Stop alle speculazioni sul grande patrimonio immobiliare

Monica Sgherri, Comitato Politico Nazionale Rifondazione Comunista

Oggi una buona notizia: il Consiglio di Stato ferma il regolamento urbanistico di Nardella.

Stop alle speculazioni sul grande patrimonio immobiliare, stop alla trasformazione in b/b dei piccoli immobili.

Il Tar aveva fatto orecchie da mercante, ma il Consiglio di Stato no e ha fermato il regolamento urbanistico di Firenze.



L’Ospedale Militare in Piazza della Libertà (progetto di albergo con piscina!), la Caserma in Costa San Giorgio, ecc. ecc. avranno un fermo, anche i progetti per dividere e suddividere gli appartamenti nel centro storico per trasformarli, è ovvio, in B&B.

Il fermo del Consiglio di Stato ci dà ulteriore tempo per fermare progetti scellerati di degradazione di Firenze, altro che trasformazione!

Non sprechiamo questa occasione. Una ragione in più per votare chi questo scempio è impegnato a fermarlo. Vota Bundu candidato sindaco, metti la X su Firenze città aperta e scrivi accanto Palagi




Non facciamo il gioco di CasaPound e Salvini

La scadenza elettorale si avvicina e una pessima abitudine della
sinistra antifascista si sta riproponendo. Il gioco a chi vanta la
tattica migliore per contrastare le destre. Purtroppo alle porte del 26
maggio i toni sono sempre molto accesi. Occorre però ricordarsi la
necessità di contrastare l’odio razzista e fascista propagandato dalla
Lega, oltre all’indecente presenza di CasaPound sulle schede elettorali
(a cui si aggiunge Forza Nuova alle europee).

Come Partito della Rifondazione Comunista sosteniamo Antonella Bundu per le elezioni comunali, attraverso la candidatura di Dmitrij Palagi nella lista Firenze Città Aperta. Mentre alle europee siamo impegnati per la compagna Roberta Fantozzi, candidata nelle liste de La Sinistra (a cui aggiungeremo volentieri la preferenza per il compagno Tommaso Grassi).

Però non ci rassegniamo a scadere nella tattica della polemica interna
al campo antifascista. Invitiamo tutte e tutti a essere coerenti con
l’appello alla consapevolezza della gravità dei tempi in cui viviamo.

C’è chi ha contestato la scelta della nostra candidata sindaca di
presentarsi in tribuna RAI. Noi potremmo evidenziare l’imbarazzante
candidatura di Sguanci a presidente del quartiere 1, o la subalternità
alle destre della coalizione di Dario Nardella su zone rosse, DASPO
urbano e telecamere.

Preferiamo invece fare una proposta: dopo le
elezioni (mancano solo pochi giorni) capiamo come chiudere le sedi di
CasaPound e togliere ossigeno a posizioni antidemocratiche e
anticostituzionali?

PRC Firenze




Rifondazione Comunista e Firenze 2019

Come Partito della Rifondazione Comunista abbiamo lavorato anche nel territorio di Firenze per la costruzione di un progetto politico chiaro, ampio e unitario. La presentazione di Antonella Bundu come candidata sindaco per la città capoluogo della Toscana è frutto in un percorso di cui abbiamo fatto parte dall’inizio.



Riteniamo importante essere riusciti a proporre una proposta collocata a sinistra e impegnata a costruire un’alternativa alle politiche di privatizzazione e difesa dell’ineguaglianza. Adesso si tratta di arrivare a una coalizione coerente con questa idea, definendo i dettagli di un programma già orientato su quelle che sono le battaglie storiche condotte sul territorio negli ultimi anni, in coerenza con l’esperienza di Firenze Riparte a Sinistra in Consiglio Comunale. Una politica non per tutti ma per chi non ha dalla sua parte finanza e grandi imprese, per le molte e i molti che hanno bisogno della politica, intesa come organizzazione degli interessi di chi non ha altri mezzi, se non la solidarietà e l’unità. Contendere il governo della città a un Partito Democratico percepito distante da quella che dovrebbe essere nell’immaginario comune “la sinistra”, anche per impedire alle destre il surreale ruolo di alternativa… Oggi la proposta alle elettrici e agli elettori vede una sola candidatura a difesa della classe lavoratrice e della sostenibilità ambientale, in relazione con le principali lotte portate avanti sui territori. Lavoro, giustizia sociale, emergenza abitativa, dignità delle persone, diritti e capacità di abbattere l’odio diffuso. Salutiamo la conferenza di stampa di oggi come un punto di arrivo e insieme l’avvio di un percorso che chiama tutte le realtà a serietà, trasparenza e ambizione. Con la nostra organizzazione e i nostri obiettivi continueremo a essere al centro di questo progetto.




