regionali.

In Toscana in questa ultima legge viene riconfermata la scelta
strategica di fondo di cancellare il diritto alla casa spostando di
fatto l’ERP nel capitolo dell’assistenza, nel quale non è tanto al
bisogno casa ad avere riconosciuto il massimo dei punteggi (sfratto
esecutivo, inidoneità dell’alloggio, ecc.)  bensì la presenza
prioritaria nel nucleo familiare di portatori di handicap, in maniera
inferiore sono premiati gli indicatori di povertà, di anzianità, ancora
meno il disagio abitativo.

Per capire la portata dei punteggi attribuiti si può ottenere fino a 4
punti massimo per la presenza di un invalido nel nucleo famigliare,
mentre chi ricasca in condizioni di povertà conclamata (perché i
componenti del nucleo hanno un reddito da pensione minima pro capite)
che incide più che negativamente sulla possibilità di trovare/mantenere
un alloggio, si vede riconosciuto 1 punto, se il reddito proviene da
pensione sociale o di invalidità 2 punti.

Alla cronica insufficienza di risorse nel sociale e alla necessità
inevasa di sostenere quelle famiglie che affrontano una realtà pesante
con invalidi nel proprio nucleo familiare la Toscana, come la Liguria,
compensa spostando nel sociale quelle risorse già insufficienti (gli
alloggi ERP) per il diritto all’abitare.  Come dire è l’Istituzione che
scatena la guerra tra povertà diverse, ma povertà rimane.

Ma per chi accederà alla casa, in Toscana, perché colpevole di essere
povero, non avrà vinto “un biglietto alla lotteria” come si diceva una
volta, sottolineando con questa frase che la sicurezza abitativa a
canoni equi permetteva alla famiglia di pianificare un futuro buono per i
propri figli che permettesse loro di affrancarsi dalla miseria, perché
ora in discussione sono proprio i diritti fondamentali;

La nuova legge Toscana nega la possibilità di stabilizzazione ad una
famiglia che ha avuto uno sfratto da morosità incolpevole: ad essa non è
assegnato un alloggio bensì gli è concessa una “autorizzazione” a
vivere in un alloggio del Comune. Non sono dettagli, queste norme sono
ispirate alla pura cattiveria: dopo un calvario pluriennale vissuto da
una famiglia colpita da sfratto per morosità incolpevole (quasi sempre
perdita del lavoro), l’umiliazione dell’ufficiale giudiziario
periodicamente in visita a minacciare la forza dell’ordine per
sgomberare,  le profonde difficoltà economiche che la famiglia vive
(condizione comprovata altrimenti il  Comune si renderebbe latitante) la
soluzione offerta dall’Amministrazione Comunale condanna la famiglia
alla precarietà abitativa. Autorizzazione significa controlli ogni due
anni per la verifica della permanenza dei requisiti (fosse facile
liberarsi dalla povertà!), il limite è di 4 anni, rinnovabili altri
quattro, al termine dei quali, automaticamente decade in occupazione
abusiva” con quello che ne consegue.

Un criterio individuato per quelle famiglie che subiscono eventi
naturali gravi (esempio casa danneggiata per alluvione e/o terremoto) e
che di conseguenza necessitano di una soluzione abitativa provvisoria
per il tempo necessario A   al ripristino della propria dimora, viene
esteso ed applicato per la famiglia che subisce uno sfratto esecutivo
prima che gli sia scattato il primo posto in graduatoria!

È la messa in pratica della cancellazione del diritto alla casa e
della istituzionalizzazione della precarietà e della insicurezza.   E
poiché l’alloggio è “autorizzato” è negato il ricongiungimento del
nucleo familiare, anche a fronte di comprovati gravi motivi, ma concessa
solo l’ospitalità temporanea! Inaccettabile.

Per vecchie e nuovi assegnatari articoli persecutori che violano
principi fondamentali della Costituzione, come quello che recita che la
responsabilità penale è individuale invece nei requisiti per
l’ammissione al bando, ci deve essere l’assenza di condanne penali
(marchiati a vita!) e questo requisito deve essere posseduto al momento
della presentazione della domanda da tutti i componenti familiari! Non
solo marchiato a vita la persona che ha avuto una condanna e nonostante
abbia pagato il debito (fine pena ma!)  ma la marchiatura si estende a
tutta la famiglia!  È distrazione non aver inserito anche questo
requisito in un sub articolo di un allegato che lo circoscrive al solo
soggetto richiedente e non a tutto il nucleo famigliari? Alcuni sperano
in questa interpretazione, ma ad oggi così non è!

Articoli vessatori per i nuovi assegnatari: è fatto sottoscrivere
l’impegno alla mobilità per sottoutilizzo e nel caso di non accettazione
della mobilità medesima (proposta a un nucleo di anziani di alloggio al
lato opposto della città con la conseguente rottura di tutti i legami
sociali) innalzamento punitivo del canone di locazione.

Per i vecchi assegnatari punitivo é il calcolo dell’Isee e in
particolare la valutazione del patrimonio immobiliare ai fini della
decadenza (esempio la comproprietà di casa anche rudere, completamente
isolato in area abbandonata della Toscana, o altra Regione) visto che
l’orientamento dei Comuni è di sovrastimare le seconde case per
ricompensare il mancato introito per la prima casa.

Pochi anni fa, Lombardia E toscana furono Regioni apripista nel
settore dell’Edilizia Residenziale pubblica nella scelta di cancellare
il diritto all’abitare e far rientrare le politiche residenziale tra gli
interventi di sostegno nel sociale.

