Dopo la Festa nazionale, dopo il Brancaccio, rafforziamo il Partito sul territorio

Dopo la Festa nazionale, dopo il Brancaccio, rafforziamo il Partito sul territorio

Relazione introduttiva del Segretario provinciale, Dmitrij Palagi, al Comitato Politico Federale del 02 ottobre 2017

Care compagne e cari compagni,

in questo Comitato Politico Federale, del 2 ottobre 2017, vi invito ad essere distratti, almeno per poche settimane. Non concedete tutta la vostra attenzione alla resistenza di alcuni pezzi di società statunitense alla volgarità e violenza espressa dalla Casa Bianca. Non dedicate completamente il vostro pensiero neanche alle continue sollecitazioni scandalistiche con cui il sistema di informazione si occupa della questione catalana, delicata e complessa perché attraversata dalla Resistenza al franchismo e da un’identità spagnola segnata da una lunga e complessa storia. Evitate di concentrarvi esclusivamente sul pericolo fascista e xenofobo, la cui ombra si allunga sempre di più in Europa, con il successo della destra tedesca e la sola tenuta della Linke, in un contesto in cui tutta la Sinistra Europea fatica nel mostrare una chiara prospettiva futura. Provate a non guardare solo ai profondi cambiamenti in corso in Medio Oriente, con il referendum curdo ed il proseguire delle diverse tensioni ad oltre cento anni dai disastri sanciti anche con l’accordo Sykes-Picot (1916). Resistente all’invito quotidiano dei telegiornali nazionali, rispetto alle tensioni tra regioni asiatiche e Stati Uniti.

Se riuscite, provate, per qualche settimana, anche ad essere parzialmente distratti rispetto al percorso avviatosi al Brancaccio e alle varie cronache di una infelicità annunciata, le cui puntate escono prevalentemente su «la Repubblica» e «il manifesto», con al centro la nostalgia dei Democratici di Sinistra ed il desiderio di una sinistra eterogenea ma confusa, rimasto insoddisfatto dai tempi della Sinistra Arcobaleno, ma mai realmente superato da troppe e troppi. Limitiamo infine la soddisfazione per i successi confermati con le feste di quest’estate, compreso l’appuntamento nazionale di poche settimane fa.

Il tutto per poter dedicare le nostre energie, nel mese di ottobre, ad un definitivo rafforzamento del nostro Partito, per chiudere una pagina capace di renderlo strumento utile per la liberazione di chi vive del proprio lavoro o è in cerca di questa necessità.

Matteo Pucciarelli, giovane giornalista e già affermato saggista, vicino all’area a sinistra del Partito Democratico, si è chiesto, in un post su Facebook del 29 settembre, a cui molti dirigenti della nostra organizzazione hanno dedicato del tempo, perché non ci sciogliamo diventando una corrente organizzata interna a Sinistra Italiana. Recentemente mi è capitato di riflettere sulla mia mancanza di tempo libero ed in generale su come noi impieghiamo le nostre giornate, oltre alla dimensione storica in cui agiamo. Ritengo del tutto inutile ridurre le riflessioni a commenti tra singoli, sapendo perfettamente come sia impossibile mettere in piedi un confronto costruttivo attraverso le modalità comunicative dei social network. Mi interessa piuttosto qui riprendere l’invito rivolto in questa sede alla sperimentazione di piattaforme informatiche già affermatisi in ambienti militanti (mi pare si facesse riferimento in particolare a Loomio).

Non ho potuto però non ripensare alla appena citata domanda di Pucciarelli, mal posta, quando al congresso di UDU – Sinistra Universitaria, a cui siamo stati invitati insieme ad MDP e Sinistra Italiana, domenica primo ottobre, una compagna ci ha presentato con la sigla “PCL”… Il problema della percezione di Rifondazione nella società è tema di cui siamo consapevoli da tempo. Lo viviamo ad ogni volantinaggio, avendo imparato a parlarne con la giusta ironia in molti frangenti. Esistiamo ancora, per lo stupore di molte e molti. Da evitare è però la dicotomia tra identità e consenso. Non pensiamo che questi due concetti, rigidamente divisi, esauriscano il problema della pratica politica. Dedicarci al Partito non vuol dire rinchiuderci nelle nostre sezioni, evidenziare in giallo i rinnovi, raccogliere le quote e passare quattro sere al mese a discutere su ogni singola parola detta da Falcone o Montanari. Penso sia necessario pensarci come strumenti, riuscendo a trovare il modo di costruire orizzonti comuni e priorità condivise.

Siamo 19 Circoli? Riuniamoli tutti almeno una volta al mese e almeno una volta al mese organizziamo 19 spazi di volantinaggio e raccolta questionari. Se l’impegno appare proibitivo, iniziamo con una volta ogni due mesi, dove maggiori sono le difficoltà.

La retorica della partecipazione dal basso continua a non convincermi, per questo difendo la forma partito. Alle assemblee pubbliche misuriamo tutta la disabitudine allo stare insieme della maggior parte delle persone. Una società in cui ogni condivisione viene destrutturata, per promuovere il consumo individuale, avrà pure delle conseguenze… Anche durante le nostre riunioni si avverte la necessità di parlare, da parte delle compagne e dei compagni. Una minoranza di noi è costantemente parte attiva del processo politico, però dobbiamo necessariamente impegnarci ad allargare la realtà in cui siamo inseriti, a partire dalle pur poche centinaia di iscritte ed iscritti della nostra Federazione e da chi si fermerebbe nel vedere la nostra bandiera in una via od in una piazza.

