Toscana e Liguria: le larghe intese sul “prima i nostri” sfrattano il bisogno casa.

Monica Sgherri,Responsabile Casa, PRC-S.E.

Il 9 gennaio, in un clima generale ancora sostanzialmente disattento
anche per la fatica di riprendere i ritmi del dopo festività, è stata
pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regione Toscana la nuova legge
regionale che regolamenta l’Edilizia Residenziale Pubblica.

Una brutta legge, che malgrado qualche miglioramento rispetto alla
proposta iniziale della Giunta frutto anche di un intenso e duro lavoro
con le organizzazioni sindacali dell’inquilinato, conferma nelle sue
scelte di  fondo  la pessima legge “Saccardi” (dal nome dell’assessora
renziana ispiratrice del testo) approvata nella seconda metà della
scorsa legislatura (legge per la quale il Presidente Rossi revocò la
delega all’allora nostro Assessore alla casa) verso la quale
convintamente votammo contro, e ne peggiora sostanzialmente la portata
introducendo norme devastanti per gli  italiani e per escludere di fatto
gli immigrati.

Una somma di scelte pesantissime che si sviluppa su un 2 indirizzi di
fondo: riconfermare la svolta strategica della legge “Saccardi” che
cancella il bisogno alla casa, (e il diritto alla casa) traducendolo in
politiche sociali con interventi di sostegno. Diminuire drasticamente la
platea degli aventi diritto a partecipare al bando introducendo, a
dispetto di una controriforma del mercato del lavoro che obbliga sempre
di più alla mobilità in cerca di occupazione, requisiti di cittadinanza e
di residenza del richiedente per l’ammissione al bando: prima i locali
(provenienti regione e/o comune premiati da punteggi aggiuntivi), subito
dopo gli italiani, (nessun punteggio aggiuntivo) infine
discriminatoria  di fatto per  gli extracomunitari per i quali si é
 richiesta la residenza di 5 anni (toscana) se non 10 anni di residenza
(ridotta poi a 5 in Liguria dopo l’intervento della Consulta).

La legge regionale ligure (nel 2017) a guida centro destra è
l’ispiratrice della legge del centro sinistra in Toscana, a guida di
Enrico Rossi di MDP, che ne ricalca sostanzialmente tutte le scelte,
soprattutto quelle innovative (discriminazione tra cittadini italiani e
stranieri). Non significative sono infatti le differenze tra le due
leggi regionali.

In Toscana in questa ultima legge viene riconfermata la scelta
strategica di fondo di cancellare il diritto alla casa spostando di
fatto l’ERP nel capitolo dell’assistenza, nel quale non è tanto al
bisogno casa ad avere riconosciuto il massimo dei punteggi (sfratto
esecutivo, inidoneità dell’alloggio, ecc.)  bensì la presenza
prioritaria nel nucleo familiare di portatori di handicap, in maniera
inferiore sono premiati gli indicatori di povertà, di anzianità, ancora
meno il disagio abitativo.

Per capire la portata dei punteggi attribuiti si può ottenere fino a 4
punti massimo per la presenza di un invalido nel nucleo famigliare,
mentre chi ricasca in condizioni di povertà conclamata (perché i
componenti del nucleo hanno un reddito da pensione minima pro capite)
che incide più che negativamente sulla possibilità di trovare/mantenere
un alloggio, si vede riconosciuto 1 punto, se il reddito proviene da
pensione sociale o di invalidità 2 punti.

Alla cronica insufficienza di risorse nel sociale e alla necessità
inevasa di sostenere quelle famiglie che affrontano una realtà pesante
con invalidi nel proprio nucleo familiare la Toscana, come la Liguria,
compensa spostando nel sociale quelle risorse già insufficienti (gli
alloggi ERP) per il diritto all’abitare.  Come dire è l’Istituzione che
scatena la guerra tra povertà diverse, ma povertà rimane.

