Diritto alla casa e alla città

Diritto alla casa, diritto alla città, diritto all’abitare

Pratiche di resistenza a confronto.
Contro la macelleria sociale e il decreto Salvini

Sabato 26 gennaio 2019, dalle ore 15.00
Circolo Ricreativo Brozzi, via di Brozzi 312, Firenze



Ore 15.00 Apertura dei lavori

– Introduce e coordina Domenico Stumpo, Segreteria provinciale PRC Firenze

– Le istituzioni e il bisogno casa: non è emergenza, è macelleria sociale – Monica Sgherri, responsabile nazionale casa PRC

– Le rivendicazioni dei movimenti urbani: un focus su Roma – Carlotta Caciagli, Scuola Normale Superiore

Ore 16.00 Tavola rotonda – Pratiche di resistenza urbana

Hanno garantito il loro intervento:

– ERP: latitanza dei Comuni ed involuzione legge regionale toscana – Vincenzo Simoni, Presidente Unione Inquilini 

– Difendere il diritto alla casa, rispondere ai bisogni. L’importanza degli sportelli – Duccio Vignoli, Asia Firenze e attivista Gruppo Casa di Campi

– Case popolari a Firenze: tra latitanze e promesse il bisogno cresce – Tommaso Grassi,  Consigliere comunale Firenze

– Bloccare la svendita dell’ERP, bloccare la desertificazione del centro – Giuseppe Cazzato, Cobas Firenze

– Decreto Salvini e resistenza urbana – Marzia Mecocci, Movimento di Lotta per la casa

– Esperienze di autorecupero: ex Asilo Ritter e via Aldini – Dario Dowlatchahi, architetto e Flavio Coppola, via Aldini

– Pisa un’esperienza di recupero a uso sociale – Ciccio Auletta, Consigliere comunale Pisa

– Pratiche sociali a Le Piagge – Andrea Malpezzi, CPN PRC

– Resistenza urbane e territorio a Campi – Lorenzo Ballerini, Consigliere comunale Campi Bisenzio

– Un laboratorio resistenza a Firenze – Associazione Il Melograno

18:30 Conclusioni: coordinare la resistenza urbana e costruire la rete in difesa del diritto alla casa




Verso le elezioni amministrative 2019 nel territorio fiorentino, la posizione del PRC

Comitato Politico Federale 16.01.2019, approvato senza voti contrari

Nel
territorio fiorentino andranno al voto amministrativo, in questo
2019, 35 comuni, di cui 14 sopra i 15mila abitanti. Il Partito della
Rifondazione Comunista è presente su tutto il territorio da lungo
tempo (essendo nato nel 1991 vanta una delle storie più lunghe tra
le organizzazioni politiche): negli ultimi anni abbiamo condiviso la
crisi delle sinistre di classe europee, senza però smettere di
portare avanti le nostre lotte. Lo facciamo all’interno dei
consigli comunali e fuori, eleggendo persone iscritte al Partito e
condividendo progetti politici più ampi.



I
passaggi elettorali sono per noi un’importante occasione di
verifica del consenso e un momento in cui dare più visibilità alla
difesa dei diritti che il mercato attacca quotidianamente. La
rappresentanza oggi gode di scarsa salute, con un progressivo
svuotamento del sistema democratico, messo in scacco dall’elezione
diretta dei sindaci, dalle aree metropolitane al posto delle
province, dai tagli ai servizi e delle privatizzazioni giustificate
con i vincoli di bilancio. Oggi la politica sembra essersi ridotta
alla semplice amministrazione del sistema di cose presenti.

Per
questo ci opponiamo ai governi (anche locali) di centrosinistra,
centrodestra o a guida 5 Stelle. Mentre avanzano le destre, ci è
chiara l’urgenza di dare risposte adeguate ai settori sociali
colpiti dal clima d’odio e dalla guerra tra poveri. Per questo non
ci siamo mai sottratti a esperienze unitarie con chiunque
condividesse l’obiettivo di difendere i diritti e la dignità dei
nostri settori sociali di riferimento, tra cui rientra la difesa del
territorio, un modello di sviluppo sostenibile e la contrarietà alla
logica delle grandi opere.

