Non facciamo il gioco di CasaPound e Salvini

La scadenza elettorale si avvicina e una pessima abitudine della
sinistra antifascista si sta riproponendo. Il gioco a chi vanta la
tattica migliore per contrastare le destre. Purtroppo alle porte del 26
maggio i toni sono sempre molto accesi. Occorre però ricordarsi la
necessità di contrastare l’odio razzista e fascista propagandato dalla
Lega, oltre all’indecente presenza di CasaPound sulle schede elettorali
(a cui si aggiunge Forza Nuova alle europee).

Come Partito della Rifondazione Comunista sosteniamo Antonella Bundu per le elezioni comunali, attraverso la candidatura di Dmitrij Palagi nella lista Firenze Città Aperta. Mentre alle europee siamo impegnati per la compagna Roberta Fantozzi, candidata nelle liste de La Sinistra (a cui aggiungeremo volentieri la preferenza per il compagno Tommaso Grassi).

Però non ci rassegniamo a scadere nella tattica della polemica interna
al campo antifascista. Invitiamo tutte e tutti a essere coerenti con
l’appello alla consapevolezza della gravità dei tempi in cui viviamo.

C’è chi ha contestato la scelta della nostra candidata sindaca di
presentarsi in tribuna RAI. Noi potremmo evidenziare l’imbarazzante
candidatura di Sguanci a presidente del quartiere 1, o la subalternità
alle destre della coalizione di Dario Nardella su zone rosse, DASPO
urbano e telecamere.

Preferiamo invece fare una proposta: dopo le
elezioni (mancano solo pochi giorni) capiamo come chiudere le sedi di
CasaPound e togliere ossigeno a posizioni antidemocratiche e
anticostituzionali?

PRC Firenze




Basta sgomberi, basta sfratti!

Partito della Rifondazione Comunista, Federazione di Firenze – 13 febbraio 2019

Questa mattina a Firenze, in via Baracca, nuovo sgombero di famiglie occupanti, circa 50 persone tra cui molti minorenni, dopo quelli eseguiti nei mesi scorsi in via Panciatichi e all’Hotel Concorde di viale Gori.



In nome del primato della proprietà privata e sulla base del Decreto Sicurezza varato di recente, il Governo Conte-Di Maio-Salvini attraverso la solerte Prefettura di Firenze sta mettendo per strada centinaia di uomini, donne e bambini, colpevoli solo di non poter accedere ai meccanismi speculativi del libero mercato, inasprendo ancor più la politica repressiva già iniziata dal Governo Renzi, con il divieto di residenza e di allaccio delle utenze domestiche per chi era costretto a occupare edifici inutilizzati per garantirsi un tetto.

A fronte di tutto ciò il Comune di Firenze, l’Assessorato alla Casa ed i suoi Servizi Sociali, (come tanti altri Comuni), non sono in grado di prospettare un’uscita dall’emergenza abitativa, ma garantiscono unicamente una collocazione provvisoria in struttura per un massimo di 3 mesi, dopo di cui ognuno dovrà arrangiarsi. Trascorso questo periodo, le persone vengono buttate fuori dalle strutture, come già avvenuto due settimane fa alla Foresteria Pertini di Sorgane, in modo che queste siano pronte a ospitare le famiglie che saranno sgomberate prossimamente, secondo un programma che non risparmierà nessuna occupazione, sia abitativa che di aggregazione sociale.  

È bene sapere che i costi per famiglia di queste operazioni di sgombero sono altissimi, assai superiori al costo di un affitto convenzionato per un alloggio.

Gli sgomberi si aggiungono agli sfratti per morosità (che in questi anni non sono diminuiti), causati dalla impossibilità di reggere gli affitti o i mutui, a fronte ad una crisi economica che continua a colpire vasti settori popolari con la perdita del lavoro e con la precarietà. Chi perde il lavoro, perde anche la casa! È  ora di dire basta! Le case ci sono!