Nessuna agibilità al fascismo

Riceviamo dalle compagne e dai compagni del Valdarno.


Atto inaudito

Ieri, sabato 16 febbraio, i cittadini di Figline sono rimasti sgomenti.

In Piazza Marsilio Ficino c’era un banchino di Forza Nuova, movimento della destra estrema, di Roberto Fiore, noto fascista, condannato per associazione sovversiva e banda armata.



Riteniamo molto grave la scelta di concedere la possibilità a Forza Nuova di presidiare la Piazza principale di Figline Valdarno con un banchino di propaganda politica.

Immediatamente aderenti all’Anpi, rappresentanti di forze politiche e sociali, cittadini, hanno portato il loro sdegno e manifestato la loro contrarietà per questa presenza, contraria ai valori storici del nostro paese.

Le idee reazionarie di questa forza politica di ultradestra che affonda la propria identità xenofoba e liberticida nella drammatica vicenda del ventennio fascista e nello squadrismo nero, non appartengono al contesto culturale del nostro territorio dove si sono combattute epiche battaglie antifasciste e si sono consumate stragi efferate, durante l’occupazione nazista (una per tutte quella di Pian d’Albero, dove 39 partigiani vennero trucidati).

Un territorio quello di Figline, storicamente meta di flussi migratori dal sud d’Italia che pertanto rifiuta le retoriche razziste e dove l’integrazione con i migranti funziona.

La democrazia sancita dalla Carta Costituzionale è un bene prezioso e conquistato con le lotte e non consiste nel concedere spazi anche a chi rifiuta i principi civili e culturali della resistenza antifascista, da cui è nata.

Il Comune è un organo politico non solo amministrativo ed ha facoltà di decider e a chi concedere spazio e visibilità, per altro abdicare al proprio ruolo culturale e pedagogico rappresenta una responsabilità assai più grave e ineludibile.

Condanniamo quanto accaduto e ci appelliamo a tutte le forze politiche progressiste perché intervengano in consiglio comunale affinché Figline non debba vivere momenti vergognosi e degradanti, e che casi simili non debbano ripetersi.

Circoli del Valdarno del Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo




Basta sgomberi, basta sfratti!

Partito della Rifondazione Comunista, Federazione di Firenze – 13 febbraio 2019

Questa mattina a Firenze, in via Baracca, nuovo sgombero di famiglie occupanti, circa 50 persone tra cui molti minorenni, dopo quelli eseguiti nei mesi scorsi in via Panciatichi e all’Hotel Concorde di viale Gori.



In nome del primato della proprietà privata e sulla base del Decreto Sicurezza varato di recente, il Governo Conte-Di Maio-Salvini attraverso la solerte Prefettura di Firenze sta mettendo per strada centinaia di uomini, donne e bambini, colpevoli solo di non poter accedere ai meccanismi speculativi del libero mercato, inasprendo ancor più la politica repressiva già iniziata dal Governo Renzi, con il divieto di residenza e di allaccio delle utenze domestiche per chi era costretto a occupare edifici inutilizzati per garantirsi un tetto.

A fronte di tutto ciò il Comune di Firenze, l’Assessorato alla Casa ed i suoi Servizi Sociali, (come tanti altri Comuni), non sono in grado di prospettare un’uscita dall’emergenza abitativa, ma garantiscono unicamente una collocazione provvisoria in struttura per un massimo di 3 mesi, dopo di cui ognuno dovrà arrangiarsi. Trascorso questo periodo, le persone vengono buttate fuori dalle strutture, come già avvenuto due settimane fa alla Foresteria Pertini di Sorgane, in modo che queste siano pronte a ospitare le famiglie che saranno sgomberate prossimamente, secondo un programma che non risparmierà nessuna occupazione, sia abitativa che di aggregazione sociale.  