Ci
rendiamo conto di essere in controtendenza rispetto al modello
prevalente: mentre domina l’individualizzazione e l’impegno
leggero, noi rimaniamo radicati in pratiche di militanza quotidiana,
spesso ignorata dal sistema di informazione e non adeguatamente
capace di pensarsi anche sul piano della comunicazione.

In
tutti i Comuni della Federazione di Firenze il nostro Partito
ricerca, anche per queste elezioni amministrative, la più ampia
convergenza tra le forze interessate a costruire un’alternativa di
sinistra, a partire dagli spazi condivisi di Firenze
Riparte a Sinistra

(Comune di Firenze), Territori
Beni Comuni

(Assemblea Metropolitana),
Sì – Toscana a Sinistra

(Regione Toscana). Non mancano però esperienze negative, in cui
vediamo le progettualità finire sacrificate alla politica
politicante
.
Quanto avvenuto in Sardegna e in Abruzzo ci ricorda il problema di
base su cui si sono consumate le nostre scissioni: il rapporto con il
centrosinistra. Per questo ci preoccupano possibili aperture dei
percorsi di cui siamo parte a realtà ammantate di civismo ma con un
retroterra politico ambiguo se non avversato.

In
queste settimane abbiamo ribadito le coordinate entro cui siamo
disponibili a ogni confronto: chiarezza programmatica e nessuna
ipotesi di governo con il Partito Democratico. Siamo disponibili a
mettere la nostra organizzazione a disposizione in quelle realtà
dove esistono energie non organizzate che condividono le nostre
battaglie e i nostri obiettivi.

La difficoltà sta nel conciliare la necessaria chiarezza dei progetti politici con la consapevolezza di quanto sia difficile e pericolosa la fase storica in cui siamo. Tra la pura testimonianza fine a se stessa e la rassegnazione si colloca la politica, che è l’unica forza possibile per chi vive dalla “parte sbagliata” di questa società. Il Partito della Rifondazione Comunista persegue obiettivi chiari ed è disponibile a convergere con chiunque li condivida. Il tempo però sta scadendo e ci rivolgeremo nei prossimi giorni a tutti gli interlocutori interessati per capire dove sarà possibile costruire alleanze e dove presentare il nostro simbolo.

Immagine liberamente ripresa da www.controradio.it




Un inizio 2019 impegnativo!

Care compagne e cari compagni,

l’inizio del 2019 ci propone un mese di gennaio impegnativo. Abbiamo numerosi appuntamenti da confermare ma spero di fare cosa utile riepilogando gli impegni già definiti.

Con la Presidente del Comitato Politico Federale abbiamo concordato il 16 di gennaio come data per la prossima riunione di questo organismo.



Abbiamo la necessità di chiedere al Segretario Maurizio Acerbo di confrontarsi con il nostro territorio sui recenti passaggi nazionali, ma è necessario dedicare al nostro Partito un momento di discussione sulle amministrative.

In questi giorni ci stiamo confrontando con le diverse realtà interessate a un’alternativa di sinistra rispetto all’attuale giunta Nardella (che è anche Sindaco Metropolitano) ed è probabile che presto usciranno delle novità anche sui giornali.

Non mancheremo di scrivervi e aggiornare tutte le iscritte e gli iscritti.

Rispetto al calendario, che trovate puntualmente aggiornato sul sito (qui), ecco brevemente alcuni passaggi:

  • 5 gennaio, manifestazione “per non dimenticare Piombo Fuso” (dettagli e volantino qui),
  • 8 gennaio, iniziativa a Empoli (dettagli e volantino qui),
  • 11 gennaio, prima riunione pubblica dell’anno del ricostituito Circolo del Valdarno fiorentino,
  • 13 gennaio, Comitato Politico Regionale a Pistoia (convocazione qui),
  • 16 gennaio, Comitato Politico Federale (a breve convocazione con le informazioni su luogo e ordine del giorno),
  • 18 gennaio, proiezione di Io sto con la Sposa al Boncinelli (informazioni qui),
  • 26 gennaio, iniziativa provinciale sul tema della casa e del diritto all’abitare (a breve tutte le informazioni).

Sicuramente si aggiungeranno a breve altri appuntamenti.