È ora di rilanciare un forte movimento per fermare l’attacco ad un bisogno basilare, è ora di unire tutte le forze sociali e sindacali che lottano per il diritto alla casa e rivendicare obiettivi precisi:

– aumentare l’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) ed il ruolo pubblico nel settore casa (oggi assolutamente inadeguato e legato ad una logica meramente assistenziale),  con l’acquisto di alloggi invenduti, il recupero di edifici dismessi, la costruzione di nuove case popolari, l’assegnazione urgente di tutti gli alloggi popolari tenuti vuoti;

– utilizzare almeno una parte dell’enorme patrimonio edilizio sfitto, che ogni Comune dovrebbe censire in modo puntuale, utilizzando tutti gli strumenti disponibili (aliquota IMU, incentivi economici, Comune Garante..) fino al provvedimento estremo della requisizione nei confronti delle grandi proprietà;

– aumentare le risorse pubbliche a sostegno di chi non arriva in fondo al mese e non regge gli affitti speculativi (contributo conto affitto, prevenzione sfratti..), prevedere canoni compatibili con i redditi di chi lavora.




Toscana e Liguria: le larghe intese sul “prima i nostri” sfrattano il bisogno casa.

Monica Sgherri,Responsabile Casa, PRC-S.E.

Il 9 gennaio, in un clima generale ancora sostanzialmente disattento
anche per la fatica di riprendere i ritmi del dopo festività, è stata
pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regione Toscana la nuova legge
regionale che regolamenta l’Edilizia Residenziale Pubblica.

Una brutta legge, che malgrado qualche miglioramento rispetto alla
proposta iniziale della Giunta frutto anche di un intenso e duro lavoro
con le organizzazioni sindacali dell’inquilinato, conferma nelle sue
scelte di  fondo  la pessima legge “Saccardi” (dal nome dell’assessora
renziana ispiratrice del testo) approvata nella seconda metà della
scorsa legislatura (legge per la quale il Presidente Rossi revocò la
delega all’allora nostro Assessore alla casa) verso la quale
convintamente votammo contro, e ne peggiora sostanzialmente la portata
introducendo norme devastanti per gli  italiani e per escludere di fatto
gli immigrati.



Una somma di scelte pesantissime che si sviluppa su un 2 indirizzi di
fondo: riconfermare la svolta strategica della legge “Saccardi” che
cancella il bisogno alla casa, (e il diritto alla casa) traducendolo in
politiche sociali con interventi di sostegno. Diminuire drasticamente la
platea degli aventi diritto a partecipare al bando introducendo, a
dispetto di una controriforma del mercato del lavoro che obbliga sempre
di più alla mobilità in cerca di occupazione, requisiti di cittadinanza e
di residenza del richiedente per l’ammissione al bando: prima i locali
(provenienti regione e/o comune premiati da punteggi aggiuntivi), subito
dopo gli italiani, (nessun punteggio aggiuntivo) infine
discriminatoria  di fatto per  gli extracomunitari per i quali si é
 richiesta la residenza di 5 anni (toscana) se non 10 anni di residenza
(ridotta poi a 5 in Liguria dopo l’intervento della Consulta).

La legge regionale ligure (nel 2017) a guida centro destra è
l’ispiratrice della legge del centro sinistra in Toscana, a guida di
Enrico Rossi di MDP, che ne ricalca sostanzialmente tutte le scelte,
soprattutto quelle innovative (discriminazione tra cittadini italiani e
stranieri). Non significative sono infatti le differenze tra le due
leggi regionali.

In Toscana in questa ultima legge viene riconfermata la scelta
strategica di fondo di cancellare il diritto alla casa spostando di
fatto l’ERP nel capitolo dell’assistenza, nel quale non è tanto al
bisogno casa ad avere riconosciuto il massimo dei punteggi (sfratto
esecutivo, inidoneità dell’alloggio, ecc.)  bensì la presenza
prioritaria nel nucleo familiare di portatori di handicap, in maniera
inferiore sono premiati gli indicatori di povertà, di anzianità, ancora
meno il disagio abitativo.

