Solidarietà ai lavoratori della Bagnolo Srls di Calenzano

Massimo Doni – Segretario circolo PRC Sesto Fiorentino – Calenzano
Roberto Travagli – Responsabile lavoro PRC Firenze

Questa mattina siamo stati a portare la nostra solidarietà ai 25 lavoratori della Bagnolo Srls di Calenzano. Dal 29 marzo, infatti, sono in presidio permanente davanti all’azienda per denunciare l’inammissibile trattamento ricevuto: di punto in bianco, a causa di presunte difficoltà economiche, ai lavoratori è stato “richiesto” di non presentarsi più a lavoro.



La Bagnolo Srls è una ditta di confezioni inserita nel settore del pronto moda che si occupa anche di stireria e che ha come dipendenti lavoratori provenienti da paesi diversi (Bangladesh, Afghanistan, Pakistan, Senegal). Questi lavoratori negli ultimi due mesi non hanno percepito alcuno stipendio.

La dirigenza, infatti, giustifica l’interruzione repentina delle attività con difficoltà economiche che però, come al solito, oramai da tempo ricadono esclusivamente su chi lavora.

Siamo stati davanti ai cancelli per portare la nostra solidarietà ai lavoratori (alcuni dei quali sono in sciopero della fame) e per confrontarci con loro: torneremo anche nei prossimi giorni per dare il nostro supporto nel tentativo di uscire da questa situazione scandalosa che non può risolversi, per l’ennesima volta, con una soluzione di comodo a scapito di chi lavora.




Sosteniamo lo sciopero dei lavoratori della grande distribuzione

Sosteniamo lo sciopero dei lavoratori della grande distribuzione

Roberto Travagli, Responsabile Lavoro Segreteria PRC Firenze

Sono migliaia le lavoratrici e i lavoratori della grande distribuzione organizzata che ormai da quattro anni attendono il rinnovo del contratto e che per questo venerdì 22 dicembre scenderanno in sciopero a sostegno del rinnovo del CCNL delle imprese aderenti a Federdistribuzione e alla distribuzione cooperativa. L’astensione dal lavoro sarà di quattro ore, articolate a livello territoriale, mentre ulteriori quattro ore saranno effettuate entro il 6 gennaio 2018.

Da quattro anni le aziende impongono unilateralmente l’applicazione del precedente CCNL del terziario, distribuzione e servizi, scaduto nel 2013. L’associazione datoriale, disconoscendo quanto garantito da disposizioni costituzionali in materia, non solo si rifiuta di definire un contratto collettivo nazionale di settore, tanto da aver cessato ogni trattativa, ma continua a rendersi indisponibile anche ad applicare il rinnovo del contratto nazionale Confcommercio del 2015, determinando per le lavoratrici e i lavoratori un danno sia dal punto di vista retributivo sia contributivo.

Questa situazione riguarda anche coloro che sono inquadrati nel contratto nazionale della distribuzione cooperativa, anch’esso scaduto da quattro anni. Le cooperative vorrebbero un nuovo contratto peggiorativo sia in termini di diritti che di retribuzione con un aumento salariale complessivamente più basso di quello di Confcommercio.

Va detto inoltre che tante sono vertenze in essere che coinvolgono gruppi e imprese del comparto distributivo. Vertenze che vedono procedure di licenziamento collettivo, disdette dei contratti integrativi aziendali, oltre all’adozione unilaterale di nuovi modelli organizzativi: tutte situazioni che, oltre ad avere determinato un preoccupante decremento occupazionale, hanno sancito un forte peggioramento delle condizioni di lavoro per decine di migliaia di lavoratori.

Per questo in solidarietà e a sostegno della mobilitazione il 22 dicembre non facciamo la spesa.




Sostegno allo sciopero dei lavoratori delle telecomunicazioni

Le segreterie di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, proclamano per mercoledì 1 febbraio uno sciopero per l’intero turno lavorativo di tutto il personale del settore telecomunicazioni, a causa del mancato rinnovo del Ccnl e a tutela di tutti i livelli occupazionali.