Ma per chi accederà alla casa, in Toscana, perché colpevole di essere
povero, non avrà vinto “un biglietto alla lotteria” come si diceva una
volta, sottolineando con questa frase che la sicurezza abitativa a
canoni equi permetteva alla famiglia di pianificare un futuro buono per i
propri figli che permettesse loro di affrancarsi dalla miseria, perché
ora in discussione sono proprio i diritti fondamentali;

La nuova legge Toscana nega la possibilità di stabilizzazione ad una
famiglia che ha avuto uno sfratto da morosità incolpevole: ad essa non è
assegnato un alloggio bensì gli è concessa una “autorizzazione” a
vivere in un alloggio del Comune. Non sono dettagli, queste norme sono
ispirate alla pura cattiveria: dopo un calvario pluriennale vissuto da
una famiglia colpita da sfratto per morosità incolpevole (quasi sempre
perdita del lavoro), l’umiliazione dell’ufficiale giudiziario
periodicamente in visita a minacciare la forza dell’ordine per
sgomberare,  le profonde difficoltà economiche che la famiglia vive
(condizione comprovata altrimenti il  Comune si renderebbe latitante) la
soluzione offerta dall’Amministrazione Comunale condanna la famiglia
alla precarietà abitativa. Autorizzazione significa controlli ogni due
anni per la verifica della permanenza dei requisiti (fosse facile
liberarsi dalla povertà!), il limite è di 4 anni, rinnovabili altri
quattro, al termine dei quali, automaticamente decade in occupazione
abusiva” con quello che ne consegue.

Un criterio individuato per quelle famiglie che subiscono eventi
naturali gravi (esempio casa danneggiata per alluvione e/o terremoto) e
che di conseguenza necessitano di una soluzione abitativa provvisoria
per il tempo necessario A   al ripristino della propria dimora, viene
esteso ed applicato per la famiglia che subisce uno sfratto esecutivo
prima che gli sia scattato il primo posto in graduatoria!

È la messa in pratica della cancellazione del diritto alla casa e
della istituzionalizzazione della precarietà e della insicurezza.   E
poiché l’alloggio è “autorizzato” è negato il ricongiungimento del
nucleo familiare, anche a fronte di comprovati gravi motivi, ma concessa
solo l’ospitalità temporanea! Inaccettabile.

Per vecchie e nuovi assegnatari articoli persecutori che violano
principi fondamentali della Costituzione, come quello che recita che la
responsabilità penale è individuale invece nei requisiti per
l’ammissione al bando, ci deve essere l’assenza di condanne penali
(marchiati a vita!) e questo requisito deve essere posseduto al momento
della presentazione della domanda da tutti i componenti familiari! Non
solo marchiato a vita la persona che ha avuto una condanna e nonostante
abbia pagato il debito (fine pena ma!)  ma la marchiatura si estende a
tutta la famiglia!  È distrazione non aver inserito anche questo
requisito in un sub articolo di un allegato che lo circoscrive al solo
soggetto richiedente e non a tutto il nucleo famigliari? Alcuni sperano
in questa interpretazione, ma ad oggi così non è!

Articoli vessatori per i nuovi assegnatari: è fatto sottoscrivere
l’impegno alla mobilità per sottoutilizzo e nel caso di non accettazione
della mobilità medesima (proposta a un nucleo di anziani di alloggio al
lato opposto della città con la conseguente rottura di tutti i legami
sociali) innalzamento punitivo del canone di locazione.

Per i vecchi assegnatari punitivo é il calcolo dell’Isee e in
particolare la valutazione del patrimonio immobiliare ai fini della
decadenza (esempio la comproprietà di casa anche rudere, completamente
isolato in area abbandonata della Toscana, o altra Regione) visto che
l’orientamento dei Comuni è di sovrastimare le seconde case per
ricompensare il mancato introito per la prima casa.

Pochi anni fa, Lombardia E toscana furono Regioni apripista nel
settore dell’Edilizia Residenziale pubblica nella scelta di cancellare
il diritto all’abitare e far rientrare le politiche residenziale tra gli
interventi di sostegno nel sociale.

Ma ancora ben più grave è avere risposto alla domanda crescente di
case Erp, (crescita allarmante delle famiglie povere o a rischio di
povertà quale risultato della crisi economica che ha attanagliato questi
ultimi dieci anni e come abbiamo sempre denunciato perdi il lavoro =
perdi la casa) non con una offerta di incremento del parco di alloggi da
assegnare ma con l’individuazione di criteri incostituzionali o a
limite della incostituzionalità, per restringere la platea dei
richiedenti.  Stili e parole diverse, misure e contromisure pesanti o
pesantissime, ma l’indirizzo di fondo è simile sia per la legge Toscana
che per quella Ligure, perché simile è il segno che lasciano di
ingiustizia subordinata alla esigenza di restringere la platea degli
aventi diritto creando delle profonde discriminazioni prima tra i
regionali e gli italiani, poi tra poi tra i comunitari e
extracomunitari.