Per capire la portata dei punteggi attribuiti si può ottenere fino a 4
punti massimo per la presenza di un invalido nel nucleo famigliare,
mentre chi ricasca in condizioni di povertà conclamata (perché i
componenti del nucleo hanno un reddito da pensione minima pro capite)
che incide più che negativamente sulla possibilità di trovare/mantenere
un alloggio, si vede riconosciuto 1 punto, se il reddito proviene da
pensione sociale o di invalidità 2 punti.

Alla cronica insufficienza di risorse nel sociale e alla necessità
inevasa di sostenere quelle famiglie che affrontano una realtà pesante
con invalidi nel proprio nucleo familiare la Toscana, come la Liguria,
compensa spostando nel sociale quelle risorse già insufficienti (gli
alloggi ERP) per il diritto all’abitare.  Come dire è l’Istituzione che
scatena la guerra tra povertà diverse, ma povertà rimane.

Ma per chi accederà alla casa, in Toscana, perché colpevole di essere
povero, non avrà vinto “un biglietto alla lotteria” come si diceva una
volta, sottolineando con questa frase che la sicurezza abitativa a
canoni equi permetteva alla famiglia di pianificare un futuro buono per i
propri figli che permettesse loro di affrancarsi dalla miseria, perché
ora in discussione sono proprio i diritti fondamentali;

La nuova legge Toscana nega la possibilità di stabilizzazione ad una
famiglia che ha avuto uno sfratto da morosità incolpevole: ad essa non è
assegnato un alloggio bensì gli è concessa una “autorizzazione” a
vivere in un alloggio del Comune. Non sono dettagli, queste norme sono
ispirate alla pura cattiveria: dopo un calvario pluriennale vissuto da
una famiglia colpita da sfratto per morosità incolpevole (quasi sempre
perdita del lavoro), l’umiliazione dell’ufficiale giudiziario
periodicamente in visita a minacciare la forza dell’ordine per
sgomberare,  le profonde difficoltà economiche che la famiglia vive
(condizione comprovata altrimenti il  Comune si renderebbe latitante) la
soluzione offerta dall’Amministrazione Comunale condanna la famiglia
alla precarietà abitativa. Autorizzazione significa controlli ogni due
anni per la verifica della permanenza dei requisiti (fosse facile
liberarsi dalla povertà!), il limite è di 4 anni, rinnovabili altri
quattro, al termine dei quali, automaticamente decade in occupazione
abusiva” con quello che ne consegue.

Un criterio individuato per quelle famiglie che subiscono eventi
naturali gravi (esempio casa danneggiata per alluvione e/o terremoto) e
che di conseguenza necessitano di una soluzione abitativa provvisoria
per il tempo necessario A   al ripristino della propria dimora, viene
esteso ed applicato per la famiglia che subisce uno sfratto esecutivo
prima che gli sia scattato il primo posto in graduatoria!

È la messa in pratica della cancellazione del diritto alla casa e
della istituzionalizzazione della precarietà e della insicurezza.   E
poiché l’alloggio è “autorizzato” è negato il ricongiungimento del
nucleo familiare, anche a fronte di comprovati gravi motivi, ma concessa
solo l’ospitalità temporanea! Inaccettabile.

Per vecchie e nuovi assegnatari articoli persecutori che violano
principi fondamentali della Costituzione, come quello che recita che la
responsabilità penale è individuale invece nei requisiti per
l’ammissione al bando, ci deve essere l’assenza di condanne penali
(marchiati a vita!) e questo requisito deve essere posseduto al momento
della presentazione della domanda da tutti i componenti familiari! Non
solo marchiato a vita la persona che ha avuto una condanna e nonostante
abbia pagato il debito (fine pena ma!)  ma la marchiatura si estende a
tutta la famiglia!  È distrazione non aver inserito anche questo
requisito in un sub articolo di un allegato che lo circoscrive al solo
soggetto richiedente e non a tutto il nucleo famigliari? Alcuni sperano
in questa interpretazione, ma ad oggi così non è!

Articoli vessatori per i nuovi assegnatari: è fatto sottoscrivere
l’impegno alla mobilità per sottoutilizzo e nel caso di non accettazione
della mobilità medesima (proposta a un nucleo di anziani di alloggio al
lato opposto della città con la conseguente rottura di tutti i legami
sociali) innalzamento punitivo del canone di locazione.