Che senso ha fare partire dei gruppi di lavoro in cui non riusciamo nemmeno a coinvolgere chi non è già attivo, pur essendo iscritta o iscritto al Partito? Smettiamola di rimandare la chiusura del tesseramento e tentiamo di guardarci ad uno specchio, per sapere da cosa partiamo nel mettere in piedi una campagna di presenza sul territorio in cui far effettivamente vivere i gruppi di lavoro, secondo le tematiche prioritarie su cui ci siamo ritrovati al congresso. Sarebbe una cosa sbagliata scegliere in questa sede chi deve fare cosa o investire alcuni di noi di ulteriori impegni a cui far fronte. Non voglio invitarvi a rimandare ulteriormente i nostri appuntamenti, ma proporvi di andare avanti in modo diverso rispetto al passato.

Il rafforzamento del Partito è una pratica progressiva e che richiede costanza, perseveranza, tenacia. L’identità nasce dalla volontà più che dalla teoria, si rafforza con lo stratificarsi delle pratiche.

La proposta emersa in questi mesi di redigere delle sorte di verbali rispetto a ciò che facciamo e come lo facciamo è certamente utile. Purtroppo non basta l’impegno dei singoli. So bene con quanta fatica seguiamo le decine di vertenze e manifestazioni del nostro territorio. Il problema è trasformare queste individualità, questi io, questi piccoli noi, in un noi organizzato, quale deve essere il Partito. Il tutto essendo capaci di rimanere a disposizione per percorsi più ampi, in cui incontrare chi non ha perso del tutto la speranza verso una politica alternativa a quella degli attuali governi (socialisti o di centrodestra che siano). Cinicamente sappiamo bene come l’offerta politica, per gli elettori ancora di sinistra, sia decisamente superiore rispetto alle richieste. ARCI, ANPI, sigle sindacali… sono molti i luoghi da noi attraversati in cui funziona la battuta per la quale l’unità della sinistra farebbe risparmiare molto tempo nella fase dei saluti. Per questo ha senso dedicarsi a ricostruire un tessuto sociale oggi impoverito, provando a recuperare chi non ritiene più utile votare, figurarsi la politica…

Non siamo in una fase in cui possiamo permetterci di proporre logiche già dannose venti e dieci anni fa, quando le risorse economiche ed organizzative concedevano il lusso a decine di dirigenti di tergiversare nel rinfacciarsi i reciproci limiti.

Il percorso avviato al Brancaccio propone dei gruppi di lavoro. Chi di noi vorrà parteciparvi non farà che dare valore aggiunto a percorsi reali di confronto e discussione. Però credo sia necessario concentrarci, tra ottobre e novembre, nel proseguire con il rinnovato consolidamento della nostra struttura, per vivere la prossima campagna elettorale come una occasione per rilanciare il Partito della Rifondazione Comunista, a prescindere da quanto larga sarà la convergenza ottenuta su quei contenuti su cui siamo indisponibili a trattare (a partire dall’essere alternativi alle politiche di questo Governo e dal non accettare qualsiasi ipotesi di alleanza con il Partito Democratico). I nostri gruppi di lavoro non devono essere uno spazio ristretto con cui difenderci da altri gruppi di lavoro. Abbiamo la necessità di farli partire con un metodo per noi più convincente, rispetto a quello proposto dall’appello di Falcone e Montanari (senza inutili polemiche o dannose concorrenze): riunire i Circoli, organizzare la nostra presenza sul territorio, collegare le lotte di cui siamo parte.

Le elezioni sono un’opportunità per rendere note le nostre ragioni, dal momento in cui siamo ancora lontani dal costituire un’alternativa al sistema di cose presenti, avendo accettato di concorrere alla Repubblica italiana secondo quanto previsto dalla Costituzione italiana, a cui ci richiamiamo, pur riconoscendone i limiti.

Avrei voluto condividere con voi numerosi spunti raccolti in queste settimane, ma ho preferito rimandare ai prossimi CPF delle relazioni più simili a quelle del passato,

  • invitandoci a ritrovarci in una pratica da verificare nel corso dell’immediato futuro, riunendo questo organismo già a fine ottobre,
  • sapendo dell’appuntamento nazionale che ospiteremo il 4 e 5 novembre sul centenario della Rivoluzione d’Ottobre,
  • oltre a proporvi un’iniziativa di rilievo non solo locale per dicembre, sui temi del diritto di sciopero e della logistica,
  • rimandando a inizio 2018 l’invito ad un confronto su Euro ed Europa capace di accogliere l’interessante ciclo di discussioni organizzato nella nostra città da diverse realtà a noi vicine (L’Unione Europea e la questione sociale).

Dimostriamo l’utilità di un partito comunista attraverso i risultati ottenuti, per quanto piccoli e parziali: sapremo offrire molto più di quanto facciano le destre ed il Movimento 5 Stelle. La risposta al perché non ci sciogliamo diamola nelle pratiche, senza rinunciare all’elaborazione teorica, su cui insistere con determinazione.

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