È bene sapere che i costi per famiglia di queste operazioni di sgombero sono altissimi, assai superiori al costo di un affitto convenzionato per un alloggio.

Gli sgomberi si aggiungono agli sfratti per morosità (che in questi anni non sono diminuiti), causati dalla impossibilità di reggere gli affitti o i mutui, a fronte ad una crisi economica che continua a colpire vasti settori popolari con la perdita del lavoro e con la precarietà. Chi perde il lavoro, perde anche la casa! È  ora di dire basta! Le case ci sono!

È ora di rilanciare un forte movimento per fermare l’attacco ad un bisogno basilare, è ora di unire tutte le forze sociali e sindacali che lottano per il diritto alla casa e rivendicare obiettivi precisi:

– aumentare l’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) ed il ruolo pubblico nel settore casa (oggi assolutamente inadeguato e legato ad una logica meramente assistenziale),  con l’acquisto di alloggi invenduti, il recupero di edifici dismessi, la costruzione di nuove case popolari, l’assegnazione urgente di tutti gli alloggi popolari tenuti vuoti;

– utilizzare almeno una parte dell’enorme patrimonio edilizio sfitto, che ogni Comune dovrebbe censire in modo puntuale, utilizzando tutti gli strumenti disponibili (aliquota IMU, incentivi economici, Comune Garante..) fino al provvedimento estremo della requisizione nei confronti delle grandi proprietà;

– aumentare le risorse pubbliche a sostegno di chi non arriva in fondo al mese e non regge gli affitti speculativi (contributo conto affitto, prevenzione sfratti..), prevedere canoni compatibili con i redditi di chi lavora.




Dal Valdarno Fiorentino

Dmitrij Palagi, Segretario provinciale PRC Firenze

A nome della Federazione vorrei ringraziare le compagne e i compagni del Valdarno Fiorentino per aver portato avanti in questi mesi un difficile percorso di riorganizzazione, che ha portato alla serata di venerdì 8 febbraio 2019, in cui è stato intitolato il Circolo al partigiano Angiolo Gracci (Gracco), comandante della Brigata Sinigaglia.



Durante la serata abbiamo ascoltato le parole del compagno, lette dalla figlia Franca, a cui va la gratitudine di tutte le persone presenti, rivolta anche alle diverse realtà dell’ANPI con cui abbiamo ricordato l’importanza dell’antifascismo.

Come fatto presente anche dal Presidente del Circolo ARCI, che ha ospitato la serata, l’importanza di questi passaggi non è solo per il Partito della Rifondazione Comunista ma fa parte di un impegno contro il dilagare della barbarie.

La svastica disegnata su un manifesto della serata, all’interno della casa del popolo, ci ricorda quanto siano isolati i presidi in cui si difendono i valori della Costituzione nati dalla Resistenza.

In un percorso fatto di memoria, storia e progettualità rivolta al futuro prosegue l’impegno di tutte le compagne e i compagni della Federazione, a partire dal tesseramento del 2019!




Toscana e Liguria: le larghe intese sul “prima i nostri” sfrattano il bisogno casa.

Monica Sgherri,Responsabile Casa, PRC-S.E.

Il 9 gennaio, in un clima generale ancora sostanzialmente disattento
anche per la fatica di riprendere i ritmi del dopo festività, è stata
pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regione Toscana la nuova legge
regionale che regolamenta l’Edilizia Residenziale Pubblica.

Una brutta legge, che malgrado qualche miglioramento rispetto alla
proposta iniziale della Giunta frutto anche di un intenso e duro lavoro
con le organizzazioni sindacali dell’inquilinato, conferma nelle sue
scelte di  fondo  la pessima legge “Saccardi” (dal nome dell’assessora
renziana ispiratrice del testo) approvata nella seconda metà della
scorsa legislatura (legge per la quale il Presidente Rossi revocò la
delega all’allora nostro Assessore alla casa) verso la quale
convintamente votammo contro, e ne peggiora sostanzialmente la portata
introducendo norme devastanti per gli  italiani e per escludere di fatto
gli immigrati.