Per i vecchi assegnatari punitivo é il calcolo dell’Isee e in
particolare la valutazione del patrimonio immobiliare ai fini della
decadenza (esempio la comproprietà di casa anche rudere, completamente
isolato in area abbandonata della Toscana, o altra Regione) visto che
l’orientamento dei Comuni è di sovrastimare le seconde case per
ricompensare il mancato introito per la prima casa.

Pochi anni fa, Lombardia E toscana furono Regioni apripista nel
settore dell’Edilizia Residenziale pubblica nella scelta di cancellare
il diritto all’abitare e far rientrare le politiche residenziale tra gli
interventi di sostegno nel sociale.

Ma ancora ben più grave è avere risposto alla domanda crescente di
case Erp, (crescita allarmante delle famiglie povere o a rischio di
povertà quale risultato della crisi economica che ha attanagliato questi
ultimi dieci anni e come abbiamo sempre denunciato perdi il lavoro =
perdi la casa) non con una offerta di incremento del parco di alloggi da
assegnare ma con l’individuazione di criteri incostituzionali o a
limite della incostituzionalità, per restringere la platea dei
richiedenti.  Stili e parole diverse, misure e contromisure pesanti o
pesantissime, ma l’indirizzo di fondo è simile sia per la legge Toscana
che per quella Ligure, perché simile è il segno che lasciano di
ingiustizia subordinata alla esigenza di restringere la platea degli
aventi diritto creando delle profonde discriminazioni prima tra i
regionali e gli italiani, poi tra poi tra i comunitari e
extracomunitari.

Questo il segno dei criteri introdotti di “condizione di storicità di
presenza” (incostituzionali!) in Italia e nella Regione sul territorio
nazionale al quale si somma quello regionale,

Per gli immigrati la soglia della residenza in Italia per poter
accedere ai bandi per la toscana è di 5 anni innalzata in Liguria a 10
anni, (e sappiamo benissimo il calvario spesso decennale che queste
famiglie passano per ottenere la residenza nei nostri Comuni, residenza
comunque sempre subordinata a un regolare permesso di soggiorno).

Residenza nella Regione: 5 anni per la Liguria come criterio di
accesso, punteggio premiante per la presenza in Toscana
(indipendentemente dal bisogno casa!): 2 punti per chi vive o lavora da
10 anni, 3 punti se da 15 anni, 4 punti se da 20 anni. Se i nasce in
Toscana, a prescindere da tutto, si è sostanzialmente avvantaggiati: si
hanno 4 puntI a prescindere, più di uno sfratto esecutivo, più di un
portatore di handicap nel nucleo, ecc.

Insomma lo si ammetta: prima i nostri!  In Toscana a questi punteggi
si può ulteriormente aggiungere 0,50 punti per ogni anno di presenza in
graduatoria per un massimo di 6 anni. Ed infine la Regione si ricorda
dei Fondi Gescal non per porsi il problema del rifinanziamento del
comparto ma per inventare un premio per chi ha versato un periodo di
contribuzione a questo Fondo: 1 punto se superiore a 5 anni, 2 punti se
superiore a 10 anni,

Ben 9 punti così ottenuti fanno svettare automaticamente in cima alla
graduatoria, gli ulteriori punti anche se pochi, anzi pochissimi,
permetteranno di essere i primi assegnatari!

Un nuovo assessore e la riapprovazione della legge in Toscana poteva
essere l’occasione per una profonda revisione dell’asse strategico
dell’ERP, senza scimmiottare  “nazionalismi”, “regionalismi” dei governi
di centrodestra “prima gli italiani, prima i Liguri”, praticando una
discontinuità profonda rispetto alle politiche liberiste del PD e
assumendo l’edilizia residenziale pubblica come intervento strategico
delle politiche di ridistribuzione del reddito, di emancipazione delle
famiglie, di  realizzazione di un diritto fondamentale alla persona che è
quello alla casa. Cosi non è stato.