Ho pensato però fosse utile ricordarci quanto è importante l’organizzazione di cui siamo parte, perché la stanchezza di un difficile 2018 non appesantisca il necessario orgoglio ed entusiasmo per quello che ci aspetta nel 2019!

Un augurio di buon principio a tutte e tutti noi, dunque!
Dmitrij Palagi,
Segretario provinciale PRC Firenze




Aeroporto a Firenze: simbolo del malgoverno PD

Aeroporto: “grande opera” simbolo del malgoverno PD, Rossi e Nardella

Qui sotto trovate il testo del volantino prodotto dal Circolo Aziendale Università del PRC fiorentino. Per scaricarlo in PDF potete cliccare qui.

Uno sperpero enorme di denaro pubblico, ambientalmente devastante, in concorrenza con Pisa.

Anni di procedure forzate non sono serviti per trovare soluzioni credibili ai grandi problemi ambientali, che la realizzazione di questa grande opera comporterebbe.

Faraonicità dei lavori propedeutici alla realizzazione della nuova pista e tempi lunghissimi.Gli interventi proposti…

– Spostamento del Fosso Reale (tracciato più lungo e con pendenza troppo bassa),dei caselli autostradali, annullamento del collegamento zona industriale Osmannoro – Sesto Fioretino.

– Spostamento dei laghetti che ospitano specie prioritarie tutelate dall’Europa.

– Tentativo ripetuto di bypassare divieto europeo di finanziamento pubblico per la realizzazione dell’aeroporto, mentre il soggetto privato continua a confermare irrealizzabilità dell’opera senza i 150 milioni del pubblico!

… e gli esiti

– Pista parallela al tratto autostradale A11, con aumento della pericolosità della pista, per cui riemerge periodicamente l’ipotesi di interramento dell’autostrada (e i costi chi li sosterrebbe?).

– Inquinamento acustico sopra Prato, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino.

– Parco della piana (bosco di 25 ettari) , collocato nell’area di inedificabilità per adiacenza alla pista e maggiormente esposta all’inquinamento acustico. Oggi risulta comunque dimezzato.

– Interferenza acustica con l’insediamento universitario di Sesto Fiorentino e vibrazioni all’atterraggio.

– Unidirezionalità della pista non garantita: non possono essere esclusi gli atterraggi “per sicurezza” con transito sopra Firenze!

Questi anni sono serviti a Rossi Nardella e Pd non per risolvere i problemi ma per provare a demolire il fronte del No.


Recente il “sì vincolato” del rettore dell’Università di Firenze, espresso in totale isolamento preoccupato solo di tutelare il patrimonio immobiliare con la pretesa di riconfermare in altro luogo le volumetrie cancellate con la nuova pista! Ma forte il no di docenti e lavoratori e delle loro rappresentanze ribadito con odg approvato dal IV congresso FLC GGIL, Odg della RSU di ateneo, in sintonia con Camera del Lavoro metropolitana e CGIL Toscana.

I Comuni di Campi, Sesto e Signa appartengono storicamente al fronte del no; la Regione tenta di sfilare il Comune di Signa, preoccupato dal trasferimento del laghetto artificiale di Peretola nel suo territorio perché potrebbe interferire con la realizzabilità del progetto stradale di uscita FiPiLi Signa e Indicatore (bretellina).

Comincia a emergere la guerra fra territori, fra lo scalo di Firenze e quello di Pisa, dove la crescita del primo è a discapito del secondo, l’unico a rilevanza intercontinentale.

In questi anni è cresciuta una coscienza diffusa e radicata nei partiti, nei comitati e associazioni, nei cittadini e cittadine contrari all’opera che ha prodotto studi e proposte alternative di livello.

La nuova pista dell’aeroporto di Firenze non porterà nessun beneficio aggiuntivo alla Toscana e al suo sistema turistico.

L’aumento dei passeggeri in transito su Firenze sarà annullato dal ridimensionamento delle attività di transito su Pisa.

I danni ambientali saranno invece devastanti e perenni: riscaldamento ulteriore della piana, inquinamento atmosferico ed acustico, transito dei voli anche su Firenze

Non un problema è stato risolto.

Nessuna motivazione a supporto della contrarietà è stata superata.