Questo il segno dei criteri introdotti di “condizione di storicità di
presenza” (incostituzionali!) in Italia e nella Regione sul territorio
nazionale al quale si somma quello regionale,

Per gli immigrati la soglia della residenza in Italia per poter
accedere ai bandi per la toscana è di 5 anni innalzata in Liguria a 10
anni, (e sappiamo benissimo il calvario spesso decennale che queste
famiglie passano per ottenere la residenza nei nostri Comuni, residenza
comunque sempre subordinata a un regolare permesso di soggiorno).

Residenza nella Regione: 5 anni per la Liguria come criterio di
accesso, punteggio premiante per la presenza in Toscana
(indipendentemente dal bisogno casa!): 2 punti per chi vive o lavora da
10 anni, 3 punti se da 15 anni, 4 punti se da 20 anni. Se i nasce in
Toscana, a prescindere da tutto, si è sostanzialmente avvantaggiati: si
hanno 4 puntI a prescindere, più di uno sfratto esecutivo, più di un
portatore di handicap nel nucleo, ecc.

Insomma lo si ammetta: prima i nostri!  In Toscana a questi punteggi
si può ulteriormente aggiungere 0,50 punti per ogni anno di presenza in
graduatoria per un massimo di 6 anni. Ed infine la Regione si ricorda
dei Fondi Gescal non per porsi il problema del rifinanziamento del
comparto ma per inventare un premio per chi ha versato un periodo di
contribuzione a questo Fondo: 1 punto se superiore a 5 anni, 2 punti se
superiore a 10 anni,

Ben 9 punti così ottenuti fanno svettare automaticamente in cima alla
graduatoria, gli ulteriori punti anche se pochi, anzi pochissimi,
permetteranno di essere i primi assegnatari!

Un nuovo assessore e la riapprovazione della legge in Toscana poteva
essere l’occasione per una profonda revisione dell’asse strategico
dell’ERP, senza scimmiottare  “nazionalismi”, “regionalismi” dei governi
di centrodestra “prima gli italiani, prima i Liguri”, praticando una
discontinuità profonda rispetto alle politiche liberiste del PD e
assumendo l’edilizia residenziale pubblica come intervento strategico
delle politiche di ridistribuzione del reddito, di emancipazione delle
famiglie, di  realizzazione di un diritto fondamentale alla persona che è
quello alla casa. Cosi non è stato.

Toscana e Liguria, centro destra e centro sinistra, presidente Rossi
(MDP) presidente Toti (Forza Italia) confermano: alle poche risorse si
supplisce con il restringimento della platea degli aventi diritto
garantendo prioritariamente gli stanziali, meglio se anziani e con
handicap nel nucleo: guerra ai poveri, viva la povertà.

Inutile dire che i soldi ci sono, che è necessaria una campagna
straordinaria per eliminare liste di attesa decennale, per garantire un
diritto fondamentale alla persona.

I soldi ci sono e andrebbero investiti in una campagna straordinaria
di rigenerazione urbana recuperando ad uso abitativo e sociale parte
dell’immenso patrimonio pubblico dismesso riqualificando così città e
periferie, dando nuovo significato al diritto alla casa e al diritto
all’abitare. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

È il segno del cambiamento profondo del Pd: Il nostro Assessore alla
casa in Regione, sbloccò una vertenza decennale (il riferimento è ai
progetti di autorecupero inseriti nell’ultimo piano di edilizia
residenziale del Comune di Firenze, anch’essi approvati grazie alla
presenza di Rifondazione in maggioranza, poi ovviamente espulsa) e
trovando un piccolo cofinanziamento europeo ha dato il via a tre
progetti di autorecupero, oggi in cantiere.  Chissà se questo il vero
motivo della cacciata di Rifondazione dalla maggioranza regionale per
esser liberi di scimmiottare il centro destra

E soprattutto si consolida quel filo non più così sotterraneo che
unisce le politiche del centro destra e del centro sinistra anche su
questo settore ora di intervento sociale che sarebbe invece strategico
per le politiche di ridistribuzione del reddito. Si consolida la
compatibilità delle politiche regionali tra Forza Italia e Pd.  Ma non
solo PD, anche MDP, come Rossi ci dimostra!