Toscana e Liguria, centro destra e centro sinistra, presidente Rossi
(MDP) presidente Toti (Forza Italia) confermano: alle poche risorse si
supplisce con il restringimento della platea degli aventi diritto
garantendo prioritariamente gli stanziali, meglio se anziani e con
handicap nel nucleo: guerra ai poveri, viva la povertà.

Inutile dire che i soldi ci sono, che è necessaria una campagna
straordinaria per eliminare liste di attesa decennale, per garantire un
diritto fondamentale alla persona.

I soldi ci sono e andrebbero investiti in una campagna straordinaria
di rigenerazione urbana recuperando ad uso abitativo e sociale parte
dell’immenso patrimonio pubblico dismesso riqualificando così città e
periferie, dando nuovo significato al diritto alla casa e al diritto
all’abitare. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

È il segno del cambiamento profondo del Pd: Il nostro Assessore alla
casa in Regione, sbloccò una vertenza decennale (il riferimento è ai
progetti di autorecupero inseriti nell’ultimo piano di edilizia
residenziale del Comune di Firenze, anch’essi approvati grazie alla
presenza di Rifondazione in maggioranza, poi ovviamente espulsa) e
trovando un piccolo cofinanziamento europeo ha dato il via a tre
progetti di autorecupero, oggi in cantiere.  Chissà se questo il vero
motivo della cacciata di Rifondazione dalla maggioranza regionale per
esser liberi di scimmiottare il centro destra

E soprattutto si consolida quel filo non più così sotterraneo che
unisce le politiche del centro destra e del centro sinistra anche su
questo settore ora di intervento sociale che sarebbe invece strategico
per le politiche di ridistribuzione del reddito. Si consolida la
compatibilità delle politiche regionali tra Forza Italia e Pd.  Ma non
solo PD, anche MDP, come Rossi ci dimostra!

Da pochi giorni è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale il decreto sul Reddito Cittadinanza. Sconcertanti le similitudini che si ritrovano tra criteri di valutazione del patrimonio, criteri di accesso, misure tra il decreto e le due leggi regionali.




Auguri di fine 2018!




Il Comune di Castelfiorentino contro i diritti dei lavoratori?

Il Comune di Castelfiorentino contro i diritti dei lavoratori?

Nel consiglio comunale del 28 Settembre abbiamo portato una mozione che prevedeva, per tutti gli appalti del nostro Comune, quanto segue:

– l’applicazione della clausola sociale, cioè la reintegrazione nel nuovo soggetto appaltante dei lavoratori che hanno svolto lo stesso servizio in precedenza, con le stesse condizioni lavorative;
– la scelta, in una gara, dell’offerta economicamente più vantaggiosa rispetto a quella del prezzo a maggior ribasso. In questo caso infatti si prevede di considerare altri parametri, come il costo del materiale, la loro durata, i migliori servizi di manutenzione, il minore impatto ambientale. Tutte cose che vanno a vantaggio del lavoratore, del Comune e della cittadinanza.

La nostra mozione è stata bocciata all’unanimità: sia i consiglieri PD che quelle delle due liste di destra hanno ritenuto opportuno votare contro, dimostrando ancora una volta come il PD e le destre vadano sempre più a braccetto quando si parla di certi temi.

Le scuse sono state molteplici. La destra ha detto che il provvedimento era inutile, perché le leggi già esistono, dimenticandosi che le leggi attuali considerano le nostre due proposte come possibili, ma non dovute, ed è proprio questo il punto! Noi volevamo fare un passo avanti nei diritti dei lavoratori e anche per le casse di Comune e cittadini.
Il gruppo consiliare del PD, dal canto suo, non ha dato nessuna versione ufficiale sul voto. Si è limitato a seguire quanto dicevano il sindaco Falorni e l’assessore Bruchi, ma non hanno proferito parola. Viene da domandarsi il perché: è normale che il gruppo di maggioranza (11 + 1 consiglieri su 16) non prenda il microfono ed esprima il suo pensiero su una mozione? Secondo noi no, e non ci sembra sia mai successo.