Ciò nonostante i rispettivi consigli autorizzano Rossi e Nardella a chiudere la conferenza dei servizi il prossimo 7 dicembre

Ancora una volta i due paladini della nuova pista potranno incassare un sì all’ampliamento ma le ragioni del no rimangono tutte e sono tali da bloccare la realizzabilità l’opera!

La vera grande opera necessaria è la realizzazione di una metropolitana di superficie Pisa – Firenze – Arezzo con interconnessione del traffico veicolare privato.

La lotta continua!

Circolo Università – Federazione Firenze





PRC Firenze: impegni di fine 2018

PRC Firenze: impegni di fine 2018

Dispositivo approvato a maggioranza durante il Comitato Politico Federale del 29 ottobre 2018

Ascoltata la relazione del Segretario, il Comitato Politico Federale impegna la Segreteria provinciale a proseguire il percorso di rafforzamento del Partito, ribadendo l’autonomia della nostra organizzazione anche sul piano elettorale, consapevole di avere le capacità e la possibilità di presentare proprie candidature a sindaco e proprie liste in vista delle scadenze amministrative del 2019, che interesseranno larga parte dei comuni della nostra Federazione.

Dando continuità all’appuntamento La forma della città, del 23 giugno 2018, entro la fine dell’anno, Rifondazione Comunista è chiamata anche a proseguire l’interlocuzione con i percorsi che sui territori hanno confermato l’esistenza di un ampio fronte di forze sociali attive in comuni battaglie. Firenze Riparte a Sinistra, L’Altra Europa con Tsipras, Sì Toscana a Sinistra e Potere al Popolo sono quattro esperienze di cui siamo parte: in tempi di frammentazione e individualizzazione saper unire chi condivide l’opposizione alle destre e al centrosinistra è impresa ardua ma necessaria.

Sul piano della situazione interna del Partito, per i mesi di novembre e dicembre, la Federazione di Firenze è chiamata a:

  • coordinare la convocazione di un attivo delle iscritte e iscritti per ogni Circolo,
  • concludere il tesseramento dell’anno in corso almeno con il raggiungimento dello stesso numero di aderenti del 2017,
  • proporre una riorganizzazione complessiva della comunicazione interna al partito, per strutturare meglio anche quella verso l’esterno, attraverso un ragionamento critico sulle nuove possibilità offerte dalla diffusione digitale,
  • proporre un canale di comunicazione funzionale alle comunicazione tra il livello del Circolo e quello provinciale, attraverso le zone e una diffusione di responsabilità all’interno della Segreteria provinciale,
    tenere un attivo delle elette e degli eletti,
  • organizzare, oltre all’iniziativa sui servizi sociali del 14 novembre, un appuntamento sulla questione abitativa (se ci saranno i tempi anche uno sul tema dei trasporti),
  • organizzare una serata di confronto con il vicepresidente della Sinistra Europea sul tema della soggettività comunista, contestualmente alla prossima pubblicazione del libro dedicato alla figura e al pensiero di Karl Marx.

La Federazione è ovviamente impegnata nel sostenere tutte le battaglie dei nostri territori, a partire dal presidio davanti alla Prefettura di Firenze del 30 ottobre e del contributo all’appuntamento nazionale a Roma del 10 novembre.




Il tempo dentro Rifondazione Comunista

Il tempo dentro Rifondazione Comunista

Traccia seguita dal Segretario provinciale Dmitrij Palagi, per l’introduzione del Comitato Politico Federale del 29 ottobre 2018

Care compagne e cari compagni,
la fine del mese di ottobre ci saluta con la brutta vittoria delle destre in Brasile. Il contesto internazionale prosegue nel dare segnali di preoccupante arretramento, non solo delle formazioni politiche tradizionali, socialdemocratiche o popolari che siano, ma di tutto il panorama progressista a cui erano rimaste ancorati i corpi intermedi sociali e sindacali. Alcuni segnali di controtendenza non mancano, ma è evidente come anche il panorama della Sinistra Europea si mostri frastagliato in larga parte del vecchio continente. Gli orizzonti attorno a noi non ci appaiono luminosi e l’involuzione di Potere al Popolo contribuisce a una stanchezza che andiamo progressivamente accumulando.