Da pochi giorni è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale il decreto sul Reddito Cittadinanza. Sconcertanti le similitudini che si ritrovano tra criteri di valutazione del patrimonio, criteri di accesso, misure tra il decreto e le due leggi regionali.




Aeroporto di Firenze: la battaglia continua!

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Firenze. 07/02/2019

Sul nuovo aeroporto di Firenze vale il contrario della nota battuta di Andreotti: in questo caso il potere logora chi ce l’ha.

Il Movimento 5 stelle, con il suo Ministro Toninelli, abbandona ancora una volta una sua battaglia fondamentale e rinuncia a fermare il progetto di nuovo aeroporto per Firenze.



Tutti i problemi rimangono insoluti. Come denunciato anche da molti sindaci delle popolazioni colpite dagli effetti negativi del progetto, manca una Valutazione di Impatto Ambientale adeguata.

Rimangono quindi tutte le ragioni di contrarietà a un progetto inutile, dannoso ed economicamente insostenibile. Viene meno l’impegno di una realtà politica che ha raccolto consenso spendendo parole a favore dell’ambiente.

L’unica azione concreta, necessaria per contrastare i livelli di inquinamento atmosferico della zona, è la realizzazione di un Parco della Piana. Il tema è di grande attualità non solo a livello locale, come ci ricordano le rinnovate battaglie per contrastare il cambiamento climatico sparse in tutta Europa.

Una speranza è nell’impegno di Toninelli di ridurre i finanziamenti pubblici: tale scelta potrebbe rendere irrealizzabile il nuovo aeroporto e ricorda come questo punto offra l’opportunità di ricorrere per concorrenza sleale rispetto alla normativa europea.

In Toscana servirebbe un investimento sul trasporto ferroviario regionale, da rendere moderno e capace di servire tanto i pendolari quanto studenti e turisti.

Devono essere coniugati gli interessi di tutte le parti in una visione complessiva capace di sostuire alla logica di intensivo sfruttamento (“tutto e subito”) un progetto per un territorio sano e vivibile.

La battaglia continua!

Immagine liberamente ripresa da www.repubblica.it




Rifondazione Comunista il 9 in piazza con i sindacati

«Il Partito della Rifondazione Comunista/SE partecipa alla manifestazione del 9 febbraio indetta da CGIL, CISL, UIL per contestare la manovra del governo – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – , con una piattaforma che mette al centro i temi del lavoro e dei diritti universali. In particolare si sottolinea l’assenza di investimenti finalizzati alla creazione di nuova occupazione e a politiche di sostegno a sanità, istruzione e assistenza.



Si denuncia l’insufficienza di risorse per il rinnovo dei contratti nella pubblica amministrazione e il blocco delle assunzioni, si chiede il superamento della legge Fornero che “quota 100” non realizza, sottolineando l’assenza di interventi sulla previdenza per i giovani, le donne e i lavori gravosi. Si denuncia una politica fiscale iniqua, che premia gli evasori e non prevede una maggiore progressività della tassazione, non interviene sui grandi patrimoni e non  contrasta l’evasione fiscale. Si denuncia un’autonomia differenziata che privilegia le regioni più ricche e alimenta i divari territoriali spaccando il paese.

Per tutti questi motivi, invitiamo a partecipare alla manifestazione del 9 febbraio, con appuntamento alle ore 9 in piazza della Repubblica a Roma.

Solo una ripresa delle lotte di lavoratrici e lavoratori può cambiare il clima del paese avvelenato da chi alimenta la guerra tra poveri».