Il 13 gennaio scorso presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali si sono riuniti la AssTel e le organizzazioni sindacali per tentare una conciliazione proprio sul mancato rinnovo del Ccnl. L’incontro ha dato esito negativo e i sindacati al fine di tutelare tutti i livelli occupazionali hanno avviato le procedure per attuare una giornata di sciopero.

Sono oltre 123mila gli addetti al settore telecomunicazioni, divisi tra call center, aziende, e appalti di rete (tecnici, manutentori, etc) che rischiano di non veder tutelati i loro diritti e rischiare così il posto, quando secondo un rapporto dell’ AssTelil fatturato sale dell’1% e si attesta a 42,7 miliardi.

Al centro della protesta il “rinnovo del contratto di lavoro e la distanza tra le proposte presentate in piattaforma dalle Organizzazioni sindacali e le richieste di Asstel, l’associazione di categoria che, nel sistema di Confindustria, rappresenta le imprese del comparto”.

Lo sciopero è volto a protestare contro gli orari di lavoro, il part‐time, gli scatti di anzianità, le limitazioni a chi usufruisce della  legge 104 per assistenza ai familiari disabili o in difficoltà, il controllo a distanza ecc.

Insieme al rinnovo del contratto vi sono altri gravi problemi che coinvolgono il settore, dalle grandi vertenze che si stanno susseguendo mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro sia nel comparto di customer care (servizi di assistenza) che in quello della rete, così come la dispersione di professionalità fondamentali per l’innovazione e lo sviluppo del Paese.

In aggiunta, una grande azienda come TIM decide in modo unilaterale, senza che fosse mai accaduto in precedenza, di disdettare gli accordi aziendali.

Si tratta di una situazione del settore pesantissima per i lavoratori e che potrebbe ripercuotersi a breve anche sull’utenza.

Per questo motivo le segreterie regionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Ulicom Uil hanno indetto uno sciopero di 8 ore nella giornata del primo febbraio

A fianco delle sigle sindacali saranno presenti anche i lavoratori di Tim aderenti ai Clat, Comitati lavoratori autoconvocati telecomunicazioni, realtà nate spontaneamente lo scorso anno tra i dipendenti Tim dopo la disdetta unilaterale da parte dell’azienda del contratto integrativo di secondo livello.

Come Partito della Rifondazione Comunista siamo come sempre a fianco dei lavoratori sostenendo e appoggiando le giuste rivendicazioni.

La Segreteria Provinciale PRC Firenze, 31 gennaio 2017




12 e 20 maggio: sostegno agli scioperi della scuola

Roberto Travagli, responsabile lavoro Segreteria provinciale PRC Firenze

Siamo e saremo sempre dalla parte dei lavoratori, tanto più che come in questo caso parliamo di persone colpite da anni dal mancato rinnovo dei contratti, subendo riforme puntualmente peggiorative.

La situazione nel mondo della scuola nel nostro paese è la fotografia di un paese abbandonato a se stesso, dove la politica ha da tempo abbandonato quella che dovrebbe essere la sua vocazione primaria, e cioè adoperarsi per il benessere dei propri cittadini, sostituendola con la difesa delle lobby e dei vari potentati.

Una scuola con problemi di precariato, di mancato turn-over oltre che da una decennale mancanza di finanziamenti, ovviamente per quanto riguarda la parte pubblica. Non và meglio negli altri comparti, quali l’Università e la Ricerca.

Restano i gravi problemi di carichi di lavoro fuori controllo, dei tanti precari rimasti fuori, del personale ata quasi cancellato dall’agenda governativa.

La legge 107 e la buona scuola di Renzi hanno riportato l’istruzione indietro di 50 anni per effetto delle leggi messe in atto, che svuotano il contratto Nazionale e il contratto integrativo di scuola, uniche fonti trasparenti e democratiche di tutela di tutti gli operatori scolastici,

Occorre senza dubbio procedere con la cancellazione della cosiddetta riforma Brunetta e contro ogni tentativo di applicarla attraverso le deleghe Madia.