Ma ancora ben più grave è avere risposto alla domanda crescente di
case Erp, (crescita allarmante delle famiglie povere o a rischio di
povertà quale risultato della crisi economica che ha attanagliato questi
ultimi dieci anni e come abbiamo sempre denunciato perdi il lavoro =
perdi la casa) non con una offerta di incremento del parco di alloggi da
assegnare ma con l’individuazione di criteri incostituzionali o a
limite della incostituzionalità, per restringere la platea dei
richiedenti.  Stili e parole diverse, misure e contromisure pesanti o
pesantissime, ma l’indirizzo di fondo è simile sia per la legge Toscana
che per quella Ligure, perché simile è il segno che lasciano di
ingiustizia subordinata alla esigenza di restringere la platea degli
aventi diritto creando delle profonde discriminazioni prima tra i
regionali e gli italiani, poi tra poi tra i comunitari e
extracomunitari.

Questo il segno dei criteri introdotti di “condizione di storicità di
presenza” (incostituzionali!) in Italia e nella Regione sul territorio
nazionale al quale si somma quello regionale,

Per gli immigrati la soglia della residenza in Italia per poter
accedere ai bandi per la toscana è di 5 anni innalzata in Liguria a 10
anni, (e sappiamo benissimo il calvario spesso decennale che queste
famiglie passano per ottenere la residenza nei nostri Comuni, residenza
comunque sempre subordinata a un regolare permesso di soggiorno).

Residenza nella Regione: 5 anni per la Liguria come criterio di
accesso, punteggio premiante per la presenza in Toscana
(indipendentemente dal bisogno casa!): 2 punti per chi vive o lavora da
10 anni, 3 punti se da 15 anni, 4 punti se da 20 anni. Se i nasce in
Toscana, a prescindere da tutto, si è sostanzialmente avvantaggiati: si
hanno 4 puntI a prescindere, più di uno sfratto esecutivo, più di un
portatore di handicap nel nucleo, ecc.

Insomma lo si ammetta: prima i nostri!  In Toscana a questi punteggi
si può ulteriormente aggiungere 0,50 punti per ogni anno di presenza in
graduatoria per un massimo di 6 anni. Ed infine la Regione si ricorda
dei Fondi Gescal non per porsi il problema del rifinanziamento del
comparto ma per inventare un premio per chi ha versato un periodo di
contribuzione a questo Fondo: 1 punto se superiore a 5 anni, 2 punti se
superiore a 10 anni,

Ben 9 punti così ottenuti fanno svettare automaticamente in cima alla
graduatoria, gli ulteriori punti anche se pochi, anzi pochissimi,
permetteranno di essere i primi assegnatari!

Un nuovo assessore e la riapprovazione della legge in Toscana poteva
essere l’occasione per una profonda revisione dell’asse strategico
dell’ERP, senza scimmiottare  “nazionalismi”, “regionalismi” dei governi
di centrodestra “prima gli italiani, prima i Liguri”, praticando una
discontinuità profonda rispetto alle politiche liberiste del PD e
assumendo l’edilizia residenziale pubblica come intervento strategico
delle politiche di ridistribuzione del reddito, di emancipazione delle
famiglie, di  realizzazione di un diritto fondamentale alla persona che è
quello alla casa. Cosi non è stato.

Toscana e Liguria, centro destra e centro sinistra, presidente Rossi
(MDP) presidente Toti (Forza Italia) confermano: alle poche risorse si
supplisce con il restringimento della platea degli aventi diritto
garantendo prioritariamente gli stanziali, meglio se anziani e con
handicap nel nucleo: guerra ai poveri, viva la povertà.

Inutile dire che i soldi ci sono, che è necessaria una campagna
straordinaria per eliminare liste di attesa decennale, per garantire un
diritto fondamentale alla persona.

I soldi ci sono e andrebbero investiti in una campagna straordinaria
di rigenerazione urbana recuperando ad uso abitativo e sociale parte
dell’immenso patrimonio pubblico dismesso riqualificando così città e
periferie, dando nuovo significato al diritto alla casa e al diritto
all’abitare. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

È il segno del cambiamento profondo del Pd: Il nostro Assessore alla
casa in Regione, sbloccò una vertenza decennale (il riferimento è ai
progetti di autorecupero inseriti nell’ultimo piano di edilizia
residenziale del Comune di Firenze, anch’essi approvati grazie alla
presenza di Rifondazione in maggioranza, poi ovviamente espulsa) e
trovando un piccolo cofinanziamento europeo ha dato il via a tre
progetti di autorecupero, oggi in cantiere.  Chissà se questo il vero
motivo della cacciata di Rifondazione dalla maggioranza regionale per
esser liberi di scimmiottare il centro destra

E soprattutto si consolida quel filo non più così sotterraneo che
unisce le politiche del centro destra e del centro sinistra anche su
questo settore ora di intervento sociale che sarebbe invece strategico
per le politiche di ridistribuzione del reddito. Si consolida la
compatibilità delle politiche regionali tra Forza Italia e Pd.  Ma non
solo PD, anche MDP, come Rossi ci dimostra!

Da pochi giorni è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale il decreto sul Reddito Cittadinanza. Sconcertanti le similitudini che si ritrovano tra criteri di valutazione del patrimonio, criteri di accesso, misure tra il decreto e le due leggi regionali.