Nell’aprile del 2016 avevamo organizzato un’iniziativa dal titolo La sinistra mette tristezza?. In quella occasione era emersa una tendenza politica diffusa nel creare realtà autoreferenziali: nel linguaggio diffuso oggi si utilizza l’espressione bolla. Un isolamento inconsapevole in una sfera ha il vantaggio di trasmettere familiarità, di corrispondere a quanto conosciamo e ci aspettiamo.

Nella società in cui viviamo, secondo diversi studi, la tecnologie digitali sarebbero diventate delle protesi, capaci di mutare la relazione tra i nostri corpi e ciò che ci sta intorno. Un mutamento radicale riguardante la percezione della realtà e sempre maggiori parti della nostra quotidianità. Il tutto connesso con la dimensione di un tempo vissuto solo nel presente, senza un’idea di dove siamo rispetto al presente e al futuro. Un disorientamento da non imputare al solo nostro Partito dunque, ma che sicuramente avrebbe interessato anche noi.

Spesso abbiamo avuto modo di confrontarci su cosa sia la nostra organizzazione per chi non ne fa parte. Ambiamo a essere strumento utile per le nostre classi di riferimento, ma difficilmente ci soffermiamo su chi siamo e soprattutto su come siamo visti dall’esterno, o in generale se siamo percepiti.

Nell’esperienza di Potere al Popolo, in alcuni estemporanei frangenti, sono emerse idee sulla forma adatta per l’agire politico nella contemporaneità. Condivido con voi alcuni punti a cui si richiama facilmente la mia memoria: avanguardia, gruppi dirigenti, rapporti verticali o orizzontali, internità ai movimenti, interlocuzione con le sigle sindacali, partecipazione democratica, ruolo delle assemblee, valore della rappresentanza, scelta delle pratiche su cui investire.

L’assenza dal Parlamento nazionale da numerosi anni non è stata un’opportunità per provare a metterci in discussione, anche perché siamo impegnati a far fronte a continue emergenze, oltre a debiti e diminuzione di quadri dirigenti.

Alla fine del 2018 saranno tre anni e mezzo che ricopro l’incarico di Segretario provinciale: nell’ultimo periodo confesso di essermi sentito schiacciato da quanto ci sia da fare per il rilancio della nostra organizzazione, oltre a percepire tutto il peso dei limiti in cui siamo confinati. Avevo anche pensato di presentare a questo organismo la disponibilità del mio mandato, avendo tradotto sul territorio la linea emersa a livello nazionale e condividendo con il gruppo dirigente centrale le responsabilità delle scelte fatte. Sono comunque convinto che non fosse possibile fare altrimenti. In un Partito si può dissentire, ma occorre poi cercare di dare il massimo contributo alla sua tenuta, anche applicando le decisioni prese, nei limiti ovviamente della libertà di ogni persona.

Ho voluto provare a definire le mie responsabilità, rivolgendo l’attenzione al nostro statuto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 novembre 2017. In quegli articoli ho trovato un modello che ha smesso di ispirarci. Nonostante il rischio di scioglimento per consunzione ci sia noto, continuiamo a dare per scontato la nostra esistenza, in attesa di capire che fine faremo, quasi non dipendesse da noi in modo significativo (seppure non esclusivo).

Vi propongo un solo passaggio, in cui ci suggeriamo di tendere «ad anticipare e a sperimentare la quotidianità e la qualità totalmente democratiche delle relazioni in quella società socialista futura per la quale il partito si batte».

Penso sul metodo sia necessario interrompere l’immersione totale in un flusso di costante emergenza, magari continuando a confrontarci con rivolge i suoi studi o la sua attenzione tanto alla società in generale quanto alle organizzazioni della sinistra radicale.

Su come raggiungere i nostri obiettivi alcune indicazioni ci sarebbero. I gruppi dirigenti devono avere «responsabilità definite» e si devono vedere assegnati «modi di esercizio di queste responsabilità», verificando i risultati ottenuti, recita l’articolo 5.

Anziché vivere in una sorta di congresso permanente, con posizioni segnate tra un congresso e l’altro, ridefinite solo in parte all’ultimo Comitato Politico Nazionale in quattro documenti, dovremmo tentare una risposta coinvolgendo le assemblee delle iscritte e degli iscritti.