Una somma di scelte pesantissime che si sviluppa su un 2 indirizzi di
fondo: riconfermare la svolta strategica della legge “Saccardi” che
cancella il bisogno alla casa, (e il diritto alla casa) traducendolo in
politiche sociali con interventi di sostegno. Diminuire drasticamente la
platea degli aventi diritto a partecipare al bando introducendo, a
dispetto di una controriforma del mercato del lavoro che obbliga sempre
di più alla mobilità in cerca di occupazione, requisiti di cittadinanza e
di residenza del richiedente per l’ammissione al bando: prima i locali
(provenienti regione e/o comune premiati da punteggi aggiuntivi), subito
dopo gli italiani, (nessun punteggio aggiuntivo) infine
discriminatoria  di fatto per  gli extracomunitari per i quali si é
 richiesta la residenza di 5 anni (toscana) se non 10 anni di residenza
(ridotta poi a 5 in Liguria dopo l’intervento della Consulta).

La legge regionale ligure (nel 2017) a guida centro destra è
l’ispiratrice della legge del centro sinistra in Toscana, a guida di
Enrico Rossi di MDP, che ne ricalca sostanzialmente tutte le scelte,
soprattutto quelle innovative (discriminazione tra cittadini italiani e
stranieri). Non significative sono infatti le differenze tra le due
leggi regionali.

In Toscana in questa ultima legge viene riconfermata la scelta
strategica di fondo di cancellare il diritto alla casa spostando di
fatto l’ERP nel capitolo dell’assistenza, nel quale non è tanto al
bisogno casa ad avere riconosciuto il massimo dei punteggi (sfratto
esecutivo, inidoneità dell’alloggio, ecc.)  bensì la presenza
prioritaria nel nucleo familiare di portatori di handicap, in maniera
inferiore sono premiati gli indicatori di povertà, di anzianità, ancora
meno il disagio abitativo.

Per capire la portata dei punteggi attribuiti si può ottenere fino a 4
punti massimo per la presenza di un invalido nel nucleo famigliare,
mentre chi ricasca in condizioni di povertà conclamata (perché i
componenti del nucleo hanno un reddito da pensione minima pro capite)
che incide più che negativamente sulla possibilità di trovare/mantenere
un alloggio, si vede riconosciuto 1 punto, se il reddito proviene da
pensione sociale o di invalidità 2 punti.

Alla cronica insufficienza di risorse nel sociale e alla necessità
inevasa di sostenere quelle famiglie che affrontano una realtà pesante
con invalidi nel proprio nucleo familiare la Toscana, come la Liguria,
compensa spostando nel sociale quelle risorse già insufficienti (gli
alloggi ERP) per il diritto all’abitare.  Come dire è l’Istituzione che
scatena la guerra tra povertà diverse, ma povertà rimane.

Ma per chi accederà alla casa, in Toscana, perché colpevole di essere
povero, non avrà vinto “un biglietto alla lotteria” come si diceva una
volta, sottolineando con questa frase che la sicurezza abitativa a
canoni equi permetteva alla famiglia di pianificare un futuro buono per i
propri figli che permettesse loro di affrancarsi dalla miseria, perché
ora in discussione sono proprio i diritti fondamentali;

La nuova legge Toscana nega la possibilità di stabilizzazione ad una
famiglia che ha avuto uno sfratto da morosità incolpevole: ad essa non è
assegnato un alloggio bensì gli è concessa una “autorizzazione” a
vivere in un alloggio del Comune. Non sono dettagli, queste norme sono
ispirate alla pura cattiveria: dopo un calvario pluriennale vissuto da
una famiglia colpita da sfratto per morosità incolpevole (quasi sempre
perdita del lavoro), l’umiliazione dell’ufficiale giudiziario
periodicamente in visita a minacciare la forza dell’ordine per
sgomberare,  le profonde difficoltà economiche che la famiglia vive
(condizione comprovata altrimenti il  Comune si renderebbe latitante) la
soluzione offerta dall’Amministrazione Comunale condanna la famiglia
alla precarietà abitativa. Autorizzazione significa controlli ogni due
anni per la verifica della permanenza dei requisiti (fosse facile
liberarsi dalla povertà!), il limite è di 4 anni, rinnovabili altri
quattro, al termine dei quali, automaticamente decade in occupazione
abusiva” con quello che ne consegue.