Pullman con partenza dall’area fiorentina per la manifestazione del 9 febbraio:
per prenotare: tel 0552700549 

  • FIRENZE SUD Esterno Obihall ore 5:00
  • FIRENZE Ingresso Mercato Ortofrutticolo di Novoli ore 5:00
  • FIRENZE Parcheggio Coop Ponte A Greve ore 5:00
  • BORGO S. LORENZO Piazza M L King ore 4:30
  • SESTO FIORENTINO Parcheggio Metro ore 5:00
  • EMPOLI Parcheggio Nuovo Centro Coop ore 5:00
  • FUCECCHIO Piazza XX Settembre ore 4:45
  • CASTELFIORENTINO Parcheggio Stadio ore 4:45
  • CERTALDO Zona Mensa ore 5:00
  • POGGIBONSI Davanti alla Pretura ore 5:15
  • REGGELLO Piazza A.Moro ore 5:10 Casello Incisa ore 5:45




Nardella, sindaco ribelle di nome ma non di fatto

Segreteria provinciale PRC Firenze, 31 gennaio 2019

Quella dei sindaci disobbedienti all’applicazione del decreto sicurezza di Salvini è stata è una meteora, almeno per quanto riguarda il livello mediatico: la comunicazione oggi ci impone tempi così serrati che non hanno fatto in tempo ad arrivare le dichiarazioni di Orlando, Nardella e De Magistris che subito, sullo stesso argomento, siamo passati a parlare di 117 morti affogati in mare, altre navi sequestrate e del processo al Ministro degli Interni.



Ma basta avere una memoria leggermente più flessibile di quella di un pesce rosso per ricordarsi le levate di scudo di chi ha fatto della protezione dei migranti la sua missione personale, senza premurarsi di come sarebbe apparso agli occhi di chi si ricorda la stessa veemenza nell’applicazione del Decreto Minniti.
In particolare, il Sindaco Nardella ha sorpreso tutti noi unendosi al gruppo dei sindaci “ribelli”. Per carità, bene che anche coloro che ricoprono ruoli istituzionali facciano emergere con forza lo schifo che si cela dietro il provvedimento voluto con forza dal Ministro leghista, ma, ecco, forse tutto sarebbe più credibile se ci fosse un minimo di coerenza in più.

Tralasciando
per il momento le vicende del passato legate al Decreto Minniti (dalla
lotta al degrado agli sgomberi), siamo venuti a conoscenza del fatto che
mentre il Sindaco Nardella si sgolava in proclami rivoluzionari sulla
disobbedienza civile davanti alle sue telecamere, il suo responsabile
dell’Anagrafe aveva già fatto girare ad ottobre una comunicazione
rivolta alle strutture che accolgono i migranti con la quale si
informava dell’applicazione delle disposizioni del Decreto Salvini in
materia di residenza dei richiedenti asilo
: in pratica si diceva che i richiedenti asilo non hanno più diritto all’iscrizione anagrafica.
Ora,
va bene che questa storia dei Sindaci ribelli sembra mediaticamente un
po’ sorpassata, ma davvero il Sindaco Nardella pensa che i suoi
concittadini abbiano la memoria così corta?




Gli ostacoli nella scuola pubblica

PRC Firenze, 04 gennaio 2018

Solo il 32% delle scuole italiane «risulta accessibile dal punto di vista delle barriere fisiche». Lo attesta l’Istat, in un report del 3 gennaio 2019.



Le barriere senso-percettive fanno scendere la percentuale al 18%.

Supporto informatico e insegnanti per il sostegno registrano carenze che aggravano una situazione complessa e su cui non si concentra adeguatamente la politica.

Problemi reali finiscono per essere relegati a questioni amministrative per gli enti locali, “né di destra, né di sinistra”, dove l’assenza di risorse sviluppa nella società un senso di impotenza e rassegnazione.

Le regioni del Centro Italia registrano numeri a metà tra la situazione migliore del Nord e quella peggiore del Mezzogiorno, come in numerosi altri ambiti.

Il tema riguarda le barriere architettoniche, le risorse a disposizione per la scuola pubblica, la capacità della società di dimostrarsi inclusiva (non solo nella dialettica cittadinanza-migranti).

Si tratta di un ambito che rafforza la denuncia di Giovanni Russo Spena rispetto al quadro costituzionale messo in discussione dall'”autonomia regionale differenziata” (si veda qui), su cui il Governo ha una scadenza fissata per il 15 febbraio.

L’abolizione delle Province, senza adeguate riforme democratiche e partecipative, ha creato un quadro già debole, in un Paese che non ha mai saputo fare dell’equità nazionale una possibilità di sviluppo omogenea per tutta la Penisola.