Il dispositivo proposto va in questa direzione, evitando tempi troppo lunghi e richiedendo aggiornamenti puntuali nel corso dei prossimi due mesi. Le ragioni della Rifondazione Comunista non sono state superate dal tempo, ma vivono nella crisi sociale che soffia da ormai oltre un decennio e nell’assenza di prospettiva di chi si richiama alle numerose ed eterogenee esperienze delle realtà comuniste del Novecento.

Il XXI secolo può essere analizzato come punto di arrivo del passato e come base per la nuova società che vorremmo. Confrontarci con la dimensione del tempo vuol dire sia divenire consapevoli delle nostre effettive possibilità, sia provare a fare i conti con tutto quello che sta fuori la nostra organizzazione, senza ridurre ogni discussione a una proiezione dei nostri rapporti interni.

La sintetica relazione introduttiva è dovuta a una necessità soggettiva: credo necessario il riuscire a mettere in discussione noi stessi e il capire come lavorare immediatamente su questo aspetto, senza limitarci a scrivere del rilancio del partito o del tesseramento.

Quali sono le ragioni per cui in ogni scadenza elettorale ci sembra di ripetere gli stessi errori?  Penso sia il non ritenerci sufficienti per perseguire i nostri obiettivi, riducendoci a sostenere vertenze che si realizzano a prescindere da noi. Questo vale sul piano locale come su quello europeo.

Potremmo a lungo dibattere sul contingente, ma rimangono le ragioni di fondo della crisi dell’esperienza della Rifondazione Comunista. Non mancano obiettivi immediati, analisi e orizzonti più ampi: ci occorre invece fiducia in noi stessi e capacità di metterci in discussione.

I nostri problemi non sono solo nostri. Negli altri paesi europei la sinistra vive contraddizioni in cui ci troviamo rinchiusi da almeno due decenni. Provare a guardare agli orizzonti complessivi non implica la rimozione dei problemi immediati, o snaturare il dibattito sulle scelte tattiche fatte: credo anzi sia la strada giusta per trovare soluzioni pratiche nel presente e nel breve periodo.




Dopo i risultati elettorali: introduzione al Comitato Politico Federale di Firenze

  • I risultati dei 42 Comuni del territorio fiorentino, in voti assoluti e percentuali, tra il 2013 e il 2018 cliccando qui.
  • I documenti approvati in sede di Comitato Politico Nazionale l’11 marzo 2018 cliccando qui.
  • Il documento respinto in sede di Comitato Politico Nazionale l’11 marzo 2018 cliccando qui.

Dopo i risultati elettorali: introduzione al Comitato Politico Federale di Firenze

Introduzione al Comitato Politico Federale di Firenze da parte del Segretario provinciale Dmitrij Palagi, 13 marzo 2018.

Care compagne e cari compagni,

non vi propongo una analisi del voto o la cronaca di una sconfitta.

Avanzo una ipotesi di lettura sul dove siamo e tento di sviluppare una proposta sul che fare.Siamo già da dieci anni fuori dal Parlamento e non avete bisogno di incoraggiamenti per conservare la consapevolezza dell’importanza di non abbandonare la lotta. Abbiamo fatto troppa strada, con troppi sacrifici, per permetterci di arrenderci.

Potremmo forse aggrapparci ad alcuni risultati parzialmente soddisfacenti nella nostra Federazione, consolandoci guardando alla disfatta delle altre opzioni politiche della sinistra italiana. Credo però sia più utile guardare con coraggio al risultato ottenuto con Potere al Popolo e provare a capire come continuare, ma meglio e in modo diverso.

Non c’è nessuna quiete dopo la tempesta.

Noi non partivamo da zero.

Non vi ringrazio quindi solo per la campagna elettorale, ma per tutti gli anni in cui siamo riusciti a mantenere in piedi un’organizzazione rivelatasi fondamentale per rispondere alla irresponsabile scelta di Anna Falcone e Tomaso Montanari, quando hanno annullato la nuova assemblea del percorso di un’«alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza», a due giorni dalla data in cui si sarebbe dovuta tenere.

Certo sarebbe errato non riconoscere gli sforzi fatti da tutte e tutti noi, in ogni fase di questa difficile campagna elettorale (breve, intensa e condotta in un clima complicatissimo).