Un criterio individuato per quelle famiglie che subiscono eventi
naturali gravi (esempio casa danneggiata per alluvione e/o terremoto) e
che di conseguenza necessitano di una soluzione abitativa provvisoria
per il tempo necessario A   al ripristino della propria dimora, viene
esteso ed applicato per la famiglia che subisce uno sfratto esecutivo
prima che gli sia scattato il primo posto in graduatoria!

È la messa in pratica della cancellazione del diritto alla casa e
della istituzionalizzazione della precarietà e della insicurezza.   E
poiché l’alloggio è “autorizzato” è negato il ricongiungimento del
nucleo familiare, anche a fronte di comprovati gravi motivi, ma concessa
solo l’ospitalità temporanea! Inaccettabile.

Per vecchie e nuovi assegnatari articoli persecutori che violano
principi fondamentali della Costituzione, come quello che recita che la
responsabilità penale è individuale invece nei requisiti per
l’ammissione al bando, ci deve essere l’assenza di condanne penali
(marchiati a vita!) e questo requisito deve essere posseduto al momento
della presentazione della domanda da tutti i componenti familiari! Non
solo marchiato a vita la persona che ha avuto una condanna e nonostante
abbia pagato il debito (fine pena ma!)  ma la marchiatura si estende a
tutta la famiglia!  È distrazione non aver inserito anche questo
requisito in un sub articolo di un allegato che lo circoscrive al solo
soggetto richiedente e non a tutto il nucleo famigliari? Alcuni sperano
in questa interpretazione, ma ad oggi così non è!

Articoli vessatori per i nuovi assegnatari: è fatto sottoscrivere
l’impegno alla mobilità per sottoutilizzo e nel caso di non accettazione
della mobilità medesima (proposta a un nucleo di anziani di alloggio al
lato opposto della città con la conseguente rottura di tutti i legami
sociali) innalzamento punitivo del canone di locazione.

Per i vecchi assegnatari punitivo é il calcolo dell’Isee e in
particolare la valutazione del patrimonio immobiliare ai fini della
decadenza (esempio la comproprietà di casa anche rudere, completamente
isolato in area abbandonata della Toscana, o altra Regione) visto che
l’orientamento dei Comuni è di sovrastimare le seconde case per
ricompensare il mancato introito per la prima casa.

Pochi anni fa, Lombardia E toscana furono Regioni apripista nel
settore dell’Edilizia Residenziale pubblica nella scelta di cancellare
il diritto all’abitare e far rientrare le politiche residenziale tra gli
interventi di sostegno nel sociale.

Ma ancora ben più grave è avere risposto alla domanda crescente di
case Erp, (crescita allarmante delle famiglie povere o a rischio di
povertà quale risultato della crisi economica che ha attanagliato questi
ultimi dieci anni e come abbiamo sempre denunciato perdi il lavoro =
perdi la casa) non con una offerta di incremento del parco di alloggi da
assegnare ma con l’individuazione di criteri incostituzionali o a
limite della incostituzionalità, per restringere la platea dei
richiedenti.  Stili e parole diverse, misure e contromisure pesanti o
pesantissime, ma l’indirizzo di fondo è simile sia per la legge Toscana
che per quella Ligure, perché simile è il segno che lasciano di
ingiustizia subordinata alla esigenza di restringere la platea degli
aventi diritto creando delle profonde discriminazioni prima tra i
regionali e gli italiani, poi tra poi tra i comunitari e
extracomunitari.

Questo il segno dei criteri introdotti di “condizione di storicità di
presenza” (incostituzionali!) in Italia e nella Regione sul territorio
nazionale al quale si somma quello regionale,

Per gli immigrati la soglia della residenza in Italia per poter
accedere ai bandi per la toscana è di 5 anni innalzata in Liguria a 10
anni, (e sappiamo benissimo il calvario spesso decennale che queste
famiglie passano per ottenere la residenza nei nostri Comuni, residenza
comunque sempre subordinata a un regolare permesso di soggiorno).