Siamo alla vigilia di una campagna elettorale che interesserà numerosi comuni del nostro territorio per i rinnovi degli enti locali: ci impegniamo a saper insistere anche su temi purtroppo dimenticati da una politica troppo spesso urlata e fatta quasi solo di vuoti posizionamenti pubblici, mentre l’amministrazione finisce per essere una scelta su dove tagliare e a chi attribuire responsabilità per l’assenza di possibili scelte.

Crediamo di fare cosa utile rendendo disponibile i risultati della ricerca Istat, consultabili cliccando qui.

Immagine liberamente ripresa da Flickr




Dai Gigli all’Europa, per un 2019 dignità e diritti

La fine del 2018 ci ha visto di nuovo di fronte al Centro Commerciale I Gigli, in sostegno allo sciopero e alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori del punto vendita Pam-Panorama.



A febbraio 2019 scade un contratto di solidarietà, a cui rischiano di seguire oltre 30 esuberi.

Si tratta di una delle numerose vertenze che testimoniano l’attualità del conflitto tra capitale e lavoro. Si parla continuamente di crisi che sarebbe finita.

Non lo è e soprattutto non sono stati anni uguali per tutte le persone.

Questo 2018 si conclude con una distribuzione delle ricchezze sempre più ineguale e ingiusta.

Come Partito della Rifondazione Comunista continueremo a essere uno strumento a disposizione per la difesa della dignità della classe lavoratrice e ci auguriamo così lotte e successi per l’anno a venire!

Cliccando qui un breve video, sotto le foto!




In piazza il 13 dicembre, per ricordare Samb e Diop, contro il razzismo e il fascismo

Manuela Ciriello, Segreteria provinciale PRC Firenze, 07 dicembre 2018

Il 13 dicembre è il drammatico anniversario della strage ha colpito sette anni fa la Comunità Senegalese a Firenze. Una mattina il fascista Casseri, frequentante aree comuni a CasaPound, con freddezza e determinazione, ha ucciso due ragazzi, Samb Modou e Diop Mor, in piazza Dalmazia.

Furono feriti anche Sougou Mor, reso tetraplegico a vita, e Cheike Mbengue .

Tutto questo solo per immotivato impulso di superiorità, razzista, tipico del fascismo, teso a colpire il diverso.

Il 5 marzo 2018, sul ponte Vespucci, Roberto Pirrone ha ucciso Idy Diene. Una nuova ferita per la pacifica e solidale comunità senegalese, bene integrata nel tessuto cittadino.

Colpire il  più debole, il povero, il migrante, il rom, la persona che è portatrice di disabilità, pensando che sia legittimo, senza porsi nessun senso di colpa.

In questi ultimi mesi, il nuovo governo “del cambiamento”, ha promulgato provvedimenti tesi a rafforzare e istituzionalizzare questa tendenza sociale. Il Ministero dell’Interno difende l’odio fra poveri e il cosiddetto decreto Sicurezza è una triste esemplificazione. Viene creato per legge un potenziale esercito di persone sradicate dalla società, messe per strada senza certezze o diritti.

Nella nostra città, inoltre, abbiamo visto CasaPound volantinare sottoscrivendo la dichiarazione di antifascismo e antirazzismo formalmente richiesta dal Comune… Non basta definirsi “fascisti del terzo millennio” per essere sospettati di fascismo.

La Prefettura della città impedisce inoltre ai migranti nei CAS di circolare tra le 20 di sera e le 8 di mattina.

Dobbiamo per questo, ricordare e commemorare l’evento del 13 dicembre, per i fratelli e le sorelle senegalesi della nostra città. Dobbiamo anche dare vita a una mobilitazione costante e continua, per portare informazione e contrastare questo clima di fascismo alimentato anche dalle politiche di Minniti (accordi con la Libia)

Noi dobbiamo lottare

– contro queste nuove repressioni.
– contro queste leggi ingiuste che creano caos,
– contro il fascismo, sdoganato in modo becero e pericoloso,
– contro questi provvedimenti ingiusti.A tutto questo noi rispondiamo aderendo alla mobilitazione convocata con un corteo giovedì 13 dicembre, dalle ore 18.00, da piazza Dalmazia