In particolare un riconoscimento va a chi ha scelto di rappresentare il Partito anche sul piano delle candidature. Ho sottratto fin troppo tempo all’ultimo Comitato Politico Federale per spiegare come alla base della mia scelta di non presentare il Segretario alle elezioni vi fosse la convinzione che fosse possibile superare la soglia del 3%. Riconosco di aver sbagliato completamente la lettura, ma i risultati ottenuti non tolgono assolutamente niente al valore della militanza praticata in queste settimane e in questi anni.

I risultati elettorali del 4 marzo 2018 credo confermino una distanza abissale tra il come noi intendiamo la politica e il significato diffuso attribuito a questa pratica.

In quanti pensano sia inevitabile ridurre la propria partecipazione alla vita pubblica disegnando semplicemente una “x”? Quante persone, anche all’interno dei nostri movimenti di riferimento, si orientano nelle loro scelte elettorali in base all’effetto immediato di una votazione? Ci sono molti punti su cui mi piacerebbe soffermarmi.

Ne cito uno solo: Lega Nord e Movimento 5 Stelle governano già importanti enti locali (grandi città, regioni, comuni), ma ci raccontano di quanto queste forze sarebbero antisistema, rafforzando il loro consenso in larghi settori dell’opinione pubblica.

A una settimana dalla fine delle dirette televisive sugli spogli ci sono già decine e decine di commenti, analisi, studi sui flussi, discussioni stratificate.

Non voglio aggiungere la relazione introduttiva a questo filone.

Provo invece a essere a svolgere più breve che in passato.

Non ha molto senso, ora, chiedersi se potevamo fare altrimenti. Direi di più: anche laddove abbiamo commesso errori non dobbiamo chiedere scusa a nessuno né disconoscere la volontà condivisa che ci muove quotidianamente.

Non siamo riusciti a concretizzare un percorso che invertisse la tendenza alla consunzione del nostro Partito. Le feste e il due per mille ci hanno rassicurato, ma è evidente come non possa bastare tutto quello che è stato.

Il mio mandato in questo senso è a disposizione, sentendomi parte di quel gruppo dirigente diffuso che – a prescindere dalla collocazione congressuale – non è riuscito a elaborare una adeguata strategia. La mia disponibilità resta comunque la stessa e vi invito a non concentrarci sugli incarichi.

Avanzo una proposta, ma vincolo la possibilità di terminare il mandato congressuale a due condizioni: qualsiasi cosa decideremo di fare dovrà essere segnata da una liberazione della discussione e ritengo importante essere accompagnato dalla stessa Segreteria provinciale, con cui in questi ultimi mesi abbiamo tentato nuove strade. Non è stato fatto abbastanza, ma è ancora prematuro abbandonare quella pratica del dubbio iniziata a delinearsi nella nostra Federazione.

Mettersi in discussione non vuol dire abbandonare gli orizzonti di senso in cui collochiamo il nostro agire. Nessuno ci costringe a proseguire l’esperienza del Partito della Rifondazione Comunista. Ci accomuna la convinzione che sia necessario farlo e abbiamo il dovere di verificare nella società quali sono le ragioni effettive del nostro continuare a esistere. Non abbiamo più veramente niente da perdere.

All’interno dell’ultimo Comitato Politico Nazionale, purtroppo, mi è parso sia mancata la possibilità di liberare la discussione e il confronto, rispetto agli schemi a cui siamo abituati. Dobbiamo maturare questa capacità, cercando le risposte fuori da noi. Anche per questo, pur votando uno dei due documenti contrapposti, ho preferito astenermi sull’ordine del giorno unitario. Mi è parso sia prevalso l’ottimismo della volontà sul pessimismo della ragione, per usare un’espressione più che abusata da tutte e tutti noi. Occorre invece un sano equilibrio, soprattutto in tempi in cui noi siamo l’1% e gli altri il 99% (sono fermamente convinto dell’utilità dell’autoironia in questa fase).

