I rivoluzionari, le rivoluzionarie: a proposito di “uomo nuovo” (Lidia Menapace)

I rivoluzionari, le rivoluzionarie: a proposito di “uomo nuovo” (Lidia Menapace)

Lidia Menapace, intervento all’iniziativa Rivoluzione Russa, Rivoluzione Oggi, 4.11.2017

La cosa più sorprendente della Rivoluzione d’ottobre fu, subito dopo la pace separata di Brest- Litovsk, con la fuoruscita della Russia zarista dalla guerra, il divampare della rivoluzione popolare come un fuoco su una prateria asciutta per lunga mancanza di pioggia. Questa primissima fase, che tuttavia era stata preceduta in tutta Europa da movimenti pacifisti o comunque contro la guerra “inutile strage“, fu repressa duramente. Nell’esercito italiano furono eseguite 7229 condanne a morte, furono fucilati sommariamente o per decimazione 2000 soldati, furono fucilati per sbandamento durante la disfatta di Caporetto 5000 soldati.

Come si capisce dal fatto che anche in Italia gli anni 1919-20 sono il “biennio rosso“, la Prima guerra mondiale genera moti pre-rivoluzionari. La repressione è guidata e finanziata da quei capitalisti che durante la guerra avevano lucrato sulle forniture militari truffaldine (i famosi “pescicani” che avevano consegnato abiti di tela e scarponi di cartone) e che ora fanno presto a voltare lo sguardo e a finanziare movimenti di reduci senza lavoro, mutilati, dispersi, e a spingerli verso il fascismo. In ogni paese la repressione del moto popolare rivoluzionario avviene con proprie peculiarità: in Germania, con la crisi della Repubblica di Weimar e gli inizi del nazismo; in Russia, con le divisioni tra i massimi teorici della rivoluzione (bolscevichi e menscevichi) e con il presentarsi dello stalinismo, che all’inizio tende a ripristinare sotto comando politico duro alcune certezze pre-rivoluzionarie, come il culto della santa Madre Russia.Comunque la Rivoluzione, sia pure con forti elementi burocratici, allarga i propri orizzonti e mantiene un orizzonte internazionalista molto vasto che oltre il continente europeo raggiunge l’America latina e molta parte dell’Africa coloniale nel periodo detto “fra le due guerre”.

Tutto ciò produce, favorisce o alimenta la crisi del capitalismo, questa volta la seconda crisi strutturale dopo quella del 1929. La risposta delle forze politiche di “sinistra” imbevute di riformismo è debole, sbagliata, incerta, e di nuovo produce un ritorno all’indietro con incipienti elementi di neofascismi pericolosissimi in presenza di armamenti atomici in grado di distruggere il pianeta.In tutta Europa, nella seconda metà del secolo XIX, ci sono movimenti di lotta delle donne per chiedere l’estensione del diritto di voto anche alle donne, per la scolarizzazione anche delle bambine e ragazze, con richieste molto forti in Inghilterra, Francia, Germania e anche in Italia nel movimento cattolico e socialista.

Anche nell’Europa zarista non sono poche le donne colte che protestano. La Rivoluzione d’ottobre ne ha molte ovunque, ma appena il moto rivoluzionario diventa istituzione e acquista il potere statale, le donne scompaiono, sono escluse, non fanno carriera e a loro ci si rivolge per ruoli marginali, assistenziali, di cura. Ciò riguarda anche donne di grande intelligenza e assai originali come Rosa Luxemburg, che non viene ricordata come Engels e Lenin nell’Olimpo teorico rivoluzionario: eppure, era più intelligente di Engels, meno provinciale di Lenin, ecc. ecc.

Per farla breve, la mia opinione è che, se la sinistra accetta la cultura monoteista che è il sottofondo di tutta la cultura europea, per noi donne non vi sarà altro che un ruolo di servizio e sacrificio, oppure quello di imitare gli uomini e lottare per la parità.

Durante il femminismo degli anni Sessanta, che era piuttosto aggressivo e non le mandava a dire, mi capitò di chiedere a una compagna che voleva fare tutto ciò che fanno gli uomini: “Anche le scemenze?”. Le domandai se, essendo magari contraria alla pena di morte, si sarebbe impegnata prima per l’abrogazione della pena di morte o prima per la parità e l’apertura della carriera di boia anche per le donne. Lei rispose: “Prima la carriera”. De gustibus…

Ma oso chiedere: se diciamo che questa società è di merda, perché vogliamo raddoppiarla? Non è meglio lasciar perdere il monoteismo e imparare a leggere la realtà incominciando dal due, senza di che non si apre l’infinita serie di numeri.

Senza ciò non si può nemmeno fare un convegno, figurarsi una società pre-rivoluzionaria e il socialismo!

Lidia Menapace

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Un commento

  1. Stefanella ravazzi says:

    Brxavissima lidia:il duale e di conseguenza il plurale sconfiggeranno il pensieroo monolitico patriarcale e capitalistico!le donne insieme con se’ e con le altre!

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