Residenza nella Regione: 5 anni per la Liguria come criterio di
accesso, punteggio premiante per la presenza in Toscana
(indipendentemente dal bisogno casa!): 2 punti per chi vive o lavora da
10 anni, 3 punti se da 15 anni, 4 punti se da 20 anni. Se i nasce in
Toscana, a prescindere da tutto, si è sostanzialmente avvantaggiati: si
hanno 4 puntI a prescindere, più di uno sfratto esecutivo, più di un
portatore di handicap nel nucleo, ecc.

Insomma lo si ammetta: prima i nostri!  In Toscana a questi punteggi
si può ulteriormente aggiungere 0,50 punti per ogni anno di presenza in
graduatoria per un massimo di 6 anni. Ed infine la Regione si ricorda
dei Fondi Gescal non per porsi il problema del rifinanziamento del
comparto ma per inventare un premio per chi ha versato un periodo di
contribuzione a questo Fondo: 1 punto se superiore a 5 anni, 2 punti se
superiore a 10 anni,

Ben 9 punti così ottenuti fanno svettare automaticamente in cima alla
graduatoria, gli ulteriori punti anche se pochi, anzi pochissimi,
permetteranno di essere i primi assegnatari!

Un nuovo assessore e la riapprovazione della legge in Toscana poteva
essere l’occasione per una profonda revisione dell’asse strategico
dell’ERP, senza scimmiottare  “nazionalismi”, “regionalismi” dei governi
di centrodestra “prima gli italiani, prima i Liguri”, praticando una
discontinuità profonda rispetto alle politiche liberiste del PD e
assumendo l’edilizia residenziale pubblica come intervento strategico
delle politiche di ridistribuzione del reddito, di emancipazione delle
famiglie, di  realizzazione di un diritto fondamentale alla persona che è
quello alla casa. Cosi non è stato.

Toscana e Liguria, centro destra e centro sinistra, presidente Rossi
(MDP) presidente Toti (Forza Italia) confermano: alle poche risorse si
supplisce con il restringimento della platea degli aventi diritto
garantendo prioritariamente gli stanziali, meglio se anziani e con
handicap nel nucleo: guerra ai poveri, viva la povertà.

Inutile dire che i soldi ci sono, che è necessaria una campagna
straordinaria per eliminare liste di attesa decennale, per garantire un
diritto fondamentale alla persona.

I soldi ci sono e andrebbero investiti in una campagna straordinaria
di rigenerazione urbana recuperando ad uso abitativo e sociale parte
dell’immenso patrimonio pubblico dismesso riqualificando così città e
periferie, dando nuovo significato al diritto alla casa e al diritto
all’abitare. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

È il segno del cambiamento profondo del Pd: Il nostro Assessore alla
casa in Regione, sbloccò una vertenza decennale (il riferimento è ai
progetti di autorecupero inseriti nell’ultimo piano di edilizia
residenziale del Comune di Firenze, anch’essi approvati grazie alla
presenza di Rifondazione in maggioranza, poi ovviamente espulsa) e
trovando un piccolo cofinanziamento europeo ha dato il via a tre
progetti di autorecupero, oggi in cantiere.  Chissà se questo il vero
motivo della cacciata di Rifondazione dalla maggioranza regionale per
esser liberi di scimmiottare il centro destra

E soprattutto si consolida quel filo non più così sotterraneo che
unisce le politiche del centro destra e del centro sinistra anche su
questo settore ora di intervento sociale che sarebbe invece strategico
per le politiche di ridistribuzione del reddito. Si consolida la
compatibilità delle politiche regionali tra Forza Italia e Pd.  Ma non
solo PD, anche MDP, come Rossi ci dimostra!

Da pochi giorni è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale il decreto sul Reddito Cittadinanza. Sconcertanti le similitudini che si ritrovano tra criteri di valutazione del patrimonio, criteri di accesso, misure tra il decreto e le due leggi regionali.