Un compagno ha scritto provocatoriamente che al Lucca Comics&Games ormai ci sono più persone di quelle che si ritengono di sinistra… Mi sembra uno spunto utile: se ancora esiste chi sente l’esigenza di andare al cinema o a una fiera in compagnia, difficilmente una persona con cui prendiamo il caffè nel posto di lavoro riesce a comprendere perché passiamo tre o quattro sere a settimana a fare riunioni.

Ridare un significato al nostro agire, in una contemporaneità che si racconta fluida, può accadere solo guardando ai numeri reali.

Dobbiamo tentare nuove pratiche senza rischiare di riempire i nostri giorni con l’idea che non sappiamo che altro fare e allora si va avanti.

Trovate per questo uno schema con i voti assoluti presi dalle elezioni del 2013 fino a oggi, in tutti i comuni della nostra provincia. Proviamo ad affiancarci i dati del nostro tesseramento, imponendoci di sapere ogni giorno quante iscritte e iscritti abbiamo, quanti militanti sono disponibili sul territorio.

I risultati di questa Federazione, spesso superiori alle medie nazionali, ci possono permettere di dire senza ingenerosità che non siamo comunque abbastanza.

Nelle modalità di questa campagna elettorale abbiamo visti confermati tutti i limiti nel muoverci come Partito.

Vi propongo di aprire un percorso di confronto in tutti i nostri Circoli aprendoli a chi vorrà partecipare alle discussioni. Le elezioni sono ancora un tema di attualità, nei bar, nei luoghi di lavoro, in quelli di studio, nei pochi spazi di aggregazione rimasti… Iniziamo a discutere del 2023 e anche con chi non ha scelto Potere al Popolo, pur sentendosi vicino alla nostra identità.

Volantiniamo nella zona in cui si tiene la riunione dieci giorni prima, annunciandola e invitando alla partecipazione, anche con la provocazione “Ah, Rifondazione esiste ancora?”. Invitiamo chi condivide con noi gli impegni nell’associazionismo e nelle vertenze, senza accontentarci di quelle interlocuzioni già parte di Potere al Popolo. Facciamolo inoltre con i nostri istituzionali. Condividiamo quelle pratiche positive che hanno garantito singoli risultati positivi in alcuni territori. Guardiamo a noi stessi con consapevolezza e non facendo finta di saper intorloquire con le masse – o rappresentarle. Ricostruire coscienza di classe non vuol dire insegnare qualcosa, ma praticare la politica con chi subisce lo sfruttamento nella società.

I gruppi di lavoro, le conferenze di organizzazione, i congressi straordinari non ci aiuteranno. Non potranno farlo nemmeno – se isolate – le riunioni o i seminari, le iniziative o le presentazioni dei libri, la presenza negli organi di informazione o la visibilità alle manifestazioni. Occorre irrompere nella realtà quotidiana, creando una forma di partecipazione assente non solo in Italia (anche se certo i risultati elettorali negli altri paese rimangono un orizzonte invidiabile, essendoci dimenticati di essere stati il primo partito comunista all’inizio del XXI secolo). Con il movimento dei movimenti abbiamo liquidato con troppa leggerezza la forma partito, oggi la diamo troppo per scontata. Ripensarci e sperimentare può essere una indicazione di metodo preziosa.

Una campagna di confronto e dialogo da accompagnare al tesseramento, con l’impegno ad ancorarci a numeri assoluti e reali, a non mancare dagli impegni condivisi e presi.

Sono molte le cose da fare. Amministrative, europee, feste, presidi, … Ci mettiamo pochi giorni a recuperare la normalità a cui ci siamo abituati in questi dieci anni. Mettiamo a valore la sconfitta. Sapremo così risolvere anche le preoccupazioni su come portare avanti il partito e le esperienze unitarie di cui siamo parte (Potere al Popolo, Rete delle Città in Comune, l’Altra Europa con Tsipras, Firenze Riparte a Sinistra, Sì – Toscana a Sinistra).

Chi siamo noi? Le iscritte e gli iscritti di Rifondazione Comunista. Ridiamo un senso reale e condiviso a questo, che sia una pratica effettiva (e non – solo – un documento scritto). Liberiamo la discussione e pratichiamo il coinvolgimento di nuove energie, imparando a sviluppare meglio anche la dialettica interna e la condivisione della linea politica, che è fatta sì di posizioni di sintesi, ma anche di comune militanza.