In particolare non sono più rimandabili: il rinnovo del contratto fermo dal 2009, la revisione delle norme che regolano le sostituzioni e il pagamento del salario accessorio durante i periodi di malattia e, a livello locale, la stabilizzazione dei precari.

È doveroso ottenere uno stanziamento di risorse per rinnovare il contratto e non l’insulto dei 7 euro di aumento stanziati nella legge di stabilità.

Arrivare allo sblocco della contrattazione integrativa e alla piena contrattualizzazione del rapporto di lavoro dovrebbe essere una priorità. Inoltre è necessario reintrodurre il diritto alle progressioni di carriera legate all’anzianità di servizio, cancellando il sistema di valutazione e quello delle quote.

Senza con questo dimenticare la giusta e doverosa protesta degli studenti ai quali è doveroso offrire un futuro che non faccia rima con precarietà e austerità

La Buona Scuola cela un perverso disegno neoliberista di appiattimento della formazione alle esigenze del profitto di pochi, dei soliti noti. Nel progetto di Renzi e Giannini non si è mai parlato dei veri bisogni delle nostre scuole, del diritto allo studio, dell’edilizia, di didattica alternativa, di democrazia e tanto altro.

Nei prossimi giorni il mondo dell’istruzione è chiamato a raccolta, si parte dallo sciopero del 12 Maggio indetto dai sindacati di base e USB contro, ma non solo, le prove invalsi.

Per proseguire poi con lo sciopero generale del comparto, indetto da CGIL, CISL e UIL per il giorno 20 Maggio.

Come Partito della Rifondazione Comunista pensiamo che la nostra posizione sia quella a difesa e a tutela dei lavoratori, a prescindere da quale sia l’organizzazione sindacale da cui si sentono più rappresentati.

Con questo spirito di servizio ci riteniamo in dovere di dare comunicazione delle iniziative in essere nei prossimi giorni. Ritenendo comunque una strategia vincente (ma ancora poco perseguita) quella della riunificazione delle lotte e il rafforzamento delle azioni contro questi governi: “solo uniti si vince”.

buonascuola




A sostengo dello sciopero di sabato della grande distribuzione

Un contratto nazionale scaduto da 22 mesi. Un settore in cui si sperimentano forme di sfruttamento sempre peggiori, attraverso una precarietà che utilizza la retorica della flessibilità per cancellare diritti e le stesse vite private delle lavoratrici e dei lavoratori. Un fronte di imprese che spinge per una società dove tutto è merce e consumo, in cui ogni dimensione sociale deve essere regolata dal guadagno.

In questo contesto è stato convocato lo sciopero del 7 novembre, a cui portiamo tutto il nostro sostegno politico e per il quale saremo presenti davanti alla prefettura di Firenze sabato mattina, nonostante in contemporanea sia stata convocata da settimane la conferenza provinciale delle lavoratrici e dei lavoratori.

Il 7 novembre si rivendicheranno diritti che nessuna persona dotata di buon senso oserebbe mettere in discussione: si va dalla mancata retribuzione in caso di malattia (al quinto evento in un anno) all’abolizione di alcuni livelli intermedi, senza farsi mancare un sistema di aumento delle ore di lavoro e di diminuzione del salario.

Nella grande distribuzione molti sono i giovani, molte sono le donne. Non mancano i precari, a cui si chiede di abituarsi ad un sistema in deroga ai principi nazionali di diritto del lavoro, quotidianamente sotto attacco anche da parte di questo governo.

Sabato non ci sarà solo da difendere il salario, un contratto dignitoso e dei diritti fino a poco tempo fa considerati inalienabili: sabato si dovrà rendere noto a tutta la cittadinanza che è in discussione lo stesso modello di società conquistato nel secondo dopoguerra. L’attacco è mosso su tutti i livelli e arriva da lontano, ma nella grande distribuzione tutto questo è reso evidente ed in modo eclatante.

Per questo saremo, a Firenze come in tutta Italia, al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori in sciopero.sostegnosciopero