La giunta invece, soprattutto nella figura del sindaco, sembra essere l’unica parte del PD ad aver compreso un poco il problema, dandone però la soluzione più liberista. “Questo provvedimento ci legherebbe le mani”, ha detto Falorni, che ha sí ammesso che nella pratica viene già applicato (dovendo scegliere di volta in volta l’appalto con le caratteristiche migliori), ma usare sempre clausola sociale e offerta economicamente più vantaggiosa sarebbe stato uno svantaggio e gli uffici comunali non avrebbero potuto svolgere tutta la mole di lavoro richiesta.

Ci sorgono spontanee alcune domande: se mancano dipendenti comunali, perché non lamentarsi col governo per un turnover migliore? Qui si parla di appalti proprio perché tanti lavori adesso vengono esternalizzati… Di fatto, non è la sinistra che rappresentiamo quella che è al governo dal 2013 ad oggi, né quella che nel 2011 ha appoggiato Monti…
Inoltre, se in qualche modo (a detta del sindaco) queste metodologie vengono applicate, dove starebbe tutta questa maggiore perdita di tempo?

Ci sembra dunque un ammasso di pretesti per non applicare davvero la clausola sociale e l’offerta economicamente più vantaggiosa. Ne vanno di mezzo i diritti di chi lavora e un risparmio, a lungo termine, di soldi dei cittadini.




Sullo sgombero de La Riottosa al Galluzzo

Ieri, giovedì 3 agosto, la città di Firenze ha perso un altro dei suoi spazi di aggregazione: l’occupazione del La Riottosa al Galluzzo è stata sgomberata con il dispiegamento di ingenti forze dell’ordine.
Molte decine di poliziotti, dopo che degli elicotteri avevano iniziato a sorvolare sulla zona dal mattino presto, hanno assediato lo spazio, arrestato 8 attivisti e identificato gli altri.

L’operazione si è svolta all’insegna del solito isterismo tipico di quando si parla di ambienti anarchici, come se questi costituissero a priori un pericolo non marginale per la società. La popolazione del Galluzzo si è trovata sotto un operazione militare adatta a ben altro pericolo, non all’allontanamento di persone che comunque stavano lì da anni.

La Federazione fiorentina del PRC non può che esprimere preoccupazione per la scelta (e le modalità) operata dalle autorità pubbliche di smantellare progressivamente gli spazi che forniscono modelli di socialità alternativa: sembra che a Firenze oramai, davvero, possa permettersi di uscire di casa solo chi disposto a spendere in shopping sfrenato ad ogni ora e in pranzi e locali dai prezzi sempre meno accessibili e che forniscono un’offerta culturale sempre più misera.

La nostra solidarietà va a quindi a chi resiste e tenta di attuare, nonostante tutto, un’alternativa, anche se con maniere diverse dalle nostre.




L’insicurezza per le strade di Firenze, in camicia nera

Giovani Comuniste/i Firenze – PRC Firenze, 1 agosto 2017

Denunciamo la grave situazione di degrado della città. Personaggi dal chiaro profilo fascista annunciano infatti, sotto la sigla di Forza Nuova, ronde per la presunta sicurezza della cittadinanza.

Difendere il proprio quartiere, secondo i suddetti, sarebbe una pratica da portare avanti con un manipolo di volenterosi dotati di cattiva volontà.

Esasperare la difficile situazione sociale che segna le periferie è un chiaro segnale di irresponsabilità politica, da sempre caratteristica dell’estrema destra. I “volontari per la sicurezza” sono una palese violazione delle istituzioni democratiche, capaci in questi tempi di criminalizzare ogni forma di dissenso a difesa delle classi sociali meno abbienti ma puntualmente distratte nel momento in cui si soffia sull’odio e la paura.

Il Partito Democratico, a livello nazionale, strumentalizza spesso l’antifascismo per polemizzare con le diverse opposizioni (ha avuto il coraggio di farlo anche con il “no” al referendum costituzionale dello scorso dicembre): ci aspettiamo che a livello locale, dove governa, sia in Comune che nei Quartieri, condanni una pratica anticostituzionale sia in termini di valori della Costituzione che sul piano di una giustizia affidata a chi in poco tempo passerà certamente a prendere di mira gli antifascisti e le antifasciste della città.